La falce c’era pure sulla copertina di A Broken Frame, secondo disco dei Depeche Mode, il primo senza il dimissionario Vince Clarke. Vinse anche un premio quella cover ideata da Brian Griffin, visual artist tra l’altro degli Echo and the Bunnymen. L’immagine, che apparirà nel 1989 sulla prestigiosa copertina della rivista Life, in un articolo sulle migliori foto degli anni Ottanta, ritraeva una donna di spalle, con la falce, in un campo di grano rivolta verso un cielo scuro e minaccioso. Oggi la falce che sulla copertina italiana di Depeche Mode, romanzo di Serhij Zhadan, enfant prodige della letteratura ucraina, fa sanguinare la rosa rossa di Violator, il disco più celebre della band di Basildon, su uno sfondo nero molto corbijniano, assume ben altra valenza. Stabilisce lo spartiacque tra l’immaginario romantico-decadente dei Depeche Mode e quello post-sovietico di Zhadan. La falce, seppure disgiunta dal martello, probabilmente meno affilata di quella che mieteva i campi di grano della rigogliosa Ucraina, prima che Stalin e i suoi successori la riducessero a cimitero, bene simboleggia il tono generale dell’opera. Le atmosfere noir, in bilico tra peccato e redenzione di Martin Gore, nelle pagine di Zhadan diventano affreschi acidi, “viscidi e urticanti come una limonata versata sul parquet”. Depeche Mode, pur nutrendosi di rimandi e citazioni rock (dai Beatles a Chuck Berry passando inevitabilmente per l’ensemble inglese), non è un romanzo pop, malinconico e consolatorio alla Nick Hornby, ma il ritratto generazionale di una Kharkiv che, all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, deve fare i conti con un senso di disorientamento che crea nei giovani, unitamente a sogni e speranze, disillusioni e paure. Che nel libro non si parli quasi mai della band di Basildon – se non in un divertentissimo quanto delirante siparietto in cui il D.J. di una radio locale, probabilmente sotto l’effetto di qualche droga, li definisce un leggendario gruppo pop irlandese formatosi nel 1980 in un bordello della città di Ulster dall’incontro tra Dave Gahan e la simpatica bionda Martin Gore – è Zhadan stesso a confermarlo. “Depeche Mode – spiega lo scrittore ucraino – è un romanzo autobiografico che racconta la cultura underground di Kharkiv negli anni intorno al 1993. Si parla di piccoli crimini, sbronze, partite di calcio…” “Il titolo – prosegue l’autore – è un omaggio alla Depeche Mode generation ucraina. Ossia a quei ragazzi che, come me, sono diventati adulti all’inizio degli anni ’90. A quel tempo la musica dei Depeche, in particolare quella di Songs of Faith and Devotion è stata la colonna sonora che ha accompagnato il nostro difficile passaggio all’età adulta”. Lorenzo Pompeo, che ha curato la traduzione dall’ucraino dell’opera, sostiene che, nonostante la musica sia parte integrante della vita di Sobaka, Vasja, Kakao e degli altri ragazzi che ruotano intorno all’io narrante (Zhadan stesso, come si paleserà a pagina 139), l’autentico protagonista del libro sia Kharkiv, “città post-sovietica nel guado di una transizione eterna e piena di insidie… ” Se in tempi recenti la seconda città d’Ucraina è stata definita da Jack Ewing di Newsweek un luogo ricco di storia e cultura – capace di reincorporare nel suo eccitante presente i simboli di un passato, spesso ingombrante, di cui gran parte del paese si è ormai liberato – al contrario quella ritratta in Depeche Mode è un agglomerato urbano grigio e fatiscente dove si vive di traffici illegali e di espedienti. E dove ex direttori di fabbrica possono diventare milionari da un giorno all’altro depredando le risorse dello stato (vero Lazarenko?) “La fabbrica cadeva a pezzi, come tutto nel paese, e il direttore si rubò tutto quello che era possibile rubare e quello che non fu possibile rubare lo ruppe, in breve si comportò secondo le vecchie istruzioni della