Fortunato Broz bivacca, guardando le stelle, dimentico delle cose della vita, dimentico delle preoccupazioni terrene. E mentre medita, prende a parlare con una voce. Quella voce è lo spirito del bosco. Non tutti sanno ascoltarla, eppure a tutti parla: soprattutto dai giorni in cui, da quelle parti, austriaci e italiani si prendevano a fucilate, e soffrivano e sanguinavano per difendere o conquistare quel confine. Fortunato ascolta quella voce.
È la storia di un uomo che un giorno ha deciso di tornare nel suo paese e tra le sue montagne, in Vallarsa, per ritrovare sé stesso, e guarire dal male. È la storia di uno scrittore che voleva dare voce a una vallata che ha avuto poca letteratura, se non per via della Grande Guerra. E quella poca non è mai stata adeguatamente pubblicizzata. È la storia di uno che ha ritrovato il grande segreto della lentezza, e quello più grande ancora del silenzio. È la storia di uno che tiene viva la memoria del sacrificio dei nostri soldati conservando le loro piccole cose, ritrovate qua e là per i monti. È la storia di un incontro tra due scrittori; noi conoscevamo la prima, Fiorenza Aste, elegante letterata di Rovereto.
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