“Germi” è il primo album importante degli Afterhours. Il primo noto al grande pubblico. La band milanese, ai tempi del disco, nel 1995, suonava insieme già da sette - otto anni, aveva inciso due album totalmente in inglese (“During Christine’s sleep” e “Pop kills your soul”) e numerosi altri brani che dimostravano già a pieno la vena artistica del gruppo, ma soprattutto dell’originale e carismatico leader Manuel Agnelli.
Ma con il disco-rivelazione “Germi”, riesce ad affermarsi definitivamente nel panorama rock italiano, con canzoni di indiscusso successo, dando luce ad una pietra miliare del rock made in Italy, disco irresistibile e di rara bellezza e intensità, esempio da seguire per tutte le rock-band future.
Il disco è del 1995, inciso per la casa discografica “Vox Pop” che di lì a breve cesserà la sua esistenza.
Le canzoni sono quattordici, tutte di eccellente fattura, rock allo stato puro che si intreccia alle altre prerogative musicali del gruppo: rumori, brusii, fruscii, suoni graffianti, testi ironici e particolari mescolati con straordinaria abilità.
In italiano, questa volta, non più in inglese come nei precedenti lavori; ma la forza e l’impatto sonoro restano gli stessi. Stessa potenza, stessa durezza nel suono ma sempre la stessa armonia nell’ascolto. Sulla scia dei CCCP e dei Litfiba dei tempi d’oro, precedendo di solo un anno “Catartica” dei Marlene, gli Afterhours, con “Germi” si affacciano di diritto tra le migliori rock-band italiane.
Si parte con Nadir, violenta e ossessiva chitarra di D. Rossi che preannuncia un album dai mille risvolti, mille suoni che si uniscono in una miscela esplosiva e inconfondibile.
“Sono la stasi che cambia vestito, qui per te Sono l’inganno che non vuoi scoprire, qui per te I mutamenti sono dei servi Ed è un grande padrone che vuole il tuo nome Inocula Inocula Inocula il mio germe Inocula Inocula Inocula il mio germe Forse se smetto di respirare se ne va via da se....”
Comincia la vera e propria musica, dura e spiazzante, mai banale, condita da testi coraggiosi e anticonvenzionali, per far capire che il rock non è solo quello che viene da oltremanica o dagli U.S.A., ma che gli Afterhours fanno sul serio e sono pronti a stupire, e la prima traccia, che dà il titolo all’album, lo dimostra a pieno. È poi il turno di “Plastilina”, morbida e dolce ballata, cullante storia di un amore andato via, in un tetro settembre, che ora non c’è più e che costringe la carne degli amanti affamati a diventare la sostanza gommosa con la quale i bambini costruiscono strani oggetti. Alternando accordi soffusi a scariche violente di suoni violenti, la canzone scorre via, accompagnata dalla chitarra di Xabier Iriondo, che farcisce il tutto rendendo il risultato magico.
“Lei è qua, falsità come, radioattività che mentre c’è da osare uccide lo spettacolo carnale. E l’anima brucia più di quanto illumini, ma è un addestramento mentre attendo che io m’accorga che so respirare che sei il mio sovversivo mio sovversivo amore non c’è torto o ragione è il naturale processo di eliminazione”. Anche la divina Mina si è accorta della bellezza inarrivabile di questa meravigliosa canzone, straziante e estrema dichiarazione d’amore, viaggio all’interno del rock più puro e assoluto, che lascia esterrefatti e senza parole, ed è per questo che in un suo album decise di farne una cover, intitolandola “Tre volte dentro me”. La canzone è “Dentro Marilyn”, una delle più conosciute degli Afterhours, testi meravigliosi, chitarre in primo piano e un alternanza di delicatezza sussurrata e grida sovversive di amore.
Intervallo divertente, folle e malato, con “Siete proprio dei pulcini”, che mescola inglese e italiano e colpisce per il testo, che manifesta la difficoltà di essere accettati dal mondo che ci circonda (“Sono così dispiaciuto che tu non riesca a capirlo, ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”) e impressiona per la potenza e l’impatto degli accordi di chitarra e la voce straziata di Agnelli.
Brano strano, ruvido e irriverente, “Giovane Coglione” può ad un primo ascolto addirittura infastidire, per poi dimostrare la creatività e i testi mai banali del gruppo milanese.
All’ascolto di “Ossigeno”, poi, ci rendiamo conto di aver sentito la melodia già in un’altra occasione, e ci rendiamo conto che si tratta della traduzione della canzone “Oxygen”, contenuta in un precedente album. Anche qui viene toccato, sfiorato il tema dell’amore, a volte rude e sporco, ma sempre necessario e indispensabile, come se si trattasse di respirare ossigeno.
