Con “Alone With Everybody” la musicalità di Richard Ashcroft si è decantata sviluppando l’aspetto più vitalistico dell’ombroso ed affascinante autore. Qualcosa di molto semplice eppure terribilmente coinvolgente; una tenera forza che avvince anche dove alcuni hanno voluto rintracciare lo svilimento della produzione di Ashcroft con i Verve.
Effettivamente resta poco qui delle loro atmosfere tra psichedelia e brit-pop, ma quello che è rimasto non tradisce la capacità dell’ex-cantante dei Verve.
“Alone With Everybody” è un disco pregevole di undici tracce ben curate, canzoni dedicate al cantato e ai testi in un equilibrio ben testimoniato dal tour promozionale del 2000, in cui il solo Ashcroft con una chitarra acustica e le ritmiche di semplici percussioni poteva ricomporre tutte le melodie del suo disco d’esordio.
I singoli “A Song for The Lovers”, “Money to Burn” e “C’mon People (we’re Making it Now)” riassumono il nuovo respiro e la nuova luce che ha ispirato la sua musica. I testi sono semplici e diretti, lo sviluppo delle linee melodiche è sempre aggraziato; una produzione legata ad un particolare momento della vita di Ashcroft, che sposatosi con Kate Radley divenne padre in coincidenza con l’uscita dell’album.
L’intera forza di questo album sta nella calorosa scoperta di temi sempre nuovi e semplici, come l’amore e la gioia di vivere.
Proprio questa sincera semplicità trasuda da ogni canzone, lasciando nelle orecchie e nel cuore la voglia di cantare, coinvolti da orchestrazioni che sanno fissare sempre una melodia orecchiabile e coinvolgente, di cui l’esempio più trascinante è di certo il ritornello di “Crazy World”
“There's nothing really wrong with the state of your ambition/ The whole world is crumbling/ Cos your crazy vision/ All wars are boys and death is what you hate most/ Come on baby/ Don't you want to get a new size/ It's a crazy world/ For a mixed up boy and a mixed up gir/ So you got no god/ You got no love/ To tell me off/ But you've got that spirit/ So please stick with it/ This world wouldn't be/ A world without you in it/ Please Shelter Me/ I found this Crazy World" (Crazy World)
Costruita su pochi accordi – chi ha una chitarra provi a suonare i giri delle canzoni di “Alone With Everybody” – dotata di una immediatezza fresca e cristallina, la musica di Richard Ashcroft e del suo “Alone With Everybody” mira ad un punto preciso e diretto; è musica sincera che non conosce peso, e per questo sa volare dalla chiarezza dei propri testi, commuovendo, o più semplicemente, facendoti sorridere.
Un album quindi raro per la sua preziosa grazia, a cui lasciare che la sua semplicità circondi le ore delle nostre giornate; perché a dispetto del titolo, questo album è rivolto proprio a chiunque, con le parole di chi vive la propria musica con orgoglio.
BIODISCOGRAFIA ESSENZIALE.
Human Conditions, Virgin, 2002.
Alone with Everybody, Virgin, 2000.
Richard Ashcroft (Billinge, Lancashire, 1971), cantautore, ex leader dei Verve.
Wigan, Lancashire, tardi anni Ottanta. Lo sciamanico chitarrista e cantante Richard Ashcroft, il batterista Peter Salisbury, il bassista Simon Jones, amici sin dai tempi della Upholland High School, incontrano il cupo e introverso chitarrista Nick McCabe, cultore dei Joy Division, all’epoca studente del Winstanley College. È la nascita d’un gruppo storico della scena indie rock inglese: i Verve.
La band firmò il suo primo contratto con la Hut e debuttò nel marzo del 1992 con l’introvabile singolo “All in The Mind”, seguito, in rapida successione, da altri due singles: “She’s a superstar” e “Gravity Grave”. Larga parte dei brani ospitati nei tre dischi furono ristampati nel primo, omonimo e leggendario E.P.
Siamo, per intenderci, nel periodo in cui i Verve erano definiti “l’essenza liquida del rock’n’roll”. Ottenuti ottimi riscontri sulla scena indie, reduce da una tournée americana al fianco dei Black Crowes, la band di Wigan incise il primo album, “A Storm in Heaven”, annunciato dal singolo “Blue”. Apparso nel 1993, acclamato dalla critica, non rappresentò tuttavia un successo di vendite. La fama dei Verve come band eclettica e atipica(convergenza e fusione di psichedelia e pop) s’accompagnò rapidamente con quella di band “must” dal vivo: negli spettacoli live, Ashcroft era trascinante, estremo e magnetico, calamitava gli spettatori.
