Dylan Bob

Highway 61 Revisited

Dylan Bob

Un altro album imperdibile del cantautore più famoso d’America. Un’altra gemma preziosa nella discografia ufficiale di Bob Dylan, “Highway 61 Revisited, con canzoni indimenticabili quali “Like a Rolling Stone”, “Ballad of a Thin Man” e “Desolation Row” (ripresa e tradotta dal nostro Fabrizio De André, con il titolo “Via della Povertà”), che conferma la piena maturità dell’artista, la grande ispirazione e la facilità di composizione di quegli anni, che si presentano come quelli più frenetici e produttivi, dal punto di vista musicale, per il cantautore del Minnesota.

Questo disco si inserisce e brilla all’interno di uno splendido decennio musicale, che ha visto già uscire i capolavori “The Freewheelin’ Bob Dylan” (1963) e “The Times They Are A-Changin’” (1964), e poco dopo riceverà anche il meraviglioso “Blonde On Blonde” (1966) e il country puro di “Nashville Skyline” (1969).

L’album si apre con una delle canzoni più famose e cantate di Dylan, Like a rolling stone”, con lo splendido piano e l’arpeggio di chitarra ad accompagnare l’emozionante canto del cantautore americano, che racconta la struggente discesa nella miseria e nell’autodistruzione di una ragazza un tempo ricca, ma ora ridotta in miseria: “Once upon a time you dressed so fine/ You threw the bums a dime in your prime, didn’t you? / People’d call, say, "Beware doll, you’re bound to fall" / You thought they were all kiddin’ you / You used to laugh about / Everybody that was hangin’ out / Now you don’t talk so loud / Now you don’t seem so proud / About having to be scrounging for your next meal. / How does it feel / How does it feel / To be without a home / Like a complete unknown / Like a rolling stone?”. Il canto è poetico e malinconico, la musica perfetta, con la chitarra ed il piano che fanno da protagonisti e l’inseparabile armonica a bocca a chiudere la canzone.

La seconda traccia è l’elettrizzante Tombstone Blues, blues vecchio stile con inserimenti moderni e accenni rock – chitarra elettrica – molto semplice nella struttura, con il canto di Dylan molto espressivo e “nasale” ed un ritmo estremamente “on the road”. Una traccia secca e diretta, un altro pezzo indimenticabile con il suo ossessivo ritornello “Mama’s in the fact’ry / She ain’t got no shoes / Daddy’s in the alley / He’s lookin’ for the fuse / I’m in the streets / With the tombstone blues”.

Un suono di pianoforte armonioso introduce la terza traccia, It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry e si slancia in inaspettati virtuosismi, mentre la batteria e l’armonica formano un tappeto sonoro omogeneo, per una canzone molto delicata e ironica: “Well, I wanna be your lover, baby, / I don’t wanna be your boss. / Don’t say I never warned you / When your train gets lost”.

La chitarra e l’organo sono invece i protagonisti di From a Buick 6, molto semplice anch’essa, ma dal ritmo e dalla forza indescrivibili. L’intermezzo di armonica c’è sempre, ma qui la canzone vira decisamente verso il rock.

Subito dopo si cambia drasticamente tono, con la malinconica Ballad of a Thin Man, una delle canzoni più tristi e angosciose del repertorio dylaniano. Il pianoforte accompagna il canto sofferente di Dylan e la storia surreale di Mr. Jones, all’interno di un folle e claustrofobico tunnel di personaggi e strane vicende: “You walk into the room / With your pencil in your hand / You see somebody naked / And you say, "Who is that man?" / You try so hard / But you don’t understand / Just what you’ll say / When you get home”.

Il ritmo torna solare e disteso nella successiva Queen Jane Approximately, canzone d’amore dedicata ad una donna lontana alla quale Dylan chiede disperatamente un po’ d’amore, ma non sembra essere ricambiato: “Now when all the bandits that you turned your other cheek to / All lay down their bandanas and complain / And you want somebody you don’t have to speak to / Won’t you come see me, Queen Jane? / Won’t you come see me, Queen Jane?”. Il risultato è una canzone molto delicata e piacevole, a metà tra il folk e il rock.

Poi è il turno della traccia eponima, Highway 61 Revisited, aggressiva nelle musiche e visionaria nel testo, con una serie di personaggi assurdi, le loro storie, e la conclusione sulla “Highway 61”. Una su tutte: “Now the fifth daughter on the twelfth night / Told the first father that things weren’t right / My complexion she said is much too white / He said come here and step into the light he says hmm you’re right / Let me tell the second mother this has been done / But the second mother was with the seventh son /And they were both out on Highway 61”. Un brano a dir poco travolgente.

Piano e batteria aprono, invece, l’avvolgente Just Like Tom Thumb’s Blues, dal tappeto sonoro davvero emozionante. La canzone è una bella ballata che parla di strade, di donne, di esperienze e di ricordi.

Chiude il disco la meravigliosa Desolation Row, appassionata e toccante ballata lunga più di undici minuti, affascinante negli arpeggi di chitarra e ricca di storie e personaggi nel testo: “Cinderella, she seems so easy / ‘It takes one to know one’, she smiles / And puts her hands in her back pockets / Bette Davis style / And in comes Romeo, he’s moaning / "You Belong to Me I Believe" / And someone says," You’re in the wrong place, my friend / You better leave" / And the only sound that’s left / After the ambulances go / Is Cinderella sweeping up / On Desolation Row”. La grande capacità di narratore di Dylan si manifestano appieno in questa travolgente ballata, ripresa e riarrangiata da Fabrizio De Andrè nel suo album “Canzoni”, del 1974, con il titolo “Via della Povertà”.

