Dans le livre du non-sense
Je m’illumine d’immense
(“Book of non-sense”, Zeno Zen)
“Questa edizione a cura di Vanni Scheiwiller è stata stampata a Treviso dalla Tipografia Longo & Zoppelli in quattrocento copie numerate da I a C e da 1 a 300 il 6 gennaio 1977, la Beffana” – e la mia ha il numero 257, e uno sbuffo di firma. Un giorno servirà a ristabilire la verità, quella firma.
Già, perché trent’anni dopo il mistero è ancora fitto. Chi si nasconde dietro l’identità di Zeno Zen, autore di quest'unica operetta suddivisa in due parti, “Merdema” e “Uccellogrammi”? Il testo, edito da “All’insegna del pesce d’oro” del grande Scheiwiller (collana “La coda di paglia”) è dedicato a Piero Manzoni:
“Pura univoca produttrice di senso / né parola come donna pubblicata / alla tua aurea merda penso / che la speculazione non consente” e massacra l’ungarettiano m’illumino d’immenso, leit motiv della maggioranza assoluta dei componimenti; e su quell’aurea merda lo Zen specula e indaga eccome, illuminandola, intenso. Immenso.
Incipit: “Perché maisempre / a monna merda penso / nunqua allumino l’immenso”; quindi, “Se”: “Se alla merda penso / non m’illumino d’immenso” – è già piuttosto chiara la direzione intrapresa. S’indaga quindi il “Reale”: “Se al resto non penso / m’illumino d’immenso” e si vira inevitabilmente prima sul sociale, in “Cottimo”: “Più il ritmo è intenso / più aumenta il compenso / e i miei figli finalmente / potranno illuminarsi d’immenso” quindi sul politico, in “Zio regime”: “Negli anni del consenso / ci si illumina d’immenso” e infine, logicamente, sullo psicotropico: “All’amica ridrogata”, laddove “Dell’erba al fumo intenso / tu t’illumini d’immenso”.
Omaggio erudito in “Carmina Burina”: “Al contadino non far sapere / quant’è buono l’immenso / con le sere”, variazione fondata sulla proverbiale saggezza popolare; ecco quindi l’introspezione, in “Circuito pallico”:
Se mi gira non ci penso
e m’illumino d’immenso
L’indagine, a questo punto, è necessaria, pure ammettendo che “Se al merdema penso / non m’illumino d’immenso”. Si deve partire dalle poche informazioni reperibili. Punto la bandella e trascrivo almeno i primi due paragrafi. Serviranno.
“Zeno Zen, poeta dal nome sveviano, doppiamente extraneus, raccoglie questi ‘motti’ pervasi da alcune metafore fondamentali. Il concetto di immenso è chiaramente ungarettiano. Esso viene ironizzato non per dileggiare Ungaretti, poeta amato dall’autore (e da tutti) ma per indicare con energica immagine anaforica l’impossibilità nell’attuale contesto anche di ‘pause contro il logorio della vita moderna’. La poesia non può più contemplare nulla, non può più prestarsi a nessuna speculazione: questo ci sembra dire lo Zen, e sembra anche abbastanza cosciente di non dire novità. D’altra parte che cos’è il mito della continua moda-novità? (…)”.
Esatto. Qualche dubbio tuttavia permane, in questo quadro di granitiche certezze autoriali, di sicura Weltanschauung: “Ma il cattolico del dissenso / non s’illumina d’immenso?” (“Ma”); e la risposta è chiara, “Con cento lire d’incenso / puoi illuminarti d’immenso” (“Ecclesia mea”).
Considerando che non potevo intervistare né il Manzoni dalla dorata merda, né il grande Vanni Scheiwiller che sempre arte editò, non mi restava che una sola alternativa: la seduta spiritica. Volevo l’anima del poeta che s’illuminava d’immenso. Mi sono procurato un tavolino a tre gambe, un cero e un flaconcino d’acqua santa, ho cosparso la mansarda d’incenso e ogni cosa ho acceso: illuminandomi, subito, d’immenso. Per la voce rotta e grave che ben ricordavo da antichi filmati, in sublime e necessario bianco e nero, ho ascoltato l’antico maestro borbottare:
“Se a questo libro penso / non m’illumino d’immenso”; quindi ha taciuto, mortificandomi. A nulla è valso tentare nuovamente la nekuia: nemmeno un lumino del santo Leopoldo, sottratto a basso costo dalla bottega di ammennicoli dei cinesi, ha scosso il riottoso poeta.
Ormai disperavo – da mesi Zeno Zen popolava i miei pensieri: rigido, e austero. Ieri notte, finalmente, in sogno m’è apparso il gran Vanni, l’editore. Illuminato da una stupenda luce, mi ha sorriso, ha spezzato un menabò e mi ha detto: “Quel giorno, nella città di *, io e i miei compagni incappammo in un cassonetto insolito; uno di loro scattò delle foto mentre io m’avventuravo, prode. Quelle foto non riuscii mai a recuperarle. Quando ti diranno di aver dimenticato dove siano, tieni per certo che stanno mentendo: è questa la ragione del tormento”.
In silenzio, ascoltavo.
Vanni aggiunse. “Eravamo in tre, luminosi d’immenso. Uno era il poeta de La fiora del vin, l’altro il gran traduttore del Marx perduto: maestri entrambi di poesia dialettale, neorealista il primo, neoavanguardista il secondo. Ragionammo del manzoniano genio, sprofondando nel merdema”.