difesa civile…” Non è un caso che le location scelte da Zhadan siano stazioni ferroviarie, vecchi convogli sovietici, campi nomadi, impianti industriali dismessi e mai la Pushkinskaya o la Sumskaya , le due eleganti vie del centro cittadino in cui il grigiore costruttivista dei Soviet è attenuato dai colori pastello, seppure sbiaditi, di antichi palazzi Art Nouveau. Gli scenari di periferia, funzionali all’economia narrativa di un testo crudo, talvolta abrasivo, ma mai disperato, sembrano rimandare, in un inevitabile gioco di intertestualità, alla Kharkov khruscioviana descritta da Eduard Limonov nel romanzo di formazione Podrostok Savenko (Eddy-Baby Ti Amo, nell’edizione italiana). L’episodio al campo rom ai margini della città, dove i ragazzi fanno la conoscenza del bizzarro Jurik, un ex funzionario comunista che oggi sbarca il lunario spacciando hashish e vodka e quello notturno all’interno del treno diretto in Azerbaigian, dove l’autore ricicla, seppure in vena comica, i tanti stereotipi d’antan su georgiani, azeri e ceceni sono concepiti come veri e propri omaggi a Limonov. Ma le similitudini con il controverso autore russo, leader del partito nazionalbolscevico, per fortuna, si fermano qui. Anche perché Zhadan, a differenza di Limonov, persona non grata a Kharkiv per la sua attività politica anti-ucraina dai tratti xenofobi, è un fervente sostenitore dell’idioma di Shevchenko e di Ivano Franko, i due padri storici della letteratura ucraina. Nonostante sia vissuto fino a diciotto anni a Starobilsk, una piccola cittadina del Donbas, famosa zona mineraria del paese, a dieci chilometri dal confine russo, Zhadan parla di preferenza l’ucraino. “La mia famiglia – spiega – ha sempre preferito esprimersi in ucraino. L’idea che nell’Est del paese tutti parlino russo, è assolutamente falsa, uno dei tanti luoghi comuni che circolano sull’Ucraina !” Poi, forse anche per accattivarsi la simpatia del suo interlocutore, azzarda un paragone con la lingua di Dante. “L’ucraino è una lingua più melodica e più elastica del russo, da un certo punto di vista è molto simile all’italiano”. “Davvero perfetta per scrivere versi”. Sì, perché quello che è già stato definito il “Rimbaud Ucraino”, non è solo un brillante romanziere ma un poeta capace di fondere nei suoi versi tradizione e modernità. Oriente e Occidente. Kerouac e Skovoroda. Semenko e Ginsberg. E di riallacciarsi idealmente a quella tradizione umoristica e dissacratoria che, grazie a riviste letterarie come Kharkivskyj demokryt, faceva di Kharkiv all’inizio del diciannovesimo secolo la capitale culturale dell’Ucraina.
NOTE
Scrittore e poeta ucraino classe 1974. Ex enfant prodige della poesia, salutato come "The Ukrainian Rimbaud", in narrativa è esploso pubblicando "Depeche Mode" e "Anarchy in the UKR". Cresciuto nell'Ucraina dell'Est, nella regione di Luhansk, ha studiato Letteratura Ucraina e Tedesca, con un dottorato ottenuto con una tesi sul Futurismo Ucraino. È stato tradotto in Germania da Surhkamp.
Serhiy Zhadan - Depeche Mode, Castelvecchi, p. 192, Roma - € 16.00. Traduzione di Lorenzo Pompeo.
ZHADAN in LANKELOT:
Zhadan Serhij - Depeche Mode di franchi
Zhadan Serhij - Depeche Mode. Postfazione di Pavlo Zagrebelny di jena-plissken
Zhadan Serhij – Depeche Mode di max-dp
Massimiliano Di Pasquale
Commenti
L'impaginazione ora dovrebbe andar meglio.
Inseriti codice ean, copertina e archivio.
"Stabilisce lo spartiacque tra l?immaginario romantico-decadente dei Depeche Mode e quello post-sovietico di Zhadan. La falce, seppure disgiunta dal martello, probabilmente meno affilata di quella che mieteva i campi di grano della rigogliosa Ucraina, prima che Stalin e i suoi successori la riducessero a cimitero, bene simboleggia il tono generale dell?opera. "
> Bellissima questa introduzione, e questa tua analisi della copertina del maestro Ceccato. Gran bel lavoro.
