La FinestraGiraffa – Ablak-Zsiráf – era il sussidiario dell’ultima generazione di giovani magiari educati da un regime comunista. “L’ultima FinestraGiraffa” è il nuovo sussidiario – quello dell’educazione alla libertà, alla tolleranza, alla democrazia e alla ricerca della verità, e alla indomita lotta contro ogni menzogna – scritto da un giovanissimo ed eclettico artista ungherese: il poeta, pittore, fotografo e romanziere Peter Zilahy, classe 1970.
Spiega l’autore: “Questo abbecedario è stato scritto da diciotto anni di dittatura morbida, e poi da oltre due anni e mezzo di ricerche e di lavoro su testo e immagini. Per questo ha il collo così lungo. Ho visitato tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico per vedere come avevano affrontato il cambiamento di regime, perché penso che si possa vedere di più arrivando alla fine e guardando indietro. E ricordo che, mentre lavoravo al libro, continuavo ad andare e tornare da Belgrado, come cercando per me una distanza ideale”.
Una Belgrado vissuta nei mesi interminabili e scintillanti di speranza delle manifestazioni degli studenti, degli intellettuali e del popolo contro l’infame erede di Tito, Slobodan Miloševic: una Belgrado sentita come sorella di Budapest (“due città che vengono regolarmente distrutte. Esperienze storiche comuni, due piccoli popoli sconfitti e fanfaroni, malinconici, senza sbocco sul mare. Abbiamo perso le stesse coste, che cos’è tutto questo se non destino comune?”: pag. 22), nel segno d’una fratellanza pan-slava che esula dalla propaganda di qualsiasi regime. Per scrivere il nuovo sussidiario, Zilahy va ad assistere alla caduta dell’ultimo baluardo del delirio rosso: la sua è una lezione di storia, di letteratura, di democrazia e di umanità. Di memoria. E per contribuire al patrimonio della memoria comune, trascrivo, di seguito, quanto riporta Ventavoli a proposito della genesi della originaria Ablak-Zsiráf: “L’Ablak-Zsiráf uscì all’inizio degli anni Settanta, ed è adottato ancora oggi nelle scuole ungheresi. Lo scrisse uno psicologo, Ferenc Mérei, che aveva studiato la fantasia infantile per tutta la vita, da giovane era stato comunista, poi i comunisti l’avevano imprigionato, e in carcere aveva usato la carta igienica (i secondini gli lesinavano i fogli bianchi) per annotare i pensieri sulla libertà dell’immaginazione”.
APPUNTI e ALTRE OSSERVAZIONI
Pubblicato nel 1998, “Az utolsó ablakzsiráf” è stato tradotto – ad oggi – in quattordici lingue. È un memoir illustrato: ospita fotografie delle manifestazioni di Belgrado, delle slogan-spille propagandistiche che circolavano, dei volti dei poliziotti in assetto anti-sommossa; disegni, riproduzioni di stampe. Questi slavi del sud domandano libertà di stampa, libere elezioni, democrazia e Occidente: il nazional-comunista Slobo (nomen non omen: “libertà”) s’oppone come può, servendosi dei media, organizzando contro-manifestazioni, millantando oscure infiltrazioni dei nemici democratici.
Già da tempo, dall’invasione della Slovenia, Zilahy aveva compreso quel che stava accadendo: “La vecchia ferita si era riaperta all’improvviso, noi ungheresi guardammo impotenti da sotto lo steccato il grande Golem degli slavi del Sud che si sbriciolava in tanti piccoli popoli. La mitica armata partigiana scomparve nella nebbia, l’invenzione della Jugoslavia era finita, la sfacciataggine e la prontezza d’ingegno si dissolsero nell’ordine del mondo” (p. 44). Quest’invenzione – Zilahy non ne parla – è costata alla nostra nazione una mutilazione: quella dell’italianissima Istria costiera, e di Fiume e di Zara. Quest’invenzione – senza ricordare l’orrida presenza dei carri armati di Tito dalle parti di Trieste – è nata nel sangue, e di quel sangue (e della sua primigenia pulizia etnica anti-italiana) s’è nutrita. Non è stato un bel sogno: è stato un bel sogno per chi pretendeva esistesse un avamposto comunista sull’Adriatico – costante minaccia al concerto liberal-democratico europeo. È stato la negazione della lezione della tolleranza absburgica: uno Stato fondato sul culto della personalità del suo leader, Tito.
