Più di quanto si possa credere, questo “Don Giovanni” è un disco importante nella storia della musica italiana. Album di passaggio e rivoluzione, consente a Battisti un connubio singolare con l’originalissimo paroliere e poeta Pasquale Panella, palesandosi come ultimo atto di allontanamento - fino ad allora progressivo e costante - dall’ispirazione del suo tempo. Otto tracce connotate da testi ermetici e venature futuriste, accompagnate da una musica che Battisti compone ad arte per dar risalto alle assonanze terminologiche e al suo accompagnamento vocale, più che ad una immediata chiarezza dell’insieme. Panella segue le suggestioni musicali battistiane costruendo versi immaginifici che si ricompongono in più ascolti, senza mai dare l’impressione d’una facile unità. Ma se si abbandona per un attimo il convenzionale gioco tra parole e musica, si può scoprire un orizzonte di senso che vive dalle parti della poesia pura e del genio:
“In nessun luogo andai / per niente ti pensai / e nulla ti mandai / per mio ricordo / Sul bordo m’affacciai / D’abissi belli assai / Su un dolce tedio a sdraio amore ti ignorai / Invece costeggiai / i lungomai”.
Sono i versi d’apertura del bellissimo incipit Le cose che pensano, intenso canto d’un amore da estinguere, ma allo stesso tempo inestinguibile, supportate da una musica armoniosa ed intimista che conduce Battisti, attraverso le parole del poeta, a chiedersi di sé e della destinataria di questi pensieri: “Come stai, ti smemorai / ti stemperai e come sta / la straniera, lei come sta”
Concludendo nell’ermetica ricerca di un punto e di una fine, sottilmente improbabile e lasciata a pensieri inafferabili: “La vista l’angolai / di modo che tu mai / entrassi col via vai / di quando sei / dolcezza e liturgia / orgetta e leccornia / La prima volta che / ti vidi non guardai / da allora non t’amai / tu come stai (ah come stai) / Rimpiangono te / son le cose, prolungano te / Certe cose...”
Scegliendo però come emblema del disco Le cose che pensano, canzone poco conosciuta rispetto alla dimensione ultrapopolare dell’artista di Poggio Bustone – non molto diffuse le composizioni del duo - e testo ancora abbastanza comprensibile rispetto ad altri dell’opera in questione, forse non rendo per intero l’idea della commistione ermetismo-futurismo di cui faccio cenno all’inizio.
Diversamente, prendiamo l’esempio di Equivoci amici, la quinta traccia dell’album: “Cassiodoro Vicinetti / Olindo Brodi, Ugo Strappi / Sofio Bulino, Armando pende / Andrei Francisco Poimò.... Uno andò saldato / uno vive all’estro / uno s’è spaesato / uno ha messo plancia /e fa il trans-aitante / uno fa le more / uno sta invecchiando / perché è/ un nobile scotch”.
Questo testo ci illumina su una tematica cara al futurismo: la distruzione dei significati, fino ad alterare le consuetudini sintattiche della nostra lingua: uno andò saldato (invece che soldato), uno vive all’estro (invece che estero), uno s’é spaesato (invece che sposato), uno ha messo plancia (invece che pancia) e fa il trans-aitante (invece che transitante), uno fa le more (invece che l’amore) e così via.
Ermetica e quasi esoterica - pregna di immagini atemporali, nascondiglio di allegorie e assonanze - è un’altra perla del disco, l’evocativa Don Giovanni: “Non penso quindi tu sei / questo mi conquista / L’artista non sono io / sono il suo fumista / Son santo, m’illumino / ho tanto di stimmate”.
Don Giovanni, l’eterno amante, si presenta tra suggestioni mistiche e misteriose, per poi virare verso una natura più riconoscibile e quasi autoironica: “Segna e depenna Ben-Hur / sono Don Giovanni / rivesto quello che vuoi / son l’attaccapanni / Poi penso che t’amo / No anzi che strazio”.
