C.O.D.

La velocità della luce

C.O.D.

Pol@ro.id Tremolo, armonici. Il canto. “Lavoro duro come replicante in una piccola bottega di periferia/lavoro duro come mendicante nel boulevard che sta al centro del mondo”.

Inizia così "La velocità della luce”, album rivelazione dagli allora sconosciuti C.O.D. Quartetto trentino dalle ispiratissime trame musicali, colorate dai testi inusuali di Emanuele Lapiana; Voce e tanto altro della band, che poi ha formato successivamente i N.A.N.O.
L'incipit è anche il primo singolo estratto da questo lavoro. Si parla di sogni e di quanto sia duro, a volte, farli.
"Sognare è bene ma costa fatica/Immaginare tutto il giorno quello che non sei".
Nella musica c'è la rabbia. E la potenza degli arrangiamenti.
Bellissime chitarre si susseguono: 
colorano il ritornello, riflessivo. “Parlo di me/Difendimi/Consumami/Producimi”.

Fiore

Trova la sua forza in un lavoro decisivo, incisivo del bassista Fabrizio Casali che distorto e potente sorregge questa traccia.
Resto come un piccolo fiore muto/Ad ascoltare la neve/Strappo e ricucisco ogni mio petalo/m'ama/non m'ama”.
Gli inserti chitarristici sono stilettate metalliche di gran gusto; così come l'arrangiamento di batteria che passa da un tempo 'industrial' ad una vera e propria cavalcata rock sui ritornelli.  E l'apparizione degli archi rende ancor più gustosa tutta la melodia
“..Ma quello che sei/quello che fai/Quello che vuoi/Non sono io”.

Nevicadere
(“Il nostro piccolo tributo a Ian Curtis”. Così c'è scritto sul Booklet)

Arpeggio di basso, un leggero accompagnamento di batteria. Voci al rallenty, in dissolvenza.
In questo luogo della sera/C'è un accurato rovinare/Un circondarsi di parole/Un nuovo modo di cambiare”.
L'esplosione. Gocce di tastiera che fanno melodia. Chitarre distorte a colorare.
Odiare il senso delle cose/Mi piacerebbe nevicare/mi piacerebbe nevicadere”.
E dove ti aspetti il ritornello incendiario arriva una frenata, un collasso controllato.
Basso, chitarra si incastrano divinamente e nel viaggio, il canto “Viaggiare/Ricostruire/Disintegrare/Respirare un po'”.
Nella risalita, la batteria che incalza. L'esplosione.
Precipitiamo nella sera/incontro un alba siderale/La divisione della gioia/qui ricomincia a farmi male”.
Il finale ricorda sembianze marleniane, finisce tra mille feedback.
Disintegrare un po'”


 

Le Balene

Riflessiva e lenta. arpeggi che sostengono il canto. Poi la batteria, il basso. E la canzone scivola via tra tastiere e tanta bella melodia. “Coi meccanismi che ho nelle vene/Con i Marlene”.
Il ritornello è colmo di suono “Tu mi fai la strategia della tensione” e la ricaduta nella strofa è davvero bella. “Farò del suono un monumento/Una balena che non ha tempo/nei miei pensieri disordinati/La tua presenza”.
E nel finale si colgono i riferimenti sonori accostabili ancora al noise. Con chitarre in feedback, sature, distorte. Batteria e basso tirate su per costruire questo muro sonoro molto 'corposo'

Giulio (delle stelle)

Cambiamenti. Chitarra acustica.batteria. Voce. Quando entra il basso, melodicamente splendido tutto ha un senso, un corpo, una pancia meravigliosa. Elettricità in lontanza come un sospiro. Melodia. “Giulio 106 minuti di anarchia/Non sono come te/Io sono frenesia/La tua testa bionda gocciola di "Mimanchisai”.
Il ritornello prende forza. Ed è più incalzante e deciso.
"Io sono Giulio/Giulio delle stelle/E sto volando proprio sopra voi/E non ritorno più”.
Quando si ferma.
Let's get blown away”.
Il canto, la chitarra acquistano corpo. Poi ancora batteria ad aumentare il vortice sonoro. Che sfocia nel finale che soffia via. Lei mi soffia via”.

 

Scolorina

Chitarre che tremano, voce. Arpeggi sognanti e riflessivi.
Tracce/Disordine/Del tuo agguato su di me/Tracce di sole che mi ricatta prima o poi/Risorgere.
Grammi di libertà/quella che ti punirà/Quella che/Complica/Quella che fa più male”.
C'è tanta elettronica intorno che colora. Attorno la voce di Emanuele.
Qualche dozzina di giorni tutti uguali e sul passato fuoco a volontà”.
La batteria entra completamente storta e chiude questa traccia, molto intima nell'arrangiamento.

