Zinetti Liliana

Nel solo ordine riconosciuto

Autore: 
Zinetti Liliana

“Il poeta è il pazzo / che trasforma il reale/ in un’oscura sequela di parole”. Questi versi li ha scritti Liliana Zinetti, poetessa alla ricerca di un collocazione da dare alla realtà delle cose. Il suo nuovo libro è Nel solo ordine riconosciuto (L’arcolaio, pagine 71, euro 11). Le parole tramano tra il silenzio e il niente e agiscono apertamente nel magma del reale per raccontare il cammino incerto delle cose.
Liliana Zinetti è una voce autentica. La sua esperienza poetica è un susseguirsi di meditazioni dirette che fanno male e quindi sono vere. Tra disincanto e partecipazione la poesia di Liliana Zinetti è un alfabeto di ciò che accade, scritto con le parole che mostrano una vitale “reticenza del dubbio”.
Anche se la poesia non salva, ci fa vedere le cose, ci fa sentire il peso del nostro passaggio, ci avverte che l’allarme è scattato . Mentre ci guardiamo il “niente delle mani” tutto si compie in questo andare, che è il solo ordine riconosciuto che ci è dato considerare.

Liliana Zinetti nella sua poesia, fisica e allo stesso tempo fortemente emotiva, scava nella ferita aperta dell’esistenza. I suoi versi ci fanno toccare con mano il vuoto che avvolge le cose: “Quel qualcosa di noi,/ fiato di bestie macellate/ nel mattatoio di una luce/ che scoperchia le tombe/ e dissemina polvere di fiori,/ alza mani dure nella notte/ chiede la sfera perfetta nell’esatto silenzio”.
Davanti alla “resa disarmata” della voce e delle parole, la poetessa si fa interprete fedele del crollo. Scrive per graffiare l’immobilità delle cose con quelle parole che sanno nominare l’inquietudine che mangia la luce.
Leggendo le poesie di Nel solo ordine riconosciuto si ha l’impressione di attraversare il quotidiano disincanto,che Liliana Zinetti ci descrive come “una distesa scurissima di voci/ tra le parole e il niente”. È forte l’impatto dei suoi versi. Quello della Zinetti è un modo di fare poesia dirompente. I versi esplodono sulla pagina. Le parole inchiodano e tagliano come un bisturi.
“Le mie parole sono farfalle insanguinate./ Hanno la reticenza del dubbio/ il bianco della neve/ sono passi a ritroso verso i silenzio/ pagine di un libro sfogliato dal vento./ Le mie parole sono mani sui muri/ culle di fragili lune d’inverno”.

Con le parole sgomente risale le rotte inquiete e la sconfitta di giorni appesa a ragnatele d’aria. Bisogna restare sospesi tra le parole e il niente, respirare la notte, scrivere parole fino al crollo di tutti gli alfabeti. “Può l’esattezza di una parola/ la cesura di un verso/ scalfire l’orrore?”. Questo si chiede Liliana Zinetti. Non è facile ottenere una risposta. La poesia ha il dovere di interrogarsi , sempre dubitando, scavando un tunnel davanti al muro del niente.
Un ordine è necessario. Bisogna stare nella tristezza dei giorni e perdersi comunque nel suo attraversamento per acquisire la consapevolezza che il solo ordine riconosciuto è “tenere le distanze , fermare/ i passi con l’erba./ Vivere recisi./ Gridarla sottovoce/ questa pena”.

La mano di Liliana Zinetti scrive nel buio ciò che sta sospeso e trema. La sua poesia tocca nei nervi scoperti la materia del quotidiano disordine. È difficile restare indifferenti davanti a una voce così alta: nel disincanto ci dice che ogni giorno “impariamo a morire così, nel distacco/ di un gesto,in un ritardo del cuore”.
La poetessa invita a diffidare degli imbonitori e dei ciarlatani che vogliono vendere la menzogna di un ordine che contempla il migliore dei mondi possibili. Perché alla fine “non è dato che questo andare”.

Edizione esaminata e brevi note

Liliana Zinetti (Casazza, 1954. Poetessa italiana. Ha pubblicato: Volo di terra(LietoColle, 2004), L’ultima neve (LietoColle, 2007).

Liliana Zinetti, “Nel solo ordine riconosciuto”, L’arcolaio, Forlì, 2009.

(Nicola Vacca, anteprima per Lankelot. Questa recensione uscirà mercoledì 6 ottobre su Linea quotidiano per la rubrica Nel verso giusto).

ISBN/EAN: 
978889528197

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[zinetti] nicola ci parla dei versi di Liliana Zinetti.