Artisti vari

Trainspotting OST

Artisti vari

È possibile acquistare una colonna sonora e non restare delusi da nessuna delle canzoni presenti all’interno del disco?
Qualche volta sì: basta comprare la colonna sonora di uno dei film cult degli anni Novanta, “Trainspotting”, del 1996, ispirata al libro di Irvine Welsh, per la regia di Danny Boyle.
Molto intrigante la veste grafica e il design del cd: arancione e argento i colori principali, con la foto di Ewan McGregor appena uscito, bagnato fradicio, da un water – ricordate l’episodio? – e le quattordici tracce del disco in bella vista.
All’interno una nuova foto del protagonista Renton e degli altri attori della pellicola, Begbie, Diane, Sick Boy e Spud, mentre a lato e sul retro vengono specificati gli artisti, le canzoni e la loro rispettiva durata: il booklet si apre a fisarmonica e ripropone alcune foto e lo storico monologo “Choose a life”.

 


Ben assortita e ad alto grado di ballabilità, la colonna sonora contiene artisti e canzoni di primo piano, a partire dalla prima traccia, Lust for Life” del sempreverde Iggy Pop, scritta con David Bowie e inserita nell’omonimo disco del 1977: allegra, scanzonata, chitarra e tamburelli con intermezzi di pianola accompagnano la voce roca di Mr. Iggy Pop.
Di stile completamente opposto è la tranquilla melodia di “Deep Blue Day”, del maestro Brian Eno, del 1983, che accompagna Renton in quel viaggio allucinante nella toilette più lurida dell’intera Scozia: e sarà solo così, tra le acque fognarie e qualche mina vagante, che Renton - McGregor potrà ritrovare le sue supposte d’oppio, mentre a piene bracciate ci immergiamo anche noi in questo flusso di note.
Per concludere un trio di artisti di tutto rispetto tocca ora ai Primal Scream, con “Trainspotting, del 1996, una traccia strumentale scritta appositamente per il film, fatta di tamburi, percussioni e rumori vari, elettronica e campionamenti nella giusta quantità per una canzone priva di parole ma di grande creatività: per la band di “Screamadelica” più di dieci minuti di esplosione di fantasia musicale.
Successivamente è il turno di Atomic”, del 1996, forse la canzone più famosa degli Sleeper, dalla chitarra che ricorda alcune pianure texane mentre la batteria scandisce il tempo: bella la voce della cantante, a tratti molto sensuale, si sviluppa lungo tutta la durata di questa filastrocca rock.
I New Order, uno dei nomi storici del rock degli anni 80, nati dalle ceneri dei Joy Division, ci deliziano con la spensierata “Temptation, del 1982, dalla melodia ballabile e l’irresistibile falsetto del coro. Sette minuti di spasso assoluto da ascoltare su un’auto decappottabile mentre il vento ci scompiglia i capelli.
Iggy Pop ritorna, più cupo e inquietante, con “Nightclubbing, con un piano che suona sconnesso su una base monotona che si arricchisce di preziosi assoli di chitarra. David Bowie anche qui collabora con l’Iguana e partecipa alla realizzazione di una gran bella canzone.
Anche i Blur sono presenti nell’album e stupiscono con l’intensa “Sing”, del 1990, con un pianoforte ed una chitarra martellante, dove cori si alternano alle parole abbozzate di Damon Albarn. Come al solito bravissimo il chitarrista Graham Coxon.
La bellezza intramontabile di “Perfect day”, di Lou Reed, è senza paragoni. Dobbiamo tornare indietro nel tempo, addirittura al 1972, per trovare il riferimento cronologico esatto, ma la canzone non ha perso nulla dell’originaria intensità. Perfect Day è un inno struggente e affascinante e, al pari di “Imagine” di Lennon, rimarrà per sempre tra le più belle canzoni mai scritte e musicate.
Ci sono anche i Pulp, con un confetto dolce e delicato come “Mile End”, del 1996, allegra e sbarazzina, tra cori in falsetto e la seducente voce del cantante che conquista al primo ascolto.
Con Bedrock featuring KYO e la sua “For What you dream of, entriamo in un mondo fatto di discoteche, acidi e anfetamine, battiti cardiaci accelerati e scomposti da una techno che pulsa violenta nelle vene e si impossessa del corpo costringendolo a ballare senza freni inibitori. L’episodio della serata danzante in disco e della conquista di Renton, la scolaretta dai modi di fare maturi, ricordate?
Gli Elastica con “2:1” ci permettono di entrare in un intrigante tunnel musicale fatto di influenze rock, dance e punk e offrono una breve (2 minuti e 32 secondi) ma orecchiabile canzone
Letfield offre la sua “A final Hit”, del 1996, dove elettronica e dance si fondono creando un mix ipnotico, che fa da apripista al capolavoro per il quale il film è maggiormente ricordato, quello che è stato per anni l’inno di una generazione amante della techno, dei rave, delle feste sfrenate in discoteca, la lunga cavalcata creata dagli Underworld, “Born Slippy”, un viaggio onirico nella trance musicale. Quasi dieci minuti sospesi in quella ossessiva base musicale.
Bella, sempre più bella ad ogni ascolto, dispiace che gli Underworld siano spesso ricordati solo per questa canzone perché hanno comunque sfornato album di livello, ma quando il suono apre le sue ali accompagnato dalla leggerezza di quelle pianole senza età suonate magistralmente da Rick Smith sappiamo di stare ascoltando una tra le più belle musiche dance mai suonate.
Chiude l’album un Damon Albarn senza i Blur ma ugualmente ispirato con “Closet romantic, nella quale una base elettro-pop si intreccia con un sassofono che accenna appena qualche nota; si sentono campanelli, dei cori degni delle migliori voci bianche, e la calda e roca voce di Albarn che cita tutti i film più famosi di Sean Connery, del quale Sick Boy, nella pellicola, è un fan sfegatato.

