Baustelle

La moda del lento

Baustelle

Lussuria e vino rosso.
Montepulciano, provincia di Siena.
Baustelle. Maggio del 2003. La moda del Lento.
Dopo tre anni dall’esordio: “Sussidiario illustrato della giovinezza”.

Pop (indie) d’autore.

Un azzeccato miscuglio di elettronica, pianoforte, chitarre e fiati.

Erotismo, romanticismo al limite della sofferenza, belle donne straniere, sigarette (infinite) e droghe.

Cin Cin  è l’intro del disco. Soffuso.

Pianoforte, malinconia, speranza e sintetizzatori.

La miscelazione vocale tra Francesco e Rachele è una meraviglia allo stato puro.

Una storia d’amore tra passato, presente e futuro: “Io e te / Un futuro non c’è / Ma vedrai / Ci sarà / Cambierà / Parleremo anche noi / Io e te / Del futuro che c’è / Nelle mani che hai / Nel coraggio che ancora non ho”.

Arriva lo ye ye è il secondo singolo uscito.

Parla di donne svedesi e danesi. “Dammi una sigaretta, ‘Copenhagen’ / Fammi vedere gli occhi / La tua pelle esce da scollature / Ferisce mortalmente / Baciami bella bionda / Sulle stelle... / Profuma di Stoccolma / La schiena tua spogliata / Amami una volta nella vita... / Ballano / Le svedesi / Portano minigonne pallide”.

La canzone si muove danzando, alternando un bel ritmo di batteria acustica e tappeti elettronici. Con una bella colorata di tastiere. Orecchiabile quanto basta, ma con gran gusto.

La canzone di Alain Delon inizia acustica insieme al canto di Francesco.

Compaiono i fiati con un bel vestito ritmico da canzone anni ‘60.

Delizioso l’arrangiamento di chitarra elettrica, nascosta nell’impasto generale.

Un tuffo sonoro delicato e sognante. Con qualche frammento alla Belle & Sebastian.

Uno squarcio adolescenziale: “L’unica cosa che ho / è lo squallore del mondo / La sola cosa che so / è che vorrei conservarlo / Ti credi Alain Delon / Coi profilattici / Tu mi coccolavi quando stavi con me / Ero più bello quando stavi con me / Ero più giovane”.

Love Affair: ancora un ricordo dell’adolescenza andata: “Ti ricordi noi / Il giorno in cui dicesti / Che siamo ragazzi / Siamo ragazzi / Per quello che vuoi / è troppo presto / Amore mio / Che buio c’è / Che freddo fa / Nudi sull’erba... / Il fumo ce l’ho / Coraggio ce l’hai?”.

L’intro è lenta, voce batteria e basso. Bella l’apertura sonora, quando la chitarra entra arpeggiando timidamente distorta. Gustosa rimane nell’aria per tutta la canzone a colorare insieme ai synth. Di una bellezza sconvolgente lo strumentale finale. Basso, chitarra e batteria compatti come un muro in un diluvio di sintetizzatori.

Il seno è oscura, sensuale e gustosa.

Piacevole il wha-wha che scorre caldo nelle strofe.

Davvero interessanti i momenti strumentali, incendiati da un bel tempo di batteria.

Sicuramente uno dei pezzi più belli per intensità e gusto negli arrangiamenti.

Particolare il testo. La storia di un maniaco, presumo. Che ha la mania di fotografare il seno delle ragazzine: “Se sarai nuda in una posa / Sopra il sedile posteriore / E se lo vuoi / La vita è pellicola / Capezzoli / Come souvenir” .

Mademoiselle Boyfriend si adagia su un arpeggio di chitarra. E sulle due voci di Rachele e Francesco.Suoni elettronici entrano ed escono, rendendo il tutto ancora più bello.

Sensuale, maliziosa ed intima: “Ti stravolgerò / La chiusura-lampo / Ti toccherò / Come i garçons / Mia piccola / Elettroshock / Triste / Telegiornale / Happy / Dei miei ricordi / Mademoiselle Boyfriend / Fammi venire / E quando tu mi lascerai / Io mi innamorerò / Di cose più importanti / Di samba / Riguardanti a felicidade”.

