1997. Con “Hai paura del buio?” gli Afterhours daranno nuova luce ad un rock italiano che ormai sembrava essersi perso per strada. Il gruppo milanese aveva già fatto presagire un’ottima qualità musicale con “Germi”, del 1995, apprezzato anche oltreoceano da Dave Grohl dei Foo Fighters, ma con questo album raggiungebun equilibrio ineguagliabile tra testi e e musiche che esprimono la quintessenza del rock, confermando in pieno la grande voce di Manuel Agnelli e le grandissime doti di Xabier Iriondo.
In questo disco, continuando sulla stessa linea del precedente, abbondano chitarre elettriche e acustiche, percussioni, organi, nastri, rumori di fondo, pianoforti, pianole Bontempi, “voci dalla paura” – come riportato sul booklet – si fondono dando vita all’album più maturo e diretto della band, rabbioso e amaro al punto giusto, che stupisce, soprattutto, per particolarità e creatività.
Ed è così che, attraverso le diciannove tracce dell’album, ci si può rendere conto della forza graffiante di tutte le canzoni, tutte potenziali singoli, di un impatto emotivo e sonoro inconfondibile e indimenticabile.
Dopo le note scomposte e distorte del breve brano d’apertura, che dà il titolo all’intero disco, si parte dalla constatazione dei nostri tempi, dove cambiare rotta e stile è diventato un dogma per essere al passo con il mercato. “1.9.9.6.”, infatti, è una canzone ironica e malinconica, presa di coscienza delle ambiguità della nostra epoca. Segue il violento e ribelle rock – punk di “Male di miele”, che esplode vitalità, dinamismo e rabbia da ogni singola nota, e si sviluppa attraverso un testo originale e grintoso, contenente una delle frasi più famose della band: “e la grandezza della mia morale è proporzionale al mio successo così ho rifatto il letto al meglio sai che sembra non ci abbia dormito mai”. La quarta traccia è la bellissima e struggente “Rapace”, fenomenale miscela di delicatezza e aggressività, una delle canzoni più intense dell’intero disco. Particolarmente suggestivo, come sempre, il testo: “Verrò come un rapace a mutilare la pace dentro nel tuo cuore, eppoi se vuoi la mia reazione essia essia essia essia essia!” Altro momento di grande intensità è l’incipit di “Elymania”, e la carica di adrenalina che riesce a trasmettere per tutta la durata del brano (“Hai la rivoluzione in te mi convinci a risorgere gioia sperimentale le tue mani sopra di me”), semplice e diretto come pochi altri nella discografia della band, un vero pugno nello stomaco.
Il giro su questa splendida giostra musicale continua a ritmi frenetici, con “Pelle”, una delle canzoni più conosciute e cantate della band, che risulta ancora più bella suonata dal vivo, ai concerti.
Poco meno di due minuti vertiginosi e ossessivi sono quelli che pervadono l’aggressiva “Dea”, canzone che sembra fatta apposta per pogare, dimenarsi e scatenarsi. Il breve e ossessivo ripetersi della parola “dea”, e il nonsense ironico del resto del testo (“Squarciami Barbara avrò la mente contorta lo so ma non m’importa”), stupisce ad ogni ascolto.
“Senza finestra” e “Simbiosi” vanno considerate come un tutt’uno inscindibile, e rappresentano il lato più sperimentale e coraggioso della band. Angoscianti e oniriche cantilene (“Può piacermi come sei ma io non sono come te grassa e brutta anima senza finestra”), filastrocche senza senso e, per certi versi, sconvolgenti (“Donami una vacanza di pietra senza memoria concreta che ancora mi sento le dita fondersi nella tua fica”), accompagnano verso la seconda parte del disco, più distante da una convenzionale forma rock e rivolta verso la sperimentazione e la ricercatezza sonora, con inaspettate parentesi dolci e delicate.
