“Quando ho acceso la prima candela di Amnesty avevo in mente un vecchio proverbio cinese: ‘Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità’. Questo è anche oggi il motto per noi di Amnesty.” (Peter Benenson, fondatore di Amnesty International)
"Walter e Patty erano arrivati a Ramsey Hill come i giovani pionieri di una nuova borghesia urbana: colti, educati, progressisti, benestanti e adeguatamente simpatici.
“Folgore-luce del Sacro Amore è il tuo continuo risorgere, la risposta degli Dei alla tua donazione senza Fine. Ma solo oltre l’antico cerchio claustrale della natura e della psiche, il tuo essere libero può conoscere il linguaggio degli Dei, il pensiero che fa di sé folgore-luce” Massimo Scaligero. Dallo yoga alla Rosacroce
“No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un’azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga le tasse per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità” (pag. 381).
Cari amici,
scrivo per puntualizzare, una volta per tutte e pubblicamente, una serie di questioni importanti, che stanno ferendo e offendendo me e voi tutti. Sta accadendo – e finalmente, sta accadendo pubblicamente – che una serie di gruppi di giovani, e meno giovani, schierati nella sinistra extraparlamentare, stiano andando diffamando me e Lankelot, per via di questioni non precisamente limpide. È senza dubbio prova che la democrazia offende certi giovani (ex?) comunisti; o che l'alfabetizzazione non è un fenomeno concreto.
“La sposa birmana” è, ad oggi, l’unico titolo tradotto all’estero di Journal-Gyaw Ma Ma Lay, una delle più grandi scrittrici birmane del Novecento. La scrittura di Ma Ma Lay si unisce in uno straordinario abbraccio di sorellanza alla continuità della lotta sofferente e mai piegata del Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, nota anche come autrice di libri-denuncia sulla drammatica condizione della Birmania, oggi Myanmar.
Chomsky non vuole appartenere a nessuna tradizione.
Patrik Ourednik (Praga, 1957) è un letterato massimalista, caratterizzato da uno stile a un tempo elegante e messianico: noi italiani dobbiamo l’incontro con la sua opera alle benemerite duepunti edizioni di Palermo, che già avevano pubblicato un paio d’anni fa l’inatteso e tagliente “Europeana. Breve storia del XX secolo”.
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