"Sono stato internato in più di tre manicomi, da quando mi trovo a Miami, dove sono arrivato sei mesi fa dopo una fuga da Cuba. Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale. A volte penso che, se fossi nato in Brasile, in Spagna, in Venezuela o in Scandinavia, avrei finito comunque per fuggire dalle vie, dai porti o dalle praterie di quei Paesi”.
“Chi è lei?” E Nadja senza esitare: “Sono l'anima errante” (A.B.)
Già il titolo di questa raccolta è disorientante, come anche la copertina che raffigura un dipinto del Cinquecento opera del pittore fiammingo Hieronymus Bosch dal titolo “Il giardino delle delizie”. Le “delizie” sono in realtà dei particolari di figure anatomiche umane, tagliate e sventrate, quasi la rappresentazione di una realtà interiore grottescamente fatta a pezzi. Una visione onirica e inconscia. Questa immagine rappresenta molto bene la sofferenza che fuoriesce da questa raccolta, come la poetica di Raffaele Ferrario.
Alla fiera della piccola e media editoria, tenutasi al Palacongressi di Roma dal 4 all’8 dicembre, è stato presentato un libro basato su un luogo simbolo di un tema ancora scottante: il “dolce sterminio” praticato negli ospedali psichiatrici francesi, in concomitanza ai genocidi attuati nella Germania nazista. Si tratta dei 45.000 deceduti per fame nei manicomi francesi tra il 1940 e il 1944, di cui parla anche Max Lafont in “L’Extermination douce”.
“La commedia dei filosofi” è una breve pièce teatrale del giovane Camus, inedita in Italia. Secondo il curatore, Antonio Castronuovo, è una “precoce incursione critica verso precise posizioni”, scritta con ogni probabilità nel 1947: “I taccuini di Camus sono punteggiati nel 1947 di appunti sulle ambizioni degli esistenzialisti parigini, e ciò fa ritenere che l'operetta sia stata redatta proprio in quell'anno. La certezza poi che abbia inteso causticamente pungere proprio l'esistenzialismo – continua Castronuovo – risulta chiara dai temi che prende di mira: la libertà della scelta, la contingenza, l'autenticità, l'engagement” (p. 31).
Harvey è uno dei titoli più vitali che la Hollywood del Dopoguerra è riuscita a produrre. E il tema poi non è troppo banale, anzi si corre il rischio di addentrarsi in un bel campo minato. Il rischio della banalizzazione viene lavato via dallo sguardo di uno degli attori migliori del periodo: James Stewart.
“La mia vita è qui, nel manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti, e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento, son ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”(p.95).
Scrive Peppe Dell'Acqua, nell'introduzione, insegnandoci le ragioni della necessità di questa pubblicazione: “In Italia sono attivi presso gli ospedali civili 286 Servizi psichiatrici di diagnosi e cura. Forse non tutti sanno che, ancora oggi, 7 di questi servizi su 10 dichiarano di attuare la contenzione meccanica, legare al letto le persone, e di usare un camerino di isolamento (…). Dicono che, anche volendo, è impossibile non usare la contenzione. Bisognerebbe allora chiedersi come mai in 3 su 10 di questi servizi non si ricorre a questi trattamenti” (p. 11).
“Noi matti siamo fiori e uccelli. Io e quelli come me siamo fiori e uccelli”, ma “la pazzia non esiste. Esistono invece gli effetti collaterali delle medicine che ci propinano” (Schiavetti, “La schizofrenia non esiste”, p. 20 e p. 62).
…one flew East, one flew West, One flew over the cuckoo’s nest.
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