Parli degli Almamegretta e pensi subito al nomadismo, ad anime migranti pronte a penetrare nelle sonorità del mondo e a farsi attraversare, fiduciose e impazienti, dai ritmi e dalle melodie raccolte negli angoli più nascosti del globo terrestre.
Pensi a Napoli, al sole caldo e al mare schiumoso, ai vicoli ombrosi e al Vesuvio dormiente, ma non solo a questo; nella tua mente balenano improvvise immagini di luoghi ignoti e terre lontane, dall’Africa all’India, passando per Bristol, Manchester e Seattle; immagini una sorta di empatia costruttiva tra culture distanti chilometri, percepisci la profonda fusione di stili e influenze musicali maturata in maniera autonoma e personale.
Ascolti dapprima gli strumenti popolari e le influenze dialettali dei primi dischi, il richiamo alla tarantella e alla tammorra dell’intenso “Sanacore 1.9.9.5.” e l’immediatezza dell’esordio “Figli di Annibale” del 1992, per poi sgranare gli occhi e non credere alle orecchie quando queste radici partenopee riescono a fondersi mirabilmente con l’elettronica, il drum’n’bass, il reggae, il funky e addirittura la techno e l’house. Ti rendi conto che non si tratta solo di un buon gruppo che fa dell’ottima musica.
Senti il cuore, la passione e la carica emotiva di chi è vissuto per la musica e con la musica, si è nutrito di essa, e partendo dalle pendici del Vesuvio è diventato un punto di riferimento per molti musicisti all’alba del ventunesimo secolo.
La copertina del disco “Lingo”, sesto album in studio della band partenopea, ritrae una mano rossiccia e robotica, crocevia di strade e canali di matrice elettronica, solcata da vene-strade sulle quali è indicato un luogo in particolare, al centro del palmo, contrassegnato da un punto rosso in evidenza, mentre sulla destra della mano parte del labirinto di strade assume un particolare colore azzurrognolo.
Le 11 canzoni dell’album sono tutte in bilico tra i generi musicali e si caratterizzano per la forte personalità della voce di Raiz:
“Gramigna” inizia con il selvaggio lamento di Raiz che recita in un’atmosfera resa tetra dall’eco finale che accompagna le parole: “Lassateme sta’ ma che vulite ‘a me/iatevenne nun ve voglio vede’”. La musica parte frenetica, tra il funky tribale e il rap, la lingua napoletana ricorda l’arabo e l’inglese, attraverso il quale Raiz offre una dura ed efficace lezione per sopravvivere nella giungla metropolitana: “sienteme a me sienteme a me / si quaccheduno te vo’ vattere tu nun te ‘o tene’ / sienteme a me fa’ comme me / aggio vuttato sotto e ‘ngoppo chello ca nun putevo vede’”. Fa da controcanto un improvviso e travolgente rap inglese cantato da una nervosa e arrabbiata voce femminile, che torna successivamente a rimarcare il ritornello della canzone. Le due voci si sposano alla perfezione creando un’asse Napoli – Londra dall’impatto sonoro unico ed emozionante.
“Rootz” è la seconda traccia, malinconica e suggestiva nella musica, bellissima nel testo che mescola sapientemente napoletano e inglese passando per “Londra Francia Spagna Tunisia”. La base musicale, piuttosto ossessiva all’inizio, diventa più leggere grazie ai piacevoli campionamenti che evocano piacevoli paesaggi multietnici. La parte finale è tutta composta da un affascinante rap, una voce maschile e roca canta: “we’re satellites of souls/beaming and receiving/replacing world of stories/that you’ve been omitting”.
“47” è una canzone magica e indimenticabile, dal testo magnifico che dimostra tutta la maturità compositiva della band: vengono abilmente descritti gli ultimi istanti della vita di un giovane criminale napoletano, cresciuto tra i vicoli, impennando sul motorino con la pistola in tasca, un ragazzo forse ancora piccolo ma già uomo, segnato inesorabilmente dalla vita e dal contesto nel quale è cresciuto. Questa è la sorte che attende molti dei piccoli delinquenti, uccidere o essere uccisi per sopravvivere in un microcosmo flagellato dalla violenza gratuita: “Luna chiena notte 'e viennarì/ll'aria è doce troppo doce pe' muri'/tu che dici oggi o dimane è 'o stesso/ma a vinte anne me pare troppo ambresso”.
“Black Athena”, primo singolo ballabile e ritmato, è una violenta scarica di adrenalina segnata dalle grida di Raiz che si alternano ad un caldo rap inglese, con un ritornello che propone una interessante interrogativo, aprendo la mente sulla possibilità di convivere senza differenze etniche date unicamente dal colore della pelle: “look back athena was black athena was black if you look back / ma te hai visto bbuono int’ ‘o specchio ma te hai maje guardato ‘nfaccia”: anche Atena, la divinità greca della guerra e della sapienza forse aveva la pelle nera, discendiamo tutti dal popolo africano, le nostre radici sono legate all’Africa in modo inscindibile.