Tra queste la perfetta “Voglio una pelle splendida”, una delle più belle dell’intero repertorio della band milanese, inaspettatamente pop, suadente e magnifica, eccezionale nella poesia del suo testo: “Passo le notti
nero e cristallo a sceglier le carte che giocherei a maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai”.
“Terrorswing” è una breve e distorta parentesi strumentale, con le chitarre in primo piano, che anticipa la durezza improvvisa di “Lasciami leccare l’adrenalina”, con il suo inizio fulmineo (“Forse non è proprio legale sai, ma sei bella vestita di lividi”) e tutta incentrata su un ritornello ossessivo e sulla versatilità della voce di Manuel Agnelli, e la successiva “Punto G”, malinconica e martellante cantilena dai significati oscuri.
Ancora “Veleno”, melodia insistente e incalzante, a tratti incontenibile, e poi “Come vorrei”, molto più semplice e lineare nelle musiche, con Agnelli che canta parole incomprensibili accompagnandosi al pianoforte, mentre un violino ricama intriganti melodie (“Strichinina se è una bambina avrà una vita da cellula impazzita”). L’episodio di “Questo pazzo pazzo mondo di tasse” scorre via tra sali scendi sonori, colpendo per l’originalità di alcuni intermezzi sonori.
Il testo di “Musicista contabile” è, come spesso per gli Afterhours, ironico e surreale, su una base allegra e sbarazzina (“Yeah, sono un musicista contabile yeah, ho il male di vivere o è il troppo caffè? yeah, ho una valigetta che mi tiene ben legato alla realtà”), totalmente speculare a quello di “Sui giovani d’oggi ci scatarro su”, rabbioso grido di disgusto nei confronti della generazioni di “finti alternativi”, atto d’accusa ai giovani, con dreadlocks e “anfibietti in tinta”, che fanno gli anticonformisti per poi vivere sotto l’ala protettrice di papà, andando “sabato in barca a vela lunedì al Leoncavallo”.
Ultima traccia dell’album l’introspettiva e malinconica “Mi trovo nuovo”, episodio che chiude il disco in bellezza e sancisce la grandezza di un album fondamentale nel panorama rock italiano e basilare per tutti i gruppi rock a venire.
Un’ultima nota merita sicuramente la divertente veste grafica del cd, che utilizza, per il booklet, foto in primo piano di splendide ragazze, tratte da “Bellezza e igiene”, un libro per la cura del corpo, che acuisce il contrasto tra la forza irrazionale dei testi e della musica e la delicatezza delle immagini in copertina.
“Hai paura del buio?” rappresenta una delle pietre miliari della storia della musica rock italiana, senza dubbio uno dei migliori degli ultimi vent’anni. I testi sono tutti del cantante Manuel Agnelli, spregiudicato e carismatico frontman dall’indiscusso talento compositivo e dalla voce roca ed espressiva. Le sue liriche provocatorie e simboliche, sono sempre pronte a stupire, a seguire e ad assecondare l’estro musicale della band. Diciannove canzoni di livello altissimo, tutte originali e provocatorie, che si stampano nella mente dell’ascoltatore in modo indelebile, per non lasciarlo più.
TRACKLIST
1 - Hai paura del buio?
2 - 1.9.9.6.
3 - Male di miele
4 - Rapace
5 - Elymania
6 - Pelle
7 - Dea
8 - Senza finestra
9 - Simbiosi
10 - Voglio una pelle splendida
11 - Terrorswing
12 - Lasciami leccare l’adrenalina
13 - Punto g
14 - Veleno
15 - Come vorrei
16 - Questo pazzo pazzo mondo di tasse
17 - Musicista contabile
18 - Sui giovani d’oggi ci scatarro su
19 - Mi trovo nuovo
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
During Christine’s sleep (Vox Pop,1990)
Pop kills your souls (Vox Pop, 1993)
Germi (Mescal, 1995)
Hai paura del buio? (Mescal, 1997)
(Non è per sempre) (Mescal, 1999)
Siam tre piccoli porcellin (Mescal, 2001)
Quello che non c’è (Mescal, 2002)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Gli Afterhours sono una delle migliori rock band italiane di tutti i tempi.
