Barghi Nicola

Elettroshock

Barghi Nicola

Per introdurre l’ultimo album di Nicola Barghi possiamo citare una recente intervista rilasciata a “I Think Magazine” dal musicista toscano. A fronte della domanda  di Doriana Tozzi, se il panorama musicale italiano avesse bisogno di lui, l’autore ed interprete di “Elettroshock”, con una buona dose di modestia, risponde di no, ma poi aggiunge: “Di quanti tra quelli che ci sono adesso avevamo bisogno? E quanti invece non sono minimamente considerati?. Nel mio piccolo cerco di racchiudere i miei due cuori, quello inglese che mi ha cresciuto musicalmente e quello italiano che mi ha dato i natali e al quale non posso rinunciare”.

Poche parole, neanche troppo polemiche, che però ci dicono qualcosa sul Barghi musicista; e nel contempo ci suggeriscono qualche osservazione, forse non troppo positiva, sullo stato della musica pop italiana. Proprio per questo motivo non è il caso di sottovalutare il quinto album di Nicola Barghi, da anni impegnato a comporre ed interpretare, con tutto l’entusiasmo di cui è capace un italiano, una musica in stile brit-pop.
Parliamo appunto di stile e solo di stile, tanto più in riferimento ai “considerati”, ovvero alle attuali star del pop, per un semplice motivo: gli ascoltatori più smaliziati avranno colto come molte canzoni di alta classifica altro non siano che scopiazzature, a volte al limite del plagio, di successi stranieri; oppure una riproposizione, in versione però sempre più melensa, di una tradizione cantautorale che negli anni si è sempre più inaridita.
Altro discorso con Nicola Barghi e la sua musica. Potrà piacere o meno – sui gusti, se alla base c’è cultura e conoscenza, non si discute – ma credo nessuno abbia da contestare il talento del frontman toscano di proporsi con spirito eclettico e con particolare musicalità. Capita infatti che la critica pop sottovaluti il dato tecnico e vocale, diventando spesso un mero esercizio descrittivo di impressioni e di superflui biografismi: Mollica e compari di certo non ci hanno mai reso un gran servizio.
Quindi se alcune star che vanno per la maggiore ce le dobbiamo sorbire con i loro borbottii stonati, magari spacciati per dimostrazione di grande impegno intellettuale, non potremo che apprezzare un’interpretazione estroversa come quella di Nicola Barghi, polistrumentista alle prese con piano elettrico, tastiere, chitarra, basso, percussioni, organo, che dimostra sicura intonazione, una voce chiara – di quelle che “corrono”, come si dice in gergo più accademico – nel proporci, senza disagio o incertezze, canzoni che contengono dosi sempre diverse di melodia e di intensità ritmica, chiaramente retaggio del rock e dell’elettronica più pura.  Da questo punto di vista anche la band gli rende un bel servizio, grazie alla professionalità (tra i tanti) di Dersu Poletti (chitarra), Michele Amato (batteria), Davide Giannoni (viola e contrabbasso in “Blow Away), Elia Martellini (violino sempre in “Blow Away”), Giuseppe Fiori (stilofono), Paolo Marchetti (chitarra e shekers), Dario Arnone (percussioni e cori), Barbara De Rigo (cori).
E veniamo alle canzoni. “Bugie” ed “Elettroshock”, sono cantate in italiano e, avendo poco a che spartire con lo stile dei più noti cantautori nostrani, rappresentano bene lo spirito di un “italian brit-pop” che riesce ad arrivare diretto all’ascoltatore: pensiamo che il traguardo a cui aspirava Barghi, ovvero una virtuosa sintesi di qualità musicale, semplicità e facilità d’ascolto, sia stato pienamente raggiunto. Stesso discorso con le altre canzoni, tutte in inglese, che, comunque interpretate con vivacità ed estroversione, mostrano a volte uno stile più lirico (“Night Again” oppure “Don’t Take It, Bad”, brano che abbiamo particolarmente apprezzato insieme con “Blow Away”), a volte più rock (“We Felt Fine”, “Little Girl” e “A Show”), altre volte ancora con incursioni più decise nell’elettronica e nella black music.
 