Altro intermezzo di dure chitarre in “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”, per poi giungere alla splendida “Strategie”, che parte melodica per diventare, all’improvviso, straziante elogio dei misteri dell’amore, che non ha regole né, appunto, strategie per essere governato, e aggiunge momenti unici per ironia e particolarità “osceni” nel testo (“scopami fra fiori urlanti, strategie, insetti malvagi da scacciare, maledire”).
Poi arriva il turno di “Vieni dentro”, rabbiosa e violenta, un incipit bestemmiato e uno sviluppo contorto e affascinante, mentre l’uso delle chitarre ci ricorda che abbiamo sempre a che fare con uno dei migliori gruppi rock degli ultimi vent’anni. La voce di Manuel è calda, graffiante e ossessiva, siamo di fronte a uno dei momenti più alti del meraviglioso album.
“Posso avere il tuo deserto?” è una difficile riflessione sulla routine dell’amore, che con le sue problematiche rende chiunque poco sicuro, senza volontà, pronto a “crollare con razionalità” in ogni momento.
Le perle in questa meravigliosa collezione continuano, poiché si attraversa la finto-commerciale “Pop (una canzone pop)” che ha uno dei testi più belli dell’intero album (“Muore la forma, il verbo ed il sapore Muore il desiderio, la voglia e lo stupore Muore l’idea di me che c’è nella tua mente Perciò è meglio che tu non pensi a niente Mentre ti uccido l’anima Mentre ti uccido Mentre ti uccido l’anima Proprio come tutto il resto ha fatto già...”) e si avvale della meravigliosa chitarra dell’indimenticato Xabier Iriondo, che ha lasciato il gruppo prima dell’ultimo album “Quello che non c’è”, del 2003.
Si chiude davvero in bellezza, con una particolare cover di “Mio fratello è figlio unico”, del compianto Rino Gaetano, gridata a squarciagola, toccante e commovente. In clausola, “Porno quando non sei intorno”, solo chitarre, un rassicurante arrivederci al successivo “Hai paura del buio?” del 1997, altro album imprescindibile, forse il più bello dell’intera discografia degli Afterhours.
Pura dinamite sonora nel semiaddormentato panorama musicale degli anni Novanta, “Germi”, degli Afterhours, resta un album elettrizzante e coinvolgente, che emoziona e stupisce, ascolto dopo ascolto, consigliato a chi non ama i percorsi facili ma che dalla musica vuole soprattutto emozioni vigorose e lampi di poesia, lasciando da parte futili ritornelli e inutili filastrocche.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
During Christine’s sleep (Vox Pop,1990)
Pop kills your souls (Vox Pop, 1993)
Germi (Mescal, 1995)
Hai paura del buio? (Mescal, 1997)
Non è per sempre (Mescal, 1999)
Siam tre piccoli porcellin (Mescal, 2001)
Quello che non c’è (Mescal, 2002)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Gli Afterhours sono una delle migliori rock band italiane di tutti i tempi.
La loro formazione attuale vede Manuel Agnelli alla voce, Giorgio Prette alla batteria, Dario Ciffo al violino, Andrea Viti al basso e Fidel Fogaroli alle tastiere. Nel 1990 esce il loro album d’esordio DURING CHRISTINE’S SLEEP, interamente in inglese, molto apprezzato anche oltreoceano. L’avventura continua e nel 1993 esce POP KILLS YOUR SOUL. Del 1995 è il primo album in italiano, GERMI, che vede la canzone “Dentro Marilyn” reinterpretata addirittura da Mina (con il titolo “Tre volte dentro me”). Nel 1997 gli Afterhours registrano l’album HAI PAURA DEL BUIO?, uno dei migliori album rock della storia musicale italiana, secondo alcune delle più importanti riviste specializzate. Del 1999 è il successivo disco (NON È PER SEMPRE). All’inizio del 2001 la band pubblica un doppio live, SIAM TRE PICCOLI PORCELLIN, un cd elettrico ed uno acustico. Dopo l’uscita del chitarrista Xabier Iriondo, anima del gruppo, la band si reinventa, e nel 2002 dà vita a QUELLO CHE NON C’È, nuovo album di studio, intriso di sonorità più cupe e decadenti.
Afterhours in Lankelot:
Afterhours - (Non è per sempre) di rapace
Afterhours - Germi di rapace
Afterhours - Hai paura del buio? di rapace
Afterhours - Quello che non c'è di rapace
Antonio Benforte, 7 marzo 2005.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.com.
Commenti
recupero di Rapace!
(grazie per questo recupero dell'archiviotto Afterhours. Ci stava.)
"Sulla scia dei CCCP e dei Litfiba dei tempi d?oro, precedendo di solo un anno ?Catartica? dei Marlene, gli Afterhours, con ?Germi? si affacciano di diritto tra le migliori rock-band italiane. "
> Dio che vuoto che c'è oggi... spero solo sia la mia disinformazione.
credo sia rilevante sapere che: http://www.rockon.it/musica/2176-anche-gli-afterhours-al-festival-di-san...