Zamjatin Evgenij

Racconti inglesi

Autore: 
Zamjatin Evgenij

…in realtà, un romanzo breve e un racconto lungo: “Isolani” e “Il pescatore di uomini”. Informa il curatore dell’edizione, Alessandro Niero: «Ostrovitjane (“Isolani”) (1917) e Lovec ?elovekov (“Il pescatore di uomini”) (1917-1918), nati in seguito a un soggiorno (1916-1917) di Zamjatin a Newcastle per sovrintendere alla costruzione di rompighiacci russi, rientrano (soprattutto la prima) fra le sue opere maggiori e spiccano per la coerenza tra gli assurti teorici propugnati dall’autore in materia di “tecnica della prosa” e le realizzazioni pratiche che poi ne scaturiscono (…): attivare nell’unità di tempo più breve possibile le potenzialità eterogenee contenute nella parola, cioè suono e ‘immagine’» (p. 113). Invito i lettori a godere della postfazione del curatore. Procuratevi l’ottima edizione Voland e nutritevi delle parole-guida di Niero. Fatto? Adesso potete continuare a leggere le mie paginette. 


 

FRANCA PREMESSA

 


Farei carte false per poter sfogliare almeno una nuova edizione di “Noi” di Zamjatin, nella nostra bella lingua italiana. Feltrinelli l’ha pubblicato nel 1984 e non lo ristampa più, per misteriose ragioni. Eppure non fatico a immaginare che avrebbe sempre nuovi lettori: assieme a “1984” di Orwell e “Il nuovo mondo” di Huxley è uno dei capolavori della letteratura della distopia. È – ragionando in termini cronologici – un’autentica pietra miliare. Qual è il problema? Congettura: Zamjatin era ed è scomodo per certa, vecchia e dogmatica cultura comunista, purtroppo, e paradossalmente, ancora troppo influente nell’editoria italiota. 

Bolscevico riottoso alle violenze, alla barbarie e ai crimini del regime, fu progressivamente ostracizzato e riuscì fortunosamente a guadagnarsi uno splendido esilio europeo. “Noi” è una eccellente satira del totalitarismo sovietico. A qualcuno spiace, sin dai tempi della sua prima pubblicazione (guarda caso: fuori dalla Russia). E questo qualcuno ne è tanto rammaricato che ha evitato, per quanto possibile, che il libro fosse letto, da queste parti. Dell’interessante e ricca produzione dell’artista russo, i contemporanei italiani possono avere idea vaga e confusa: “Il destino di un eretico” (Sellerio, 1988), l’irreperibile “Noi” (Feltrinelli, 1984) e questo “Racconti inglesi” (Voland, 1999) sono le uniche opere tradotte. Capirete quindi quanto possa essere prezioso e affascinante questo libretto, e quanto possa esasperare il desiderio di leggere e condividere con migliaia di altri lettori il respiro della scrittura zamjatiniana. Le astuzie, i giochetti e i misteri – decidete voi come chiamarli – stanno per terminare: l’autore è morto nel 1937.

IMPATTO

Due vene fondamentali in “Isolani”: la satira sociale e la rappresentazione della vitalità e della vivacità (della diversità) e della loro repressione, e cioè della collisione tra la dolcezza dell’innocenza e la disumanità del moralismo e della pretesa omologazione. È il romanzo breve d’un espressionista: capace di superba sintesi nelle descrizioni, artista nello scolpire immagini e scene appena tratteggiandole.

La vicenda è ambientata nel microcosmo di Jesmond. Leader e autorità carismatica della cittadina è il vicario Dewley, orgoglio della comunità, autore del libro “Precetti di salvezza forzata”: rigidi orari previsti per qualsiasi attività giornaliera, perché la vita possa divenire “una macchina armoniosa” e condurre i cittadini “con meccanica ineluttabilità alla meta desiderata” (p. 5). A questa visione aberrante dell’esistenza può opporsi soltanto l’esistenza stessa: per via di quegli eventi imprevedibili e inattesi che tendono a disarcionare qualunque meccanica e qualunque logica matematica, dirottando nel disordine e nella precarietà. La forma mentis da operaio nella fabbrica del niente di Dewley s’incrina quando si ritrova a dover ospitare un giovane sconosciuto, investito proprio nei pressi della sua abitazione: misericordia impone di soccorrerlo, fredda osservanza dei precetti di salvezza suggerirebbe di liberarsene quanto prima.  Il ferito, Campbell, discende da una famiglia aristocratica. Decaduta.

