Zamjatin Evgenij

Noi

Autore: 
Zamjatin Evgenij

Il Novecento è stato un secolo buio: è stato il secolo delle guerre più atroci della storia dell’umanità, del potere soffocante, umiliante e disumanizzante d’una burocrazia ciclopica, e della trasformazione esplicita dello Stato in Regime dittatoriale, franco omicida della libertà dei cittadini e avvelenatore della loro coscienza. Ne siamo usciti indeboliti, spaventati e scossi, decimati e tuttavia illusi che il ritorno dei regimi ad apparentemente democratiche forme statali significasse il principio di una rigenerazione, e di un cambiamento epocale: cambiamento che sembra eccezionalmente lontano, nel 2008, destabilizzando le vite dei cittadini e deprimendo le loro speranze.
L’incubo peggiore è che certa pervasiva presenza di un’istituzione come quella dello Stato abbia soltanto mutato strategie e tecniche di condizionamento, e di controllo della cittadinanza: la dissoluzione dei regimi va letta piuttosto come una trasformazione. Una trasformazione intelligente, e astuta.
È la letteratura, adesso, che deve saper scoprire i punti deboli di questa nuova macchina tritura-umanità. Negli anni Venti, un artista come Zamjatin era in grado di trasfigurare il raccapriccio e il disprezzo per un regime assassino e indecente come quello socialista sovietico in un’opera che rappresentava uno scenario plausibile di decadenza dell’umanità e divinizzazione dello Stato. Zamjatin pagò il suo coraggio e il suo genio con la costrizione all’esilio, e con una censura in patria che durò sino al termine della parabola atroce, omicida e liberticida del comunismo, due decenni fa.

Tuttavia, influenzò profondamente (“Noi” è del 1920) una serie di artisti che in Europa – che qui in Italia – conosciamo diversamente bene: George Orwell, Aldous Huxley, William Bordewijk.  La fortuna editoriale del gran romanzo di Zamjatin, nel nostro benedetto assurdo belpaese, è stata episodica e grottesca; è per merito di Bigalli e Rizzardini e della loro collana “I Rimossi” se, appena ventiquattro anni dopo l’introvabile (e misteriosamente mai ristampata) edizione Feltrinelli, l’opera può tornare a circolare nelle abitazioni dei letterati e dei cittadini appassionati di letteratura della distopia. 

A cosa serve, oggi, “Noi”?
Serve a non dimenticare come il regime comunista trattava gli artisti estranei alla supina adesione al suo infame verbo.
Serve a non dimenticare come la cultura e certa editoria italiana siano state, sino a pochi decenni fa, vittime in più d’una circostanza d’una sinistra sottomissione ai diktat moscoviti. Fedeli alla linea. Rossa.
Serve a interiorizzare un paradigma che appassionò e ispirò artisti occidentali.
È un’esperienza estetica fascinosa, triste e decisamente godibile.
Rinvio quanti fossero interessati a una visione d’insieme delle vicende biobibliografiche di Zamjatin a esaminare i link pubblicati al termine di questo capitolo; passo quindi a una breve analisi della struttura e del senso dell’opera. 

L’opera si presenta come un diario; è suddivisa in quaranta note, ciascuna introdotta da un breve sommario. Il narratore – in prima persona, intradiegetico, non onnisciente – scrive “per gli antenati” (p. 22: “selvaggi, lontani antenati…”) da un futuro inquietante che possiamo così sintetizzare: tutti i cittadini hanno perduto nome e cognome, sono individuati da numeri. Numeri integrati alla perfezione – per così dire – nell’unico Stato che regge e governa il mondo. Autorità unica di questa terra, il Benefattore. Niente più nazioni, niente più guerre: Tavole delle Leggi eque per tutti e da tutti condivise. L’informazione è garantita dal Giornale dello Stato.
La linea dello Stato Unico è retta. L’unica possibile per un mondo del genere.
I cittadini – d’ora in avanti: numeri – non hanno più nessuna forma di vita privata; le pareti degli edifici sono trasparenti. Per i momenti dedicati al previsto diritto all’accoppiamento esistono sobrie tendine.
Tutti, finalmente, sono uguali: sono previste due ore di svago al giorno, durante il pomeriggio e la sera. Durante la notte si deve, inevitabilmente, dormire (p. 49). Preferibilmente senza sognare: il sogno è considerato “seria malattia psichica” (p. 29). L’alimentazione dello Stato Unico è ben diversa da quella che conosciamo; la parola “pane” è un’allegoria poetica per quel cibo universale che è diventato la nafta.

