Per gentile concessione di Castelvecchi Editore, pubblichiamo la postfazione del romanzo di Zhadan “Depeche Mode”, in libreria a partire da fine febbraio 2009. La firma è quella di Pavlo Zagrebelny, autorevole scrittore ucraino, scomparso recentemente a 84 anni. Traduttrice di questo pezzo, Olga Romanova. In calce, integriamo una scelta di link per approfondire.
“Allegri derelitti?”
Superato l’importante traguardo di maturità dei trent'anni, il giovane (soltanto ieri) e originale poeta Sergij Zhadan decise di darsi alla prosa e, forse per spiazzare i lettori, si servì di una piccola mistificazione chiamando due dei suoi libri “Big Mac” e “Depeche Mode”. Gli amanti della lettura di impatto immediato ricevettero una grande delusione perché il titolo “Big Mac” non derivava dal nome del mostruoso panino di McDonald’s e“Depeche Mode” non c'entrava nulla con un dispaccio di moda: i riferimenti erano una hit ucraina e il più prevedibile gruppo irlandese Depeche Mode.
Era forse un’originale risposta del nostro talento allo scrittore giapponese di grido Haruki Murakami e alla sua ammirazione per i guadagni da capogiro nella musica pop? Va bene. E poi? Voleva forse dire che Zhadan come Murakami ama la birra? E allora che dire delle altre somiglianze e del vago forestierismo?
Zhadan non aveva ancora pubblicato i suoi libri di narrativa che questi erano già circondati da una costellazione di prestigiosi punti di riferimento: “Ulisse” di Joyce, “Viaggio al termine della notte“ di Céline, “Mosca-Petushki” di Venichka Erofeev. Senza dimenticare il famoso pezzo di Roger Daltrey “My Generation”. Perché al giorno d’oggi va di moda così. Il noto letterato statunitense Harold Bloom, nel fulcro della sua popolare teoria, parla della paura di ogni scrittore neofita di essere influenzato dai capolavori del passato. Tutto nel mondo si ripete, scriveva, e se il Signore non avesse gradito le ripetizioni, non ci sarebbe stata nemmeno la creazione del mondo stesso.
Nei confronti di queste posizioni, Zhadan si esprime talora con un aperto disprezzo, altrimenti con un approccio scettico, trattando tutte le teorie, gli ideologismi e il mondo, in generale, come la parodia di una vita per bene. Quasi come sostiene uno dei pilastri del surrealismo, George Bataille: “È assolutamente chiaro che il mondo in sé è parodistico, cioè ogni oggetto che noi vediamo è la parodia di un altro, oppure dello stesso oggetto ma in forma illusoria. Tutti noi ci rendiamo conto che la vita è interamente parodistica e incomprensibile. Per questo lo stagno è la parodia dell’oro. Il vento è la parodia dell’acqua. Il cervello è la parodia dell’equatore. Il dialogo è la parodia del delitto”.
Avreste forse il coraggio di rinfacciare a Zhadan i suoi celebri predecessori? Ed ecco a voi la parodia del famigerato monologo interiore di Joyce. L’“Ulisse” di Joyce non finisce con le infinite confessioni di Molly Bloom? Allora accettiamo, nel nostro “Depeche Mode”, gli incontenibili discorsi dell’autore. Per chi desiderasse trovare nel “Depeche Mode” gli strascichi dell'epos alcol-filosofico di Venichka Erofeev, eccone una sfarzosa parodia nelle prime battute. E se invece qualcuno volesse a ogni costo tracciare un parallelo tra “Depeche Mode” e il “Viaggio al termine della notte“ di Céline, perché non ricordare la stravagante opera “Viaggio del Dottor Leonardo nella Svizzera provinciale” scritta 75 anni fa a Kharkiv, la città natale di Zhadan, in cui l’autore ha conosciuto la magia di avventura, umorismo, poesia e natura?