Ha poche convinzioni: due supreme, l’esistenza di Dio e la superiorità dell’Inghilterra. Ma è diverso rispetto ai cittadini di Jesmond: sa infrangere le barriere dei falsi moralismi, dei bigottismi e delle ipocrisie. Piace pensare che sia così perché rifiuta, in coscienza, quel che vede ogni giorno: in realtà, appare puro per via della sua infantile ingenuità, della sua estraneità a qualsiasi corruzione; è intatto, e questa sua integrità sta per conquistare addirittura la robotica moglie di Dewley. Campbell verrà assunto come impiegato da uno stravagante avvocato irlandese, O’Kelly – primo passante a soccorrerlo dopo l’incidente, primo ad offrirgli un impiego non appena s’è ripreso. O’Kelly è un fanatico della menzogna: e – come ogni mentitore – è narcisista, e ostenta e sbandiera questa sua vocazione alla mistificazione e all’alterazione della verità. Campbell non sa smascherare le bugie: crede a tutti. E così, avrà fede nel buffo e infame satiro irlandese e nella stupida e bella attricetta che proprio il suo amico gli farà incontrare: vivrà del sogno d’un amore e d’un legame che non è mai esistito; amore che intanto, mentre lei gioca con i suoi sentimenti, desta scandalo nella comunità figlia dell’egida del precetto della salvezza forzata, strutturata com’è secondo degradanti principi borghesi – immagine, decoro, rispettabilità. Zamjatin sa equilibrare con grande intelligenza la rinascita di Campbell, a partire dall’incidente stradale fino all’illusione dell’amore, e la sua dannazione: pilotata e architettata, sembrerebbe, dalla diabolica mente del vicario, insofferente nei confronti delle eccentricità del ragazzo, della sua concubina e del loffio e ambiguo ruffiano irlandese. L’epilogo è amarissimo e tragico: la fabbrica di esseri umani non ammette l’esistenza di esemplari anomali, atipici o non irreggimentati. Sembra quasi il profetico annuncio della strategia di omologazione propria d’ogni regime totalitario del primo Novecento: esiste solo quel che deve esistere – tutto il resto va sradicato o annullato. La macchina può funzionare soltanto se ogni ingranaggio è ben oliato, e nessuna rotella rallenta il suo ritmo.

Londra è lo sfondo de “Il pescatore di uomini”, elegiaco e amarissimo racconto sentimentale: Bailey è un alter-Campbell, innocente sino all’ingenuità, tenero nella sua adesione a un purissimo sentimento d’amore. Come avviene in “Isolani”, è proprio questo amore a essere la scintilla della rottura d’un equilibrio; l’esito è egualmente sfortunato e doloroso, e – apparentemente – d’una gelida inevitabilità. L’incipit vale come sintesi dello spirito dell’opera: formidabile come Zamjatin, in poche battute, introduca e illumini e accompagni nel mondo di carta che ha creato: “La cosa più bella della vita è il delirio, e il più bel delirio è l’innamoramento. Nella nebbia mattutina, vaga come l’innamoramento, Londra delirava. Rosa latteo, a occhi socchiusi, Londra navigava, non importa dove” (p. 85).

Questo “Racconti inglesi” è il canto d’una individualità che si vedeva sommersa dal cemento armato di norme, ruoli e convenzioni che non poteva non rifiutare: questa ricerca del sentimento forte – anche solo della sua rappresentazione, per intenderci – è una ribellione a un tempo desolante e irresistibile; perché è una ribellione destinata alla soppressione e alla sconfitta, ma con una grazia e uno stile davvero non comuni. Può un fiore crescere nell’asfalto e non essere osservato e coltivato dai viandanti? Soltanto se a dominarli è la rigidità e la freddezza: gemelle figlie del dogma, e della barbarie dell’uguaglianza. Libro d’uno scrittore eccellente: in cerca d’adoranti lettori, e di intelligenti editori. Non negatecelo più.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Evgenij Ivanovich Zamjatin (Lebedjan, Russia 1884 – Parigi, Francia 1937), ingegnere navale e scrittore russo. Fu drammaturgo, saggista, e romanziere. Esordì pubblicando il libro di racconti “La vita in provincia”, nel 1913. Insofferente nei confronti del regime sovietico, emigrò a Parigi, dove morì.

Evgenij Zamjatin, “Racconti inglesi”, Voland, Roma 1999. Traduzione di Alessandro Niero e Sergio Pescatori. A cura di Alessandro Niero.

Datazione delle opere: “Ostrovitjane”, 1917. “Lovec ?elovekov”, 1918. 

Approfondimento in rete: Antenati 


Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio del 2005. 

Originariamente pubblicato su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788886586542

Commenti

Nessuno parla di "Noi". Che peccato.

?La cosa più bella della vita è il delirio, e il più bel delirio è l?innamoramento. Nella nebbia mattutina, vaga come l?innamoramento, Londra delirava. Rosa latteo, a occhi socchiusi, Londra navigava, non importa dove? (p. 85).

Ho inserito il codice ISBN. IBS non ha il testo in catalogo. Chi fosse interessato può ordinarlo qui:

http://www.voland.it/

Forse lo avrete già saputo, ma "Noi" è stato finalmente ripubblicato dalla casa editrice "Lupetti", naturalmente nella collana "I rimossi". Si trova tranquillamente nelle librerie.

Ho saputo, ma ti ringrazio per aver segnalato pubblicamente la notizia. A beneficio degli altri, evidenzio:

http://www.lupetti.com/ - sito ufficiale dell'editore.

http://www.lupetti.com/cat101.htm - collana "I rimossi".

Nessuno80, vorrei domandarti notizie su Lupetti.
Siamo rimasti spiazzati in molti dal loro rinnovato interesse nella narrativa. Cos'è successo? La distribuzione è cambiata?
*
La collana di Bigalli e Rizzardini è perfettamente in linea con quel che cerchiamo da anni da queste parti, sono stato molto felice di scoprirne l'esistenza mesi fa.

(a proposito. Sai nulla della traduzione di "Noi"?
E' la stessa di Feltrinelli d'antan?)

Amices,
a breve importanti novità a proposito della collana "I Rimossi": parleremo di Zamjatin e non solo, qui su Lankelot.

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qui c'è un carattere non

qui c'è un carattere non riconosciuto a fine recensione...

optume - poi rivedo;)

optume - poi rivedo;)