Biglietto per l'inferno

Il tempo della semina

Biglietto per l'inferno

Ragazzi che sestetto! Giovanissimi, provengono da Lecco e nascono dallo scioglimento di due gruppi. Nel 1974 danno alla luce questo album che ancora oggi, a pieno titolo, viene considerato uno dei capolavori della storia del prog italiano degli anni ’70, purtroppo la loro musica finisce presto. Dopo aver avuto un discreto successo per la pubblicazione del disco, dopo diverse e fortunate performance dal vivo (chi ha avuto la fortuna di vederli testimonia che live trasmettevano sensazioni incredibili) e dopo aver registrato quello che doveva essere il loro secondo lavoro (“Il tempo della semina”, uscirà però solo nel 1992 per problemi connessi al fallimento dell’etichetta), il gruppo si scioglie anche perchè la metà di loro deve ancora assolvere il servizio di leva.

L’omonimo album d’esordio è una pietra miliare del progressive italiano, così ricco e così spontaneo, risulta un ottimo lavoro d’assieme e senza pecche, musicalmente ben concepito e suonato. L’intesa tra i componenti del gruppo è eccezionale, i testi sono molto belli e la parte cantata è incredibile sia per le indiscusse capacità vocali che per l’originalità della proposta. La mente del gruppo è Claudio Canali, è lui che concepisce questo album, è lui che scrive tutti i testi, è lui che canta tutti i brani, cimentandosi anche con buoni risultati nel flauto e nel bombardino. Un personaggio affascinante Canali, un artista vero, ma prima di essere un artista è un uomo alla ricerca, non deve quindi stupire se poi il suo anticlericalismo (Un amico ha parlato di preti, mai visti! Chi sono? Che fanno? Ciarlatani, mercanti o profeti?) lo ha portato nel 1990 a farsi monaco eremita della regola benedettina, ora canta gregoriano ed esprime la sua arte con dipinti e sculture di oggetti sacri come si legge nel sito ufficiale della band. Il gruppo si è ora riunito con due dei vecchi componenti e l’apporto di diversi elementi nuovi, l’intenzione è quella di riproporre la stessa musica ma in versione folk (auguri). Il linguaggio di questo lavoro è molto crudo e la musica di forte impatto, ne esce un rock genuino condito con della melodia nostrana nel rispetto della tradizione. L’abito però è quello del progressive, un progressive all’insegna di continui cambi di ritmi, atmosfere suggestive e crescendi d’autore, la chitarra è spesso in evidenza mentre le doppie tastiere preferiscono accompagnare anche se a volte riescono a prendere il sopravvento e a deliziarci, la batteria non molla mai e non è mai in affanno, il basso gira che è un piacere, viene così partorito un sound originalissimo e molto accattivante.
Si inizia con Ansia, lo stato psicologico di un omicida che è tormentato ogni notte dalla sua vita infame. Si prosegue con  Confessione, il peccatore si rivolge ad un frate di nome Isaia e gli racconta i suoi delitti cercando l’assoluzione (ho ucciso un bastardo che avrebbe voluto coprire coi soldi il suo sporco passato … ho preso dei soldi a un ricco signore per dar da mangiare a un uomo che muore), il religioso però non lo salva ed anzi gli prenota un biglietto per l’inferno. La triste realtà gli viene svelata da un amico in Una strana regina: siamo tutti peccatori alla stregua dell’omicida perché non sappiamo amare e solo la misericordia di Dio ci potrà salvare (Che cosa credi amico che esista qualcheduno che sappia amare? No! Ormai su questa terra sono tutti come te, l’amore non sanno cos’è. Sulla terra regna una regina strana, abita in castelli formati d’ogni via, cambia abito ogni sera e si chiama ipocrisia). Il nevare, di pink-floydiana concezione, ci pone di fronte al grande interrogativo della vita: E tu cosa fai? E tu cosa fai? E tu cosa fai? Si conclude con L’amico suicida, una suite spettacolosa, il pezzo più bello di questo bellissimo album, un capolavoro nel capolavoro, uno dei migliori brani di progressive italiani, qualche altra band con questo solo pezzo avrebbe realizzato un intero album, numerosi cambi di ritmi, riuscitissime melodie, arrangiamenti originali, atmosfere cupe, un concentrato di progressive per molti versi ineguagliabile. Ma torniamo alla nostra storia, la soluzione diviene appunto il suicidio, gesto condannato dalla società ma non dall’amico (io ti capisco, io non biasimo il tuo gesto, io conosco la tua storia, so la tua triste poesia, col sapore della morte, la tua mano nella mia), paradossalmente il vincitore diviene proprio il suicida che si libera così della presenza della regina ipocrisia per abbracciare Dio re. Peccato per il modesto livello di registrazione del disco (ma non è certo colpa loro) e soprattutto peccato che si siano sciolti, quanto abbiamo perso non lo sapremo mai (sigh!). Voto 10 - (solo perché non credo alla perfezione umana). Da avere nella collezione, imperdibili.
 
