Gli Area sono uno dei gruppi più complessi e rivoluzionari della musica italiana.
Si tratta di una formazione progressive–rock, non ci sono dubbi, ma risulta difficile inquadrare la band di Demetrio Stratos in schemi predefiniti, perché l’esperienza sperimentale del gruppo è tra le più importanti della penisola.
“Arbeit Macht Frei – Il lavoro rende liberi”, del 1973 è, di sicuro, il lavoro più importante del gruppo,.
Il fluire epocale di brani come “Luglio, agosto, settembre (nero)”, “L’abbattimento dello Zeppelin”, “240 chilometri da Smirne”, si collocano con energia tra le canzoni più importanti della storia della musica italiana.
È difficile partire da un punto preciso nel parlare di questo disco, perché è come trovarsi di fronte ad un immenso arcipelago dalle numerose isole, tutte necessarie per apprezzare la natura geografica del territorio: potrei iniziare dalla voce di Stratos, capace di raggiungere vette inarrivabili, percorrere sentieri tortuosi, tra gorgheggi, saliscendi, scale, quadrifonie, con un’estensione vocale mai sentita prima; o descrivere i virtuosismi musicali del gruppo, che inglobano stili e influenze diverse, soprattutto prog, ma anche jazz, folk, musica etnica e araba.
Questo è il primo long playing degli “Area”, datato 1973, forse il più famoso, di certo il meno ostico all’ascolto, privo di alcune asprezze e ruvidezze sonore che caratterizzano altri lavori; è un disco rivolto al passato, ma che non smette di guardare al futuro, che si inchioda nei drammatici anni Settanta e risulta, allo stesso tempo, tremendamente attuale.
La copertina del disco è il simbolo della voglia di sperimentare della band, con quel pupazzo di legno racchiuso e strozzato da un lucchetto, del quale ha lui stesso la chiave, ma che forse non riuscirà mai ad aprire; ancora più duro il retro del disco, con i componenti della band stesi abbattuti tra la falce e il martello, una pistola, un angelo in volo e una bambola abbandonata al suo destino, mentre la scritta ci ricorda l’orribile frase “il lavoro rende liberi”, e che l’orrore difficilmente può essere cancellato dallo scorrere del tempo.
Un concept–album (così si definiscono i lavori musicali che hanno un tema comune in tutte le tracce, in questo caso la presa di coscienza degli orrori compiuti dall’uomo) per un gruppo al di fuori di schemi e nazioni, internazionale con uno sguardo al medioriente, creatore di musica universale nei testi e nella musica. Una voce unica, quella di Demetrio Stratos, che ci è stato portato via dalla leucemia troppo, troppo giovane, quando il suo ardore, la sua ugola, la sua persona erano ancora troppo necessari alla musica; gli oltre i settemila hertz vocali da lui raggiunti non sono soltanto un dato statistico, sono il simbolo di tutta la sua forza e la sua grandezza.
Le sonorità arabe di “Luglio, agosto, settembre (nero)” rapiscono l’ascoltatore, sin dalle prime note. La voce di Stratos intona: “Giocare col mondo facendolo a pezzi bambini che il sole ha ridotto già vecchi”, oppure: “Forse così sapremo quello che vuol dire affogare nel sangue tutta l’umanità”. Apre squarci di agonia, pagine del passato e del che gradiremo cancellare dalle nostre menti, ma sono sempre lì, nitide ed evidenti, a ricordarci la barbarie dei nostri tempi.
La batteria apparentemente sconclusionata di “Arbeit Macht Frei” ci trasporta alla dura realtà, con l’immagine della scritta presente all’ingresso dei campi di concentramento nazisti. Il disprezzo verso tutti i morti di tutte le guerre, l’agonia che sale nota dopo nota, un sax che suona frenetico su una batteria piena di aggressività, il canto straziato e vigoroso di Stratos, il delirio musicale si prolunga magnifico per quasi otto minuti, in una performance da brividi.
Notevole è anche la disillusione di “Consapevolezza”, ballata rock progressive di sei minuti con alcuni intermezzi sonori irresistibili: il sax è presente anche qui e sembra magico, il suono è più rock rispetto al resto dell’album, ed alcuni sprazzi di genialità sono da pelle d’oca.
La successiva “Le labbra del tempo” si collega perfettamente alla precedente, rispolvera suoni soft che improvvisamente si trasformano in schiaffi aggressivi, mentre su testi molto significativi Stratos eleva il suo canto: “solo chi è nudo riesce a capire la tua forza muta che comunica realtà”. Il progressive rock non è mai stato così intenso.
La bellissima “240 chilometri da Smirne”, con il sax sempre in primo piano, è una scarica di improvvisazioni in libertà,.
Chiude l’album “L’abbattimento dello Zeppelin”: partenza leggera, quasi sussurrata, poi un segnale, simile ad un fischio, colpi di batteria, ancora percussioni e vibrazioni, poi una vibrante apertura jazz, grida di Stratos, la follia dei suoni e delle improvvisazioni cantate che lasciano inermi e sconvolti l’ascoltatore. Audace ed estrema, lascia senza fiato.
Fine del disco–capolavoro. “Arbeit Macht Frei” rappresenta uno dei dischi più belli e importanti della musica italiana, un pesante grido di rabbia, di dolore, di amarezza, alla società degli anni Settanta, che suona tremendamente attuale ai nostri giorni: un viaggio tra i suoni, le melodie, i virtuosismi vocali, che è davvero difficile cancellare dalla mente.
Quando la musica è rivoluzione, per non dimenticare mai gli orrori della storia.
