Ave vini color clari, ave sapor sine pari
“Sedemmo fianco a fianco sul divano a guardare apatici le gesta del muscoloso cacciatore di vampiri nero che disgregava avversari a destra e a manca, temuto e rispettato, con immancabile gran pezzo di figa innamorata che gli moriva tra le braccia. Per lui nessuna testa di maiale o calci nel culo. Solo gloria, arti marziali e completi di pelle. Persino il dolore, in lui, aveva qualcosa di epico. In quel momento compresi che sarei tornato al mio vecchio Barbour” (p. 381).
In perfetta sintonia con quanto scriveva Calvino, secondo il quale “le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”, “L’ombra del Duomo” racchiude i segreti, le ambizioni, gli spettri e i simboli di una Modena in bilico tra realtà e fantasia e tuttavia unica, indiscussa protagonista di quest’antologia nata col preciso intento di celebrare la città emiliana, per mostrarcela in una veste nuova capace di fondere tradizione e invenzione.
Ed è tributo a quella lei che Sofo sa descrivere con parole suadenti rendendone appieno l’atmosfera. Quella lei dai “fianchi larghi quando la sfiori, dalle curve infinite. Delicate ma col sapore grasso della cucina casalinga.
Commenti recenti
8 ore 45 min fa
8 ore 48 min fa
8 ore 49 min fa
8 ore 52 min fa
8 ore 57 min fa
9 ore 2 min fa
9 ore 6 min fa
9 ore 26 min fa
9 ore 48 min fa
13 ore 51 min fa