ACADEMY OF S. MARTIN IN THE FIELDS
Michel Collins, direttore e solista
Aula Magna di Ateneo “Guido Bossi”
Ancona 21.X.2007
Benché possegga una fornitissima discografia dell’Academy Of S. Martin in the fields, da lungo tempo anelavo ad assistere ad un loro concerto dal vivo. Da diversi anni ormai ne ascoltavo le innumerevoli incisioni, rendendomi vulnerabile alla bellezza celestiale delle sue esecuzioni. Ebbene domenica scorsa, grazie al provvidenziale contributo della prestigiosa Associazione Amici della Musica di Ancona che è riuscita a coinvolgere l’orchestra nel programma della stagione concertistica appena iniziata, ho avuto il raro privilegio di vedere coronato questo mio sogno.
Com’è noto l’Accademia, pur avendo preso le mosse a Londra nel 1958 da un ridotto complesso da camera, si è ormai accreditata come una delle orchestre più celebri in ogni angolo del mondo, raggiungendo una posizione di elevato prestigio per via dei suoi frequenti ed ambiti riconoscimenti in campo internazionale. Dopo aver contribuito in maniera fondamentale al rilancio della musica del periodo barocco, nel corso del tempo ha diversificato la sua proposta musicale spaziando da Bach a Mozart, da Haydn a Brahms, da Von Weber a Stravinsky. Sir Neville Marrinner è ormai asceso al ruolo di Presidente onorario e quello che è stato per un lungo periodo di tempo il suo posto di direttore è stato assunto in questa circostanza dall’insigne clarinettista Michael Collins noto, al di là della sua lunga carriera costellata di ampi riconoscimenti di critica, per i suoi recenti concerti per clarinetto di Mozart con la Russian National Orchestra e di Beethoven nella sapiente trascrizione di Michael Pletnev.
Il programma della serata si è aperto con la sinfonia in Mi minore, funebre di Haydn, strutturato in quattro movimenti : Allegro con brio, Minuetto, Adagio, Presto. Dopo l’attacco brioso e veloce dei primi due movimenti l’Adagio ci ha condotto in un clima di più lieve respiro consentendo all’opera di prendere respiro in attesa del brillante Finale, in cui la sonorità si dispiega in tutta la sua drammatica sonorità resa ancora più efficace dall’impiego congiunto di fiati, oboi, corni ed archi.
A fronte di una struttura apparentemente caratterizzata da una costante progressione dinamica, la sinfonia si mantiene lungo tutto il suo percorso in un clima di raffinata dolcezza e non esonda mai dagli argini rassicuranti di una melodia intima e commossa a cui non risulta estranea nemmeno la tensione con cui si conchiude nel Finale. Al pubblico non resta che prodigarsi in un convinto e prolungato applauso che tuttavia non dipana il mistero di quell’attributo Funebre che mal si concilia al respiro della partitura.
Di minore intensità evocativa si appalesa invece il successivo concerto per clarinetto n. 2 in Mi bemolle maggiore op. 74 di Carl Maria Von Weber articolato in tre movimenti Allegro, Romanza (Andante con moto) e Polacca. Qui l’impiego della massa orchestrale al completo offre un’alternanza di tonalità che si manifesta in frequenti passaggi da situazioni di raffinata compostezza ad altri caratterizzati da una più audace vitalità ritmica. L’intermezzo della Romanza rivela nell’autore un’indubbia vocazione alla scrittura di opere destinate ad una rappresentazione teatrale.
Molto suggestiva invece L’Aurora per orchestra d’Archi composta dalla Thea Musgrave nel 1999, che ben evoca nei toni progressivamente ascendenti del Re il processo di graduale passaggio dall’oscurità al baluginate affiorare dell’alba in un’ aura di rasserenante lucentezza in cui la nota conclusiva del Sol apre uno scenario di luminoso trionfo.
Collins si congeda dal pubblico con la Serenata per archi op. 22 in Mi maggiore di Dvorak costituita da ben cinque movimenti : Moderato, tempo di Valse, Scherzo vivace, Larghetto e Finale allegro vivace. Si tratta di una composizione in cui, ad eccezione del movimento morbido e delicato del Larghetto in La minore, domina un ritmo costantemente incisivo e non privo di note eleganti, che si espande con piena maestria consegnando al pubblico, per la verità non numeroso, la trascrizione di un’opera di indubbio rigore formale.
Gian Paolo Grattarola
22.X.2007
Commenti
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Buona lettura.
Grazie per la condivisione. Vorrei poter dialogare, ma sono un povero rockettaro, mi perdonerai credo:). Sto tra postrock, alternative e indie rock, con qualche virata nella leggera e nel trip hop.
Purtroppo abitiamo versanti opposti della musica. Io detesto la musica rock e sono affine solo a quella classica e all'opera lirica. Confesso di essere del tutto estraneo non solo al linguaggo della musica rock ma anche al suo pattern culturale.