La settimana bianca è un’incursione nel pop anni ‘80. Il sound ricorda i Diaframma di Anni Luce, o gli Smiths. Il pezzo sicuramente più chitarristico, gli accordi pieni. Non c’è quasi traccia di synth se non nei ritornelli.

Il suono è bello. Compatto. Molto Gradevole e affascinante.

Lezioni di educazione sentimentale: “Se in seggiovia / vi capita un’austriaca / Sorridete / Smile... / Provateci / Lei è sola come voi / Siate soli / Smile / E sarete perfetti dentro / Più belli dentro / Negativi vivi / Esistenzialisti tristi / Quarti arrivati / Ai campionati / Di discesa libera all’inferno”.

E.N. è una spazzolata di ritmo elettronico. La voce in primissimo piano. Le aperture sonore sono zucchero e romanticismo.

Synth e Poesia.  “Per adorare te / La tua libertà / Poche righe / Ma solo per te / Per i tuoi uomini / Per il cabernet sauvignon / cioè le labbra tue / Ecco perché… / Brillassi io / Al pari della tua ceramica / Se lo sfoggiassi io / Quel decolleté/ Sarei nel nome del Signore / La tua purezza è nell’essere /Inconsapevole Art Déco / Sei decadentemente nuda / I tuoi fianchi / Li avessi io”.

Un altro pezzo dannatamente bello che sorprende ad ogni ascolto.

Réclame è provocatoria e danzereccia.

Un miscuglio di voci. Una stranissima suite tra pop, synth ed elettroniche sensazioni.

Non ascoltate la réclame / Una Marlboro morbida / La Nazionale tossica / Una Muratti / Una Pall Mall /  Una cartina / Una Gitane / La lingua sulla cenere / Il filtro glielo strappo via/ La donna mia è una Bis / Ed ha il veleno di una Kim / Oppure di una Camel Light / è come una Lucky Strike / E non la spengo”.  Forse un po’ troppo lunga. Forse dopo diversi ascolti è la canzone che più di tutte potrebbe scocciare.

La moda del lento suona chiaramente brit-elettropop. Ricordando qualche tormentone ormai andato dei Pulp.Massiccia la presenza dell’elettronica sia per quanto riguarda la sezione ritmica che per la melodia. La chitarra è più presente sui ritornelli ma è una presenza secondaria, mischiata con il resto. Comunque l’effetto generale è ottimo. Pompato quanto basta e gradevole. “Ballo senza troppa tecnica / Sono in un periodo strano / Fumo e bevo troppo / E non mi va / L’innamoramento umano / Ballo senza fiato / Non mi fermo mai / Ho più freddo adesso / Di quando tanti anni fa / La neve bianca mi gelò / La giacca a vento / So che tornerà fra 100.525 anni / La moda del lento / o forse no”.La fine come l’inizio.

Bouquet parte lenta e riflessiva.

Chitarre e tastiere svolazzanti e dilatate (arrangiamento spettacolare).

L’apertura sonora sui ritornelli è una miscela di fiati, distorsione e voci. Deliziosa la parte di chitarra effettata, che sembra gocciolare, nello strumentale. Malinconia e sofferenza: “La solitudine è / stile di vita per me / quando mi stanco / di chi mi giudica / un cantante fra le nuvole.../ Perché scelgo le persone / sulla base di cravatte / e tagli di capelli / semplici particolari / che direste inutili / in altre occasioni memorabili”.

Arrivederci: pianoforte e canto.

L’atmosfera noir avvolge la voce di Rachele prima, poi quella di Francesco.

Alla fine il tutto si mescola ad una storia d’amore ormai finita: “E poi / la moda passerà / cognac / e posacenere / voilà / un’altra libertà / Arrivederci / Addio per sempre / Mi spogliavo / Ti spogliavi / Era poco più di niente / E poi”.

