“12 gen. Caro Harold, ho molto freddo. gli uccelli hanno fatto tanto chiasso oggi che hanno cacciato via il sole. è ancora buio tanto buio che me lo sento nello stomaco. e ho tanto freddo nelle ossa perché il sole non è sorto. vorrei che sorgesse e facesse caldo. non mi piace tanto freddo.”
Quattordici lettere firmate Gesù Cristo o, rapsodicamente e in ogni caso sinonimicamente, “architetto Johannes Baader”: destinate a quattordici personaggi influenti, scritte dall'uomo che sarebbe diventato l’Oberdada, il Dada Supremo. Un intellettuale tedesco intriso di una spiritualità folle e messianica, al di là dei confini dell'irriverenza blasfema: un talento della liturgia dell'enormità mistica. Un mattoide ingovernabile.
Menfi, ultimi mesi del 1941. Maria Antonietta, una ragazza di quindici anni, e Guido, un tenente di trenta si incontrano a una festa. Da quel giorno è amore totale a prima vista. I due innamorati inizieranno a scriversi lettere infuocate di passione che coroneranno il loro grande amore durato sessant’anni e vissuto sempre con l’incanto del primo giorno.
Travedere un uomo dalle sue lettere (ove non siano composte già pensando alla loro pubblicazione) può risultare imbarazzante quanto spiarlo dal buco della serratura. Al tempo stesso, però, può risultare illuminante per capirne i moti spirituali ed emozionali. Preziosa è dunque quest’edizione di qualche anno fa, che ha riproposto – a cinquant’anni dalla seconda e ultima edizione dell’epistolario di Serra, un centinaio di lettere, capaci di lumeggiare la complessa figura di un uomo importante per la nostra cultura d’inizio secolo (scorso).
“Un artista puro” è una deliziosa plaquette illustrata Via del Vento, pubblicata nel 1999 in tiratura limitata.
Leggere Cioran equivale a solcare una distesa marina increspata da poche onde, ma senza ritorno. Con queste parole Antonio Castronuovo, esperto di nichilismi, gnosticismi e avanguardie europee, inizia il suo saggio (E.M.
Sorprendente. Davvero sorprendente. Ma aspettate... Credo sia stato Vassalli l'ultimo a dire che il nostro presente non possa essere raccontato. Lo diceva, se non ricordo male, ne "La morte di Marx", una raccolta che partiva da questo preambolo così cinico e finiva per dipingere un quadro letterariamente terrificante, un bestiario del (mal)costume dell'Italietta contemporanea. E forse il nostro presente non si può davvero raccontare. Si peccherebbe di saccenza, cadendo nell'errore del trasporto emotivo. Ma... sorprendente.
OCCHI
"Lettere a Svetonio. Il capo di Cosa Nostra si racconta”, a cura di Salvatore Mugno, è un libro composto da cinque lettere firmate da un'odiosa personalità dei tempi nostri: assassino, superlatitante, erede di Riina e Provenzano, ricercato dalle polizie di tutto il mondo, Messina Denaro si firma “Alessio” e scrive al vecchio amico Tonino Vaccarino, alias “Svetonio”. Chi è Svetonio? È l'ex sindaco di Castelvetrano, patria di Denaro; collaboratore, a quanto si può capire (cfr. p. 125) dei Servizi Segreti.
Antologia delle lettere di Carroll, selezionate in ordine cronologico (1864-1896) e indipendentemente dai destinatari, secondo la sensibilità di Carla Muschio, “Matto per le bambine” è un'edizione elegante e intelligente di un epistolario di formidabile interesse per due diverse ragioni. La prima, quella che personalmente trovo essenziale e seducente, è la letteratura. È da queste pagine che nasce un'opera di genio come “Alice nel Paese delle Meraviglie”, è in queste lettere che si sprigiona la libertà creativa, anarchica e sregolata di Carroll.
Scritti céliniani inediti in Italia, pubblicati dalle piccole e coraggiose edizioni Via del Vento di Pistoia, a cura di Anna Rizzello, composti tra 1916 e 1917: si tratta di prose prodromiche, un racconto e due lettere, embrione d'uno stile e d'una scrittura nuova, di sicuro interesse filologico e plausibile fascino per tutti i lettori del padre del “Viaggio al termine della notte”. Questa pubblicazione è quella che si dice una strenna ideale.
A Luca, Gigi ed Elio
"En littérature, je me suis successivement épris de Rimbaud, de Jarry, d'Apollinaire, de Nouveau, de Lautréamont, mais c'est à Jacques Vaché que je dois le plus" (Breton)
JACQUES TRISTAN HYLAR
È grazie alla sensibilità e alla disponibilità delle Edizioni Alet - che ringrazio - se posso riproporvi questo omaggio alla memoria di Scipio Slataper. Il testo che segue è stato pubblicato in edizione numerata fuori commercio, in 500 esemplari, per il Natale 2007: corredata da foto d'epoca, l'edizione è una plaquette necessaria per rinnovare il ricordo di un grande artista. Quanti fossero interessati possono scrivere a contatti@aletedizioni.it per richiederne copia.
gf
***
Commenti recenti
0 sec fa
6 min 7 sec fa
10 min 8 sec fa
41 min 52 sec fa
1 ora 32 min fa
2 ore 26 min fa
2 ore 53 min fa
2 ore 54 min fa
3 ore 40 min fa
4 ore 19 min fa