Black Rebel Motorcycle Club
Black Rebel Motorcycle Club: una band californiana dalle sonorità para-brit e dalla studiatissima estetica, ispirata alla gang di Marlon Brando ne “Il selvaggio”. Qualche eccessivo entusiasmo da parte di certa critica (qualcuno s’è dilettato a chiamare in causa i Nirvana, altri si sono limitati a gridare che fosse un esempio di puro rock), un’inattesa fortuna nelle vendite e infine una discreta capacità di mantenersi fedeli al passato, soffocando qualunque pretesa di originalità e castrando ogni sperimentalismo, hanno caratterizzato l’uscita del primo disco, “B.R.M.C.”, nel 2001.
È un buon esordio: nient’altro. Apprezzabile ma regolarmente già sentito. La spaccatura della critica s’è rivelata nettissima, recentemente, con la pubblicazione dell’atteso secondo album, Take Them On Your Own: a questo proposito rinvio i lettori alle ultime righe di questo rapido articoletto, dove ho provveduto a linkare diverse fonti, segnalando in splendido disordine gli entusiasti, gli indifferenti e gli ostili. Non si può dire che la band stia passando inosservata: obiettivamente, però, non si può neppure affermare che stia scrivendo la storia del rock.
I Black Rebel stanno tornando sul sentiero dei maestri: imitatio sine variatione, punto. I maestri sono Jesus and Mary Chain e Stone Roses. L’opera dei Black Rebel servirà forse a qualche giovinastro ad accostarsi ad altre band del passato: smascherare l’artificio degli epigoni strappa sempre un sorriso compiaciuto.
Strokes, B.R.M.C., White Stripes, Interpol: quattro band che si stanno limitando a interiorizzare, con intelligenza e consapevolezza, la lezione delle storiche rock band degli anni Settanta e Ottanta. Non dispiace: ma è forse superfluo ribadire che si spera in una futura e coraggiosa metamorfosi.
Gran ritmo nel brano d’apertura del disco: “Love Burns” è un pezzo alla “Play with Fire” dei Rolling Stones, accelerato e contaminato da qualche apprezzabile distorsione. Il manifesto dell’album è “Whatever Happened to my Rock’n’Roll (punk song)”: non c’è l’estremismo atteso e promesso, ma una lineare dichiarazione d’appartenenza a sonorità e “spirito” d’un passato che si desidera restituire alla vita. Ci sono un paio di ballate che tradiscono qualche debito di troppo con i Verve di “A Storm in Heaven”: “Awake” e “Too Real” vedono un Hayes felicemente ashcroftiano nell’interpretazione, meno psichedelico e più disteso – abbordabile per tutti, per intenderci.
Un accenno di introspezione nella cupa “As Sure As The Sun”: testo elementare e trascurabile, musicalmente invece più d’una strizzata d’occhio ai momenti di buio di Lennon nel “White Album”.
Il brano migliore è probabilmente il notturno e trattenuto “Head up High”: troppo poco, davvero, per poter riconoscere grandezza a un album che vive del riflesso d’una gloria che non gli appartiene.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e GENESI DEL GRUPPO
Take Them On, On Your Own, Virgin, 2003.
B.R.M.C, Virgin, 2001.
San Francisco, 1995. Solita, vecchia storia: compagni nella high school, i poliedrici musicisti Robert Turner e Peter Hayes iniziano a suonare assieme. Nel 1998, dopo qualche sommaria esperienza con altre band, i due danno vita, assieme al batterista inglese Nick Jago, ai “The Elements”: nome fin troppo popolare tra i gruppi emergenti, e dunque presto sostituito da quello che diverrà un marchio di fabbrica inconfondibile, Black Rebel Motorcycle Club, in omaggio, come si scriveva in apertura, al film “Il Selvaggio” di Benedek (1953).
Un primo demo, nel 1999, richiama l’attenzione delle radio indie: in Inghilterra, il più rapido ad accorgersi delle qualità della band è Noel Gallagher, subito pronto a produrre il gruppo con la sua nuova etichetta. La micidiale concorrenza della Virgin convince Hayes e compagni ad accettare. Qualche apparizione dal vivo al fianco dei Dandy Warhols, quindi in sala a registrare il primo album. B.R.M.C. vede la luce nel 2001. Due anni più tardi, sarà seguito da Take Them On, On Your Own. Attualmente, la band è in tour in Europa: clou, manco a dirlo, le tappe inglesi, dove il gruppo sarà affiancato da un supporto d’eccezione: i promettentissimi The Cooper Temple Clause.
Fonte principale delle informazioni biodiscografiche è stato, oltre all’essenziale allmusic.com, il sito ufficiale della band
Per approfondire:
Lankelot Franchi, dicembre 2003. Originariamente pubblicato su Lankelot.com
“Never thought I’d see her go away /She learned I loved her today /Never thought I’d see her cry/ And I learned how to love her today/ Never thought I’d rather die /Than try to keep her by my side"
Commenti
I Black Rebel stanno tornando sul sentiero dei maestri: imitatio sine variatione, punto. I maestri sono Jesus and Mary Chain e Stone Roses. L?opera dei Black Rebel servirà forse a qualche giovinastro ad accostarsi ad altre band del passato: smascherare l?artificio degli epigoni strappa sempre un sorriso compiaciuto.
Strokes, B.R.M.C., White Stripes, Interpol: quattro band che si stanno limitando a interiorizzare, con intelligenza e consapevolezza, la lezione delle storiche rock band degli anni Settanta e Ottanta. Non dispiace: ma è forse superfluo ribadire che si spera in una futura e coraggiosa metamorfosi.
mmm.. Ci pensavo l'altro ieri. Ormai cosa bisogna inventarsi nella musica? Difficile dirlo. Premetto che non ho mai sentito una canzone dei Black Rebel(Mercoledì mi farai sentire qualcosa) Ma per dirti il primo disco degli Interpol, secondo il mio modesto parere, vale il prezzo. Anche se evocano parecchie cose del passato. Ma è suonato bene e ci sono ottime canzoni. Gli stessi White Stripes, meritano comunque rispetto, se pensi che sono un duo chitarra e batteria e che questo è più o meno una novità. Hanno anche diverse canzoni belle. Che ne dici? :)
Nel caso degli White Stripes e degli Interpol - se parliamo del primo disco - sono d'accordo. Diciamo che purtroppo la verità viene a galla dal secondo; è come se tutti già sapessimo dove si va a parare. Da qualche giorno - settimana direi - è uscito il nuovo disco dei Bloc Party. Ce ne siamo accorti? Eppure l'esordio era stato buono quasi come quello degli Interpol...
Ciò non toglie che rimangano ascolti piacevoli, e mercoledì ci facciamo un po' di amarcord e via dicendo. I Black Rebel li ho scoperti perché all'epoca dicevano che somigliavo al cantante, la ragione è stata quella:). Poi mi sono legato a un paio di canzoni, ma non ho comprato il disco successivo (che se non ho letto male ha virato sul blues).
Tra tutti quelli che ho nominato, cmq, i White Stripes mi sembrano - sulla distanza - i più degni di rispetto per la ragione che dici tu, aver cercato la novità addirittura nella rinuncia agli strumenti (ma , inevitabilmente, non in altro).
i white stripes, sì. e se vi capita ascoltate anche i Racounters. C'è sempre jack white di mezzo, e non so chi altro. ma l'ascolto vale;-) secondo me, almeno.
dei BRMC qualche canzone, sì. ma non mi hanno entusiasmato. per dire, a me piacciono più the strokes. e vabbè.
ciao.
Mi mancano... dicci dicci, dicci meglio.