Questo disco conferma, oggi come allora, le grandissime qualità artistiche e musicali di Bob Dylan, senza dubbio. L’album, forse appena un gradino sotto il precedente “The Freewheelin’ Bob Dylan” ed il successivo “Blonde on Blonde” – ma fare simili paragoni è sempre un po’ azzardato, e resta legato a scelte e preferenze personali –, resta in ogni caso uno dei capolavori dell’artista e, in generale, di tutta la musica moderna. Basti pensare al fatto che il disco compie quest’anno quaranta anni e suona più fresco e vitale di tanta musica dei nostri giorni.

I testi sono poetici e visionari, le storie raccontate commoventi, intriganti, mai banali. Il suono è ormai più rock che folk, ma poco importa: lo stile di Bob Dylan, in questo disco, è ormai diventato qualcosa di personale e semplicemente inimitabile. Il suono di un artista unico che, con queste vecchie canzoni, ha fatto e ancora continua a far sognare milioni e milioni di persone.

Tracklist
1. Like a Rolling Stone
2. Tombstone Blues
3. It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry
4. From a Buick 6
5. Ballad of a Thin Man
6. Queen Jane Approximately
7. Highway 61 Revisited
8. Just Like Tom Thumb’s Blues
9. Desolation Row

DISCOGRAFIA

Bob Dylan (1962)
The Freewheelin’ Bob Dylan (1963)
The Times They Are A-Changin’ (1964)
Another Side of Bob Dylan (1964) 
Bringing It All Back Home (1965)
Highway 61 Revisited (1965)
Blonde On Blonde (1966)
John Wesley Harding (1967) 
Nashville Skyline (1969)
New Morning (1970) 
Pat Garrett & Billy the Kid (soundtrack, 1973)
Dylan (1973)
Planet Waves (1974) 
Before the Flood (live, 1974)
Blood on the Tracks (1975)
The Basement Tapes (1975)
Desire (1976)
Hard Rain (live, 1976)
Street-Legal (1978)
At Budokan (live, 1979)
Saved (1980)
Shot of Love (1981) 
Infidels (1983)
Real Live (1984)
Knocked Out Loaded (1986) 
Down in the Groove (1988)
Dylan & the Dead (live, 1989)
Oh Mercy (1989)
Under the Red Sky (1990) 
Good as I Been to You (1992) 
World Gone Wrong (1993) 
MTV Unplugged (1995) 
Time Out of Mind (1997)
Love and Theft (2001)

BREVI NOTE BIOGRAFICHE

Bob Dylan è uno dei maggiori cantanti americani di tutti i tempi. Le sue canzoni hanno influenzato generazioni di cantautori e, tutt’oggi, continuano ad essere una base imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla musica.

La storia della sua vita è degna di un film. Il suo nome è, in realtà, Robert Zimmerman. Nasce a Duluth, nel Minnesota, nel 1941. Sin da piccolo adora la musica e suona la chitarra. A poco più di dieci anni scappa di casa per raggiungere Chicago, dove inizierà a suonare nei club e nel 1962 cambierà il nome in Bob Dylan. La critica si accorge di lui, del suo folk-rock, delle sue canzoni, dei suoi testi, delle sue musiche per chitarra e armonica. Nel 1961, a soli vent’anni, incide il primo disco, quasi tutte cover, ma dal successivo inizia a scrivere canzoni bellissime, molto legate alle tematiche sociali, spesso di protesta, che lo rendono un’icona della generazione del 68. Incide una serie incredibile di album, nel corso della sua carriera, tutti di altissimo livello. Da ricordare, soprattutto, The Freewheelin’ Bob Dylan, The Times They Are A-Changin’, Highway 61 Revisited, Blonde On Blonde e Desire.

Bob Dylan in Lankelot: “Street Legal” (Rapace).

Approfondimento in rete: Scaruffi, Ondarock, Kalporz, Bob Dylan.

Antonio Benforte, 7 set. 2005. Già pubblicato su lankelot.com

ISBN/EAN: 
5099751235125

Commenti

(commento tecnico. Ho prima letto l'articolo con Firefox - era pulito. Con Explorer, effettivamente, appare quella scritta. Te l'ho eliminata manualmente, ma segnalo il guasto).

Cavolo, non so proprio cosa fare...grazie per l'ennesima segnalazione.

Niente. Il comando che fa partire l'errore è il tasto che si usa per creare diversi spazi contemporaneamente, ora mi sfugge il nome. Quello, in pratica, che ti fa cominciare un periodo dieci-dodici battute dopo.

(sulla mia tastiera, è il primo tasto della seconda fila; quello prima della lettera "q")

Ho capito. Ma il fatto strano è che io non l'ho mai usato.
Mi sto limitando a copiare e incollare dai file word o dal vecchio lanke, tutto qui.

Non so...nei file word usavi quel comando? (beh, in ogni caso abbiamo scoperto il bug, ora i programmatori potranno sistemarlo, e a breve alè;) )

No, mai usato.
Il nuovo sito, comunque, è fantastico.

;).
Perché siamo noi a farlo vivere.

(questo rimane un disco micidiale. Tracce 1 e 9 su tutte)

Concordo in pieno, forse il mio preferito di Dylan.

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