La breve presentazione si conclude, tra il malinconico e il consapevole, dando evidenza ad una condizione esistenziale - quella di Don Giovanni, appunto - in qualche modo intrappolata in sé e nel personaggio, via di fuga e spiegazione al mondo della sua natura d’eterno amante: “Che ozio nella tournée / di mai più tornare / nell’intronata routine / del cantar leggero / l’amore sul serio...E scrivi / Che non esisto quaggiù / che sono / l’inganno / Sinceramente non tuo (sinceramente non tuo) / Qui Don Giovanni ma tu / dimmi chi ti paga”.
Prima di altre cinque collaborazioni col poeta ermetico post-futurista Pasquale Panella, questa che ha dato vita a Don Giovanni è certamente la più intensa e coinvolgente, a tratti la più comprensibile e musicalmente affascinante, certamente la più nota. Quando si presentò sul mercato discografico suscitò reazioni ambivalenti; qualcuno gridò al capolavoro, altri alla follia figlia della misantropia della quale Battisti sembrava essere preda. Resta comunque importante questo lascito, questa collaborazione artistica abbastanza prolifica (5 album in 8 anni) che Battisti intraprese in spregio al mercato e all’opinione delle presunte élite della cultura dominante perché, proprio come nello spirito dei primi futuristi, totalmente destrutturante per la realtà che l’avrebbe accolta.
Ed in fondo, se Battisti l’abbia fatto per sublimare le smanie dell’ego, per noia, per provocazione o solo per il gusto della sperimentazione in sé, per chi si pone all’ascolto è affatto rilevante. Ciò che resta è una notevole forma d’arte musicale, forse per pochi o forse per nessuno, ma lasciata a tutti per poterne liberamente godere. Lasciatevi conquistare dai suoni. Vedrete, dopo un po’ arriveranno anche le parole. E sarà trance ipnotica allo stato puro.
Lucio Battisti, Don Giovanni (1986)
Produttore: Greg Walsh.
Arrangiatore: Robin Smith.
Tecnico del suono: Bryan Evans.
Assistente: Chris Ludwinski.
Mastering: Piero Mannucci.
Suonano:
Pianoforte: Robin Smith.
Batteria: Greg Walsh.
Contrabbasso: Andy Pask.
Chitarra: Ray Russell.
Sassofono: Phil Todd.
Tromba: Guy Barker.
Arpa: Skaila Kanga.
Primo corno: Ted Hunter.
Primo violino: Gavin Wright.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Discografia Battisti-Panella: Don Giovanni (1986), L’apparenza (1988), La sposa occidentale (1990), Cosa succederà alla ragazza (1992), Hegel (1994).
Curiosità: Tutti gli Lp del duo Battisti-Panella sono ermetici anche visivamente; copertine essenziali con disegni astratti, assenza totale dei testi se si esclude proprio il vinile di Don Giovanni, comunque introvabile.
Commenti
mah, Léon, non so... adoro il Battisti "mogoliano", ho ascoltato anche le produzioni "panelliane" ma non mi hanno detto molto. Anche la musica non era più quella... comunque, sempre cosa nuona e giusta (!) recensire tutte le tappe di un artista. Ciao.
Anche a me piace il Battisti "mogoliano". Ma questo ultimo Battisti, così sfuggente e criptico, è assolutamente affascinante. Quando uscì Don Giovanni, i cantautori più a loro agio con la sperimentazione semantica, furono colpiti in positivo. De Gregori disse più o meno così: "Con questo nuovo Battisti dobbiamo tutti confrontarci. Il suo album è una vera rivoluzione: poetica e musicale". E i successivi lavori con Panella sono in linea con questa tendenza sperimentale. Ripeto, è un album che conquista in più ascolti. Dopo non se ne può più fare a meno.
Per i curiosi di questo Battisti cosi particolare, segnalo l'uscita d'un cofanetto che raccoglie l'opera completa Battisti-Panella (5 album) ad un prezzo assai accessibile.
Io il vinile ce l'ho. E' l'unico album del duo (Panella/Battisti) che mi piace, l'ho ascoltato diverse volte. E' innovativo, ogni brano accenna a diverse melodie senza che si leghino, non è di facile ed immediato ascolto, ma merita ...