TRACKLIST:
1 - Luglio, Agosto, Settembre (nero)
2 - Arbeit macht frei
3 - Consapevolezza
4 - Le labbra del tempo
5 - 240 chilometri da Smirne
6 - L’abbattimento dello Zeppelin
DISCOGRAFIA:
Arbeit Macht Frei (Cramps 1973)
Caution Radiation Area (Cramps 1974)
Crac! (Cramps 1975)
Are(A)zione (Cramps 1975)
Maledetti (Maudits) (Cramps 1976)
Anto/Logicamente (Cramps 1977)
Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano! (Ascolto 1978)
Event ’76 (Cramps 1979)
Tic and Tac (Ascolto 1980)
Parigi Lisbona (1996)
Chernobyl 7991 (1997)
BREVI INFORMAZIONI BIODISCOGRAFICHE
Gli Area, rappresentano uno dei gruppi progressive più importante e influenti del rock italiano. La band, composta da. DEMETRIO STRATOS (voce), GIULIO CAPIOZZO (batteria), LEANDRO GAETANO (tastiere), PATRICK DJIVAS (basso), si caratterizza, sin dall’inizio, per la grande voglia di ricerca e sperimentazione sonora, grazie, soprattutto, alle immense capacità vocali del cantante Stratos. Il primo disco importante e rivoluzionario è “Arbeit macht frei – Il lavoro rende libero”, entrato di diritto tra i più belli della musica italiana. La band si caratterizzerà sempre per l’impegno politico, spesso portando avanti idee filoarabe e antiamericane. L’impegno musicale, intanto, continua, e si susseguono, nel tempo, altri album importanti, come Crac! (Cramps 1975), Are(A)zione (Cramps 1975) e Maledetti (Maudits) (Cramps 1976). Questa vena ispirata e creativa, però era destinata ad esaurirsi presto e tragicamente, poiché nel 1979, Demetrio Stratos, colpito da un male improvviso e incurabile, lascerà la band priva della sua splendida e indimenticabile voce
Antonio Benforte, 10 marzo 2005.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.com.
Commenti
Rapace su "Arbeit" degli Area!
"Gli Area sono uno dei gruppi più complessi e rivoluzionari della musica italiana.
Si tratta di una formazione progressive?rock, non ci sono dubbi, ma risulta difficile inquadrare la band di Demetrio Stratos in schemi predefiniti, perché l?esperienza sperimentale del gruppo è tra le più importanti della penisola."
> "Rivoluzionari", in contesto Area, assume sempre valenza ambigua e doppia; musicalmente e ideologicamente. Tecnicamente non sempre sono inquadrabili, non ci piove:)
"potrei iniziare dalla voce di Stratos, capace di raggiungere vette inarrivabili, percorrere sentieri tortuosi, tra gorgheggi, saliscendi, scale, quadrifonie, con un?estensione vocale mai sentita prima; o descrivere i virtuosismi musicali del gruppo, che inglobano stili e influenze diverse, soprattutto prog, ma anche jazz, folk, musica etnica e araba."
> http://it.wikipedia.org/wiki/Demetrio_Stratos per quanti volessero approfondire l'incredibile questione della voce di Stratos.
"Le sonoritàarabe di ?Luglio, agosto, settembre (nero)? rapiscono l?ascoltatore, sin dalle prime note. La voce di Stratos intona: ?Giocare col mondo facendolo a pezzi bambini che il sole ha ridotto già vecchi?, oppure: ?Forse così sapremo quello che vuol dire affogare nel sangue tutta l?umanità?. Apre squarci di agonia, pagine del passato e del che gradiremo cancellare dalle nostre menti, ma sono sempre lì, nitide ed evidenti, a ricordarci la barbarie dei nostri tempi".
> ocio a "sonorità arabe".
Barbarie dei nostri tempi o della razza umana o delle società occidentali? Pensaci bene. Hobsbawm dice che abbiamo appena superato, per molti aspetti, l'età dell'oro - la prima della storia...
"un pesante grido di rabbia, di dolore, di amarezza, alla società degli anni Settanta, che suona tremendamente attuale ai nostri giorni: un viaggio tra i suoni, le melodie, i virtuosismi vocali, che è davvero difficile cancellare dalla mente.
Quando la musica è rivoluzione, per non dimenticare mai gli orrori della storia."
> ... anche quelli discografici;).
Ottimo contributo, Ant.
[Area] Forse la migliore
[Area]
Forse la migliore delle bands nate in quella irripetibile stagione del "pop" progressive italiano, ma non a caso non esattamente classificabile dal punto di vista musicale all'interno di quel particolare genere.
Troppo sperimentale e troppo legata al jazz per poter assomigliare a qualsiasi altra band italiana. Forse i dedalus, juri camisasca e il primo battiato avevano qualcosa a che spartire, non a caso questi ultimi ne condividevano l'etichetta ("cramps"). Si può loro perdonare tutta la retorica pseudorivoluzionaria dei testi (ma, del resto, a quante altre bands italiane dovremmo perdonare l'insulsaggine o la supponenza dei testi?) per accogliere tutta la forza e l'energia della musica e della voce di Stratos.
[area] buongiorno, Man, ben
[area] buongiorno, Man, ben ritrovato. Scrivi: "Troppo sperimentale e troppo legata al jazz per poter assomigliare a qualsiasi altra band italiana. Forse i dedalus, juri camisasca"
> Ci racconti qualcosa dei Dedalus e di Juri Camisasca? Ammetto i miei limiti, mi mancano entrambi:). Se ti va di schedare uno dei loro dischi sarebbe una gran cosa...e potrebbe essere il tuo primo articolo. pensaci;)