 
“Il Tempo della semina” è anche esso un buon lavoro e sotto alcuni aspetti più maturo del precedente, ma privo della spontaneità dell’album d’esordio che ne caratterizzava il particolare sound. Lo stesso Canali incide meno, più intento a recitare che a cantare, alla fine il lavoro, pur perfettamente eseguito, lascia sensazioni inferiori al precedente. Alcuni brani mi convincono poco, a partire dalla suite omonima iniziale che parte bene ma poi si arena finendo per appiattirsi, per fortuna che il finale la risolleva. Segue Mente sola-mente che, a parte l’introduzione, non riesce a lasciare il segno, perdendosi nei meandri delle sonorità tipiche del rock psichedelico. Da ricordare invece Vivi, lotta, pensa, con introduzione genesiana e soprattutto L’arte sublime di un giusto regnare, vicina ad alcune sonorità tipiche del Banco del Mutuo Soccorso anche per come è cantata (il testo poi è di un’attualità sconcertante). Il pezzo maggiormente riuscito è alla fine come nell’album d’esordio. La canzone del padre è una suite con contaminazioni blues che ci narra di tristi trascorsi adolescenziali (biografici?), è vero che c’è poco progressive ma almeno qui ritroviamo quella rabbia così bene espressa nel primo lavoro. La precedente Solo ma vivo è avulsa da tutto il resto e il discreto finale non la salva da un giudizio negativo. Avremmo tanto voluto aspettare i nostri alla prova del nove (il terzo album), siamo sicuri che li avrebbe lanciati definitivamente (che peccato!). Voto 7 - - - (ma stavolta è generoso).
 
Biglietto per l'inferno
album: Biglietto per l'inferno anno: 1974 etichetta: Trident
album: Il tempo della semina anno: 1992 etichetta: Mellow
componenti:
Claudio Canali: voce, flauto, bombardino
Giuseppe Banfi: tastiere
Giuseppe Cossa: tastiere
Marco Mainetti: chitarra
Fausto Branchini: basso
Mauro Gnecchi: batteria
 
 
 
approfondimenti in rete:
 
ascolto in rete:
 
 
la scelta di Claudio Canali:
 
 
 
 
nina_garbo, 13 novembre 2009
ISBN/EAN: 
8016158100525

Commenti

Neo NINA:

"Ragazzi che sestetto! Giovanissimi, provengono da Lecco e nascono dallo scioglimento di due gruppi. Nel 1974 danno alla luce questo album che ancora oggi, a pieno titolo, viene considerato uno dei capolavori della storia del prog italiano degli anni ?70,"

oh Nina - mai sentiti nemmeno loro.
Comincio subito con gli ascolti;)

Un gruppo di culto dalle mie parti e non solo.

davvero? Dicci dicci.

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