In sostanza, anche il libro di Zhadan è un’originale descrizione dei tre giorni di vagabondaggio, per Kharkiv e i suoi sobborghi, di tre spensierati e derelitti adolescenti tra tante bevute e tanto vomito, con pioggia di lessico non consono, sfrenata allegria e ironia; come, per esempio, nelle pagine che raccontano di Marusja, figlia di un generale, e del busto di Molotov, oppure della grandiosa parodia del primitivo show-business ucraino, in particolare, del cantante Stepan Haljabarda e del “coro dei poliziotti mongoli”. Nonostante tutto, in questo gaudente viaggiare, l’autore di tanto in tanto cerca di trovare la possibilità e il pretesto per riflettere senza molta allegria; anzi, per essere più precisi, con molta amarezza.
“Quando sarò grande e avrò sessantaquattro anni (è l’allusione all’età del nostro Presidente?), sicuramente mi ricorderò di quella lagna, almeno per non trasformarmi in un immobile bovino capace solamente di ruminare con mascelle di nickel le scorte del cibo, preparate per un lungo l’inverno polare. Come mi sentirò a sessantaquattro anni? Mi odieranno tutti quei figli di strada e di supermercati così come io adesso odio tutti quelli oltre la quarantina che hanno fatto in tempo a seppellirsi sulle colline verdi di questa vita, e per giunta dal lato dove batte il sole?”.
Come conseguenza di questi tristi pensieri del pessimista portavoce della generazione del supermercato globale, dei menefreghisti, degli amanti della birra e della musica moderna, alla fine del libro appare… una lumaca! Appare non per rendersi protagonista e non per scappare strisciando dall’autore, da Kharkiv, dall’Ucraina e da tutti noi verso l’Occidente! Appare, forse, per adempiere alla direttiva di Kuchma sull’integrazione europea, per unirsi con tutte le lumache d’Europa, da quelle preferite dai buongustai francesi alla lumaca che capitò nel romanzo di Günter Grass ("Dal diario di una lumaca"). Una lumaca che portò all’autore il premio Nobel.
La lumaca di Zhadan è del tutto diversa da quella di Günter Grass: è priva dell'aspirazione di sparire in Occidente oppure da qualche altra parte, cerca piuttosto di organizzarsi al meglio. Cerca di resistere.
La lumaca di Zhadan desidera non tanto saltare fuori (d'altra parte, le lumache non saltano in alto come Sergij Bubka) ma almeno strisciare al di fuori di quel marasma nel quale è stata condannata a nascere assieme a tutta la generazione del nostro autore.
Chi oserà lanciare il sasso e giudicare la sua precoce saggezza, aspra, acerba come un giovane vino? E ora, visto che ho già parlato abbastanza di questo “Depeche Mode”, posso consigliare ai lettori di procurarsi anche il primo libro di prosa di Sergij Zhadan, “Big Mac” e prendere visione almeno di quello che l’autore scrive nelle pp. 95-99, 147-148 e p. 170 [edizione ucraina, N.d.R]. Vi posso assicurare che sarà una lettura abbastanza interessante. Come scrisse un nostro illuminato personaggio, si tratta di “una passeggiata piacevole e non senza una morale”.
A questo punto, finisco. Nessuno dirà che ho trascurato un giovane talento.
Pavlo Zagrebelny, 25 Luglio 2004
Konci Ozernoi, nei pressi di Kiev
E d’ora in avanti, per tranquillizzare Sergij Zhadan che prova così tanto odio per tutti quelli che abbiano 40 anni. Ne ho più di 80. A tutte le lumache: strisciare e mai arrivare. Dixi!
L’AUTORE
Serhij Zhadan, letterato ucraino classe 1974. Ex enfant prodige della poesia salutato come “The Ukrainian Rimbaud”, in narrativa è esploso pubblicando "Depeche Mode" e "Anarchy in the UKR". Cresciuto nell'Ucraina dell'Est, nella regione di Luhansk, ha studiato Letteratura Ucraina e Tedesca, con un dottorato in Futurismo Ucraino. È stato tradotto in Germania da un grande editore come Surhkamp. Zhadan è il portabandiera della nuova generazione di artisti liberi dal soviet - assieme al bulgakoviano e lovecraftiano Ljubko Deresh.
Serhij Zhadan, “Depeche Mode”, Castelvecchi, Roma 2009. Traduzione di Lorenzo Pompeo.