“Ninas” è una tecnologica filastrocca che miscela voci di bambini, suoni distorti, voci mixate e robotiche: il ritmo è veloce e si alterna a lamenti tipici di una casbah e strani versi di paesi lontani. Una traccia totalmente strumentale che rende chiara la capacità della band di mischiare suoni lontani e apparentemente contrastanti.
“Berberia” è una seconda traccia strumentale, soft e delicata, evoca le profondità marine, con echi, suggestioni lontane, violini, gocce d’acqua, suoni elettronici. Una preziosa gemma delicata e sublime.
“Fatmah” è araba nel suono e nella voce di Raiz che sembra provenire dai vicoli di qualche mercato dell'Arabia: “Marò comme sì bella e nun ‘o ssaje / nun saccio bbuono chello ca me faje amaro / È o ddoce ca me fa’ ‘mbriaca’ / guardo, sperisco e nun pozzo tucca’”. Viene descritta la bellezza di una donna incredibilmente affascinante, capace di far perdere la testa a chiunque. La musica araba si mescola con l’Oriente e con i violini per dare vita ad una delle tracce più belle del disco.
“En-Sof” è una canzone che emoziona ad ogni ascolto. En-sof, o meglio Senza Fine, l’infinito, nella Torah1 rappresenta l’assoluta incapacità di conoscere totalmente Dio, che è tutto e il niente, ovunque e sempre, e secondo le parole degli Almamegretta: “tu si chello ca accummencia e chello ca È fernuto ggia / en-sof tu chello si’ pe’ mme / tu si’ ‘e stelle si’ a terra ca rispira e i’ rispiro appriesso a te”.
La tribale “Suonno” fa un grande uso di tamburi e grancasse, aggiunge una base quasi techno e dà vita alla terza traccia strumentale, più nevrotica e ossessiva delle precedenti, con strani cori in una lingua sconosciuta e lamentevole che ripete ritornelli incomprensibili, mentre l’unica parola napoletana che riusciamo a capire è “suonno”.
“Respiro” è una lenta e intensa poesia in musica, dalla melodia delicata e avvolgente e dal testo meraviglioso: “i’ respiro / ma nu abbasta ancora nun abbasta / nun abbasta si nun rispiri tu vicino a me”. Una splendida dichiarazione d’amore che testimonia il dolore nel non avere più vicino la persona amata.
“Fratelli” è l’ultima canzone del disco, offre 28 secondi di pianole e sonorità elettroniche, resta improvvisamente muta per quasi sei minuti per poi ricominciare con un innovativo e trascinante sound da club londinese, leggero ma pieno di stile, tra voci femminili e ritmi dance-house ideali per scatenarsi in pista: c’è la voce di Raiz, il suo napoletano stretto, per una ghost-track inaspettata e particolarmente intrigante.
Questo è l’album, non può mancare nella collezione di chi apprezza il sound e le melodie del gruppo partenopeo. Chi è abituato ai precedenti lavori lo troverà sostanzialmente diverso per la presenza di un numero consistente di elementi nuovi, influenze e stili provenienti dall’Africa come da Londra e da Napoli.
Un album cosmopolita e internazionale, ma allo stesso tempo legato saldamente alle radici partenopee.
Un album universale e magnifico, che supera le barriere e i confini e avvicina i popoli, parlando con l’unico esperanto capace di comunicare senza problemi ai cittadini di tutto il mondo: il linguaggio della musica suonata con il cuore.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
Vulgus (Sanacore, 2008)
Dubfellas (Sanacore, 2006)
Sciuoglie 'e cane live 2004 (doppio live) (Sanacore, 2003)
Sciuoglie 'e cane (Sanacore, 2003)
Venite! Venite! (BMG-Ricordi, 2002)
Imaginaria (BMG-Ricordi, 2001)
4/4 (BMG 1999)
Lingo (BMG 1998)
Indubb (BMG-Anagrumba, 1996)
Sanacore 1.9.9.5. (BMG-Anagrumba, 1995)
Fattallà (EP) (BMG-Anagrumba, 1994)
Animamigrante (BMG-Anagrumba, 1993)
Figli di Annibale (BMG-Anagrumba, 1992)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Una storia dai mille percorsi artistici quella costruita dal gruppo partenopeo “Almamegretta”. Nata verso la fine degli anni Ottanta dal magico incontro del carisma vocale del Raiz con le notevoli capacità musicali di Gennaro T, D Rad e Paolo, la band dell’Anima Migrante si impone subito all’attenzione di critica e pubblico riscontrando numerosi consensi a livello nazionale.