Eccessi e stravizi iniziarono ben presto a segnare l’attività del gruppo: Ashcroft più volte ricoverato per l’eccessivo deperimento, Salisbury arrestato per aver distrutto una camera d’albergo, in Kansas. Nel frattempo, Nick McCabe si mostrava sempre più insofferente nei confronti del leader e frontman della band, l’uomo che, per dirla con Gallagher, “As he faced the sun he cast no shadow”: l’incredibile personalità di Ashcroft (appassionato studioso, tra l’altro, della cultura rosicruciana) oscurava il resto del gruppo.
Nel 1995, sotto l’effetto di pesanti quantitativi di extasy, i Verve registrarono un album che sembrava poter rappresentare il congedo della band: “A Northern Soul”. Il disco, nonostante ospitasse brani come “History” e “On Your Own” non ebbe fortuna: soltanto qualche mese dopo, Ashcroft abbandonava la band, salvo poi fortunatamente ritornare sui suoi passi. McCabe, tuttavia, non fu immediatamente d’accordo e venne rimpiazzato da Simon Tong, chitarrista e tastierista, altro vecchio compagno di scuola. Trascorrono due anni: il tempo necessario al transfuga per tornare sui suoi passi, il tempo necessario per ideare il Disco Definitivo. 1997.
“Urban Hymns” è il caso discografico dell’anno. Trascinato dal singolo “Bittersweet Symphony”, cover “spuria” di “The Last Time” dei Rolling Stones(il brano campionava un sample di una esecuzione orchestrale dell’originale), e dalla malinconica ballata “The Drugs Don’t Work”, l’album è stato un successo internazionale. Seduti sul tetto del mondo: fin quando, neppure un anno dopo, Nick McCabe ha definitivamente alzato i tacchi, rompendo per l’ennesima volta con la band. I Verve si sono ufficialmente sciolti nel 1999.
Richard Ashcroft, attraverso una felice collaborazione con il progetto Unkle del Dj Shadow (“Lonely Soul”) e una discreta prova con i Chemical Brothers (“The Test”), s’è avviato ad una carriera da solista: il primo, promettente album, “Alone with Everybody”, pubblicato nel 2000, trascinato dal fortunato singolo “Song for the Lovers”, è stato un successo internazionale.
Il secondo disco, “Human Conditions”, è piuttosto fiacco e deludente: introspettivo ed eccessivamente intimista, segna un momento di transizione.
Peter Salisbury collabora irregolarmente ai dischi di Ashcroft. Il bassista Simon Jones ha fondato, assieme a Simon Tong e all’ex Stone Roses John Squire (poi sostituito da Dan McBean), un nuovo gruppo: “The Shining”(nome scelto in omaggio al film di Kubrick e al romanzo di King).
Il primo, interessante album, “True Skies”, è stato pubblicato nel 2003.
L’inquietante e talentuoso Nick McCabe ha collaborato con il progetto Faultline e con i Neotropic.
Fonte principale delle informazioni biodiscografiche è stato, oltre al solito, monumentale www.allmusic.com, il sito ufficiale della band: http://special.the-raft.com/theverve/
Sito ufficiale dei “The Shining”: http://www.theshiningarehere.com/
Sito non ufficiale di Nick McCabe: http://www.nickmccabe-kim-2freespirits.co.uk/
Sito ufficiale di Richard Ashcroft: http://www.richardashcroft.co.uk/
“History has a place for us. It may take us three albums, but we will be there”. (Richard Ashcroft, 1993).
Andrea Vergani.
Commenti
Prima pubblicazione: Lankelot.com
"Effettivamente resta poco qui delle loro atmosfere tra psichedelia e brit-pop, ma quello che è rimasto non tradisce la capacità dell?ex-cantante dei Verve."
> E direi che questo rimane il suo miglior disco da solista (miglior video incluso, "Song for the Lovers" :)
"Costruita su pochi accordi ? chi ha una chitarra provi a suonare i giri delle canzoni di ?Alone With Everybody? ? dotata di una immediatezza fresca e cristallina, la musica di Richard Ashcroft e del suo ?Alone With Everybody? mira ad un punto preciso e diretto; è musica sincera che non conosce peso, e per questo sa volare dalla chiarezza dei propri testi, commuovendo, o più semplicemente, facendoti sorridere."
> Era ora di rileggere questo pezzo:). Danke Verga.