Morto Tito, è morta la menzogna. Non a caso, allora, Zilahy scrive, con ironia e intelligenza, illuminando i lettori di tutto il mondo: “Jugo, nome di fantasia. A) Mobile da cucina in quattro parti. B) Paese del XX secolo. C) Cubetti di legno per giochi di costruzione. Una sola delle risposte è quella esatta. Una delle correnti ideologiche diffuse negli anni Cinquanta considerava la Jugoslavia un modello per riformare l’Unione Sovietica: essendo una versione liberale del socialismo avrebbe portato alla società del benessere. Dopo una visita a Kim Il Sung, Tito scelse definitivamente la via del controriformismo. Fu sedotto dall’eternità” (p. 62).
Zilahy è un ungherese a Belgrado: figlio d’una nazione mutilata, come la Serbia. Dopo la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, l’Ungheria non ha mantenuto nemmeno la metà dei suoi territori storici: circa il 40 per cento della popolazione complessiva. Tre milioni di ungheresi sono “diventati” rumeni, jugoslavi, cecoslovacchi.
Budapest è “la città dei buchi”: “io sono nato in questa città bucata, buchi di pallottole nei muri dell’ospedale, tombe bucate nel cimiteri (…). Budapest è invisibile a occhio nudo, e si può soltanto toccare, guardare attraverso i buchi. Si può leggere solo tra le righe, geroglifici alti come i muri delle case, variazioni epiche e liriche, graffiti di guerra, rozzi messaggi erotici. Budapest è un archivio alla rovescia” (pp. 76-77). Belgrado è un’altra città ferita dalla storia. Ma l’avvento della democrazia non sarà pacifico come nell’Ungheria contemporanea di Zilahy (il sangue dei ragazzi di Buda, del ’56, non è stato versato invano): pacifica e solare sarà la narrazione della quotidianità d’un popolo che vive protestando civilmente in piazza, confondendo tradizioni europee e americane in uno stravagante crogiuolo di “occidentalismi slavizzati”, opponendosi alla barbarie comunista con determinazione, ironia e intelligenza.
“L’ultima FinestraGiraffa” è il racconto della generazione di mitteleuropei, di europei dell’est e di slavi che ha sconfitto il comunismo. Zilahy così si rivolge alla generazione precedente: “Cari genitori, il Paese dove volevate emigrare è questo! Non occorre nemmeno studiare le lingue straniere. Come faccio a spiegare che la crisi del regime coincise con gli esami di maturità, che il vecchio sistema tirò le cuoia durante le cene scolastiche di fine anno, che la nostra ribellione adolescenziale spazzò via il comunismo, che la dittatura morbida fu schiacciata dalla democrazia morbida, che l’epoca in cui venivamo trattati come bambini e ci impedivano di crescere crollò all’improvviso e si dissolse nel nulla? (…) Il consenso dei genitori sulle nostre teste, un orgasmo silenzioso con slancio rivoluzionario. In Ungheria, a causa del ’56, nell’89 non ci fu un altro ’56. I nostri genitori preferirono allevare i loro figli e restare vivi. E noi ora vivremo” (p. 88).
Non solo: vivranno, e potranno riscrivere i libri. Ridicolizzando propaganda, dogma e dottrina ideologica imposta sin dalle classi elementari: educando alla solidarietà, alla libertà d’espressione, alla negazione della violenza.
La nuova FinestraGiraffa è riflessione sul senso dello Stato, della Libertà: sulla natura e sulla storia dei popoli Slavi, sul significato della parola “resistenza”. È sarcastico e provocatorio e non convenzionale: postmoderno, e ribelle.
Destinato a essere libro-cardine nell’educazione delle nuove generazioni europee, e manifesto anti-comunista, questo primo romanzo di Zilahy è un testo assolutamente imperdibile: onore ed ogni elogio alle edizioni Alet di Padova per aver regalato al pubblico italiano un frammento di storia, e di grande Letteratura. Senza spargere sale sulle rovine del passato, ma semplicemente raccontando e illustrando – con innocenza e intelligenza – la sua infanzia e la sua adolescenza, e la giovinezza e la nuova maturità del suo popolo, Zilahy ha scolpito una rappresentazione stupenda e unica del nostro tempo, e della corrosione e della caduta dei falsi idoli del dogma rosso.