Frenetica l’attività musicale del gruppo, che porta all’incisione di “Figli di Annibale” nel 1992, seguito da “Anima Migrante” nel 1993, “Fattallà” dell’anno successivo mentre verrà registrato nel 1995 il capolavoro “Sanacore 1.9.9.5.”.
“Lingo” è l’album della definitiva consacrazione internazionale, del 1998, nel quale Raiz e soci riescono a far confluire nei solchi della loro sperimentazione le influenze musicali più disparate e a creare un disco ricco di idee interessanti, senza dubbio lo spartiacque tra la produzione maggiormente legata alle sonorità partenopee e quella tesa verso l’elettronica, l’house, il dub e il funky farcito di campionamenti. Con “4/4”, “Imaginaria” e il cd live “Venite! Venite!”, si confermano come una delle band italiane più considerate all’estero. Nel 2002 le strade degli Almamegretta e del cantante Raiz si dividono, e nel 2004 esce il primo album del gruppo senza il cantante storico, “Sciuoglie ‘e cani”, efficace miscela di suoni e melodie elettroniche, con la partecipazione di numerosi artisti del panorama nazionale. Il primo novembre del 2004, a causa di un incidente stradale, si spegne l’anima musicale del gruppo, Stefano D.Rad, mago dei suoni e dei campionamenti, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore della band e di tutti coloro che amano la musica degli Almamegretta.
Almamegretta - Lingo di rapace
Almamegretta - Sanacore 1.9.9.5 di rapace
Antonio Benforte, 14 dicembre 2004.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.com, in versione più breve e leggermente modificata.
Commenti
Rapace su "Lingo" (1998) degli Alma!
"Parli degli Almamegretta e pensi subito al nomadismo, ad anime migranti pronte a penetrare nelle sonorità del mondo e a farsi attraversare, fiduciose e impazienti, dai ritmi e dalle melodie raccolte negli angoli più nascosti del globo terrestre.
Pensi a Napoli, al sole caldo e al mare schiumoso, ai vicoli ombrosi e al Vesuvio dormiente, ma non solo a questo; nella tua mente balenano improvvise immagini di luoghi ignoti e terre lontane, dall?Africa all?India, passando per Bristol, Manchester e Seattle; immagini una sorta di empatia costruttiva tra culture distanti chilometri, percepisci la profonda fusione di stili e influenze musicali maturata in maniera autonoma e personale."
> E' un incipit molto poetico, e sai qual è l'asse portante per ribadire il cosmopolitismo di Napoli? Piovene, quando nel Viaggio in Italia scrive le più belle - a memoria mia - pagine sulla Campania e su Napoli di tutti i grand tour della storia, spesso anzi altrove critiche nei vostri confronti, assimilando la tua città a Parigi, spiegando perché tu oggi leggi un respiro del genere nella musica di una band.
Tu e lui avete la stessa percezione del substrato culturale partenopeo...
"?Gramigna? inizia con il selvaggio lamento di Raiz che recita in un?atmosfera resa tetra dall?eco finale che accompagna le parole: ?Lassateme sta? ma che vulite ?a me/iatevenne nun ve voglio vede??. La musica parte frenetica, tra il funky tribale e il rap, la lingua napoletana ricorda l?arabo e l?inglese,"
> Verissimo. Arabo e inglese. Ci siamo arrivati...
http://www.youtube.com/watch?v=IdID73trWuY
"?Ninas? è una tecnologica filastrocca che miscela voci di bambini, suoni distorti, voci mixate e robotiche: il ritmo è veloce e si alterna a lamenti tipici di una casbah e strani versi di paesi lontani. Una traccia totalmente strumentale che rende chiara la capacità della band di mischiare suoni lontani e apparentemente contrastanti. "
> Tu devi scrivere un libro su Napoli, completo di digressioni pop, musica leggera e letteratura e cinema, raccontando la Napoli estranea al melodico - in tutti i sensi. Fidati di me...
"Un album universale e magnifico, che supera le barriere e i confini e avvicina i popoli, parlando con l?unico esperanto capace di comunicare senza problemi ai cittadini di tutto il mondo: il linguaggio della musica suonata con il cuore."
> ... e in questo paragrafo s'annida la chiave di lettura dell'opera che ora sto immaginando.
Ciao caro.
2 - grazie per il complimento.
Purtroppo Piovene non l'ho mai letto.
4 - ma daaaaai.
qualcosa in cantiere c'è, però.
http://www.youtube.com/watch?v=mctUU9_Ck00
Black Athena!
6, 2 - in economica Baldini Dalai a 7 euro e 90, 1000 pagine:)
Che aspetti?