“Resta con me. Muori per sempre...” (M.M.). Non sopporto la scrittura di chi guardandosi l'ombelico vede solo l'ombelico e di conseguenza è solo questo che vede anche il lettore. Adoro, al contrario, la scrittura di chi pur parlando “solo” di sé parla anche di me, di te. Di Marte. La scrittura di chi pur parlando “solo” di sé fa un atto creativo in cui a parlare è il mondo. A chi dorme, a chi sta sveglio, o cammina per strada, o fa l'amore o muore. Questo effetto pieno di stupore me lo ha procurato la scrittura di Marco Mancassola nei due racconti contenuti in questo piccolo libro. Di lui non ho ancora letto altro.
"L’America, ha detto Horace, il nostro stagista, era un pappone rincoglionito e in declino. Per la nostra repubblica era finita da un pezzo l’epoca d’oro della ruffianeria. Che fine aveva fatto quello spaccone dai nervi di ghiaccio e le zanne di diamante, che aveva assalto la Normandia e preso i sovietici a pisellate in faccia, e che avviava alla prostituzione le carni giovani dei mercati emergenti? Ora il nostro paese se ne stava stravaccato in un angolo della sala da biliardo, era un babbione sdentato con una bottiglia da mezzo di vinaccio Mad Dog e gli occhi gialli e pesanti, l’ennesima vittima designata per il branco dei giovani lupi. “Siamo gli zerbini degli altri paesi industrializzati”, ha detto Horace, con gli occhi accesi di gioia come bracieri.
“Depresso tutta la settimana, ho letto i quotidiani e il Time, poi ho letto i Cantos e mi sono sentito meglio. Gli accademici ignoravano Pound, Williams, Louis Zukofsky, Mina Loy, Basil Bunting e la maggior parte degli scrittori che si ispiravano a Whitman e alla tradizione della forma aperta d'America. Noi portavamo avanti una continuità storica, da persona a persona” (A.G.)
«Non avrete scelta se non quella di divertirvi» (pag. 32)
Rileggere le opere di David Foster Wallace dopo il suo suicidio avvenuto per impiccagione il 12 settembre 2008 è un'operazione dolorosa per me.
Lo incontrai quasi per caso nel 1999 con l'acquisto del suo romanzo d'esordio ''La scopa del sistema'' pubblicata allora dalla Fandango Libri con quella frase riportata sul retro ''Mi manca chiunque'' che finii poi per riportare su una maglietta di mia produzione.
Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità. Incompatibilità rispetto alle ideologie passate e presenti, incompatibilità rispetto ai manifesti e ai dogmi, incompatibilità rispetto – spesso – alla tradizione letteraria nazionale, quasi mai accettata come punto di riferimento primo e incontrovertibile; sembrano più inglesi o americani, per stile, reminiscenze e dignità autoriale.
Carlo D'Amicis, narratore romano classe 1964, ha scritto un romanzo politico e satirico coraggioso, generoso e frontale: La battuta perfetta (Minimum Fax, 363 pp., € 15) è la trasfigurazione letteraria della decadenza culturale d'una nazione che sembra aver deciso, da quasi vent'anni a questa parte, di abbracciare la visione del mondo d'un uomo che ha fondato la sua fortuna su un approccio tutt'altro che politico: piacere, piacere a tutti, piacersi, amare, essere amato. Vendere, vendersi, come niente fosse.
Leggere i racconti "Tenersi per mano" dell'autore statunitense Kevin Canty (raccolta pubblicata negli States nel 2001) provoca uno strano miscuglio di sensazioni: da un lato l'ammirazione per come l'autore sia stato capace di accompagnarti, senza mai eccedere.
"Cosa dire del quinto giorno? Il quinto giorno Jack Kerouac ebbe un'illuminazione. gli tornò in mente di quando, all'età di sei anni, trascorreva pomeriggi interi a giocare a tennis contro il muro di casa. Una volta la palla fece un rimbalzo imprevisto e schizzò via. Invece di rincorrerla per evitare che si perdesse nei cespugli, la lasciò andare. Immaginò di essere quella palla abbandonata a se stessa e rotolò mentalmente con lei finché quella non scomparve dalla vista. Allora rimase immobile con la racchetta in mano e un'espressione di sbigottimento sul volto, insolita a dire il vero per un bambino della sua età. Semplificando avresti detto che si era imbambolato per un attimo, ma in effetti si era smarrito.
"Mi ricordo che durante uno degli ultimi scontri stavo guardando la tv con Gary, era una scuola interrazziale nel Maryland in cui i ragazzi cacciati dalle partite di palla avvelenata si sono vendicati a suon di pistole Glock e granate. Le squadre speciali cercavano nel mirino l'angolazione giusta per colpire alla testa mentre gli psicologi alla tv se la prendevano con i videogiochi.
"I videogiochi?", disse Gary, toccando la brace del bong. "Prendetevela con la scuola, piuttosto!"
Ci eravamo fatti portare dei tacos al pesce. Stavamo assistendo agli ultimi sviluppi dell'agghiacciante vicenda, come aveva detto un cronista.
Raccolta di articoli, saggi brevi e frammenti di Jack London, “Pronto soccorso per scrittori esordienti” (Minimum Fax, 2005), curato da Monica Crassi, per la traduzione di Andreina Lombardi Bom, è un bignami del “Martin Eden” completo di qualche curiosità non sempre marginale o irrilevante. L'idea di avvicinare neofiti e curiosi al grande Jack con questa scorciatoia è simpatica – è carina – ma niente di più. Mi sembra pacifico.
"Io e David siamo venuti a Disney World per lo stesso motivo per cui ci vengono tutti: per riaffermare la nostra fede nella Costituzione degli Stati Uniti, meditare sulla profonda influenza che i presidenti americani hanno avuto sulle nostre vite e recuperare l'eredità letteraria di Mark Twain. No, in realtà non è così. Siamo venuti a Disney World perchè avevamo due biglietti d'aereo non rimborsabili per Orlando, dovevamo andare a vedere il lancio di uno shuttle della NASA al Kennedy Space Center e quando il lancio è stato annullato ci siamo detti: che cavolo, andiamo a Disney World" (Violenza intraspecie)
Lo confesso: ho comprato “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)” per via del titolo. Nient’altro. Forse è la motivazione più banale del mondo, ma tant’è. La prima edizione risale al 2001, la Minimum Fax lo ha riportato in libreria a distanza di otto anni.
MAURIZIO CECCATO. UNDERCOVER
“Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare.
Non date retta a chi dice altrimenti”
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