“Non voglio essere interrogato, e non voglio nemmeno spiegartene il perché. Ti dovrei parlare di me, spiegarti me stesso, e non voglio, soprattutto non so, forse non c’è materia”.
Ha smesso di ascoltare, il protagonista de “Le stelle fredde”, e non sente alcun desiderio di parlare. Ricerca una solitudine capace di mettere distanza. Abbandona il proprio lavoro di pubblicitario, la donna che ha amato, il padre. Si lascia alle spalle l’intera vita, arrivando ad allontanarsi persino da sé stesso. Le pagine iniziali riportano un’insolita visita medica, volta ad accertare una presunta ipoacusia.
Sullo schermo si srotola una storia che non ci si aspettava con le sue immagini dalle tonalità sfumate, con i suoi contorni indefiniti mentre il suono segue la direzione impressa dalle “forze occulte” della cabina di regia. Sì, ma quale regia? Quella che dirige il film o quella che ha architettato lo svolgersi degli eventi all’interno della storia cinematografica?I codici per scoprire la verità non sono poi così lontani da quelle prime scene, da quei primi commenti sfuggiti dalle labbra degli “anziani”, tra gli anfratti di una sceneggiatura corposa quanto lineare. Chi si aspetta un thriller paranormale si troverà con un pugno di mosche in tasca, ma non è detto che resti deluso, perché di elementi vivaci e di punti di discussione ne ha parecchi.
Lotta contro le ingiustizie, combatti la menzogna, non aver paura di essere forte: rifiuta i compromessi, opponiti alle astuzie e ai sotterfugi, rivendica la verità – per quanto ti sia possibile riconoscerla – e rigenerati dedicandoti allo studio delle arti e delle scienze. Vivi con intensità, nemico dei pregiudizi e delle false morali borghesi. Non abiurare la tua essenza. E che il tuo egoismo sia sempre altruista: come è scritto nell'essenza e nella storia autentica della tua razza – la razza umana.
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