Incredibile immedesimarsi così tanto in un romanzo di fantascienza. Sì, perché La scuola dei disoccupati, libro di Joachim Zelter ci parla di un ipotetico futuro (2016) tedesco, nel quale la disoccupazione è a livelli così alti da dover creare appositamente dei campi-scuola-lager per persone che non trovano lavoro, che hanno perso le speranze, così da poterle istruire al meglio per un rapido e immediato successo nella ricerca della professione.
Pur essendo frutto di fantascienza, però, il romanzo può apparire ad un qualunque neolaureato desideroso di un posto di lavoro decente tremendamente attuale.
Compila il cv, il video cv, manda la lettera di presentazione, impara a sostenere un colloquio brillante, preparati al meglio, studia per apparire brillante e simpatico. Tutti trucchi e trucchetti che il desideroso neolaureato di cui sopra deve – anche nel mediocre presente in cui viviamo – conoscere benissimo, per poter sperare in un contrattino a progetto, uno stage non retribuito, un po’ di sfruttamento che dalle nostre parti chiamiamo spesso lavoro.
Così Zelter gioca con i suoi personaggi e ce li fa vedere alle prese con una scuola per “avviare al lavoro” partendo dalla base. Il tutto per renderlo funzionale alla società, una macchina perfetta devota al dio lavoro.
Ed è interessante vedere come i protagonista della storia - Roland Bergmann e Karla Meier – affrontino le prove quotidiane che Sphericon pone loro davanti. C’è chi si integra, chi vuole restare estraneo a queste regole. In pochi, solo i migliori riusciranno ad amare il lavoro e a desiderarlo così ardentemente da riuscirci.
Uno solo, il migliore, avrà il “posto fisso”. Per gli altri, forse, il metodo. Le illusioni. L’idea lontana di un percorso pieno di avversità per raggiungere una scrivania, un pc e uno stipendio mensile. Ma forse, forse c’è qualcosa… una possibilità per tutti…anche per chi non ce l’ha fatta…lontano, in Africa. Un progetto: lavoro per tutti. Un aereo è già pronto, che lo vogliano oppure no.
Il libro La scuola dei disoccupati del tedesco Zelter lascia un senso d’angoscia difficile da smaltire, anche con il tempo. Si tratta di un romanzo che si inserisce chiaramente nel filone distopico, attingendo a piene mani da quella che è comunque una chiara realtà dei nostri giorni. La disoccupazione dilagante e la difficoltà del trovare un posto di lavoro senza sapersi barcamenare tra colloqui, invio di curricula, sorrisi smaglianti e caparbietà. Dosando bene uno stile di scrittura freddo e la descrizione meticolosa delle giornate a Sphericon, Zelter ci fa vivere accanto ad una serie di persone – più o meno giovani, più o meno brillanti – tutte accomunate dalla mancanza di un lavoro stabile e soddisfacente. Lì fuori il lavoro è bello, brillante nel suo essere completamento della vita, ma anche routinario e alienante, da raggiungere attraverso la propaganda di slogan e la reiterata visione di pubblicità, telefilm e quiz per creare il “candidato perfetto”.
Niente spazio alla creatività, niente pecore nere. Ma un gregge di candidati perfetti utili perché dediti al lavoro “senza ulteriori domande”. Lavoro da raggiungere ad ogni costo. Anche falsando il curriculum, modificando la propria vita passata a seconda di quello che ci verrà chiesto dall’esaminatore. Non c’è tempo da perdere, non ci si deve piangere addosso. Ma bisogna lavorare, ad ogni costo.
Ci sono molti dialoghi e molti soliloqui, nel libro, nei quali vengono approfondite le dinamiche psicologiche che si ricreano all’interno dell’esperienza a Sphericon. Una sorta di gioco a premi dittatoriale, a metà tra il Grande Fratello e Giochi senza Frontiere, che non porta a nient’altro che all’appiattimento degli animi umani.
Dove finisce la verità e inizia la fantasia? Al di là di visioni eccessivamente apocalittiche, il libro di Zelter non può che richiamare alla mente la nostra società del lavoro sempre più precario e gestito con criteri per nulla meritocratici. Se fai parte del sistema, va bene. Altrimenti, sei fuori da tutto, ed il contratto per te sarà pura utopia. E il 2016 ipotizzato da Zelter è più vicino di quanto possiamo immaginare.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Joachim Zelter, La scuola dei disoccupati, ISBN, Milano 2008. Traduzione di Barbara Ciolli
Nato a Friburgo nel 1962, Joachim Zelter insegna letteratura inglese all'Università di Tubinga e a Yale. E' autore di altri quattro romanzi e di una raccolta di racconti. In Italia è pubblicato per la prima volta da ISBN.