Da leggere e rileggere, a oltranza, nel tempo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Peter Zilahy (Budapest, Ungheria 1970), poeta, documentarista, pittore, fotografo e romanziere magiaro. “L’ultima FinestraGiraffa” è il suo primo libro in prosa.
Peter Zilahy, “L’ultima FinestraGiraffa”, Alet, Padova 2004. Traduzione di Bruno Ventavoli.
Prima edizione: “Az utolsó ablakzsiráf”, Budapest 1998.
Approfondimento in rete: sito ufficiale dell’autore / Reviews and Interviews.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2005
Commenti
?L?ultima FinestraGiraffa? è il racconto della generazione di mitteleuropei, di europei dell?est e di slavi che ha sconfitto il comunismo.
mah Franco, mah... ho conosciuto tanti slavi in questi anni, gente di bassa istruzione ma non poveracci... e i serbi sono tutti nostalgici di Tito e della Grande Jugoslavia e i croati odiano i serbi e gli sloveni non vogliono aver a che fare né con gli uni né con gli altri... i croati di Plitvice non possono andare in Bosnia, i bosniaci difficilmente ottengono i permessi per passare in Croazia e i buchi sono dappertutto - ancora - e non solo a Belgrado. La generazione di cui parli forse ha sconfitto il comunismo, ma ho ancora molti dubbi sul fatto che abbiano sconfitto i propri fantasmi... In ogni caso ho (ri)letto con grande piacere la tua pagina e credo che il libro me lo procurerò!
S', il nostalgismo non è affatto sconfitto da quelle parti.
Ottima la recensione, Buccia, in merito alla quale però va rinnovata la precisazione che già avevo fatto alla sua prima pubblicazione. La creazione della Jugoslavia non ha comportato di per sé la perdita dell'Istria da parte dell'Italia, semplicemente perché la Jugo è nata nel 1918 e non nel '45.
Anche il concetto di "pulizia etnica" non è il più corretto per descrivere la politica titina verso gli italiani. Non spiega perché migliaia di italiani scelsero di rimanere in Jugoslavia e ancora oggi abitano quelle terre. Il fatto è che si trattò più che altro di "pulizia ideologica", rivolta a tutti coloro (anche slavi) che erano ritenuti non assimilabili nella cornice dello stato comunista che Tito andava creando.
Infine, un ultimo appunto: purtroppo la prima ad aver tradito l'eredità di tolleranza dell'Impero è stata l'Italia dopo la Grande guerra. Tito venne vent'anni più tardi.
Ringrazio entrambi per le ottime e suggestive puntualizzazioni.
Naturalmente, esulto per l'esistenza dei commenti proprio perché si tratta di autentici completamenti o integrazioni a ogni singolo testo - e, splendido, a volte sono proprio giuste correzioni o opportune riflessioni, come in questo caso. Vorrei tanto scriveste ancora sul tema, qui o in altri articoli, tutti e due: sono convinto che dalle vostre scritture incrociate deriveranno cose buone e fertili per noi tutti. vi omaggio.
Intanto ecco qui cosa accade a Budapest, oggi, a 50 anni di distanza da quei giorni. Notizie che chiariranno le idee.
ANSA
BUDAPEST - Scontri violenti a Budapest fra dimostranti e agenti di polizia che hanno sparato proiettili di gomma e utilizzato candelotti di gas lacrimogeno e idranti con l'obiettivo di disperdere la folla. I manifestanti hanno eretto barricate con alcuni cassonetti dell'immondizia, barre di ferro e cartelloni stradali divelti dal viale che porta a piazza Kossuth, di fronte al parlamento.
Mentre proseguono i disordini, davanti all'albergo Astoria é cominciato un grande raduno organizzato dall'opposizione conservatrice di Fidesz per commemorare la rivolta del '56. Secondo alcune stime, da tutto il Paese sono giunti fino a 100mila partecipanti. Al raduno interverra' Wilfred Martens, presidente del partito popolare europeo.
