“Notturni” è una raccolta che pesca a pieni mani tra umanità stravaganti nella loro diversità e che si trovano a raccontare nel silenzio uno stato malinconico insito nella personalità dell’uomo.
Urge sfatare un luogo comune instaurato dalle multinazionali dell’industria cosmetica: la lingua francese non è quella cosa tanto femminea e patinata che si sente nei vari spot televisivi; e, spiace dirlo, non è neanche quel cumulo di sospiri e note sibilate che Serge Gainsbourg e Jane Birkin hanno consegnato alla storia con un pezzo come Je t’aime moi non plus. In realtà, il francese, è una lingua dai suoni crudi, che poco spazio lascia all’armonia delle vocali. È una lingua decisamente chiaroscurale, che sui contrasti tra suoni nasali e aspirati e asprezze consonantiche fonda tutto il suo autentico fascino.
Tutto il blues dalla A alla Z. A scriverne, un esordiente d'eccezione: il musicista Fabrizio Poggi, armonicista classe 1958, anima dei Chicken Mambo, popolari più negli States che da queste parti. Il blues, "unica musica popolare realmente americana", nasce negli hollers e nelle work songs dei neri, diventate uno stile solo col passare del tempo. È uno dei pochi stili in cui i silenzi e le pause sono importanti quanto i suoni. "Less is more", insegnavano i vecchi maestri, e Poggi è uno di loro. Robert Johnson sarebbe orgoglioso di lui.
Questo sestetto registra nel 1971 ma l’album non viene prodotto. Ripescato prima nel 1990 dalla Melos e poi nel 1999 dalla Akarma (con due brani aggiunti che non hanno niente a che vedere con la formazione iniziale, anche se sono suonati da due dei componenti originali), il lavoro è di assoluto livello, ben concepito e suonato; il sound dà molto spazio alla sezione dei fiati come in poche altre formazioni italiane del genere in quegli anni.
"Traiettorie di volano" dei piacentini Flora è un disco dall'atmosfera soffusa giocato fra sonorità jazz, post-rock, math-rock e canzone d'autore minimalista, giocata sui silenzi di alcuni brani completamente strumentali ed altri dove l'elemento testo diventa il "volano" scagliato oltre la rete da racchette immaginarie imbracciate dagli strumenti e dalle voci maschile e femminile che s'intersecano su binari dissonanti.
"Emoterapia" è un disco ostico, della durata di poco meno di 37 minuti, a tratti irritante per chi non è abituato e disposto ad ascolti complessi, ad improvvise interruzioni sonore, a sperimentazioni e divagazioni.
Un pastiche sonoro e linguistico che prende e rilascia, che s'aggroviglia e improvvisamente acceca, che agisce per accumulo e sottrazioni, in cui convivono e litigano allo stesso tempo Beck, Frank Zappa, no-wave, elettronica, cabaret, cantautorato, possibili hit radiofoniche, reminescenze cinematografiche, incursioni meta-musicali, space-rock, intermezzi interlocutori, cut-up di testi e suoni.
Adriano Modica è un cantante con un passato di attore e un presente nella musica. Suona “chitarra, basso, batteria, pianola e aggeggi vari”, si legge nel suo myspace.
“Il fantasma ha paura” è il suo terzo disco, il secondo di una trilogia, la “Trilogia dei materiali”, dopo il primo album “Annanna”, “l’album di stoffa”, registrato tra il 2004 e il 2005 ma pubblicato solo on line nel 2008. Questo è “l’album di pietra”, mentre il terzo disco, dal titolo "La Sedia", sarà “l’album di legno”.
Al di là di questi materiali, è importante sapere che Modica suona con il gruppo La Terza Mano e nella sua carriera ha collaborato, tra gli altri, con Marco Parente e Ulan Bator.
Ci sono dischi che non cambieranno certo il corso della storia, che non rivoluzioneranno il panorama musicale (seppur quello attuale versi in uno stato comatoso), che non diverranno pietre miliari con cui sarà impossibile non confrontarsi ma che dopo un ascolto riconcilieranno con la musica quegli ascoltatori stanchi di dischi iper-prodotti (con e dalle case discografiche), di gruppi troppo attenti alle tendenze in voga (qualunque esse siano e sponsorizzate spesso da riviste e blog di ogni genere) e al look estetico da assumere nei set fotografici, durante concerti e interviste.