" Non è un caso che le location scelte da Zhadan siano stazioni ferroviarie, vecchi convogli sovietici, campi nomadi, impianti industriali dismessi e mai la Pushkinskaya o la Sumskaya , le due eleganti vie del centro cittadino in cui il grigiore costruttivista dei Soviet è attenuato dai colori pastello, seppure sbiaditi, di antichi palazzi Art Nouveau. Gli scenari di periferia, funzionali all?economia narrativa di un testo crudo, talvolta abrasivo, ma mai disperato, sembrano rimandare, in un inevitabile gioco di intertestualità, alla Kharkov khruscioviana descritta da Eduard Limonov nel romanzo di formazione Podrostok Savenko (Eddy-Baby Ti Amo, nell?edizione italiana)."
> Altro grandissimo passo. Dubito che altri, in Italia, potranno garantire una simile profondità di analisi, Max. Ottimo, davvero.
" Sì, perché quello che è già stato definito il ?Rimbaud Ucraino?, non è solo un brillante romanziere ma un poeta capace di fondere nei suoi versi tradizione e modernità. Oriente e Occidente. Kerouac e Skovoroda. Semenko e Ginsberg. E di riallacciarsi idealmente a quella tradizione umoristica e dissacratoria che, grazie a riviste letterarie come Kharkivskyj demokryt, faceva di Kharkiv all?inizio del diciannovesimo secolo la capitale culturale dell?Ucraina."
> Applausi per Max, e ogni migliore auspicio per questo romanzo di Zhadan. Se tutti gli italiani potessero e sapessero leggerlo così, andrebbe dritto dritto nella top 20 del mese. Speriamo che la curiosità monti a dovere;)
Grazie Gianfranco per le belle parole. Speriamo che il lettore italiano lo apprezzi!
Il lettore italiano avrebbe bisogno di passaggi televisivi, di pubblicità radiofoniche, articoli sui giornali e...
pile di libri sugli scaffali. Dura:). Per tante ragioni che abbiamo spesso discusso. Ma almeno - mettiamola così - il libro vive, è stato tradotto ed è a disposizione degli studiosi e dei curiosi. Alla fine, pardon, ma sticazzi degli introiti dei padroni: ovvio che faccia piacere siano adeguati per nuovi investimenti, ma noi restiamo tifosi degli autori e delle loro opere;)
6. Sottoscrivo. Comunque il "passaggio" su Il riformista forse gli garantirà un pò più di visibilità di quella che hanno avuto, ahimè, Zabuzhko, Deresch e il grandissimo Andrukovych, il cui Moscoviade è davvero un libro geniale. Ve ne parlerò su lankelot. promesso!
Grazie ancora.
Comunque se il libro andrà bene magari oltre a Castelvecchi anche qualche altro nome si accorgerà dell'Ucraina. sul fronte polacco si stanno traducendo molte cose. Buono il lavoro della Bollati Boringhieri, in tal senso.
Bollati sta recuperando tutto LEM. E' una gran cosa, perché fino a qualche anno fa esisteva una vecchia Nord e le benemerite Marcos y Marcos, e stop. Sì, non so chi sia lo scout o il direttore di collana ma... ho notato:). Bel lavoro.
non solo LEM ma anche il grande Gorecki, l'erede di Kapuscinski. a breve, una mia recensione sul libro Il vello d'oro-Viaggi in georgia, dove racconta cose molte interessanti. Sulla vocazione europea del Paese e sui soprusi dei russi e dei sovietici su questo paese. Che tutti in europa ignorano dipingendo Saakashvili come un nazista. Cosa doveva fare Saakashvili, dire ai russi, prego entrate occupateci e aiutate gli osseti a fare pulizia etnica sui georgiani!!! Già nel 1993 in Abhkazia, ci fu una pulizia etnica da parte degli abhkazi spalleggiati da Mosca, nei confronti dei georgiani. Questo lo racconta la storia, è provato documenti e dati alla mano da uno storico serio e competente, tra l'altro ex comunista, come Graziosi. Ve ne parlerò, anche perchè il libro non è politico ma si inserisce nella migliore letteratura di viaggio. Per chi vuole leggere e capire, come avviene qui a lankelot, senza pregiudizi. Fregandosene dell'eterna diatriba America-Russia e riflettendo semmai sull'atteggiamento vile dell'ectoplasma Europa nei confronti dei fratelli ucraini e dei fratelli georgiani.
Stupendo, veramente. Aspettiamo. Grazie del grande contributo e delle sempre preziose e complete informazioni. Queste anteprime sono seriamente appetitose.
http://www.aisu.it/news.htm