E’ stato un classico incontro notturno. Appena accesi gli anni ’90 o poco più. Non mi ricordo, sincero, con quale canzone. So solo che il giorno dopo ero in negozio a comprare il disco.
“One last laugh in a place of dying”
Uno scioglilingua per me. Non avevo mai sentito parlare di loro.
The God Machine.
Poi ho saputo diverse cose su di loro, informandomi. Visto che sul cd, del tutto bianco con poche lettere stampigliate di qua e di là, di notizie non ce ne erano molte.
I GM suonano in tre. Un power trio classico:Chitarra, basso batteria. Qualche spruzzata di altri strumenti in alcune canzoni.
Ho saputo pochi giorni dopo l’acquisto che il bassista, Jimmy Fernandez, aveva perso la vita per un’emorragia cerebrale poco dopo averlo appena concluso. Inaspettatamente. Dolorosamente.
Il che ha reso ancor più speciale, inconsciamente, l’ascolto già massiccio del disco.
14 canzoni. 69 minuti.
The tremolo Song
“Cut myself because I can't see the beauty/Feel myself because I can't see the light/Tell myself that I do not deserve this/I'm just a simple man”. ”.
Inizia così il canto di Robin Proper-Sheppard.
Feedback singhiozzante. Nasce un muro ritmico, che subito impressiona, di Basso/batteria che sfocia in un potentissimo riff di chitarra.
L’impatto sonoro è devastante. Molto bello. Anche nel tribale strumentale che spezza in due la canzone.
Mama
E’ il logico proseguimento della prima traccia. Un’altra bella sferzata di energia. Che pompa dalla ritmica incessante e da una solida chitarra.
La voce di Robin è ancora aggressiva, a volte quasi strillata. Ma sempre godibile. Una leggera strizzata d’occhio al Grunge dei Soungarden, quello un po’ più “metallaro” e tecnico.
Alone
E’ chitarra e voce. Lenta. Da subito affascinante.
Quando il basso di Fernandez si va ad incastrare con la batteria di Austin, tutto diventa ancor più bello. Lo strumentale è un arpeggio “acido” di chitarra che sfocia ancora nella quiete apparente che esplode nel bel finale rumoroso e sostanzioso di suono. “I stare out the window when it's cold
I think god I must be getting old/I look at the walls while I'm counting the stars/Every wish has a name/I just wish I knew what they were/and there's a girl outside that says you'll never understand
so don't even try”.”.
In Bad Dreams
Inzia lenta. Arpeggiando. La chitarra si va ad incastrare su dolci accordi di basso. Batteria. E archi vari. E scorre via così. Senza grandi sussulti. Appena sufficiente. Troppo ripetitiva.
Painless
Parte rocciosa. Un bel muro di chitarre. Una canzone di media velocità. Abbastanza prevedibile. Tra piccoli riff e la voce sempre sopra la media di Robin. Normale la ritmica, la di sotto delle possibilità del duo Fernandez/Austin. Sostanzialmente In Bad Dreams e Painless sono la parte debole di questo disco. Che poi riprende. E si esalta man mano.
The love Song
Spacca da subito. L’intro di chitarra è affascinante. E subito basso e batteria diventano granito a supporto.
La pulsazione ritmica è meravigliosa sulla strofa. Con la voce di Proper-Sheppard “megafonata” che arriva in lontananza sbiadita. Devasta ancora lo strumentale che si rifugia ancora in questo incredibile ritmo. Ossessivo. Martellante. “I measure my steps carefully/When there's ice on the street /And yet it seems so far away”. Prima del finale “caciarone”. ”. Prima del finale “caciarone”.
The life song
Spazzolate di chitarra. Lenta. Voce, sussurrata.
Feedback.
Basso.
Batteria.
E il suono e il ritmo prendono corpo. E camminano a braccetto tra scariche distorte.
La sensazione che si ha è di una cosa massiccia che avanza. Di una bellezza davvero seducente.
“and what do you see/ my love /and what do you see/when you look on the inside/my love””
Una “suite” granitica. Da ascoltare più volte. Assimilando. Fa bene.
The Devil song
L’assaggio iniziale di voce e chitarra pulita. Ammalia. Un piacere l’ingresso degli altri strumenti.
