Battiato Franco

Fisiognomica

Battiato Franco

L’asceta fa di virtù necessità. Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano  

ECHI DI MANTRA NEL SUONO DEL SUO NOME
 
La foto di Battiato adolescente, ingiallita dal tempo e sottratta a qualche cassetto della memoria, è l’immagine che introduce questo grande affresco interiore che il cantautore siciliano compose diciassette anni or sono, preda certamente di una particolare ispirazione. La fisiognomica è una disciplina parascientifica che individua le caratteristiche morali delle persone dai loro caratteri somatici, che Battiato utilizza e, soprattutto, in siffatto contesto canta per ricondurre la ricerca verso l’essere altro ad una dimensione trascendente che eluda proprio l’impressione esteriore (ingannevole); per cercare oltre e più in alto: rivolgendosi al Signore. Nel canto d’introduzione, pertanto, vi è quasi armonica dissonanza tra l’impressione Fisiognomica (titolo della prima traccia) e le conclusioni che sfuggono l’immanenza: “Da come ridi e siedi / so come fai l’amore / quando ti arrabbi / se propendi all’astio o all’onestà / per cose che non sai e non intendi / se sei presuntuoso od umile / negli archi delle unghie / se sei un puro un avido o un meschino / Ma se ti senti male / rivolgiti al Signore / credimi siamo niente / dei miseri ruscelli senza Fonte
 
La fonte, alta, suprema e lucente, è lungo il sentiero d’una Via Maestra, agognata, difficile e spesso inafferrabile. Su questo convinto pensiero Battiato costruisce uno dei testi più belli mai scritti da un artista italiano; accompagnato da una musica che sembra accoglierci, col controcanto d’angeli, direttamente da un avamposto del Paradiso (qui inteso come terra interiore cui l’essere umano anela). Diversamente non potrei descrivere, E ti vengo a cercare, poesia d’amore in ricerca dell’Assoluto - da trovare in noi, come forza e dono:  “E ti vengo a cercare / anche solo per vederti o parlare / perché ho bisogno della tua presenza / per capire meglio la mia essenza / Questo sentimento popolare / nasce da meccaniche divine / un rapimento mistico e sensuale / mi imprigiona a te /  Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri / non accontentarmi di piccole gioie quotidiane / fare come un eremita / che rinuncia a sé. E ti vengo a cercare / con la scusa di doverti parlare / perché mi piace ciò che pensi e che dici / perché in te vedo le mie radici / Questo secolo oramai alla fine / saturo di parassiti senza dignità / mi spinge solo ad essere migliore / con più volontà / Emanciparmi dall’incubo delle passioni / cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male / essere un’immagine divina / di questa realtà / E ti vengo a cercare / perché sto bene con te / perché ho bisogno della tua presenza”.
 
Molte le perle di questo disco, tra le quali Secondo Imbrunire, che con l’ausilo di una musica intimista descrive paesaggi consueti all’infanzia e alla terra di Battiato; dolcemente sospesa tra i richiami della memoria (un soffio lieve per chi ascolta, denso per chi ricorda) e ricerca estetica - poetica - del proprio presente: “Sciara delle Ginestre / esposte al sole / passo ancora il mio tempo / a osservare i tramonti e vederli cambiare / in Secondo Imbrunire / E il cuore / quando si fa sera / muore d’amore / non ci vuole credere / che è meglio / stare soli”.
 
La quinta traccia, Nomadi, si avvale del bel testo di Juri Camisasca (un ex monaco, spesso collaboratore di Battiato) e descrive la condizione esistenziale del nomade; sempre in viaggio, sempre in ricerca, fino alla fine della strada. La ricerca estetica, musicale e poetica, vive anche qui di altezze non trascurabili: “Lungo il transito dell’apparente dualità / la pioggia di settembre / risveglia i vuoti della mia stanza / ed i lamenti della solitudine / si prolungano / come uno straniero non sento legami di sentimento / E me ne andrò / dalle città / nell’attesa del risveglio”.
 
La settima traccia, Il mito dell’amore, è venata di consapevole disincanto - per un’ estensione così flessibile -, nell’osservare l’evoluzione dell’amore lungo le tappe della vita. Ma Battiato sembra anche certo che, nel ricordo, esso vive come una melodia - conservata e riaggiornata emozione -, un’eco che riconduce all’essenza e allo splendore della vita: “Il mito dell’amore vive / si nutre di fantasia / quando t’innamori è tutto bello / anche come ti ossessionano i pensieri / nell’attrazione bisogno di unità / echi di mantra nel suono del suo nome.../ Il mito dell’amore muore / senza tante cortesie / ti accorgi che è finita / da come cadi nell’insofferenza/ ciò che ti unisce / ti dividerà / nei miei ricordi / la Quarta Sinfonia di Brahms”.
 