Commenti
segnalo questo bel romanzo della isbn
La scuola dei disoccupati, libro di Joachim Zelter ci parla di un ipotetico futuro (2016) tedesco, nel quale la disoccupazione è a livelli così alti da dover creare appositamente dei campi-scuola-lager per persone che non trovano lavoro, che hanno perso le speranze, così da poterle istruire al meglio per un rapido e immediato successo nella ricerca della professione.
Eppure Benforte lei non è un fighetto milanese. A meno che la sua biografia lankelottiana non menta. Dunque, perché legge i libri ISBN?
Scherzo, ovvio. (-:
Per fighettizzarmi. :P
A me sembra che il 2016 l'abbiamo anche sorpassato! E' un libro vecchio, questo, ormai... eh eh eh...
"Sì, perché La scuola dei disoccupati, libro di Joachim Zelter ci parla di un ipotetico futuro (2016) tedesco, nel quale la disoccupazione è a livelli così alti da dover creare appositamente dei campi-scuola-lager per persone che non trovano lavoro, che hanno perso le speranze, così da poterle istruire al meglio per un rapido e immediato successo nella ricerca della professione."
> Si direbbe un traguardo terribilmente vicino.
E decisamente credibile. Grottesco, manco troppo.
". Ma un gregge di candidati perfetti utili perché dediti al lavoro ?senza ulteriori domande?. Lavoro da raggiungere ad ogni costo. Anche falsando il curriculum, modificando la propria vita passata a seconda di quello che ci verrà chiesto dall?esaminatore. Non c?è tempo da perdere, non ci si deve piangere addosso. Ma bisogna lavorare, ad ogni costo."
> Aggiungo: per campare.
"Se fai parte del sistema, va bene. Altrimenti, sei fuori da tutto, ed il contratto per te sarà pura utopia. E il 2016 ipotizzato da Zelter è più vicino di quanto possiamo immaginare."
> Purtroppo è così. Questo me lo segno. Grazie Antonio...
Senza piangermi addosso: lo vivo sulla mia pelle ogni giorno.
Laureato a novembre del 2007, credo di aver inviato da allora non meno di 500 cv con lettere di presentazioni diverse a diverse aziende. Dato cv cartacei. Da qualche parte dovrei avere un cv multimediale e forse anche un videocv.
Ho lavorato a gratis per farmi notare. Fatto selezioni truccate e prove preselettive che puzzavano di farsa lontano un miglio. Fatto progetti che forse non mi pagheranno mai (o a 6 mesi). Portato aventi progetti miei, soddisfacenti ma poco remunerativi. Pagato per continuare a studiare e pregato per uno stage non retribuito. Non sono parte del sistema.
Non ho amici, non ho parenti o conoscenze che mi possono "introdurre". Mi manca solo "la scuola del disoccupato", e sono a posto ;)
Il solito scandalo italiano: a quando un sistema di uffici di collocamento statali e ben funzionanti, come avviene nel resto d'Europa? A quando la remunerazione OBBLIGATORIA per tutti, praticanti compresi, come avviene nel resto d'Europa?
Hai tutta la mia solidarieta', caro amico: sperando che non divenga un emigrante.
9. un po' forse mi sono pianto addosso, però un po' le ***** piene ce le ho... :)
10. grazie della solidarietà, sull'emigrazione: vedremo.
11, 9. E ti credo. Qualche giorno fa ho buttato la copia digitale dei cv spediti tra 2007 e 2008, nei periodi di inoccupazione. Il dato straordinario erano le mansioni incredibili per le quali mi ero offerto, manipolando e semplificando il cv. Come dire, la buona volontà non manca:). Non so perché ci stia succedendo questo, da quando sono partita iva la mia vita è cambiata: filosoficamente mi sento responsabile anche per i lavori non pagati o pagati alle calende, io sono il mio operaio.
anche io ho letto questo libro. un po' di tempo fa. e anche io sono rimasto incredibilmente toccato. la prossima occupazione (ma anche odierna) per disoccupati sarà la televisione in tutti i suoi aspetti. Reality. Format. Si arriverà al punto che diventereà normale uccidere qualcuno e poi andare in tv per guadagnare il giusto compenso con le interviste.
13. che ideona :)
13.
(A)nd,
secondo te non e' quel che qualcuno sta, ohibo', gia' facendo?
12.
Adesso, Gianfranco, ce la fai - come si dice - a sbarcare il lunario come lavoratore autonomo nell'editoria, o devi fare anche cose diverse?
Sembra anche a me un libro attuale, nonsiamo tanto lontani da certe situazioni.
