Blueprint

Hello Jesus

Blueprint

Scena indie rock romana, una manciata d’anni dopo il duemila.  Capitanati dal chitarrista e cantante Massimiliano Cruciani, i Blueprint, band capace d’un postrock onirico di grande eleganza e notevolissimo impatto live, propongono il terzo album, “Hello Jesus”. Registrato e coprodotto da Massimo Sartor (ex One Dimensional Man) al Maximum Volume Studio di Venezia, il disco è stato pubblicato da una nuova etichetta indipendente: la Minerva Records.

Spiega Cruciani, nell’intervista rilasciata a Post-it Rock nell’ottobre 2004: “Minerva nasce dall’esigenza di fare le cose a modo nostro e di non subire passivamente quello che ci viene proposto dall’esterno: ha come obbiettivo di proporre la musica che ci piace indipendentemente dai vari trend di mercato e mode passeggere. In giro c’è troppa tendenza a farsi imboccare da pubblicità, riviste musicali, mode, emittenti musicali televisive e via dicendo. Ho l’impressione che soprattutto sulle riviste specializzate e pseudo alternative vengano create ad arte ‘new big things’ del momento per poi distruggerle e denigrarle altrettanto velocemente. A me piace pensare che la buona musica sia eterna e che non possa essere intaccata da sistemi consumistici di alcun tipo”. Testimonianza indiscutibile della coerenza del progetto del frontman della band è questo disco: “Hello Jesus” è estremo, coraggioso, intelligente. Estraneo a qualsiasi potenzialità di commercializzazione di massa. 
Chi scrive si rammarica, a questo punto, dell’irreperibilità dei due album precedenti: “Making Headway?!” (1999) e “Bela Lugosi”, Alice Records, 2001). Studiando la rassegna stampa online, ho appurato – ma non posso che limitarmi a riportare quel che ho letto – che si trattava di dischi decisamente più votati al noise: la band, dopo una serie di cambiamenti nella formazione, nel 2005 suona con una line-up composta da due chitarre, batteria, basso, sintetizzatore. In questo disco hanno rinunciato al canto: eccettuato il brano 082001, il disco è interamente strumentale.

Ho avuto la fortuna di ascoltare i Blueprint dal vivo, in una serata che pensavo avrei ricordato per l’esibizione degli svedesotti shoegaze Radio Dept: 10 febbraio 2005, Circolo degli Artisti, Roma. Sinceramente impressionato da quella che mi è sembrata una felicissima commistione tra le sonorità degli Slint, dei Mogwai e della nobile tradizione prog-rock italiana anni Settanta, tra la seconda e la terza traccia ero già piombato al banchettino sul fondo per rimediare copia dell’album, con la furia entusiastica dello spirito rock che ha riconosciuto grandezza e arte in una band che ancora in pochi conoscono – e già gode al pensiero d’essere “pioniere” nella propaganda.
Malinconicamente, subito dopo, mi sono trovato a considerare, inchiodato a studiare il booklet (tramonto dorato velato dalle nuvole: su un prato, appaiono un cavallo a dondolo e una sedia. Deserte d’umanità. Sfondo: boscaglia sfocata), che un gruppo che ha raggiunto una simile maturità artistica deve ancora dibattersi nella scena underground; immagino che potranno conquistare altre e diverse fortune in Europa, non potendo educare la maggioranza degli ascoltatori italiani a un sound del genere. E allora mi ripeto che questa è la strada che le nostre band dovrebbero battere, in questi frangenti – quella dell’emigrazione. È stupendo ascoltare dal vivo i Blueprint, ancora misconosciuti, e accorgersi che stracceranno senza fatica la band indie pop svedese propagandata a tutto spiano dalla stampa alternativa: stupendo e triste. Alla fine del concerto mi sono domandato come fosse possibile che questi giovani artisti romani non fossero stati l’unica e autentica attrazione della serata, e gli scandinavi la band d’appoggio. Perché quanto a personalità, impatto, maturità, sound e talento non c’era storia: gli spettatori hanno avuto il dolce come antipasto, e una minestra riscaldata come primo e secondo piatto.