Quando la chitarra si adagia arpeggiando. Drammatica. Liberatoria.Prosegue. Sembra voler scoppiare. Da un momento all’altro. “But Devil stay away from me”. ripetuta più volte.
Prima di entrare nella parte dove il basso è enorme, meraviglioso, da leccare. “And she said can't you see/everything has it's place/and here we are/and she said can't you see/that somethings were never meant to change/but here we are”.
Il finale è meraviglia allo stato puro. Un crescente fiume di piatti, distorsioni varie, incredibilmente avvolgente.
The Hunter
E’ un “tribalone” cosparso di sapiente melodia, creata dalla chitarra e dal basso.
“All things will eventually die/And a true hunter weeps at a merciless killing/But someone will always hurt you”. ”.
Il primo cambio di melodia. E’ atmosfera e inquietudine. Bellezza vera. Meraviglia.
Poi torna come l’inizio e gli archi iniziano a cantare. Ad occhi chiusi. Ascolta.
“Oh what do you do when you feel like you're living a lie” di nuovo cambia. ” di nuovo cambia. Il suono si va più coinvolgente. La batteria dilaga, così come gli archi, piatti, voce, le chitarre, il basso. Trascinante. Un magma. Avvolge. Spazza via tutto. Tutto.
Di nuovo calma. Collassando negli archi ancora, di nuovo dolci. Delicata scivola via, dopo aver corroso forte. Uno dei pezzi più belli del disco.
Evol
Sembra una radio rotta. Pulsazioni, distorsioni. Entra violenta. Percussiva. “Ignorantissima”
Il basso è un lunga forbice d’acciaio che taglia distorto. La batteria è ancora pelli da scuotere con ardore. Il passaggio centrale è un martellare. Ancora un muro sonoro, invalicabile. E il feedback è ancora lì in sospensione pronto ad esplodere. Nervosa, trascinante continua così fino alla fine. Tenendoti sulle spine. Bella, persa.
The train Song
E’ un treno di basso, suonato pieno, con gli accordi. La batteria è ancora rocciosa.
La chitarra poi entra. Storta e malata. Un quadro perfetto. Che diventa ancor più perfetto quando la voce intona i primi versi.
Splendido, senza parole, il primo cambio armonico, un po’ più spinto a livello sonoro.
Sostanzialmente una canzone d’ascoltare, d’ammirare. Bisogna capirla. Splendida.
“Met a girl in the rain/waiting for a train/I said I missed my plane/She said I guess you'll have to stay with me/Do you live far away/Sometimes it's hard to say/She said look it's starting to snow/and god I want to go where the sun goes/where the sun goes/But she's so cold/she's so cold”.”.
Il finale è a livelli di lacrime di gioia. Perché la chitarra è magnifica. Il canto di Robin è veramente credibile e cosparso di bellezza. Il basso è perfetto. La batteria preziosa.
The Flower song
Immagina una chitarra acustica che arpeggia che ad un tratto diventa distorta ed esplode con tutta la ritmica del basso/ batteria.
Che poi si richiude. Silenziosa. Solo la parte ritmica, come al solito geniale e la voce. Un altro spettacolo di canzone. Perché quando la canzone si riapre armonica e melodiosa è ancora gioia d’ascoltare. “I wish I could fly”
Rientra di nuovo scarna ma sempre di una bellezza unica:”I wish I could fly/and I wish I could die/
I wish I was the cross in Othello's eye”.
Ancora si ripete fragorosa e distorta per entrare in un nuovo sentiero melodico di incredibile bellezza che è impossibile da descrivere. “Wish I was a flower blowin' in the wind/so I could fly Or will I always be alone standing staring at the sky/Or will I learn to fly away but come back again and again” e ancora a chiudere sempre più grossa di suono:””. Ancora. Repeat.” e ancora a chiudere sempre più grossa di suono:””. Ancora. Repeat.
Boy by the roadside
Inizia quieta e guardinga. Ed osserva “There's a place I go/to make fires burning spices/On the 805 they found a boy/dead by the roadside”.”.
Quando il suono entra bello e imperioso si ha una piccolo sensazione di qualcosa di ispirato degli
Smashing Pumpkins. O comunque di quel genere di distorsione. “
And if you should see me with my face/up against the wall/Well don't stop to talk/Don't stop to talk”. ”.