Annuii.
“La città dai tre senza nasconde il segreto” – concluse.
Altro dire non so o forse non posso: “Che fare”: “Se a uscir dalla merda penso / non m’illumino più d’immenso”.
L’arcano del 1977 s’annida in questi versi. Fondamentali.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Zeno Zen (luogo e anno di nascita avvolti nel mistero), poeta dal nome sveviano, si considera più notaio che autore di questi motti, che possono essere colti nell’aria e attribuiti a varie fonti.
Collana “La coda di paglia”, n. 19.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio 2008
Commenti
Dans le livre du non-sense
Je m?illumine d?immense
(?Book of non-sense?, Zeno Zen)
Indagine su un antico mistero editoriale.
Protagonisti: Ungaretti, Piero Manzoni, Vanni Scheiwiller, Luciano Troisio e Sandro Zanotto.
"?Se alla merda penso / non m?illumino d?immenso? ? è già piuttosto chiara la direzione intrapresa."
hahahahahah
hahahahahah
Eh sì... ma quante volte la cita la poesia di Ungaretti?
Ma perché, l'aveva scritta lui?
non era di Zeno Zen? :)
Poi di Manzoni è andato proprio a cercare l'opera meno nota, eh? :)
curioso no? ma le indagini spiegano in parte il perché...:)
Tu sei non ti fracassi la testa in dietrologie d'ogni libro non sei pago!
eh.
ma questa è una chicca inedita per il web, e dimenticata da buona parte dell'ambiente letterario. Nessuno ha mai scoperto i colpevoli di questa malefatta. C'erano soltanto dei sospetti... :)))
In che anno è morto Ungaretti?
1970...
Dovresti scrivere per le parole crociate...
io conosco un prof. di diritto il cui cognome comincia per Zeno Zen... ma non posso credere che ... (classe '54)
eh eh... ma che vai a pescare!!!!!!!
Qualcuno ha promesso un intervento, lo attendo con ansia.
Servono indizi...dettagli, e rivelazioni.
15. ahah:))).
Davvero?
Non posso fare il nome per esteso, roba che ci querela tutti se poi non è lui (e se fosse un peccato di gioventù)? E' Romano ma ha un cognome piuttosto slavo...
ahhahahahahaha
Con Zanzotto...
Io ho sempre sognato di chiamarmi Vanni.
no no, Zanotto, non Zanzotto...:)
ah! pardon!
forse Arpa ha qualche congettura interessante...
Zeno Zen (luogo e anno di nascita avvolti nel mistero), poeta dal nome sveviano, si considera più notaio che autore di questi motti, che possono essere colti nell?aria e attribuiti a varie fonti.
In realtà è Arpa, infatti.
Ma questo libro esiste per davvero?
Qualche esperto di ontologia?
Io offro la mia copia firmata a filologi in grado di collazionare manoscritti autografi.
Basta che paghino, ovviamente. Si sa che pensi solo ai soldi!
E' per quello che scrivo di libri introvabili.
Ho una libreria antiquaria. E' la mia vera fonte di reddito.
Beh, mi pare comunque che ti sia momentaneamente improvvisato filologo? o sbaglio?
Colpa degli studi universitari.
Ho anche applicato la divinatio, nel sogno di Scheiwiller... è pieno di indizi:)
In attesa di un'intervista con l'Autore devo dire che la faccenda della seduta spiritica mi ha divertita un sacco :))
Eh, ma la divinatio dà sempre qualche problema...
:).
Secondo me l'autore non apparirà così facilmente. Ma siccome ho chiamato in causa qualcuno che qualcosa potrebbe dire, certo indirettamente, m'attendo qualche riga...
Ma guarda che sei andato a pescare. Beh, deve essere stata una lettura divertente e non banale, a quanto pare. Eh il grande Vanni... era un coraggioso editore, senza dubbio: lo sai che l'oramai introvabile "Il cammino del Cinabro" di Evola(che prima o poi - non disperate - vi presenterò) è stato editato proprio da lui? Ce ne fossero ancora editori come Vanni Scheiwiller.
"?Merdema? e ?Uccellogrammi?"
AHAHhahhahahhahah
Prima di proseguire... se è quello che penso io... Triceratopo...
"Carmina Burina"
ahahahahha
La divinatio è pressoché infallibile, con un buon calligramma.
Penso a Zeno. E la sua certa nekuia. E poi:
?Se a uscir dalla merda penso / non m?illumino più d?immenso?.
frase capitale e risolutiva solo a metà. Illuminar(si) d'immenso quanto costa? Cosa costa? Costa solo a noi?
Un pochetto meno dell'immenso no?
"Ragionammo del manzoniano genio"
E forse aveva capito tutto quel che serve.
37. Ce ne fossero, davvero.
Dal Cinabro al Merdema, era a dir poco eclettico e completo.
Onore a Vanni!
40. Carmina Burina. Esempio di lazialità!
41. Dovrebbe essere l'autore a replicare.
Io non voglio pagare altre bollette. M'illumino di men(s)o.
42. Dicono che in quelle scatole ci fosse del gesso.
Invidiosi.
39. http://www.libri-antichi.com/salimbeni/156b.htm
mah. Non si trova altro ne web. Adesso bisogna capire chi ha messo le uova nel paniere.
Boh, con le traveggole in mano chiamo in causa Zanotto.
eh eh.
Troisio, Zanotto, Zanzotto, dialetto, traduzioni, neoavanguardia, scherzo, maschera?