*** 

“Hello Jesus” contiene sei brani. L’incipit, Tropical Lamborghini, veicolato da un visionario e postromantico paranoidandroidiano video-cartone animato, che potrete visionare direttamente dal sito della Minerva Records (il soggetto è stato curato sempre dall’eclettico Cruciani) è un balocco postrock: sonorità distensive, lisergiche e sognanti, arabeschi della chitarra a guidare il viaggio. Quindi, l’eponima Hello Jesus: ipnosi postrock: interiorizzati stilemi e dettami Slint, si va a caratterizzare e personalizzare la lezione dei maestri in un brano di nove minuti di grandissima classe; s’ascolta lasciando che idee e pensieri si liberino, a briglia sciolta: come nella successiva Big Jim, la musica dei Blueprint si presta ad essere fonte d’ispirazione e d’accompagnamento per nuovi sperimentazioni artistiche – inneschi d’immaginazione nuova e purissima. Questo è un album che va lasciato suonare, a oltranza, dal principio alla fine: ancora e ancora. Devia dal malessere e trascina e rigenera: ha il respiro della vitalità, scintilla d’intelligenza, brucia di solarità. Serve a sprigionare colori e sogni: rinnova.
La quinta traccia, Apnea, è un pezzo che sembra figlio d’un momento di profonda introspezione dei Tortoise: è una dolce transizione che accompagna il disco al suo epilogo, Satellite. L’ultima traccia impone nell’ascoltatore uno stato di trance: è d’un’intensità vertiginosa. Increduli? Precipitatevi a ordinare il disco e se ne riparla.

Un disco di valore: destinato a tutti i cultori del postrock. E ai visionari in cerca di nuove fonti d’ispirazione. Cieca fiducia nel futuro dei Blueprint. This is the way – avanti.

BLUEPRINT: HELLO JESUS

Massimiliano Cruciani. Chitarra, voce. Simone Montozzi. Basso. Alessandro De Caro. Chitarra. Andrea Ciotta. Batteria. Andrea Novelli. Sintetizzatore.

BLUEPRINT: formazione nel 2005

Massimiliano Cruciani. Chitarra, voce. Manuela Piemonte. Sintetizzatore. Simone Montozzi. Basso. Luca Tamburano. Chitarra. Andrea Ciotta. Batteria.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

Hello Jesus, Minerva Records, gennaio 2004.
Bela Lugosi
, Alice Records,
2001.
Making Headway!?
, autoprodotto, 1999.

Roma, 1998. Nascono i Blueprint.

Approfondimento in rete: Rock it 



Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio del 2005.  Prima pubblicazione, Lankelot.com

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Sensazionale questo disco. Estate, buio, spiaggia che curva, sabbia umida mattiniera nelle dita sul lettore. Ma aggiornamenti discografici del gruppo?

E colonna sonora, anche. Mamma mia.

Modestamente, ne ho vinto una copia sul vecchio lanke. :)
Gran disco.

Gran disco davvero. Purtroppo non ho notizie della band. Sarete i primi a essere informati non appena pubblicheranno qualcosa di nuovo, ovviamente.

Oramai irreperibile. Succede...

Mi ricordo come adesso la divinazione mentre li stavamo sentendo dal vivo.. Si sono sciolti ? ..

non ne ho idea... certo vedere Minerva Records offline è stato un brutto colpo. Ho il vago sospetto che sia successo qualcosa.
Niente cancella quella gran serata che abbiamo condiviso ascoltandoli, erano stati micidiali sul serio.

A distanza di anni ormai, sempre vitalissimi e originali. Non ci credo che si siano sciolti.

Ho dovuto cancellare parecchi link: le etichette discografiche nominate sono sparite nel nulla. Peccato...

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