Da molti commentatori e ascoltatori, con ovvi e naturali distinguo, è stato decretato questo come l'anno, musicalmente parlando, de I Cani con il loro album d’esordio “Il Sorprendente Album D’Esordio Dei Cani” (anche se a dire la verità molti dei brani che lo compongono erano già conosciuti dagli internauti e non solo). Se ne è parlato tanto, pure troppo magari, e ascoltatori e critici si sono spaccati a metà (anche se ho notato come i critici propendano per un giudizio positivo): amore o odio, antipatia viscerale o sballo primordiale anche per una sola canzone.
Cantava l'eterno ragazzo di Trieste: “È nato un poeta che ama le belle creature della terra perché egli deve ridare puro il loro torbido pensiero, come acqua succhiata dal sole”; cantava così, quel ragazzo triestino, cent'anni fa, e cantava bene. Cantava la sua terra e il suo popolo, cantava la sua storia, cantava la sua essenza. Cantava come nessuno prima di lui. E io dico che Toni Bruna, proprio come Slataper, ha sentito la voce della sua terra: delle foglie, delle pietre, dell'acqua di Trieste. Ha sentito la voce della sua terra e ha scritto musica per quella voce: e così la sua musica è diventata come un richiamo.
"L’esperienza segna” è il nuovo album della band veneta Soluzione prodotto per Jost da Massimiliamo Nuzzolo (autore della raccolta di versi “Tre metri sotto terra” e del romanzo “L’ultimo disco dei Cure”) e da Luca Nuzzolo (voce del gruppo), un disco cantato in italiano che mescola atmosfere new wave anni ‘80, pop d’autore raffinato e languido, canzone d’autore, elettronica con tanto di ospiti di fama come Garbo, Federico Fiumani dei Diaframma e il dimenticato Mao (di cui onestamente era da una vita che non sentivo parlare) nelle tre cover poste in coda al disco, con un cantato, quello di Luca Nuzzolo, che ricorda quasi un Moltheni ma meno intenso e un booklet curatissimo che è un omag
Se non fosse che di band tutta italica si tratta (il trio, due ragazze Erica e Costanza, un maschio, Nicola, alla batteria di rigore senza grancassa, proviene da Pesaro, non propriamente brume & brughiere dunque) la copertina potrebbe trarre incolpevolmente in inganno: 4AD ergo Albione (perfida o meno) o giù di lì. Invece siamo innanzi ad un esordio tutto nostrano ma "solo" per la provenienza. Sin dal battesimo i Be Forest non rinnegano, tutt'altro rivendicano la propria fede nelle sonorità wave e dark più squisite: Cure, Cocteau Twins, Joy Division, My Bloody Valentine e, si parva licet, Echo & the Bunnymen.
“E io non ero il solo schiavo del mio istinto di nidificazione. Gente che conosco, che una volta andava a sedersi in bagno con una rivista pornografica, adesso va a sedersi in bagno con un catalogo dell’Ikea. […] Compro mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della mia vita. Compri il divano, poi per un paio d’anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema divano. Poi il giusto servizio di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto. Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.” (Chuck Palahniuk – Fight Club)
Recensire l’album di un gruppo che vede fra le sue fila un uomo che scrive su Lankelot non è un affare così semplice come possa sembrare. Questa non è una recensione come le altre ed è per questo che ho accettato volentieri l’invito a recensire questo album.
'Non Ingerire' è il primo lavoro sulla lunga distanza degli Ibrido_xn, dopo una serie di demo ed Ep. 10 canzoni che spaziano e mescolano diversi generi musicali, punto di forza di questo trio di musicisti che arriva da Civitavecchia. “All'apice” apre il disco con percussivi ritmi tribali, per lasciare spazio all'anima rock del gruppo. Distorsioni, ritmo serrato e il canto profondo e caldo di Germano “J” Tasselli.