Il lancio per la traccia nascosta. Beethoven o Chopin è oscura, devastata. Synth e batteria elettronica. Esplode distorta. Clamorosamente bella cresce piano, piano. Stracolma di suono. “Beethoven o Chopin? / Cornice da sogno / Paesaggio lunare / Nel caldo del giorno / Beethoven o Chopin? / Qualcuno che studia / Noi due nel giardino / Non eri stanca / Eri stanca di me / I ricci sulla fronte / Le lettere d’amore / Sfumare l’orizzonte / Stare male / Il senso della morte / E la sifilide / Per archiviare il caso / Riguardante te”.

Una marcia ubriaca e drogata.

Un degno finale di questo ottimo disco. Che sorprende, ammalia ed incanta ascolto dopo ascolto. Complimenti, davvero. Un’altra band italiana da scoprire ad occhi chiusi.

Baustelle, “La moda del lento”:

Rachele Bastreghi: voce, pianoforte, tastiere.

Francesco Bianconi: voce, pianoforte, tastiere, chitarra acustica.

Claudio Brasini: chitarra elettrica.

Fabrizio Massara: tastiere, pianoforte, programming.

Roberto Forlini: batteria.

Stefano Vivaldi: basso.

Ospiti:

Bruno Bocci: tromba, flicorno soprano.
Luciano Brigidi: sax tenore.
Lorenzo Losi: tromba.
Luca Pollai: corno.
Erhard Gatterer: trombone
Claudio Chiari: Korg MS20.
Laura Polazzi: tapes.
Margot Jacobs, Kristina Andersen, Leslie Elwell, Samuele Bucelli: coro.

Produzione artistica:

Amerigo Verardi & Baustelle


DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

La moda del lento, MiMo / Venus, 2003.

Sussidiario illustrato della giovinezza, Baracca & Burattini / Edel, 2000.

Approfondimento in rete: sito ufficiale / Rockit.


Fabio Mele, Gennaio 2005

ISBN/EAN: 
8012622554627

Commenti

Questo commento è di una mia collega inserito in cambio di un massaggio alle spalle (che sto elemosinando da 2 ore, ingrata pelandrona):
"Reclame non è vero che fa c4c4re ma è bellissima" (non è molto educata).
Le chiedo un commento più disteso: "nel loro cinismo sono geniali".

Aspetto che finisca poi commento così: 'La moda del lento' mi addormenta, 'La malavita'... è un po' di più ma i testi ogni tanto li trovo forzati, come in 'Revolver', dark lady un po' scontata. Bello 'Il corvo Joe' anche se è facile da parodiare.

Non c'ho capito niente(?). Ma i Baustelle non li sento da un anno! :D eh eh

E dai che non sono accio. Anzi. Ora ti do manforte.

"Sussidiario illustrato..." non l'ho ascoltato, anche perché non l'ho trovato, giravo cercando i Virginiana Miller de "Il segreto del tennis" e qualcosa sui Baustelle e ho trovato "La moda del tango" e "La malavita".

Non sono 'accio', ok, però "La moda del tango"... monotono, monocorde, non che "La malavita" non lo sia, grande impennate, grandi strattoni non ce ne sono (evitando poi di parlare dell'ottimismo dilagante... non credo che riuscirò a portare i 2 cd a casa quando andrò a vivere con Elisa, ogni volta che mi deve rinfacciare qualcosa parte da quelli), però è un po' più vario, se ti distrai te ne accorgi che sono tracce diverse. Salverei a mani basse "La canzone di Alain Delon" però... mah.
Tristissima ma molto bella è, ancora da "La malavita" la prima traccia, quella solo musicale, e "La guerra è finita". Certo tra corvi, suicidi, matti, morti ammazzati e maniaci i Baustelle stanno messi bene.

Cmq li ascolto con piacere.

Li stavo riascoltando, con piacere lo ammetto, non mi posso dire entusiasta ma si lasciano ascoltare. Prendo il cd per leggere una cosa che non capivo del ritornello di 'Réclame' e inizio ad aprire il libretto dei testi, lo riporto al suo formato poster e, nel quadratino in basso a destra, leggo: "Baustelle si rende disponibile per colonne sonore su commissione". Mah...

Beh, adesso costeranno più cari di un tempo.
Ah, 'sti artigiani, che prevedibilità. Qua hai ragione.
Approccio da seghe.

infilata copertina & archivio

infilata copertina & archivio Baus

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.