Gli scontri piu' duri, secondo quanto constatato dall'Ansa sul posto, si sono svolti vicino piazza Erzsebet. Qualche centinaio di dimostranti si confrontano con la polizia, che ha aperto il fuoco con proiettili di gomma. I dimostranti rispondono con lancio di pietre e bottiglie e, come alle dimostrazioni antigovernative ai primi di settembre, hanno eretto barricate con cassonetti dell'immondizia per ripararsi e impedire alla polizia di avanzare. Gli incidenti si svolgono nei pressi del raduno per le commemorazioni del '56 organizzato dall'opposizione conservatrice guidata da Fidesz.
All'angolo del grande viale Andrassy sono stati uditi degli spari: non e' chiara la loro natura ne' da chi siano stati esplosi. Sul posto sono stati visti quattro mezzi adibiti per il lancio di candelotti fumogeni. Decine le bandiere con il vessillo nazionale ungherese e quelle tipiche del '56 con un buco al centro (durante la rivolta, alla bandiera magiara i rivoltosi avevano tagliato al centro i simboli comunisti). Quanto alle celebrazioni ufficiali, volgono alla fine. La maggior parte delle delegazioni straniere e' ripartita, compresa quella del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema.
"E noi ora vivremo? (p. 88).
Non solo: vivranno, e potranno riscrivere i libri. Ridicolizzando propaganda, dogma e dottrina ideologica imposta sin dalle classi elementari: educando alla solidarietà, alla libertà d?espressione, alla negazione della violenza.
La nuova FinestraGiraffa è riflessione sul senso dello Stato, della Libertà: sulla natura e sulla storia dei popoli Slavi, sul significato della parola ?resistenza?.
È sarcastico e provocatorio e non convenzionale: postmoderno, e ribelle.
Destinato a essere libro-cardine nell?educazione delle nuove generazioni europee, e manifesto anti-comunista. NECESSARIO.
FONTE: REPUBBLICA
"Sembra lontanissimo lo spirito che si manifestò quel 23 ottobre del 1956, quando una protesta studentesca spontanea e pacifica si trasformò in un'insurrezione popolare anti-sovietica, che l'Armata Rossa stroncò brutalmente il 4 novembre costringendo l'Ungheria a rimanere un paese satellite di Mosca fino alla caduta della Cortina di Ferro nel 1989.
Le celebrazioni per il cinquantenario della rivolta cadono infatti in un momento delicato per la democrazia ungherese, scossa da diverse settimane dalle contestazioni dell'estrema destra contro il premier Ferenc Gyurcsany, che ha ammesso di aver mentito sullo stato dell'economia per vincere le elezioni dell'aprile scorso ed essere rieletto alla guida del governo."
Saluti ai combattenti magiari, 50 anni dopo.
Ho un amico a Budapest, in Erasmus. Prima mi ha mandato un sms: Qua si stanno manganellando allegramente (50enario della rivoluz), ho provato i lacrimogeni e non è piacevole...
Facci sapere qualcosa di più. Chiedigli se vuole pubblicare una cronaca degli eventi di questi giorni da queste parti. Sarebbe importante. Anche nel forum, se crede.
Grazie, Andrea.
Contattato amico giò. lui è in erasmus lì da neanche un mese, ha detto che il casino l'ha solo sfiorato, nel senso che era a giro per la città quando è successo, l'hanno avvertito, e c'era casino in molte parti della città, si è spostato, e nonostante non sia uscito dalla metrò, appena sceso...
"...Ho provato ad andare in un altro punto della cittá (c'erano manifestazioni da molte parti) e quando sono sceso dal metró sono entrato in una nuvola di lacrimogeno molesto. Fastidio agli occhi, come avere del pulviscolo, o sabbia, ti cominciano a lacrimare e praticamente non vedi un tubo. Ti disattiva sta roba, capisco perché li usano. Ancora dentro la stazione della metropolitana! Non so quanto ne hanno sparato FUORI per fare quell'effetto DENTRO. Zomma sono montato sull'altra linea del metró e mi sono LEVATO DI CULO. Fine. Stamattina sono andato a fare la spesa, verso le deci o dieci e mezzo sono passato in un viale dove c'era stato il corteo e c'era ancora abbastanza gas nell'aria da dare fastidio, la gente camminava stropicciandosi gli occhi. Quanto cazzo ne avevano sparato il giorno prima?!?!
