Beirut

Gulag Orkestar

Beirut

Zach Condon è un musicista straordinario. Originario di Albuquerque (New Mexico) ma praticamente apolide, Zach da vita a Beirut, one man band che in una manciata di album riesce a ridare l'acqua della vita ad una scena indie che, più che una scena, sembra un elenco di next big thing. Invece i Beirut mantengono tutte le promesse, a cominciare dal loro splendido e caotico esordio: Gulag Orkestar, l'orchestra del gulag. Più o meno.

Stregato da melodie balcaniche e da un'Europa mediorientale che, certamente, vive di un immaginario fortemente cinematografico - ma non solo: il musicista ventenne visita i villaggi rurali balcanici in cerca di quel suono, Condon scrive un album senza chitarre né grosse incursioni nel rock americano. Ukulele, tromba, maracas, violino, fisarmonica e balalaika sono i protagonisti di questa parata magica, parente più o meno stretta di un Goran Bregovic più spensierato e solare. Ma non per questo il pathos e la carica espressiva delle canzoni - tutti piccoli gioielli - sono da considerarsi più facili: tutto Gulag Orkestar è abitato da una malinconia gitana, un vagare errabondo che potrebbe farne la colonna sonora ideale per una fuga dalla metropoli. Una barraca lorchiana, volendo forzare la mano. Ma neanche troppo, vi assicuro.

La title track apre le danze con i fiati in tensione a costruire un teatrino funereo. La voce di Condon spesso si comporta come complemento degli arrangiamenti e le melodie richiamano ad una tradizione greco-serba, come, appunto, in un film di Kusturica. Ma è solo a partire da Prenzlauergerg che la canzone-Beirut prende forma. La voce di Condon intona un lamento ricco di reverbero: un canto di steppe ventose. Postcards from Italy è scelto come primo singolo. A ragione. Si parte con due semplici accordi di ukulele che riescono miracolosamente a sostenere l'intera canzone, arrangiata con barocca decadenza. Merito anche della voce di Condon e di una melodia che non vi uscirà dalla testa neanche con le cattive (tipo una lobotomia con un cucchiaio? Boh). Ancora più sofferta è Brandeburg che mischia armonie spagnole per tromba ed echi di Menahan Street Band.

Mount Wroclai è un valzer bellissimo, un intreccio di fiati e fisarmonica e la voce di Condon che, pericolosamente, si avvicina a quella del Morrisey più ispirato. Rhineland (Heartland) è uno dei pezzi di punta: una lenta fanfara, commovente nel suo incedere "popolare", adatta ad una festa dei morti messicana, che ricorda qualcosa degli ultimi Calexico. Scenic World, con la sua base elettronica e le tastierine lo-fi, è un mezzo passo falso che stona con l'anima più rurale e passionale dell'album. Bratislava ci riporta per strada, anzi, sulla strada. Armonie zingare e un cantato da megafono per un'altra fanfara polverosa. Siamo in chiusura: The Bunker gioca ancora con l'ukulele e The Canals of Our City è solare e malinconica nello stesso pugno di accordi. Ma il vero arrivederci lo regala After the Curtain, che, ironicamente, il sipario lo chiude davvero e lo fa con una tastierina minimalista che conferma la malinconia e la nostalgia sussurrate per tutto l'album.

Un album d'esordio di una semplicità solo apparente, che in realtà merita più ascolti, nel suo barocchismo decadente: melodie che non fanno rimpiangere la sei corde acustica, architetture sonore che vi accompagneranno in un viaggio (magico) tra strade sterrate e gulag immaginati.

Paolo Castronovo, Aprile 2009.

 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

Gulag Orkestar - Ba Da Bing, 2006.

The Flying Club Cup - Ba Da Bing, 2007

March Of The Zapotec-Holland - Pompeii, 2009

www.beirutband.com - ON LINE

 

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Li avevo citati nella colonna sonora di Shooting Palermo ed eccoli qua.

ho sentito qualcosa qua e là. me gustano

"Stregato da melodie balcaniche e da un?Europa mediorientale che, certamente, vive di un immaginario fortemente cinematografico - ma non solo: il musicista ventenne visita i villaggi rurali balcanici in cerca di quel suono, Condon scrive un album senza chitarre né grosse incursioni nel rock americano. Ukulele, tromba, maracas, violino, fisarmonica e balalaika sono i protagonisti di questa parata magica, parente più o meno stretta di un Goran Bregovic più spensierato e solare."

> Decisamente chiaro;). Ottima scheda, Paul. Cerchiamo qualche pezzo sul Tubo o su MS?

http://www.youtube.com/watch?v=FH8vgAp4VDU

NAntes da The Flying Club Cup

http://www.youtube.com/watch?v=N-mqhkuOF7s

"Elephant gun" - video e canzone spettcolari

(grazie cari;) )

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