Afterhours

(Non è per sempre)

Afterhours

“(Non è per sempre)”, terzo album in italiano della band milanese degli Afterhours, è un disco del 1999, prodotto dalla Mescal e distribuito dalla Sony; esce a due anni di distanza dal capolavoro riconosciuto del gruppo, osannato dalla critica e amato follemente dal pubblico, quel “Hai paura del buio?” che entra di diritto tra i cinque album italiani più belli del decennio appena trascorso. Sulla copertina un uomo, forse il cantante e frontman Manuel Agnelli, fotografato dal gomito in giù, sembra essersi appena voltato, per iniziare un cammino nuovo, verso nuovi suoni e nuove canzoni, forse le più romantiche del repertorio Afterhours. I colori del booklet e della custodia del cd risultano psichedelici e distorti, privilegiando le tonalità inquietanti di giallo, di verde e di nero.

Tredici le canzoni, tutte di altissimo livello: “Milano circonvallazione esterna” è molto diversa dallo stile del gruppo, così influenzata dall’elettronica, organi e batteria psichedelici e mai sentiti prima nelle loro canzoni. La voce di Manuel è quasi in falsetto, risuona tetra anche a causa di uno strano effetto “eco”: la canzone rispecchia a pieno l’atmosfera decadente della periferia remota di Milano, per poi compiere un’amara riflessione sulla moderna società: “qui non ho il diritto di non essere felice di non sentirmi vivo nella mediocrità che mi propini...”.
“Non è per sempre” è una delicata e dolce ballata, chitarra acustica in primo piano. Il testo è triste, sulla caducità della vita e l’importanza di dare sempre il tutto per tutto, non lasciarsi abbattere dalle circostanze e sfruttare tutte le proprie possibilità: “...ma non c’è niente che sia per sempre perciò se è da un po’ che stai così male il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire...”. Con la terza canzone dell’album, “La verità che ricordavo”, torna il rock più duro, ossessionante nel testo e nella musica: batteria in evidenza, suoni distorti, splendido crescendo finale, per una canzone che riempie di energia e potenza.
Di nuovo la calma, con “Oppio”, canzone stupefacente e visionaria: la voce di Manuel è onirica e delicata, le sensazioni sonoro sono claustrofobiche e anticipano un finale purificatore: “forse presto l’aria si esaurirà, ma il vuoto crea stabilità o forse sei il respiro che mi pulirà, mi pulirai se vuoi...”.
Con “Non si esce vivi dagli anni ‘80”, l’impietosa e graffiante l’ironia degli Afterhours torna ad esplodere sulla ridicola società degli anni Ottanta, dai quali è davvero difficile uscire con la mente non intaccata da falsi miti e improbabili stili di vita. Il discorso è da allargarsi anche ai nostri anni, a quello scatolone luminoso che è la tv, cattiva maestra che ci riempie la testa di falsi modelli facendoci, spesso, perdere di vista la realtà e la reale importanza delle cose.
“In questo pianeta birichino voglio pensarla a modo mio, ma per non esser buono e finto come voi dovrei uccidere tutti i miei eroi; e io non voglio restar solo che fondamentalmente poi m’annoio il fuoco è bello si ma brucia mia vergine baby fiducia...”: è “Baby fiducia”, scanzonata e allegra canzoncina che, in realtà, nasconde critiche feroci alla società, l’ironia è straripante e micidiale, per una canzone da ascoltare con molta attenzione: “la mia generazione ha un trucco buono critica tutti per non criticar nessuno e fa rivoluzioni che non fanno male così che poi non cambi mai...”.
“Tutto fa un po’ male” è una canzone amara e pessimista ma, allo stesso tempo, forte e decisa. La batteria scandisce il tempo della presa di coscienza di una triste verità, che “vivere così, non somiglia a morire?”.
“Superenalotto” rappresenta, forse l’episodio meno riuscito del disco, musicalmente parlando, ma il testo vale la pena di essere letto e ascoltato: la metafora del sistema del superenalotto per comprendere come va il mondo.
“L’inutilità della puntualità”, di impianto sonoro live e acustico, è ritmica e travolgente, il testo è all’altezza del resto dell’album, pur sempre con molta ironia e crude verità: rabbia che esplode, alla fine, quando Manuel grida: “Milano non è la verità”.
“L’estate” è una canzone bellissima, episodio magico e pregiato, la storia di un amore vissuto con passionalità e incoscienza, senza la razionalità del cervello, eros e thanatos si sposano in questa commovente poesia: “Ogni goccia di saliva che c’è in te ho cercato di sentirla mia la tua bocca cieca che mi aspetta sento che ha ragionevolmente fretta”. Testo e musiche molto ricercate, sofisticate, che esplodono improvvisamente in rumori, brusii, fruscii, con la chitarra di Xabier Iriondo che esplode selvaggia e incontenibile.
“Bianca”, canzone d’amore romantica e pop, è il primo singolo dell’album: si tratta di una canzone da radio, ma non per questo commerciale, né nel testo, né nella musica. In più, una delle frasi più belle del disco: “Se c’è qualcosa che è immorale, è la banalità...”
“Oceano di gomma” vale, da sola, l’acquisto dell’album: poesia struggente per un amico da poco scomparso; è la punta più alta dell’intero album, una magia ed un lirismo mai raggiunto prima: “Quando ti ho sognato eri una goccia in un oceano di gomma credo in te come tu credevi in me? un fiore d’oppio in porcellana e roccia...beh almeno tu sei vero anche se sei solo pensiero chi di noi due è reale tu non sei più vivo e io non sono mai stato capace di amare...”
Ultimo episodio è la crescente ballata “Cose semplici e banali”, di forte impatto sonoro ed emotivo, suoni particolari accompagnano splendide parole: “Oggi le mie mani sembrano d’avorio è l’inizio di una nuova era anche per me Oggi è mattino e mi ha afferrato lucido e se fossimo noi ad esser sbagliati e se fossimo noi pazzi e malati hai il coraggio o no?”.