E io che cosa dico a uno che ha quasi diciotto anni e non sa se continuare a studiare o fermarsi dopo il liceo linguistico? E studiare con quale prospettiva? Non è portato per le materie scientifiche, almeno non tanto da affrontarle a livello universitario, restano le umanistiche ossia il voto al martirio.
16. Giornalismo e nuovi media, televisione, web. Ci sono corsi, mi sembra. Non che non si vada al martirio, comunque. Ma forse qualche piccola possibilità in più...
17.
Gia', il giornalismo gratis e i nuovi media gratis. Qui non da' una lira nessuno. Ai giovani, eh: i vecchi ''introdotti'' e i tesserati di partito, invece... insieme ai parenti negli stessi ufficietti ''fancazzisti'' (perdonatemi la parolaccia).
17. Lavoro nel campo del giornalismo e nuovi media (lavoro?) da quando ho 20 anni. SOno poche, molto poche le possibilità in più...
18. Cvd :)
18 - Non stupiamoci di nulla. Si entra ovunque, anche come pulisci cessi, per conoscenze-amicizia-raccomandazioni, In Italia ma non solo. é cosi dal dopoguerra in poi e cosi sempre sarà. E più hai talento - paradossalmente - più devi farti raccomandare. Il talento non piace a nessuno, perchè scomodo, meglio i signorsì e i lobotomizzati, facilmente manovrabili. Io cambio lavoro ogni 3 mesi, tanto per dirvene una. Il talento anarchico poi, è scanzato come la peste.
18, 19, 20, 21:
chiaramente GRATIS!
Le poche possibilità in più si riferivano al "martirio", per così dire.
16. Se può rincuorare le umanistiche non sono le sole votate al martirio, comunque.
(-:
In Slovenia la parola ''gratis'' quasi non esiste. Tutti pagano e si fanno pagare. L'economia tira bene, ma e' sempre stato cosi', in Europa. L'Italia infatti NON E' Europa.
... perche' in Europa esistono cose come il sussidio di disoccupazione, lo Stato che ti aiuta a cercare lavoro, le leggi sindacali, il buonsenso e la giustizia che dicono: ''chi lavora deve esser pagato'', ed il buonsenso di chi lavora che sa il fatto suo - in letteratura come in ogni altro campo professionale.
Esiste la parola ''onesta''', in Europa, e non e' uno slogan politico ma una cosa normale e quotidiana.
In Italia invece... be'... vi dico solo che una volta provai a proporre una legge di pagamento obbligatorio (con relativo tariffario) per le cose pubblicate, tutte. Ecco: i primi a ridermi in faccia furono gli autori (''Cosa?'' pensavano gli autori ''se passa una legge simile a me non mi pubblica piu' nessuno! Meglio che sia io a pagare l'editore!'').
E' cosi', lo giuro.
24 - Be, non esageriamo. Che l'Europa sia la culla dell'onestà e L'Italia del malaffare è una forzatura bella e buona. Io ho visitato molti paesi europei, e ho visto guasti, in questo senso, molto simili ai nostri. in Italia sono più plateali, questo si, non fanno neanche finta. In altri paesi sono più attenti alla forma, ma la sostanza cambia poco. E non parlo di Scandinavia e Paesi Bassi, dove sono favoriti dalla scarsa densità di popolazione, ma di paesi come Spagna, Francia, Germania e Inghilterra.
25 - In realtà, è il modello europeo-occidentale tutto da mettere in discussione, su queste tematiche e non solo. Bisogna pensare un nuovo modello di sviluppo e di conseguenza una vera sussidiarietà. Se guardiamo solo all'Italia guardiamo la pagliuzza e non vediamo la trave. L'Italia è Europa, un'Europa evidentemente da rifondare, legata solo dalla moneta unica e dagli interessi finanziari. Lo è in tutto e per tutto, ahimé.
25. Ma almeno i ministri si dimettono, ecco.
27 - Magra consolazione, Andrea. Ti ripeto è più un fatto di forma - come giustamente confermi con la tua affermazione - che di sostanza. La questione del lavoro e della sussidiarietà è legata ai modelli di sviluppo negativi che si è data l'Europa, inseguendo i perversi modelli d'oltreoceano. Se ne stanno accorgendo in America, anche vista la crisi, speriamo se ne accorgano e agiscano di conseguenza anche in Europa.
28. Beh, in questo momento con quella magra consolazione il Governo dovrebbe essere rifatto, data la corruzione provata (almeno stando alla magistratura. certo, la Presidenza come parte civile ha riscosso credo 200mila euro). Come consolazione me la prenderei volentieri.
15, 12. Dipende dai mesi e dai lavori che riesco a portare a termine (e a farmi pagare), ma avessi famiglia non potrei fare altro che pagare tasse, bollette e qualcosa da mangiare - e non per tutti e tre. Ma preferisco non parlarne troppo.