In questo ameno contesto, la dottrina principe è quella della Ragione: adesso lo Stato Unico vuole estenderla a tutto l’universo, pianeta per pianeta, per portare la certezza matematica della felicità ai popoli alieni rimasti estranei al comunismo; per questo, D-503, il narratore del diario, sta costruendo un Integrale Elettrico che cambierà per sempre la storia dei popoli del cosmo.
Uniformandola a quella dei numeri dello Stato Unico. 
Si vive in un mondo in cui chi volesse essere “originale” andrebbe a infrangere l’uguaglianza. L’uguaglianza è fondamentale: garante totale, il nuovo Dio.
Il nuovo Dio è lo Stato (p. 39), naturalmente. L’anima è una malattia.  

Non racconterò altro del mondo raccontato (trasfigurato) da D-503, auspicando che il lettore abbia già inteso la centralità dell’opera e dei suoi assi portanti, e la peculiarità delle critiche rivolte nei confronti della deviazione più orrida dello Stato Moderno. Mi limito a segnalare che, come chi ama il genere non dubita, sarà una figura femminile a destabilizzare – quanto provvisoriamente sarete voi neofiti a scoprirlo – l’equilibrio di D-503. Non mancherà l’incontro con il Benefattore.

Tempo fa, scrivendo dell’ultima utopia del Novecento – l’ultima: da oltre cento anni siamo inondati da distopie – ossia la dimessa “Island” di Huxley, pensavo che siamo tutti avvertiti e sensibilizzati a proposito delle possibili derive di questa abnorme istituzione che è lo Stato Moderno: e che forse questo è il momento storico di tornare a sognare e congetturare, come nei secoli scorsi, una società e un mondo migliori e più vivibili. La ricerca della felicità e della serenità di ogni cittadino non può e non deve coincidere con una insensata, generica e imposta uguaglianza: la menzogna comunista deve essere definitivamente accantonata. La strada del futuro va tracciata: servono idee per sentieri nuovi di ricerca e di costruzione di uno Stato diverso. È questa una delle grandi sfide dei letterati di questo secolo; tornare su certi binari.
Anche per omaggiare, mettiamola così, il sacrificio di quegli artisti che pur di testimoniare il loro senso di giustizia e libertà hanno compromesso la loro esistenza, vedendo oscurate o cancellate le loro creazioni.

Restituire vita a “Noi” di Zamjatin significa credere nella speranza.
La fiamma non s’è mai spenta, la fiaccola è accesa. Siamo pronti a sprofondare nel nuovo medioevo con la consapevolezza che l’umanità risorgerà solo grazie all’intelligenza, alla sensibilità e allo studio: all’amore per il prossimo, e all’odio per le oligarchie neoaristocratiche che dominano ogni nazione, decretando la possibilità di vita e circolazione delle opere d’arte, imponendo quando possibile libri di facile consumo e nulla intelligenza, e nulla ribellione al sistema.

Oggi, ben lo sappiamo, la censura s’è fatta adulta e astuta. Non serve far sparire i dissidenti, basta farli circolare in poche copie. Combattiamola, allora, sostenendo quelle opere che possono ancora cambiare la storia. Come "Noi".

