La bellezza sa essere brutale. Sa essere brutale e magnifica quando s'accompagna alla denuncia. A una denuncia civile, a una denuncia politica, a una denuncia libertaria. La bellezza diventa brutale quando il linguaggio scende a patti con la verità: e allora si piega al male, per demistificare le menzogne della propaganda, e la distruzione della giustizia, e dell'innocenza di un popolo.
Apparentemente la vicenda di "Palace of the End", prima traduzione in italiano di Judith Thompson ad opera di Neo Edizioni, potrebbe essere un ottimo esempio di ciò che Hannah Arendt definì come banalità del male. Le tre voci narranti ci accompagnano in altrettanti monologhi, originariamente scritti per formare un trittico teatrale.
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