Vedró di informarmi, se raccolgo qualche parere interessante magari scrivo qualcosa, peró il parere mio non c'é, insomma non ho proprio capito da cosa sono nati gli scontri, fra l'altro in diverse aree della cittá, distanti l'una dall'altra. Ho capito solo che il Fidesz (partito di destra oppositore del primo ministro) ha fatto una manifestazione per cui aveva chiesto l'autorizzazione, e qualcun altro ha fatto una manifestazione senza chiedere nulla, ma insomma non é ragione sufficiente a ammazzare le persone.
Per cui.. boh. Se so qualcosa ti mando qualcosa!" giovanni guastini
ah, e lui era uscito per farsi foto con la bandiera No Tav (è mezzo valsusino), che vogliono pubblicare un libro di foto con gente con la bandiera No Tav in tutto il mondo...
'notte.
Grazie per il contributo - a te e Giovanni. Rimango in attesa di ulteriori approfondimenti, e intanto vi ringrazio molto.
...questo libro dell'alet lo avevo comprato (quando ancora mi potevo permettere l'acquisto di tutti i libri che mi passavano per la testa) perché incuriosito dalla grafica, (avevo scorto anche due righe su un settimanale femminile), poi lo avevo dimenticato su uno scaffale per settimane...finalmente l'avevo ripreso...e mi ero perso in questo abbecedario che emanava fantasmi...e un profumo di libertà individuale...giocosa...verbale...l'importanza della scrittura senza censure, che sono emotive innazitutto prima che imposte da un altrui in divisa....la parola ha una funzione liberatoria che resiste nel tempo...un mondo quello tracciato che sembra scomparso...si ricorda la Jusgolavia, io provengo da una famiglia, il cui nonno è stato proprio impegnato nell'edificazione di quella Jugoslavia titina....quindi i contatti occidente-oriente li ho nel sangue...dal Montenegro risalendo fino a Banja Luka....un mondo che si è disgregato...che è terra riarsa....non so se i magiari desideravano una Budaspet come quella che si incontra ora...ripenso alla Praga di Kafka...alla Sarajevo multiculturale...alla Belgrado che freme....a Danzica....è come se la cortina di ferro avesse annullato una generazione e l'occidenter avesse sparso veleno...la cultura mittleeuropea travolto da odori insalubri di fritto...e la scrittura che si perde....scrittori (nuovi e vecchi) esistono, ma sembra che l'occidente abbia pervaso anche il loro animo.....nient'altro...leggevo dei monasteri ortodossi...l'umanità corrosa....
L'Occidente ha sparso senza dubbio dei veleni, Andrea. Ma ha liberato quelle terre dalla peste del Soviet. E mi sembra un grande dono. Oltre a quello della restituzione della libertà d'espressione, e alla rimozione della censura.
Compagni noi siam condannati,
sconfitta è la rivoluzione
fra poco saremo bendati
e messi davanti al plotone
Compagno il plotone già avanza,
già cadono il primo e il secondo
finita è la nostra vacanza,
sepolto l'onore del mondo
Compagno riponi il fucile
torneranno a cantare le fonti
quel giorno serrate le file
e noi torneremo dai monti
Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest
studenti, braccianti e operai,
il sole non sorge più all'Est
http://www.musicalternativa.com/mp3/budapest.htm
46.000 ungheresi rimasero uccisi negli scontri, 228 furono condannati al plotone d'esecuzione
75.000 vennero deportati in Russia, 8.000 dei quali non tornarono mai più.
Sei giorni e sei notti di gloria
durò questa nostra vittoria
ma al settimo sono arrivati
i russi con i carri armati.
I carri ci schiaccian le ossa,
nessuno ci viene in aiuto
il mondo è rimasto a guardare
sull?orlo della fossa seduto.
Ragazza non dirlo a mia madre
non dirle che muoio stasera
ma dille che sto su in montagna
e che tornerò a primavera
http://www.musicalternativa.com/mp3/budapest.htm
su quello hai perfettamente ragione...non riesco nemmeno ad immaginare cosa significhi vivere in un mondo del genere....credo che sarei finito in un gulag già all'asilo rileggendo la vita che ho vissuto...il futuro?...certe volte mi chiedo se quello che ci attende è qualcosa alla matrix...o a quello dell'ultimo film di Cuaron...con una tristezza e una dismissione di fondo che mette i brividi...