La loro formazione attuale vede Manuel Agnelli alla voce, Giorgio Prette alla batteria, Dario Ciffo al violino, Andrea Viti al basso e Fidel Fogaroli alle tastiere. Nel 1990 esce il loro album d’esordio DURING CHRISTINE’S SLEEP, interamente in inglese, molto apprezzato anche oltreoceano. L’avventura continua e nel 1993 esce POP KILLS YOUR SOUL. Del 1995 è il primo album in italiano, GERMI, che vede la canzone “Dentro Marilyn” reinterpretata addirittura da Mina (con il titolo “Tre volte dentro me”). Nel 1997 gli Afterhours registrano l’album HAI PAURA DEL BUIO?, uno dei migliori album rock della storia musicale italiana, secondo alcune delle più importanti riviste specializzate. Del 1999 è il successivo disco (NON È PER SEMPRE). All’inizio del 2001 la band pubblica un doppio live, SIAM TRE PICCOLI PORCELLIN, un cd elettrico ed uno acustico. Dopo l’uscita del chitarrista Xabier Iriondo, anima del gruppo, la band si reinventa, e nel 2002 dà vita a QUELLO CHE NON C’È, nuovo album di studio, intriso di sonorità più cupe e decadenti.
Afterhours in Lankelot:
Afterhours - (Non è per sempre) di rapace
Afterhours - Germi di rapace
Afterhours - Hai paura del buio? di rapace
Afterhours - Quello che non c'è di rapace
Antonio Benforte, 9 marzo 2005.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.com.
Commenti
recupero di Rapace!
"La quarta traccia è la bellissima e struggente ?Rapace?, fenomenale miscela di delicatezza e aggressività, una delle canzoni più intense dell?intero disco. Particolarmente suggestivo, come sempre, il testo: ?Verrò come un rapace a mutilare la pace dentro nel tuo cuore, eppoi se vuoi la mia reazione essia essia essia essia essia!?"
> La canzone che ti ha dato il nick...
http://www.youtube.com/watch?v=ewXQ_ruGLxE
"accompagnano verso la seconda parte del disco, più distante da una convenzionale forma rock e rivolta verso la sperimentazione e la ricercatezza sonora, con inaspettate parentesi dolci e delicate.
Tra queste la perfetta ?Voglio una pelle splendida?, una delle più belle dell?intero repertorio della band milanese, inaspettatamente pop, suadente e magnifica, eccezionale nella poesia del suo testo: ?Passo le notti
nero e cristallo a sceglier le carte che giocherei a maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai?. "
> Una delle più belle canzoni rock italiane, in assoluto. "Voglio una pelle splendida" invecchierà di lusso, è un must.
"Il testo di ?Musicista contabile? è, come spesso per gli Afterhours, ironico e surreale, su una base allegra e sbarazzina (?Yeah, sono un musicista contabile yeah, ho il male di vivere o è il troppo caffè? yeah, ho una valigetta che mi tiene ben legato alla realtà?), totalmente speculare a quello di ?Sui giovani d?oggi ci scatarro su?, rabbioso grido di disgusto nei confronti della generazioni di ?finti alternativi?, atto d?accusa ai giovani, con dreadlocks e ?anfibietti in tinta?, che fanno gli anticonformisti per poi vivere sotto l?ala protettrice di papà, andando ?sabato in barca a vela lunedì al Leoncavallo?. "
> Altri due pezzi storici:). Questo era proprio un gran disco.
Questi due pezzi sono entrati a far parte del lessico e dell'immaginario di tanti ascoltatori che non erano necessariamente loro fan. Forse è l'album che tutti dovrebbero avere a casa, prima di decidere se e quanto piace loro la band...
divertente criminale la tua scala di sapore questo è l'uno nove nove sei