 

Con questa canzone si concludono i settantacinque minuti di questa splendida colonna sonora, con alcuni gioielli musicali impedibili che la rendono una delle “Original Soundtracks” migliori che possiate mai ascoltare.
Insomma, se il buon vecchio Renton si trovasse insieme a noi nel nostro bel negozio di fiducia, mentre siamo intenti a scegliere senza troppa decisione il prossimo album da acquistare, ci sussurrerebbe con decisione all’orecchio: “Amico, scegli la vita, ma scegli soprattutto la colonna sonora di Trainspotting!”.

TRACKLIST:
1. Lust For Life - Iggy Pop
2. Deep Blue Day - Brian Eno
3. Trainspotting - Primal Scream
4. Atomic – Sleeper
5. Temptation - New Order
6. Night Clubbing - Iggy Pop
7. Sing – Blur
8. Perfect Day - Lou Reed
9. Mile End – Pulp
10. For What You Dream Of – Bedrock
11. 2:1 – Elastica
12. A Final Hit – Leftfield
13. Born Slippy – Underworld
14. Closet Romantic - Damon Albarn

Antonio Benforte.
Recensione già apparsa su www.ciao.it e su www.lankelot.com

 

ISBN/EAN: 
0724383719020

Commenti

Evocata e pubblicata! Siamo stati dei negromanti. Grazie Antonio.

L'ho appena finita di ascoltare: ?Born Slippy? da paura.

Ah, anche Temptation dei New Order.
Gianfrà, da fan dei Joy Division (più di Curtis, ok), hai seguito anche la successiva carriera col "nuovo ordine"? ti piacciono, insomma?

Decisamente più di qualche anno fa. A partire magari dal primissimo disco, che come Closer insegna è in effetti l'ultimo dei Joy Division. Si chiama "Movement", c'è un pezzo dedicato proprio a Curtis (ICB). Il resto della loro (ricca) produzione è disco, elettronica e pop. Uno degli album migliori è "get ready". Tra i singoli, in assoluto, segnalo "Blue Monday", "Crystal", "Regret".

Io andai in fissa con "60 km away", o un titolo simile, uscito pochi anni fa.
Per il resto li conosco molto poco.

Io rimango legatissimo a "true faith" (1987), per parecchi motivi.

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