Recensione idiota.
Ma insomma, com'è questa arte del piano B?
È un'arte artigiana, agricola, industriale, intellettuale, cazzona, pure.
Pure cazzona?
E certo. Quale arte non è un po' cazzona?
….
Vi assicuro che vedere un titolo come “La trincea del premier e il piano B.” di Verderami sul Corriere della Sera, subito dopo aver finito di leggere l’ultima opera di Gianfranco Franchi, è stato un attimo spiazzante. Ma solo un attimo perché non ci vuole molto per capire come i due “piani B.” non abbiano proprio nulla in comune, non fosse altro che il “B” del premier è in realtà sempre il solito “piano A” per fare quello che ha sempre fatto, mentre il “B” virtuoso di Franchi rappresenta una guida “ludica, trasversale, solare e pop alla via di fuga”.
Piano B numero 1: ho un paio di miei amici che qualche tempo fa conducevano una vita tutto sommato tranquilla e invidiata da molti, avevano un lavoro, vivevano in affitto in un appartamento normalissimo ma a cinquanta metri dal lago, tutto bene a prima vista ma negli ultimi tempi avevano perso il sorriso, si erano fatti insofferenti, scuri in volto, poco ospitali, poi un giorno l’amico mi dice “Ti porto in un posto.” Abbandoniamo la città, saliamo in montagna e ci fermiamo davanti a una piccola cascina ancora da ristrutturare e mi dice “Fra un mese io e lei andiamo a vivere qua e ci mettiamo a fare quello che abbiamo sempre sognato.” Furono in molti a dargli dei pazzi. Tre anni dopo il loro Piano B è diventata una nuova vita.
Massimo Maugeri, letterato catanese classe '68, ideatore e curatore del popolare blog letterario “Letteratitudine”, è l'anima di questa divertente e appassionante antologia di racconti dedicati a Roma: ciascuno dedicato a una strada, o a un quartiere. Maugeri ha assemblato con nonchalance nomi noti e meno noti delle patrie lettere; c'è qualche esordiente e c'è qualcuno destinato alla storia della letteratura italiana, come Tuena, come Di Consoli, come Mario Desiati; qualche mestierante e qualche outsider (anche improbabile). L'impatto si rivela effervescente e spiazzante; la lettura dell'opera è di discreto fascino (dipende dagli argomenti, dalle storie...) e di grande immediatezza, con poche eccezioni.
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978) è letterato, critico letterario e musicale, narratore, poeta e traduttore dall'inglese – tra gli ultimi suoi libri ricordiamo ''Monteverde'' (narrativa, Castelvecchi, Roma 2009), ''Radiohead. A Kid'' (saggistica, Arcana, Roma 2009), ''Pagàno'' (narrativa, Edizioni Il Foglio, Piombino 2007) e ''L'inadempienza'' (raccolta poetica, ivi 2008). Gestisce inoltre il sito letterario collettivo ''Lankelot''. Attualmente vive a Roma.
Per il recensore di turno non è certo agevole parlare di Franchi e della sua produzione. Il rischio che si corre, nel tentativo di condensare a beneficio del lettore i generi e le tematiche coi quali il nostro si è misurato, è quello di apparire giocoforza riduttivi, ammettendo in sintonia con Patrizia Garofalo, quando ne recensisce la silloge poetica “L'inadempienza” (Edizioni Il Foglio, 2008), “la dolorosa coscienza dell'insufficienza della parola”. Insufficienza, aggiungerei, nel rendere giustizia ai molti interessi coltivati e alle tante iniziative poste in essere dall'autore romano. Potremmo pertanto, in maniera ondivaga, muovere da un suo verso: “insofferente gigante di carta e fantasia”, che credo gli vesta addosso comodamente.
Mascheri spiega qualcosa. Franchi pensa ai suoi debiti.
Mascheri educa. 
Paolo Mascheri in primo piano
Franchi dice una cazzata, Mascheri un po' ride e un po' se ne dispiace
Mascheri si accorge che Franchi è un'ologramma, ma glissa
I sandali.
Veneziani parla. Franchi pensa a Rodin.
Veneziani in gran forma
Mascheri se la beve, Franchi è incredibilmente assente
Intervallo
Prende la parola Renzo Paris. Marco Polverini, Andrea Di Consoli e Antonio Veneziani ascoltano
Mascheri racconta a Franchi come è andata a finire con una comune amica.
Da quelle parti verrà qualcosa di buono. Va da sé.
"Sì, ho letto Il Gregario".
"Tutto regolare". 
Renzo Paris, Andrea Di Consoli, Antonio Veneziani.
Il divo.

Lo stadio di San Siro. Tredici milioni di posti a sedere.

Davanti a un pubblico particolarmente caloroso. Un unico applauso in cinquanta minuti di presentazione.

Il monologo di Gianfranco. Interrotto talvolta dalle mie domande palesemente preparate.
Gianfranco Franchi è un autore che conosco bene, visto che ho pubblicato nelle collane del Foglio Letterario (www.ilfoglioletterario.it) i suoi primi tre libri: Disorder, Pagano e la stupenda raccolta di poesie L’inadempienza.
Monteverde è la sua ultima fatica ed esce per un marchio editoriale importante come Castelvecchi, che in passato ha lanciato veri e propri casi letterari. Tutto questo mi fa grande piacere, non solo perche posso dire pippobaudescamente: “L’ho scoperto io!”, ma soprattutto perché il romanzo non tradisce le attese.
Sorprendente. Davvero sorprendente. Ma aspettate... Credo sia stato Vassalli l'ultimo a dire che il nostro presente non possa essere raccontato. Lo diceva, se non ricordo male, ne "La morte di Marx", una raccolta che partiva da questo preambolo così cinico e finiva per dipingere un quadro letterariamente terrificante, un bestiario del (mal)costume dell'Italietta contemporanea. E forse il nostro presente non si può davvero raccontare. Si peccherebbe di saccenza, cadendo nell'errore del trasporto emotivo. Ma... sorprendente.
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