Avremmo fatto la stessa fine, sotto regime, tutti e due.
Dimmi piuttosto del film di Cuaron, non ne so niente...
Giovanni mi ha scritto una mail. Potrà sembrare strano (forse neanche tanto, a pensarci), ma il fatto che sia lì non è un vantaggio per capire quel che è accaduto. Ecco quel che mi dice:
"Buondú. Riguardo a quell'articoluzzo sui fatti di una settimana fa... ho provato a chiedere un po' in giro, e ci ho capito meno di prima. Insomma neanche gli indigeni ci hanno capito nulla, mi pare di capire. Morale... non saprei proprio cosa scrivere! So solo che ci sono stati scontri, non so perché, non so iniziati da chi, non so un tubo. I magiari fra l'altro sono piuttosto restii a parlare di queste cose, si vergognano dell'immagine che danno di sé davanti al mondo. Che stronzata. Uno me l'ha detto chiaramente: abbiamo dei politici internazionali in visita, e facciamo di queste figure. Sono un po' provincialotti... zomma mi sa che l'articolo non te lo posso proprio scrivere."
Peccato. E io che ho capito qualcosa stando a Roma dovrei preoccuparmi? Digli questo. Che chi voleva capire ha inteso benissimo. Ma purtroppo nessuno si mobiliterà - non accadde quando i sovietici entravano coi carri, figurati adesso che un socialista vince le elezioni ammettendo d'aver mentito su tutta la linea...
Hej Gianfa, credo che questa mail che ho ricevuto oggi dalla mia amica Anna Hegedus, nota italianista di Budapest, la troverai alquanto interessante:
"...Per quanto riguarda il 23 ottobre, due mie amiche hanno preso il gas lacrimogeno in pieno e a molti é andato ancora peggio. Ma te lo racconto dall'inizio.
Noi dell'opposizione (prima solo i piú militanti ma poi anche Fidesz e i suoi fedeli, quindi decine di migliaia di persone) manifestavamo pacificamente tutti i giorni davanti al Parlamento pretendendo le dimissioni del primo ministro fino al giorno fatidico del 23, 50esimo anniversario della rivoluzione festeggiato alla grande dal governo socialista (quindi da coloro nonché dai discendenti di coloro che 50 anni prima avevano fatto sparare ai rivoluzionari) con tanti ospiti stranieri di alto rango per cui la presenza in piazza Kossuth degli ex rivoluzionari e dei loro discendenti non era gradita. Il Fidesz era d'accordo di lasciare la piazza spostando la sede delle sue commemorazioni all'incrocio davanti all'Astoria. Invece i piú radicali hanno insistito a restare in piazza e hanno apparentemente ottenuto il permesso. Ma all'ultimo momento con il pretesto che da qualcuno hanno trovato delle armi (p.es. calzini pieni di carbone + un coltello da cucina: infatti la piazza era stata trasformata in una tendopoli da un bel po' di settimane e la gente ci cucinava il gulasch) il permesso é stato revocato. Cosí i radicali certamente istigati da un gruppo di provocatori hanno cominciato a far casino nei pressi della piazza alché un esercito di 3000 poliziotti li ha spinti fino all'Astoria ovvero alla scena delle manifestazioni pacifiche di decine di migliaia di persone, dove poi hanno aggredito tutti i manifestanti senza distinzione sparandogli proiettili di gomma (in testa!) e colpendoli con il gas lacrimogeno (sempre all'altezza della testa!). Durante una carica di cavalli si picchiva la gente anche con le spade, la 'fanteria' invece lavorava con i manganelli picchiando a sangue anche tantissimi passanti che con le manifestazioni non c'entravano niente, tra cui anche signore anziane di 70 anni per il semplice motivo che qualcuno aveva le mani sporche (allora secondo la loro logica le avrá usate per scagliare pietre) o anche senza un motivo. Un microbiologo ha raccontato alla radio che sul lungodanubio dove non c'erano le telecamere lui che passeggiava lí con due amici é stato ammanettato e steso per terra insieme a tanti altri e sono stati pestati tutti a sangue a forza di botte e calci, a qualcuno hanno tolto le scarpe e gli pestavano i piedi nudi con gli stivali fino a fratturarli. Intanto i