Questo sestetto registra nel 1971 ma l’album non viene prodotto. Ripescato prima nel 1990 dalla Melos e poi nel 1999 dalla Akarma (con due brani aggiunti che non hanno niente a che vedere con la formazione iniziale, anche se sono suonati da due dei componenti originali), il lavoro è di assoluto livello, ben concepito e suonato; il sound dà molto spazio alla sezione dei fiati come in poche altre formazioni italiane del genere in quegli anni.
Domina su tutti il sax di Sandro Cesaroni che si cimenta pure nel flauto. Le chitarre sono due, quella di Luigi Calabrò e quella di Richard Benson (sì proprio lui, il carismatico e discusso "rockettaro" autore e presentatore di diverse trasmissioni di critica musicale andate in onda nell’etere romano e recentemente apparso anche in qualche rete nazionale su trasmissioni cult). La batteria è affidata al talentuoso Rino Sangiorgio ed il basso a Paolo Damiani, ma il lavoro più “sporco” è quello di Sandro Centofanti alle tastiere; taglie e cuce che è un piacere per tutto l’album e ne diviene il naturale collante.
Buon vecchio Charlie è godibile già al primo ascolto, è questo è evento raro nel prog.
La suite d’apertura Venite giù al fiume è un pezzo che riprende la bellissima Peer Gynt di Grieg ma lo trasporta nel un mondo rock così come si faceva negli anni settanta (si pensi a Picture an exibithion degli ELP ripresa dalla partitura di Mussogsky). In grande evidenza la chitarra ed il flauto.
Il secondo brano Evviva la contea di Lane dà spazio al sax che inizia timido per poi prendere il completo sopravvento nel finale, dando così ampia testimonianza del grande estro e virtuosismo di Cesaroni.
Il vero capolavoro dell'album è quello conclusivo, ancora una suite, All’uomo che raccoglie i cartoni, ma questa volta originale, ricca di spunti ed idee nuove (siamo solo nel 1971 e questo genere in Italia è ancora alle primissime armi). In questo ultimo brano, un vero e proprio capolavoro, troviamo tanto e tanto prog ed un affiatamento non comune tra i musicisti che pone la band al di sopra degli standard delle formazioni italiane del tempo. E’ la storia di un barbone, originario della Spagna che, secondo le testimonianze degli stessi componenti del gruppo, è realmente esistito nella Roma di quegli anni.
La formazione è anch’essa romana, o almeno di adozione, (lo stesso Benson è di origine inglese ma trapiantato a Roma) e sempre Roma è lo sfondo della bella copertina del disco (mi sembra la via Appia). Meno male che quest’album è stato ripescato altrimenti ci saremmo privati di un ottimo lavoro. Se vogliamo proprio cogliere il pelo nell'uovo allora non possiamo non lamentare i testi poco comunicativi e soprattutto una voce (anzi due) non altezza dell'alto livello della musica espressa.
Il voto è comunque ampiamente positivo, questo album sprigiona energia da tutti i pori e contagia all'ascolto. Ma sì, dai! 8---
titolo Buon vecchio Charlie
anno 1971
etichetta Melos (1990) e Akarma (1999)
componenti
voce e chitarra Richard Benson
voce e chitarra Luigi Calabrò
sax e flauto Sandro Cesaroni
tastiere Sandro Centofanti
basso Paolo Damiani
batteria Rino Sangiorgio
approfondimenti in rete
http://it.wikipedia.org/wiki/Buon_vecchio_Charlie
http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Benson
http://www.richardwarriors.com/
ascolto in rete
http://www.youtube.com/watch?v=FjQ6Zdz31SU
nina_garbo, 22 febbraio 2010
Commenti
[buon vecchio charlie] ne
[buon vecchio charlie] ne avete mai sentito parlare? Nina dice: "Questo sestetto registra nel 1971 ma l’album non viene prodotto. Ripescato prima nel 1990 dalla Melos e poi nel 1999 dalla Aakarma (con due brani aggiunti ma che non hanno niente a che vedere con la formazione iniziale anche se suonati da due dei componenti originali). Il lavoro è di assoluto livello, ben concepito e suonato, il sound dà molto spazio alla sezione dei fiati come in poche altre formazioni italiane del genere in quegli anni..."
buon ascolto!
[richard benson] una figura
[richard benson] una figura leggendaria:))) che chicca.