Per approfondire:
DI PASQUALE su ZHADAN (Affari Italiani):
http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/zhadan.html
Scheda con intervista (ENG, GER):
www.kontakt.erstebankgroup.net/report/stories/Issue19_07_Interview+Serhij+Zhadan+dt_en/en
Qui una buona sintesi biobibliografica (ENG, GER):
www.european-borderlands.org/festivals/leipzig-2007/authors/?L=2&a=10
Qui, invece, il vecchio articolo di Franchi sul suo sodale DERESH, completo di riflessioni sulla nuova scena ucraina:
www.lankelot.eu/index.php/2007/10/09/deresh-ljubko-kult/
"Io non credo nella memoria, non credo nel futuro, non credo nelle profezie, non credo nel cielo, non credo negli angeli, non credo nell’amore, persino nel sesso non credo, il sesso ti rende solo e indifeso, non credo negli amici, non credo nella politica, non credo nella civiltà, va bene, se prendo le cose più in dettaglio, io non credo nella chiesa, non credo nella giustizia sociale, non credo nella rivoluzione, non credo nel matrimonio, non credo nell’omosessualità, non credo nella costituzione, non credo nella santità del papa di Roma, e anche se qualcuno dimostrasse la santità del papa di Roma, comunque non ci crederei, per principio. Ma al contrario credo, o meglio, so dell’esistenza lassù, proprio lì, dove di tanto in tanto cambia il tempo, dal bello al brutto, io so dell’esistenza di qualcuno lassù che mi trascina per tutto questo tempo verso la vita, che mi ha tirato fuori dai miei maledetti anni Novanta e mi ha proiettato oltre, perché io tirassi avanti con la mia vita, qualcuno che non mi ha fatto scomparire solo perché, secondo lui, sarebbe stato troppo facile".
(ZHADAN, “Depeche Mode”)
Commenti
Per gentile concessione di Castelvecchi Editore, pubblichiamo la postfazione del romanzo di Zhadan ?Depeche Mode?, in libreria a partire da fine febbraio 2009. La firma è quella di Pavlo Zagrebelny, autorevole scrittore ucraino, scomparso recentemente a 84 anni. Traduttrice, Olga Romanova. In calce, integriamo una scelta di link per approfondire.
http://www.umka.com.ua/images/product/3636_l.jpg
suggerimento...
partire da qua:
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/12/erofeev-venedikt-tra-mosca-e...
recuperare Erofeev, pre Zhadan. Mi saprete dire;)
gruppo irlandese????
è una delle battute di Zhadan nel libro;)
ok. credevo fosse farina del sacco di Zagrebelny.
Comunque 64 si riferisce ai Beatles. When i'm 64
Zagrebelny deve aver letto il passo del romanzo in cui - per spiegare la mala propaganda - si dice che i Depeche siano irlandesi, etc, e ha preso per buona la notizia.
Sui Beatles direi che l'hai fregato in pieno;)
Un Beatlesiano come me!!
Peccato che il libro di Grass che nomina Zagrebelny, "Dal diario di una lumaca", in IT non esista, credo.
8. Secondo me il tuo articolo rivelerà parecchie chicche...
Voglio leggerlo con attenzione questo depeche mode...
Se non ho capito male, la postfazione di Zagrebelny è rimasta fuori dal libro. Potrei sbagliare. Tienila presente come fonte altra;).
Qualche link l'ho piazzato in calce, incluso il tuo vecchio articolo su AFFARI ITALIANI.
grazie per il link di affari, in effetti credo sia il primo articolo su zhadan in italia...
è così. Merito tuo...
figurati, fossero questi i meriti..
eh, vedrai che il tempo ti darà ragione.
E anche la professionalità verrà sempre più riconosciuta.
Se penso a uno scout per quell'area, io adesso penso a te.
Come me altri editor. Continua così...
grazie per le tue belle parole, gianfranco. Io credo in questa causa per cui andrò avanti!
ti fa onore.
tra quindici giorni in libreria!
a breve, l'articolo;)
A fra' quel doppio paragrafo
A fra' quel doppio paragrafo iniziale è irritante, lo levo?
certo. Basta che il testo
certo. Basta che il testo cominci proprio dalla prima riga, senza spazi o righe bianche prima...
[Zhadan] copertina!
[Zhadan] copertina!