Respirare (Non funziona)

Inizia potente e distorta, per poi diventare più melodica e scivolosa nella strofa.
“Questo è perché precipito/ nel tuo disastro di capelli blu/Preparo minifallimenti/E tu li esplodi”.
Nell'ascesa, il ritornello è distruzione e distorsione, nel respirare.
“Non funziona/respirare/Non funziona/Per cambiare”.
Ricco e avvolgente di suono, lo strumentale porta in un breve 'special' che chiude, a scomparire.
“Youth/Wake up/beatiful youth/Revolù”

 

Vellocet

“La magnifica/ruvida/Vellocet”.
E' sicuramente il pezzo più potente di questo album. Un'esplosione micidiale di chitarre. Un ritmo serratissimo di batteria e basso(Enorme)
Vellocet, droga. Speed.
Il canto di Emanuele è quasi un grido: “Ridi/prevedo disastri disastrosi/e leggeri/Prevedo disastri impossibili/Ora che tu sei qui”.
Poi si rilassa e diventa sospirata, confidenziale. Nel collasso sonoro centrale.
“Ora che invecchierai/all'improvviso/mi dimenticherai”.
E nel finale sempre più serrato c'è spazio per correre. “E scarpe più nuove e veloci per difenderti/Ora che resti qui”

Michelle #6 (la canzone del traffico)

Tastiera, 'shuffle' di batteria. Basso, dal suono micidiale. Arpeggi a scomparire di chitarra elettrica. Voce. Entra così Michelle. “Adoro il traffico che ho nella testa/struccamrmi insieme a te/Nella tempesta”.
Forse la miglior canzone. Per qualità degli arrangiamenti. Per la distesa colorata di melodia che rinfresca l'aria. Nella profonda riflessione del testo. “Sei tu Michelle/questo è il mio trono a rovesciare/La mia rincorsa ad affermare/Sei tu Michelle/Vestita come un temporale” e così sia in questo ritornello che s'infila, insinua forte il cuore.
Poi ancora riflessioni. Su di.
“La disumanità/Mi fa resistere/La tua semplicità/mi fa invecchiare/Ma adoro il traffico/e non mi muovo più/Mi stai perdendo ma ti canto ancora/a testa in giù”.
E lenta, colma e maestosa si muove fino alla fine ove le chitarre diventano gocce che cadono e si asciugano.
Sei tu/mi stai facendo troppo male/vestita come un temporale”

Atomico

Chiude. Infine. Riverbero, batteria, chitarra acustica, incomincia.
Sveglia/Riflettori/Senza corpo/Senza nome/Sveglia sopra il sole/Atomico?!”
Prende forma e corpo tra le distorsioni “chitarrifere” il ritornello che modella il pensiero di Emanuele
“Ti sto chiedendo tempo/Per ritrovare il fiato/Per ritornare al centro/Del movimento idiota”
E nell'ambiente dell'inizio traccia. C'è ancora un invito?
“Senza invito/resti fuori/La cravatta/La camicia/Atomico?!”
E così poi si scioglie nel seguire fino in fondo questo quadro melodico sempre più pieno, che si svuota, finendo. Tensione. Malinconica. Nel risveglio.

 

C.O.D., La velocità della luce,Virgin 1999

 

 

Hanno suonato:

Emanuele Lapiana Voce, chitarre, tastiere
Dennis Pisetta Chitarre, tastiere, liuto arabo
Fabrizio Casali Basso
Massimo Garbari Batteria

insieme a:
Lucalfonso Rossi(Componente degli Ustmamò)
Simone Filippi

Curiosità

C.O.D. Significa 'Crack opening displacement' ed è il momento in cui un materiale metallico passa dalla crepa alla completa rottura.
Luca Rossi ancor prima che i Cod firmassero per la Virgin, voleva registrare un disco con loro perché li vide in un concorso in cui lui faceva parte della giuria. I Cod, che in realtà non si sono mai sciolti hanno fatto uscire due cd sulla lunga distanza e un paio di EP.
Emanuele Lapiana ha ora un progetto chiamato N.A.N.O.
Ogni tanto i Cod si ritrovano per dei concerti rari e casuali.

Approfondimento in rete: C.O.D Myspace


Mele Fabio, Aprile 2009

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Per l'impaginazione qualcuno salvi, Fabione :) .. Nun ce riescooooooooooo Grrrrrrrrrrrrrr

Ho eliminato l'interlinea doppia, ma sul paragrafo dedicato a Fiore, resta qualche problema, non riesco a giustificarlo a dovere.

Fabiotto sei troppo bravoooooooooooo...
sono ufficialmente invidiosa....

(questo disco mi ricorda parecchie ottime serate;). grazie ancora, fa'!)

Grazie a te ;)

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