poliziotti ridevano dicendo che sarebbero stati tutti sbattuti in galera perché sarebbero stati in 15 a testimoniare contro di loro. Infatti ora tanta gente innocente é sotto processo e rischia di essere condannata come minimo a tre anni di prigione. Due dei feriti piú gravi hanno perso un occhio, altri tre sono sempre in prognosi riservata con lesioni craniche molto gravi (e nessuno di loro é un poliziotto!). I poliziotti avevano tutti il passamontagna e non avevano distintivi e numeri d'identificazione per non poter essere riconosciuti e per poter commettere impunemente tutte le atrocitá. Molti di loro erano poliziotti 'importati', forse slovacchi perché non parlavano l'ungherese! Evidentemente é stata tutta un'azione premeditata per incutere paura. Tante persone che avevano i conoscenti poliziotti sono state avvertite qualche giorno prima di non uscire di casa il 23 ottobre perché "scorrerá sangue". Ora il Fidesz ha aperto un centro di documentazione in cui possono essere inoltrati tutti i filmati e immagini rappresentanti le atrocitá e naturalmente ci rivolgeremo a Strasburgo! Per fortuna la campagna di intimidazione comunque non ha avuto i risultati sperati dal governo e alla fiaccolata d'ieri ha partecipato un numero di manifestanti ancora piú alto del solito! Comunque abbiamo la sensazione di essere ricaduti negli anni piú scuri della dittatura con lo stesso partito socialista bugiardo, corrotto e violento come una volta!
Baci Anna
Ho appena invitato Anna a scrivere qui in prima persona, spero che si faccia viva presto. Sono molto preoccupato per lei, ma se fossi ungherese e vivessi a Budapest adesso probabilmente sarei in strada a farmi massacrare dalla polizia.
Anna Hegedus deve scrivere qui e presto. La aspettiamo con entusiasmo. Dille che se fossi ungherese sarei in strada con lei e con te a farmi massacrare dalla polizia. Grazie, Claudio.
OT > Claudio, aspetto tuoi nuovi contributi e non solo in sede di commenti. So che hai una valanga di passioni e pensieri e idee e sogni e idee da condividere. Anima questo sito, forza.
Preziosissimo il contributo di Anna. Grazie anche da parte mia.
Grazie della Vostra solidarietá! Ne abbiamo proprio bisogno. Le ultime notizie: una commissione (naturalmente socialista) ha esaminato i provvedimenti della polizia del 23 ottobre per rendere poi segrete tutte le prove relative alle responsabilitá per i prossimi 80 anni! Il capo della polizia di Budapest e i suoi due vice hanno fatto domanda del proprio pensionamento sottolineando che gli avvenimenti del 23 ottobre non hanno avuto alcuna incidenza su tale richiesta (della quale non si sa ancora se verrá accettata o meno)...Intanto manifestanti (e passanti) vengono uno dopo l'altro processati. Un nostro studente é stato condannato a 8 mesi di reclusione (sospesi per due anni).
(benvenuta, Hegana. Grazie per queste preziose testimonianze. Siamo in ascolto...)
(il tuo prossimo commento andrà ancora in moderazione: è una misurata settata nel programma, non posso correggerla. Subito dopo, tutto quel che proporrai andrà direttamente on line. Grazie per queste necessarie notizie, ripeto. In Italia non se ne parla più , ovviamente).
ah, questo sarebbe il 2006? complimenti, mondo
"Zilahy ha scolpito una rappresentazione stupenda e unica del nostro tempo, e della corrosione e della caduta dei falsi idoli del dogma rosso.
Da leggere e rileggere, a oltranza, nel tempo."
E sia. Ave.
Ave, amice.
Di Anna si sa più nulla?
La aspettiamo con gioia.
ah...ecco. L'avevo pure letta a suo tempo. Bien. memorizzato
Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest
studenti, braccianti e operai,
il sole non sorge più all?Est
http://www.musicalternativa.com/mp3/budapest.htm
http://www.youtube.com/watch?v=YwVVIlwaRWM
Ho letto solo qualche commento. Schifoso. Senza giustificazioni. Senza alcun tipo di rispetto per la vita. Schifo. E basta.
Già. Terribile, vero? Questo si muove nel silenzio dei media, in Italia.