La letteratura per ragazzi è un po' come il cinema splatter: è liberatoria, divertente, a volte dotata di un acume che i "libri maturi" e gli autori da inserto domenicale dei giornali manco sanno cos'è. È in tutto e per tutto una letteratura maggiore trattata, a torto, come scribacchiamento minore per un pubblico provvisorio, che poi quando cresce dovrebbe fare il grande salto e appoggiare ben altri tomi sul comodino. Le cifre e la vitalità del settore librario dedicato ai ragazzi raccontano una storia diversa, e con buona pace delle accademie stoccolmesi il mercato "giovane" ha una marcia in più. In tutti i sensi. Con o senza Harry Potter e gli altri fenomeni di massa.
Ho sempre provato una profonda invidia per coloro che riescono a scrivere racconti, girare film o disegnare storie per bambini. Bisogna essere dotati di una strana forma di grazia, dolcezza, attenzione per poterlo fare e credo che in una società sempre più complessa, incattivita, cinica e schiava del marketing come la nostra la sfida sia ancora più ardua da raccogliere e portare a termine.
Mangia la zuppa, amore. Il titolo mi ricorda vagamente Vuoi star zitta per favore? di Carver, ma è più debole, dà l'idea di due persone, a tavola, di cui una con qualcosa dentro da dire, ma che l'altra non ha così voglia di sentire, probabilmente perché già sa cos'è quel qualcosa dentro, e così dice: Mangia la zuppa, amore. Che una persona rimane con quel grumo dentro, e anche se l'altra sa, è lo stesso, perché certe cose dovrebbero comunque uscire.
Regia: Hayao Miyazaki. Soggetto e sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Kubo Tsugiko. Fotografia: Mark Henley. Scenografia: Kazuo Oga. Montaggio: Takeshi Seyama. Effetti: Kaoru Tanifuji. Musica originale: Joe Hisaishi. Produzione: Tokuma Japan Communications Co. LTD., Studio Ghibli, Walt Disney Animation. Titolo originale: “Tonari No Totoro”. Origine: Giappone / Usa, 1988. Durata: 86 minuti.
Quando ci si accinge a presentare un personaggio leggendario, assai popolare ed amato in altre zone del mondo, del tutto o quasi sconosciuto dalle nostre parti, non si sa bene come avviarne il discorso. Si potrebbe iniziare con un accenno all’autore che ha anch’esso una storia assai significativa e pregna di particolari avventurosi, oppure partire direttamente dalle gesta del protagonista del racconto per ben introdurre il lettore ad una figura che presenta caratteri affascinanti e non del tutto estranei alla cultura occidentale.
L’alchimia delle spezie
“Ho imparato i primi segreti delle spezie nella bottega del nonno sulle rive orientali del Bosforo. Per imparare i segreti della nostra cucina bisogna partire dalle spezie. A volta bisogna usare quelle sbagliate per ottenere l’effetto desiderato. Il cumino è forte ed aggredisce, induce le persone a chiudersi. Lo zenzero è delicato e pungente, spinge a guardarsi negli occhi”
Ubud, 17 luglio 2008, ore 15. LE MIE ANTITETANICHE
Ieri è stata una giornata campale: ho scritto il pezzo sulla cremazione che Gianfranco ha messo subito in rete; le foto seguiranno a breve, anzi in questo momento potrebbero già essere godibili.
Il poeta (e Storico delle Scienze) Francesco Piselli mi scriveva da Bergamo:
nonostante le indagini
non si vedono immagini.
Ho subito avvertito Gianfranco che non mi ha risposto.
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