Nell’ultimo pezzo, L’Oceano di Silenzio, è indagata - contemplata dall’esterno all’interno - la dimensione (disposizione) dell’asceta. Qui intramezzata da un testo tedesco tratto da Wasserstatuen di Fleur Jaeggy e da un controcanto lirico di notevole armonia ed estensione; costruito a sua volta su una musica solenne, ancestrale e celestiale: “Un oceano di silenzio / scorre / lento / senza centro né principio / cosa avrei visto del mondo / senza questa luce che illumina / i miei pensieri neri.../ Quanta pace trova l’anima dentro / scorre lento il tempo d’altre leggi / di un’altra dimensione / e scendo dentro un Oceano di Silenzio / sempre in calma”.
 
Album summa di interiorizzazioni del passato, suggestioni del presente e ricerca spirituale rivolta al futuro, Fisiognomica è certamente uno dei lavori più compiuti e ispirati di Battiato. Echi cosmici e raffinate influenze gurdjeffiane e guénoniane dominano le vie d’accesso alla composizione musicale ed estetica del cantautore catanese che riconsegna ai suoi appassionati liriche di notevole altezza espressiva. Una ricerca, quella di Battiato, che continuerà, ispirata e partecipe (mai troppo rivolto alla facile commerciabilità dei dischi), anche nell’esoterico Cafè de la Paix (ultimo omaggio a Gurdjeff e al suo mondo) e nei successivi e più ermetici lavori col filosofo Sgalambro.
Un’opera imperdibile, Fisiognomica, da ascoltare e riascoltare, lasciandosi vincere dal canto. Musica dell’anima: per l’anima.
 
Curiosità: La bellissima E ti vengo a cercare è il tema ossessivo che percorre Palombella rossa, il film più simbolico di Nanni Moretti.
 
Testi e musiche: Franco Battiato (escluso il testo Nomadi di Juri Camisasca).
Tastiere e computer: Filippo Destrieri.
Pianoforte e organo: Michele Fedrigotti.
Chitarrre: Riky Belloni.
Percussioni: Danilo Grassi.
Soprano: Donatella Saccardi (in L’Oceano di Silenzio).
Orchestra: Orchestra Internazionale d’Italia diretta da Giusto Pio.
Coro: Coro Ferdinando Paer diretto da Ugo Rolli.
Consulente per la parte araba: Mohamed Afifi.
 
 
DISCOGRAFIA
 
Fetus (Bla Bla 1971)
Pollution (Bla Bla 1972)
Sulle corde di Aries (Bla Bla 1973)
Clic (Bla Bla 1974)
Mademoiselle Le Gladiator (Bla Bla 1975)
Battiato (Bla Bla 1976)
Juke Box (Ricordi 1977)
L’Egitto prima delle sabbie (Ricordi 1978)
L’era del cinghiale bianco (Emi 1979)
Patriots (Emi 1980)
La voce del padrone (Emi 1981)
L’arca di Noè (Emi 1982)
Orizzonti perduti (Emi 1983)
Mondi lontanissimi ( Emi 1985)
Genesi (Nuova Fonit Cetra 1987)
Fisiognomica (Emi 1988)
Giubbe Rosse (Emi 1989)
Come un cammello in una grondaia (Emi 1991)
Glgamesh (Emi 1992)
Cafè de la Paix (Emi 1993)
Unprotected (Emi 1994)
L’ombrello e la macchina da cucire (Emi 1995)
Battiato studio collection (Emi 1995)
L’imboscata (Polygram 1996)
Gommalacca (Mercury 1998)
Fleurs (Universal 1999)
Ferro Battuto (Sony 2001)
Fleurs 3 (Sony 2002)
Dieci Stratagemmi (Sony 2004)
 
 
Léon, maggio 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com 
 
Ad un tempo sospeso tra i canti discordi ed un’idea che non muore. 


ISBN/EAN: 
0077779031429

Commenti

Hai fatto un passo enorme, addentrarsi dentro Franco, perdersi dentro un disco come "Fisiognomica", e destreggerarsi almeno quanto lui lo sa fare sul pentagramma. Complimenti. Che dire, poi, del disco: è Battiato. Colui che salva tutta l'italia dall'inettitudine della sua musica post_adolscenziale. Si è fatto carico di tutti i nostri peccati artistici, e ha fatto messa con una discografia immensa, enciclopedica, culturale, fastiosa tanto è colta.

Grazie dell'apprezzamento. Concordo sul tuo giudizio su battiato. per me è immenso. L'ho visto dal vivo di recente qui a Roma ed è stato davvero un bel concerto.

un album di interessanti parole.
per quanto riguarda i tappeti alle tastiere oggi danno un poco fastidio, devo dire.
café è la mia preferita tra queste

per quanto riguarda oceano di silenzio la mia ignoranza non mi permette di dire se la melodia, della cantante, è originale o meno. comnque è molto suggestiva

direi a metà tra puccini il canto mentre il coro pare verdiano

"Oceano di silenzio" e "E ti vengo a cercare" giustificano ampiamente l'acquisto del cd. A distanza di 20 anni.

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