Belle and Sebastian

Lazy Line Painter Jane / 3.. 6.. 9 Seconds of Light

Belle and Sebastian

Dall’ultimo decennio un vento costante ha soffiato su tutta l’Europa, chiamando all’ascolto di suoni caratteristici, mescolando tradizioni cantautorali a impulsi ruvidi di chitarre distorte.
È ormai storia della musica rock, un fiume dalla portata costante sulle cui acque hanno galleggiato la prima invasione Britannica, il muro metallico del l’Heavy Metal, infine la dotata miscela di pop e alternative del pop britannico; dai Beatles e i Rolling Stones, ai Cream e i Bluesbreakers, attraverso gruppi elettronici come i Talk Talk, e poi gli Suede, i Verve, i Radiohead e i Blur.

All’interno di questo mare musicale le brutte copie sono state davvero tante, e spesso è esasperante la piattezza di alcune proposte unicamente concentrate su profili senza contenuti; eppure le possibilità espressive di questo genere hanno amplissime opportunità di comunicazione e creazione artistica.
Gli ultimi lavori dei sempiterni nomi dei Radiohead
e dei Blur dimostrano quanto lontano si possa andare con il Brit-Sound, variandolo e raffinandolo, pur mantenendone la fisionomia.

        Quando poi alla qualità innovativa si unisce una patina lievemente retrò e melanconica, fortificata da un’attenzione letteraria ai testi e da una capacità compositiva cristallina e fluida, allora si può sfiorare l’apice; è questo il caso di pochi gruppi uniti dalla comune propensione alla musica, persone che credono all’artisticità del canale musicale coinvolgendosi completamente nella scrittura dei brani.
Un grande esempio ci viene dalla formazione scozzese dei Belle and Sebastian, band che dagli inizi della sua carriera ha sempre colpito critica e pubblica per la sua particolare eccentricità; nati nel 1996, si sono consolidati su una line-up composita, contando oltre agli strumenti tradizionali del rock, violoncello, tastiere, violino, flauto e tromba. Legati saldamente alle radici della musica inglese e americana folk, come quella di Nick Drake, Simon and Garfunkel e Donovan, si sono sempre distinti per una scrittura di testi coerentemente delicati e poetici.

Belle and Sebastian, gruppo appena alla soglia della fama – rimangono sempre laterali rispetto ai grandi spazi commerciali di spettacolo e distribuzione – porta avanti quindi un concetto musicale anche in sede di promozione dei propri brani; contrariamente all’uso comune, tendono sempre a registrare nei propri EP unicamente brani originali, creando una discografia parallela a quella principale degli album altrettanto significativa. È questo il caso dei primi EP del 1997, “Dog on Wheels”, “Lazy Line Painter Jane”, “3..6..9 Seconds Of Light”.

L’ascolto dei dischi è strettamente sequenziale, in particolare degli ultimi due EP, uniti dalla medesima canzone, in Lazy Line da “A Century of Elvis” e in “3..6..9…” da “A Century of Fakers”; in entrambi i dischi vengono cantati  personaggi e le loro brevi storie, tratteggiati in piccoli cammei musicali dai tratti lievi ma decisi.

La narrazione è la chiave di interpretazione dei Belle and Sebastian, soprattutto per questi brevi Ep da quattro tracce ciascuno. L’ultima pagina di entrambi i booklet riporta un breve brano di prosa che si lega ai testi delle quattro tracce precedenti; anche l’ascolto della musica registrata suggerisce una forte impressione di unità fra gli EP e le singole tracce. Musica letteraria forse?

La bellezza dei Belle and Sebastian del resto sta proprio nella personalità sofisticata delle loro canzoni; non musica semplice – anche se la forte melodicità dei brani può agevolare l’ascolto – non musica d’elite, vista l’assenza di sperimentazioni ostiche all’udito. Così è da adorare la maniera di brani come “La Pastie De La Bourgeoisie” di “3..6..9.. Seconds of Lights”, una sorta di mix tra un country epico ed una ballata folk gaelica, oppure il magnetismo della ondulata “Beatiful”, e la sorridente “Put The Book Back On the Shelf”; “Lazy Line Painter Jane” non è da meno con la sua bellissima “You Made Me Forget My Dreams” affiancata dalla colorata “Photo Jenny” e i suoi suoni vintage.

Si era detto musica letteraria; certo è un termine pretenzioso, ma qui è del tutto indicato per esprimere una musica senza tempo anche se chiaramente ispirata da modi e radici, una musica complessa ma non complicata perché sostanzialmente orecchiabile.
È interessante vedere in opere simili i risultati brillanti di un lavoro profondo e competente in campo musicale, senza che per forza diventi opera per pochi intenditori “blasonati”; Belle and Sebastian testimoniano che la musica è di tutti, e che attraverso di essa tutti possono sognare a colori e non solo del sesso, droga e rock’n’roll riproposti dalle sbiadite imitazioni Seventies degli ultimi anni. I loro dischi sono perciò strettamente indicati se si crede che la musica sia libera e non si riduca a modi di genere ma abbia una propria bellezza nel suo essere arte.

BIODISCOGRAFIA.

Dear Catastrophe Waitress, Rough Trade 2003
Storytelling, Jeepster 2002
Fold Your Hands Child, You Walk Like a Pleasant, Jeepster 2000
The Boy With the Arab Strap, Jeepster 1998
If You’re Feeling Sinister, Jeepster 1996
Tigermilk, Electric Honey 1996

Stuart Murdoch (voce, chitarra), Stuart David (basso), Stevie Jackson (chitarra solista, voce), Isobel Campbell (violoncello, voce), Richard Colburn (batteria), Chris Geddes (tastiere), Sarah Martin (violino, flauto, voce) Mick Cooke (tromba).
Questi sono i Belle and Sebastian, nati a Glasgow nel 1996, traendo ispirazione per il nome della band dal romanzo della scrittrice Cécile Aubry e dal cartone animato francese.
La loro storia parte con la registrazione del disco Tigermilk grazie al corso di Music business dello Stow College, per la quale il duo Stuart Murdoch e Stuart David coinvolge gli altri componenti dell’attuale band.
La pubblicazione degli altri album vede l’uscita di parecchio materiale su Ep, e raggiungono il vertice con la segnalazione ai Brit Awards del 1998 come migliore band emergente. Organizzano nel 1999 il festival “Bowlie Weekend”, proseguendo poi la loro carriera con una discografia che si estende fino al 2002, anno di Storytelling e di Dear Catastrophe Waitress del 2003.

Fonti: Sito ufficiale della band e la “Grande Enciclopedia del Rock”, a cura di Guglielmi e Rizzi. (Giunti, 2002)

Andrea Vergani

ISBN/EAN: 
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Commenti

Originariamente apparso su lanke.com!

"Legati saldamente alle radici della musica inglese e americana folk, come quella di Nick Drake, Simon and Garfunkel e Donovan, si sono sempre distinti per una scrittura di testi coerentemente delicati e poetici."

> Ottimo posizionamento. Questi Ep sono delle vere chicche.

"Si era detto musica letteraria; certo è un termine pretenzioso, ma qui è del tutto indicato per esprimere una musica senza tempo anche se chiaramente ispirata da modi e radici, una musica complessa ma non complicata"

> Probabilmente uno dei pop più eleganti degli anni Novanta, concordo:).

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