Poi di nuovo tutto si asciuga. Bello ed incastrato il ritmo. “But who knows that goes on up there”. ”.
È un piccolo Sali/scendi che riporta alla distorsione. Cresce ancora il suono, la melodia è morsi e carezze.
Geniale il collasso. La chitarra sussurata, le tacche del rullante, feedback vari ed eventuali.
Ancora poi.
L’esplosione.
Bellezza allo stato puro.
The Sunday song
Una pazzia. Un incessante e sempre uguale Riff di basso. E sopra una malata spolverate di tastiere, Hammond, pianoforte. Uno strano, a dir poco, strumentale finale.
Una piccola chicca.
Robin Proper-Sheppard: Voce, Chitarra
Jimmy Fernandez: Basso
Ronald Austin: Batteria, Piano
Discografia essenziale e brevi note:
One last laugh in a place of dyng LP, 1994, Fiction Records.
One last Laugh in a place of Dying è stato dedicato a Jimmy Fernandez morto poco dopo la realizzazione del disco per un tumore al cervello.
Robin Proper- Sheppard ha poi formato i Sophia che sono ancora in attività.
Mele Fabio, Marzo 2007
Commenti
A voi.. :)
Grande!
Devo a te questo ascolto, onestamente prima avevo sentito nominare - e successivamente ascoltato - i Sophia; ossia quel che è avvenuto ai God Machine dopo la morte di Jimmy Fernandez. Considera che ho maturato gran fissa per In Bad Dreams, stavolta siamo un po' distanti nel giudicare un pezzo:). Quanto al resto, adesso schiaccio play, rileggo e me la godo.
Il disco è praticamente irreperibile, ormai, o sbaglio? Ho dato un'occhiata sul web, trovando qualche recensione e qualche citazione, poco più. A maggior ragione, grazie ancora:)
The Life Song:
"E il suono e il ritmo prendono corpo. E camminano a braccetto tra scariche distorte.
La sensazione che si ha è di una cosa massiccia che avanza. Di una bellezza davvero seducente.
?and what do you see/ my love /and what do you see/when you look on the inside/my love??
Una ?suite? granitica. Da ascoltare più volte. Assimilando. Fa bene."
> splendida descrizione. E' davvero così. Granitica e malinconica.
The train Song
"E? un treno di basso, suonato pieno, con gli accordi. La batteria è ancora rocciosa. La chitarra poi entra. Storta e malata. Un quadro perfetto. Che diventa ancor più perfetto quando la voce intona i primi versi. Splendido, senza parole, il primo cambio armonico, un po? più spinto a livello sonoro".
> ammazza Fa', stai in formissima.
de dededen dededen dededeN...
"The trees are bare and the sky is grey
Like veins in the side of a mountain
Uh, uh uuuh... oh, oh, oooooooooooh...
Uh, uh uuuh... oh, oh, oooooooooooh...
And I sit in the company of kings that speak of their riches freely
and I sit in the company of kings that speak of their riches freely
I stare out the window when it's cold
I think god I must be getting old
I look at the walls while I'm counting the stars
Every wish has a name
I just wish I knew what they were
and there's a girl outside that says you'll never understand
so don't, don't, don't, Don'teven try!
Uh, uh uuuh... oh, oh, oooooooooooh...
Uh, uh uuuh... oh, oh, oooooooooooh...
(in fissa).
Sto disco è sempre pazzesco! :)
eeeeeeeeeeeeee, 'sto disco lo vorrei, proprio! ;(
alone, the train song... (niente sul tubo).
accontentiamoci.
http://it.youtube.com/watch?v=R0IIilwo1Mo
(in bad dreams)
cazzo, uno dei miei grandi gruppi preferiti.
Scenes From The Second Storey
e grandissimi pure i sophia. i primi due album meravigliosi, e poi quel live de nachten.
lui è un grandessimo.
uh, uh uuuh? oh, oh, oooooooooooh?
:)
ribadisco, THE GOD MACHINE. IN BAD DREAMS.
http://it.youtube.com/watch?v=R0IIilwo1Mo
(in bad dreams)
Fissa totale