Melisanda Massei Autunnali si conferma eccellente divulgatrice della storia musicale italiana pubblicando per Donzelli un libro dedicato a una canzone-simbolo come Caruso. Ricordiamo altri suoi saggi editi da Coniglio come Chiedi chi sono gli Stadio, Gianna Nannini e Claudio Baglioni, ma anche il sito musicale www.lacanzoneitaliana.it che cura con professionalità e competenza.
Gli Ex-Otago li si ama o li si odia senza mezze misure e dopo che si è assistito ad uno dei loro memorabili e spiazzanti concerti fatti di improvvisazione, caos totale, lancio di chupa chups, l’innamoramento o il disgusto possono raggiungere livelli indescrivibili.
Se “Afraid To Dance” disco dei genovesi Port-Royal, uscito nel 2007 per l’etichetta inglese “Resonant”, fosse stato registrato da un band non italiana, sono sicuro che avrebbe potuto godere di un maggiore successo nella nostra penisola, visto che al di fuori dei nostri confini sono un gruppo molto stimato ed apprezzato da critica e pubblico. Avrebbe forse sfondato non solo fra gli ascoltatori più attenti e gli addetti al mestiere ma anche fra coloro che amano determinate sonorità ma che non si aspetterebbero mai che esista un gruppo italiano capace di realizzarle.
«Personalmente non ho mai amato partecipare a dibattiti o funerali televisivi di famosi personaggi scomparsi che ho conosciuto, per il solo presenzialistico gusto di dire “c’ero anch’io”. Ma lì quella volta, per cinque giorni con Battisti – c’ero realmente solo io»
Cantano i Geff nel brano (l’unico in italiano) ‘Riff Geff’, sorta di manifesto programmatico del gruppo ed ironica autocensura: Io preferisco chi inventa davvero… Non male come intenzione, soprattutto di questi tempi, dove invece è inevitabile che ci si rifaccia a qualcosa o a qualcuno. Vero è che nelle note di accompagnamento al disco i musicisti – ma come non potrebbe essere – rivelano i loro padri putativi: si va dai classici per eccellenza, Beatles e Led Zeppelin (ma personalmente nel sound vedo molto poco Beatles e molto più Led Zeppelin) all’indie rock inglese degli ultimi venti anni, Radiohead, Arctic Monkeys e Placebo.
Ho scoperto l’esistenza di un gruppo italiano proveniente dalla Sicilia chiamato Moque grazie alla frequentazione del blog di Manfredi Lamartina, giornalista musicale e non solo, dotato di una penna graffiante che meriterebbe una maggiore visibilità, nonché chitarrista di questo gruppo ormai scioltosi, ed è stato proprio per la sua intercessione che sono entrato in possesso del loro debutto “Luna appesa con lo scotch” targato estate 2007.
Hemingway, inserita nell’ album Appunti di viaggio, del 1982, è una canzone di poche parole e di tante note. Una canzone dove troviamo due lingue (italiano e francese) e due persone. Uno dei due ascolta. Ascolta il florilegio di immagini del bevitore, la metafora alcolica del curaçao, ascolta il suono del kazoo montare fino a diventare una prova d’orchestra pirotecnica. Ascolta e poi chiede(preoccupato?) come va, e, successivamente, sollevato, se va meglio. Il discorso del bevitore accenna a tante avventure: c’è Zanzibar, c’è Timbuctù, c’è Venezia, coi suoi locali, donne, liquori. Quasi ogni parola è tronca, come a dare l’idea di troncato, di ellittico, e, ovviamente, anche le parole in francese accentano sull’ultima sillaba.
“Prova ad ascoltare Barghi e il suo Sunny Day, poi mi dici”. Il consiglio è stato azzeccato, così ho fatto, anche se poi non è che mi sia risultato proprio facile dare conto dell’ascolto oltre ad un pur convinto “mi è piaciuto”. “Sunny day”, tanto si fa ascoltare bene quanto sfugge alle consuete definizioni musicali; e quindi parlarne (ed ora scriverne) non può essere un esercizio superficiale e sbrigativo.
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