Osannato dalla critica come una delle ennesime future promesse, se non già certezza, della narativa statunitense, Wells Tower dà alla luce "Tutto bruciato, tutto devastato", una raccolta di racconti (in parte già pubblicati, seppur in una differente versione, sulle principali riviste di letteratura d'oltreoceano) che si inserisce nel solco della strada tracciata da maestri come Ernest Hemingway, Raymond Carver, John Cheever, Breece D'J Pancake e da scrittori più recenti come Thom Jones , senza dimenticare Sam Shepard e il sommo maestro del racconto Anton Checov.
Il viaggio orientale in Parise e Troisio, due modi opposti di vedere il mondo e di interpretare la realtà, la realtà fascinosa e degradata dell’Oriente, una realtà però vista in tempi diversi, la Cina della rivoluzione culturale per il primo, la Cina degli anni fine Ottanta-inizio Novanta per il secondo. Negli anni Sessanta, al pari degli intellettuali della sua generazione, come Pasolini e Calvino, Goffredo Parise attraversa un periodo di profonda crisi identitaria.
“Là dov'è la vigna di uve nere, non ci sono strade. È per questo che non si odono voci né cigolii di carri, né picchiettii di zoccoli di bestie. Il mare è troppo lontano perché il rumore che la tempesta fa quando sbatte contro la costa arricciandola di bianco possa salire fin lassù. Se il vento è favorevole, ne arriva un ansimare fioco e tramortito come di persona soffocata da un bavaglio; un ansimare che, per non essere percorso da altre varianti di suono, diventa un'aggiunta di silenzio” (De Stefani, “La vigna di uve nere”, X, p. 99).
Apprezzo sempre di più Rocco Carbone. All’amore che provo per la sua narrativa, si aggancia irrimediabilmente la consapevolezza che potrò leggere un numero limitato di libri. Quei pochi che ha avuto modo di scrivere prima della sua morte, avvenuta a causa di un incidente nel 2008. Continuo a considerare quel tragico evento tra i più funesti ed irreparabili del mondo della cultura italiana. Carbone ha tutte le carte in regola per essere considerato uno degli scrittori più interessanti degli ultimi anni.
Nel 1953 quando scrive “Il prete bello”, Parise è un letterato che si trova a Milano per lavorare presso la casa editrice Garzanti. Sebbene sia contento della sua nuova attività, vive “ore di vuoto, di tristezza, di solitudine” nella grande città, specie la sera.
Il possesso di una cultura imponente può divenire uno scudo o una condanna, un apice o un abisso. Il “professore” protagonista del romanzo di Pontiggia ha trovato nella sua preparazione accademica una fortezza inviolabile entro cui ormeggiare le sue certezze, anche umane ed intellettive. Uomo rigoroso, austero, inappuntabile. Eppure quando nella rubrica “Fendenti” della rivista letteraria “La Parola agli Antichi” viene pubblicata una lettera nella quale si accusa l’attento professore di aver sbagliato l’etimologia della parola “ipocrisia”, il dubbio, le insinuazioni, i sospetti e l’incertezza iniziano a prendere il sopravvento.
Mario Tobino, tra i più grandi scrittori del secondo Novecento, merita una riscoperta. Nonostante gli sia stato dedicato nel 2007 un Meridiano, lo scrittore – psichiatra di Viareggio è stato quasi dimenticato. I suoi libri, per la maggior parte ambientati nel manicomio dove lo scrittore ha esercitato la professione, raccontano l’esperienza della follia. Tobino ha dedicato tutta la sua vita a questo, cercando di comprendere l’umanità dei pazienti che lui amava curare con la particolare attenzione del rispetto e della dignità
Eleganza. Ogni singola frase di questo breve romanzo trasmette eleganza. E misura, attenzione, garbo, intelligenza. “Gli occhiali d’oro” rappresenta anche una piccola rivoluzione. Conservando una forma letteraria e narrativa impeccabile, se non addirittura classicheggiante, descrive quanto di più anticonvenzionale ed inconsueto fosse lecito scrivere in quel lontano 1958, anno in cui apparve il romanzo di Bassani.
Antonio Pennacchi ed Edoardo Nesi hanno raccontato, nei loro ultimi libri, il monumentale romanzo Canale Mussolini (Mondadori, 2010) e il drammatico memoir Storia della mia gente (Bompiani, 2010), la rabbia, l'amore, l'orgoglio e la dignità di due popoli, quello pontino e quello pratese, che hanno saputo imprimere il loro nome nella storia del Novecento.
Nel panorama letterario degli anni Sessanta e Settanta, mentre dominava l’ideologismo trionfante del Gruppo ’63, Giorgio Bassani, il grande romanziere che ha fatto di Ferrara un suggestivo luogo letterario, subì una censura ingiustificata. Oggi egli attende ancora una giusta valutazione, perché la sua colpa fu, per alcuni, quella di non avere “fondamenti ideologici ostentati”.
“The Graduate” [1963], ultradialogica opera prima di Charles Webb, eternata dalla traduzione cinematografica di Mike Nichols [1967] una manciata d'anni più tardi, è una pagina di letteratura americana sentimentale ed esistenzialista, caratterizzata da una velleitaria satira sociale e da una intensa rappresentazione degli squilibri e delle confusioni della tarda adolescenza, della prima giovinezza. È una grande storia d'amore, a ben guardare, e assieme un romanzo di formazione fondato sulla progressiva assunzione di coscienza, responsabilità e identità da parte d'un giovanissimo intellettuale che sulle prime proprio non vuole saperne d'essere ciò che è.
Commenti recenti
8 ore 2 min fa
8 ore 57 min fa
9 ore 6 min fa
9 ore 13 min fa
9 ore 21 min fa
9 ore 22 min fa
13 ore 15 min fa
13 ore 17 min fa
14 ore 54 min fa
14 ore 55 min fa