Due le cover, presenti per la prima volta in un album di Barghi: la celebre “Lonely Boy” dei The Black Keys e  “Old Brown Shoe” di George Harrison. Due ascolti dai quali si coglie bene l’orizzonte musicale e culturale del musicista toscano: da un lato la passione incrollabile per tutto quello che vuol dire Beatles (anche la copertina con le immagini dei Fab Four in testa a Barghi ha il suo perché) e quindi le origini più nobili del britpop; dall’altro l’evoluzione del pop verso l’indie-rock e l’alternative rock.
Non è quindi un caso se Nicola Barghi sia stato inquadrato a volte come un beatlesiano doc, altre volte come un rocker aggressivo, altre volte come ottimo autore “easy-listening”: più corretto definirlo musicista eclettico che è stato in grado di reinterpretare in maniera del tutto personale generi pop-rock diversi e, come in realtà dovrebbe essere chiaro, tutt’altro che incompatibili.
C’è da pensare che in questi anni i consigli e la vicinanza di promoter e di professionisti di valore, come gli ottimi Lamberto Lorenzini e Steven Carling, abbiano contribuito alla crescita del talento di Nicola Barghi, adesso del tutto evidente con la pubblicazione di “Elettroshock”. Tra l’altro abbiamo apprezzato proprio lo spirito schiettamente pop del nuovo album, alieno da sperimentalismi fini a se stessi e – ripetiamolo – spesso cortina fumogena per spacciare come capolavori impegnati composizioni in realtà molto modeste.
La conclusione è scontata: “Elettroshock”, un motivo in più per tenere d’occhio Nicola Barghi, musicista completo e di gran talento.
 
Credits
 
Registrato e Prodotto da Nicola Barghi tranne: “Blow Away” e “Don’t Take It Bad” da Nicola Barghi e Federico Corazzi; “Old Brown Shoe” da Giuseppe Fiori e Nicola Barghi.
Mixato da Federico Corazzi e Nicola Barghi presso Elfland Studio, Camugliano (PI).
Mastering da Federico Corazzi presso Wannarock Studio, Stagno (LI).

01) WE FELT FINE / ELETTROSHOCK (Barghi/Marchetti)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, distorted Electric Piano, Keyboards, Tambourines;
Dersu Poletti – Guitar;
Michele Amato – Drums.

02) A SHOW / BUGIE (Barghi)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, Organ, Keyboards; Dersu Poletti – Guitar Solo;
Barbara De Rigo – Backing Vocals;
Michele Amato – Drums.

03) BLOW AWAY (Barghi)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, Piano, Flutter Bass, Casio SK-1, Tambourines;
Giuseppe Fiori – Stylophone Solo;
Elia Martellini – Violins;
Davide Giannoni – Viola, Doublebass;
Michele Amato – Drums.

04) DON’T TAKE IT BAD (Barghi)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, Planet_N, Keyboards, Tambourines, Maracas, Rainstick, Black&Deker Box, Djambè;
Davide Giannoni – Doublebass;
Michele Amato – Drums.

05) LONELY BOY (The Black Keys)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, Organo, distorted Electric Piano, Claps;
Barbara De Rigo – Backing Vocals;
Michele Amato – Drums, Tambourines.

06) LITTLE GIRL (Barghi)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, Piano, Keyboards, Claps; Dersu Poletti – Guitar Solo, Claps;
Michele Amato – Drums;

07) ON THE OTHER SIDE (Barghi/Marchetti)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, Planet_N, distorted Organ, Keyboards, Tambourines;
Paolo Marchetti – Guitar, Shakers;
Michele Amato – Drums;

08) OLD BROWN SHOE (Harrison)
Nicola Barghi – Vocals, Guitar Solo, Bass, Claps, Percussions, Drums;
Giuseppe Fiori – Backing Vocals, Guitars, Bass, Drum Machine, Keyboards, Programs;
Dario Arnone – Backing Vocals, Percussions

09) NIGHT, AGAIN (Barghi)
Nicola Barghi – Vocals, Guitars, Bass, Keyboards, Programs, Percussions, Drums;
Paolo Marchetti – Guitar, Shakers;
Dario Arnone – Tambourines.
 
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
 
- I Must Be Wrong
- Mind State
- Time of Vår
- Sunny Day
 
  Nel 2014: Elettroshock (ed. RockEstra S.r.l)
 
In rete:

articoli su BARGHI in Lanke 

Recensione già pubblicata su ciao.it il 16/01/2015 e qui parzialmente modificata.
 
Luca Menichetti. Lankelot, gennaio 2015

 

ISBN/EAN: 
00020

Commenti

[Elettroshock] Nicola Barghi

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