Perdonami ma io sono un laudator temporis acta, un indomabile assertore dei canoni classici della cultura nelle sue pur variegate manifestazioni. Anche nel campo dell'arte visiva detesto tutte quelle forme degenerative e destrutturali che hanno stravolto il mondo della pittura e della scultura con il pretesto di renderla usufruibile ad un pubblico più giovane. Io ritengo al contrario che i canoni vadano conservati sia pure riformandoli ma senza mai ricorrere a forme degenerative.
La cultura sopravviverà solamente fino a quando sarà capace di trasmettere agli uomini l'amore per il senso del bello che costituisce il viatico necessario al bene.
Gian Paolo Grattarola
Niente da perdonare...
nella pittura e nella scultura siamo sulla stessa linea d'onda.
E' solo che il rock è la musica degli dei, io non potrei farne a meno. Il prog, e il postrock in primis.
L'amore del bello, la ricerca del bene... vivono in tutte le arti. Nella musica cerco il disordine armonioso, la frattura, la distorsione. E' solo questo che ci distanzia.
SUGGESTIONI BAROCCHE
Dopo aver apprezzato il concerto del 20 u.s. eseguito al Teatro Le Muse di Ancona dall? Accademy of S, Martin, che ho avuto modo di recensire in un mio articolo precedente, desidero
Proporre alcune riflessioni suggerite dal confronto con le esecuzioni dell?altrettanto celebre ensemble The English Concert.
Mi corre l?obbligo di premettere che al di là dei rispettivi meriti che hanno accreditato entrambe le orchestre di un larghissimo credito presso il pubblico internazionale affine a questo genere musicale, ritengo che l?ascolto di esecuzioni che utilizzino solamente strumenti d'epoca riesca a trasmettere suggestioni emotive più intense, ricostruendo l'atmosfera barocca mediante una sonorità più fedele e aderente al contesto evocato.
Come ho avuto modo di accennare nel mio precedente articolo, l'Accademy of S.Martin in the fields nel tempo ha abdicato a questa originaria vocazione, uscendo dagli angusti canoni interpretativi della musica barocca, per contaminare o arricchire - dipende dal punto di osservazione - il proprio repertorio non solo con esecuzioni della tradizione romantica
ma addentrandosi perfino nel più recente contesto del Novecento. L'inserimento nel concerto a cui ho assistito della composizione Aurora per orchestra d'archi di Thea Musgrave del 1999 ne è la conferma più evidente.
Ben altro percorso filologico è stato invece quello perseguito dal rinomato ensemble The English Concert, sia nel corso dell?intenso trentennio sapientemente diretto da Trevor Pinnock, che sotto la conduzione più sorniona di Andrew Manze, concentrando la propria attività esclusivamente nell'interpretazione della musica barocca e classica sugli strumenti d'epoca. Mentre sir Neville Marrinner, pur avendo ceduto il podio ad una conduzione fin qui caratterizzata dall'alternanza di numerosi maestri, ha conservato per sé il ruolo di presidente onorario; Trevor Pinnock è ritornato alla sua prima vocazione di clavicembalista, ottenendo straordinari riconoscimenti in tutto il mondo sia come solista che collaborando talvolta con le orchestre più prestigiose.
Attualmente, dopo il periodo non felice di Manze, l'English Concert è stata affidata all'eccellente Harry Bicket, che auspico possa conferirle un piglio più brillante rispetto al suo pur lodevole predecessore.
Mentre trovo encomiabile che Pinnock alla veneranda età di oltre sessant? anni nel corso della scorsa stagione concertistica abbia riproposto in varie sale europee l?esecuzione integrale dei Concerti Brandeburghesi di Bach e per questo progetto abbia costituito lo ?European Brandenburg Ensemble?, un nuovo gruppo composto dai migliori musicisti che ha incontrato nella sua lunga carriera.
Dell' English Concert, sotto la sua inarrivabile direzione, conservo moltissime incisioni, tra cui i concerti per organo di Haendel in Fa maggiore HWV 295, in Sol minore HWV 291, in Re minore HWV 309 e in Sol minore HWV 310 che considero del suo repertorio il CD preferito.
Esattamente un anno fà, il 3 novembre 2006, ho avuto il raro privilegio di assistere al Teatro Sperimentale di Ancona ad un suo concerto in veste di solista, in cui ha eseguito di Bach la Toccata in Re magg. BWV 912, la Suite Francese n° 5 BWV 816, e il Concerto italiano, nonché la Toccata in La minore suite di Froberger e il ?Mein junges Leben hat ein End" di Sweelinck, rivelando di possedere un'inalterata esuberanza artistica, che lascia trasparire sempre leggerezza, disincanto, ma soprattutto un inesauribile piacere di fare musica.
Gian Paolo Grattarola
26.X.2007