"Post-Nothing" dei Japandroids, duo proveniente da Vancouver, Canada, è uno di questi dischi che dopo che li avrete ascoltati non potrete che stare meglio.
"Sul versante opposto della valle la strada attraversava un terreno incendiato nero e spoglio. Tronchi carbonizzati e senza rami che si susseguivano a perdita d'occhio. Cenere che aleggiava sopra la strada e grappoli di cavi ciechi che penzolavano dai pali della luce anneriti gemendo piano nel vento. Una casa bruciata in una radura e più in là una distesa di praterie livide e desolate e una montagnola fangosa di terra rossa grezza con dei lavori stradali lasciati a metà, più avanti, cartelloni pubblicitari di motel. Tutto come una volta, solo sbiadito e sciupato dalle intemperie. In cima alla collina si fermarono nel freddo e nel vento a riprendere fiato. L'uomo guardò il bambino. Sto bene, disse lui.
Ragazzi che sestetto! Giovanissimi, provengono da Lecco e nascono dallo scioglimento di due gruppi. Nel 1974 danno alla luce questo album che ancora oggi, a pieno titolo, viene considerato uno dei capolavori della storia del prog italiano degli anni ’70, purtroppo la loro musica finisce presto. Dopo aver avuto un discreto successo per la pubblicazione del disco, dopo diverse e fortunate performance dal vivo (chi ha avuto la fortuna di vederli testimonia che live trasmettevano sensazioni incredibili) e dopo aver registrato quello che doveva essere il loro secondo lavoro (“Il tempo della semina”, uscirà però solo nel 1992 per problemi connessi al fallimento dell’etichetta), il gruppo si scioglie anche perchè la metà di loro deve ancora assolvere il servizio di leva.
Quanta sincera irruenza, quanta voglia di far esplodere in musica una vita, è presente in "Gretchen pensa troppo forte" esordio sulla lunga durata della ventiduenne faentina Simona Gretchen.
Un'esigenza vitale che corre lungo gli undici brani di un disco composto in gran parte sul dualismo chitarra/voce con innesti di violini e pianoforte, dalle molteplici influenze, su tutti la prima Cristina Donà, Ginevra di...
Per ascoltare "Export for malinconique" album quasi interamente strumentale de "Il Cielo di Bagdad", trio di Aversa, è necessaria una premessa d'obbligo: per chi ama Sigur Ros, Olafur Arnalds, Mum, Boards of Canada, Explosions in the Sky, God is An Astronaut, etc, etc, "Export for Malinconique" potrà risultare eccessivamente derivativo tanto da spegnere tutto dopo due pezzi, stanco di tutti questi gruppi cloni (e in Italia gruppi di questo genere ne esistono a decine famosi e meno famosi, bravi e meno bravi, come Kobenhavn Store e Port Royal), per chi invece non conosce questi gruppi l'ascolto di questo disco sarà una piacevole sorpresa che li spingerà ad avvicinarsi ai mondi
Mark Oliver Everett, leader degli Eels, esordisce in narrativa con questo drammatico memoir: la storia della sua tragicomica, sfortunata e magnifica vita. “Ho vissuto momenti molto brutti e momenti molto belli, ma le cose potevano anche andarmi peggio, considerato che non avevo né una mappa con le direzioni né un briciolo di autostima” (p. 12), confessa. Ha capito una cosa: non va matto per le tragedie. Ne ha capita un'altra: dopo i momenti più brutti sono arrivati quelli più belli. E sa che comunque la vita è “imprevedibile bellezza e strane sorprese” (p. 14).
Domenica. Mezzanotte o poco più. Un locale a Testaccio. In una Roma fredda e stranamente silenziosa. Pensavo di essere in clamoroso ritardo. Ma invece non era così. Anzi i The Mantra Above the spotless melt moon ancora dovevano iniziare a suonare. Il che mi fa pensare che era destino. Ero lì ed ero curioso. Una curiosità suscitata dall'ascolto del loro Ep Rooms con l'etichetta Rarenoise records.
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