“(Non è per sempre)” è un disco complesso e dalle mille anime. È un disco di transizione, nel quale si assiste, soprattutto, alla scontro delle genialità di Manuel Agnelli – testi e voce – e Xabier Iriondo – chitarra, le due anime della band. Dopo di questo disco, però, le strade dei due si divideranno, portando gli Afterhours verso la rivoluzione sonoro del successivo “Quello che non c’è”. C’è chi ha scritto che in questo album degli Afterhours manca il vero rock, ma credo che, in realtà, si sia fuso e mescolato con altri generi, tra cui un pop denso, forte e incisivo.
Il risultato è quello di un disco splendido, dove l’ironia sociale e dissacrante tipica dei testi degli Afterhours si affianca a canzoni d’amore, d’affetto, di riflessione sul nostro mondo e sulla nostra società.
Un altro capitolo, insomma, di una delle migliori band italiane di tutti i tempi.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE
During Christine’s sleep (Vox Pop,1990) 
Pop kills your souls (Vox Pop, 1993) 
Germi (Mescal, 1995) 
Hai paura del buio? (Mescal, 1997) 
Non è per sempre (Mescal, 1999) 
Siam tre piccoli porcellin (Mescal, 2001) 
Quello che non c’è (Mescal, 2002) 

BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Gli Afterhours sono una delle migliori rock band italiane di tutti i tempi.
La loro formazione attuale vede Manuel Agnelli alla voce, Giorgio Prette alla batteria, Dario Ciffo al violino, Andrea Viti al basso e Fidel Fogaroli alle tastiere. Nel 1990 esce il loro album d’esordio DURING CHRISTINE’S SLEEP, interamente in inglese, molto apprezzato anche oltreoceano. L’avventura continua e nel 1993 esce POP KILLS YOUR SOUL. Del 1995 è il primo album in italiano, GERMI, che vede la canzone “Dentro Marilyn” reinterpretata addirittura da Mina (con il titolo “Tre volte dentro me”). Nel 1997 gli Afterhours registrano l’album HAI PAURA DEL BUIO?, uno dei migliori album rock della storia musicale italiana, secondo alcune delle più importanti riviste specializzate. Del 1999 è il successivo disco (NON È PER SEMPRE). All’inizio del 2001 la band pubblica un doppio live, SIAM TRE PICCOLI PORCELLIN, un cd elettrico ed uno acustico. Dopo l’uscita del chitarrista Xabier Iriondo, anima del gruppo, la band si reinventa, e nel 2002 dà vita a QUELLO CHE NON C’È, nuovo album di studio, intriso di sonorità più cupe e decadenti. 

Afterhours in Lankelot:
Afterhours - (Non è per sempre) di rapace
Afterhours - Germi di rapace
Afterhours - Hai paura del buio? di rapace
Afterhours - Quello che non c'è di rapace

Antonio Benforte, 7 marzo 2005.

Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.com.

ISBN/EAN: 
0094638106920

Commenti

recupero di Rapace!

"?Non è per sempre? è una delicata e dolce ballata, chitarra acustica in primo piano. Il testo è triste, sulla caducità della vita e l?importanza di dare sempre il tutto per tutto, non lasciarsi abbattere dalle circostanze e sfruttare tutte le proprie possibilità: ??ma non c?è niente che sia per sempre perciò se è da un po? che stai così male il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire??. "

> http://www.youtube.com/watch?v=pAxSQXbaS7U

gran pezzo.

"?(Non è per sempre)? è un disco complesso e dalle mille anime. È un disco di transizione, nel quale si assiste, soprattutto, alla scontro delle genialità di Manuel Agnelli ? testi e voce ? e Xabier Iriondo ? chitarra, le due anime della band. Dopo di questo disco, però, le strade dei due si divideranno, portando gli Afterhours verso la rivoluzione sonoro del successivo ?Quello che non c?è?. C?è chi ha scritto che in questo album degli Afterhours manca il vero rock, ma credo che, in realtà, si sia fuso e mescolato con altri generi, tra cui un pop denso, forte e incisivo."

> Un'evoluzione prevedibile, forse, e in linea con quel che potevano domandare i vecchi fan che erano cresciuti con loro. Da qui a Sanremo, sicuramente, ce ne passava:).

2. bella ballata. ma i miei pezzi preferiti nel disco sono altri.
soprattutto Cose semplici e banali

ops. quissu se ne ascoltano solo 28 secondi. che fregatura.

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