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Evgenij Ivanovich Zamjatin (Lebedjan, Russia 1884 – Parigi, Francia 1937), ingegnere navale e scrittore russo. Fu drammaturgo, saggista e romanziere. Esordì pubblicando il libro di racconti “La vita in provincia”, nel 1913. Insofferente nei confronti del regime sovietico, emigrò a Parigi, dove morì.

Evgenij Zamjatin, “Noi”, Lupetti, Milano 2007.
Collana “I Rimossi”, 03. Traduzione di Barbara Delfino.
Cura e postfazione di Stefano Moriggi.  

Prima edizione: “My”, 1922. Scritto nel 1920.
Prima edizione italiana: Feltrinelli, 1984. Traduzione di Lo Gatto.
Adattamento cinematografico: per ora, “Wir” – film per la tv tedesca del 1981, per la regia di V. Jasny.

Approfondimento in rete: Antenati / Intervista a Bigalli e Rizzardini sulla collana “I Rimossi” (Lankelot) /  Sito “Rimossi” / Teatro di Nessuno / Wikipedia su “Noi” / Leonardi in Future Shock / Rassegna Stampa nuova edizione

Distopia in LANKELOT:
http://www.lankelot.eu/index.php?archivione=1&k[]=distopia 

Primi riferimenti letterari, nella distopia – lettura d’un futuro “apocalittico” fondata sull’esperienza presente, e sull’intuizione delle sue tendenze più negative, sembrano essere “Noi” (1920) di Evgénij Zamjatin e “Il Mondo Nuovo” (1932) e “La scimmia e l’essenza” (1948) di Aldous Huxley. Tra le distopie successive al capolavoro di Orwell, “1984”, segnaliamo “Fahrenheit 451” (1953) di Ray Bradbury, “Il signore delle mosche” (1954) di William Golding, “Il pianeta delle scimmie” (1963) di Pierre Boulle, “Ritorno a Pompei” (1996) di Amélie Nothomb.

Zamjatin in Lankelot: “Racconti inglesi” (rec. di GF).  

Gianfranco Franchi – aprile 2008. 

ISBN/EAN: 
9788883912283

Commenti

Amici!
Questo è il mio contributo per ZEITGEIST - tema dello speciale per i cinque anni di Lankelot, primo aprile 2008.

vi abbraccio
gf

Splendido articolo! Non a caso, forse, quest'articolo è il contributo per i cinque anni di Lankelot. Spirito del tempo, Zeitgeist. Non conoscevo Zamjatin Evgenij e sono felice che tu l'abbia fatto risalire dall'oblio. Lungimirante lo sguardo dell'autore nel dire che è vietato sognare. L'orrore del Grande Leviatano, mi permetto di citare il pauroso e geniale Hobbes, in appendice al tuo appassionato commento sull'autore russo.
Convengo con te sulle atrocità commesse dal regime sovietico. E' un orrore che si dovrà scoperchiare. E questo lo dico anche se sono di sinistra. Ho sentimenti "bipolari" a proposito della nostra capacità - nostra, di esseri umani - a liberarci dalle pastoie dell'eguaglianza numerica. In linea di massima, facendo tutti i conti, vince l'ottimismo. Anche se non so come. Forse piano piano attraverso l'amore? Ad ogni modo sai anche tu: "Il cielo è dei violenti...".
Se violento equivale ad appassionato, illuminato dalla ragione, bene per i violenti. Faccio parte del gruppo anch'io. Anche se non conto nulla e sono ai margini di tutto.
Renata

Io ho fatto quel che potevo qualche anno fa, amica Renata. Il mio ex socio e ottimo sodale e amico Marco Fressura mi aveva lavato il cervello con "Noi". Per anni, lo cercai invano per bancarelle. Niente da fare. Indagando, scoprii e recensii l'edizione Voland dei "Racconti inglesi". Ma "Noi" restava una fissa irrisolta.
Non posso raccontarti tutto - c'è anche una simpatica accusa di spionaggio che non posso rendere pubblica, ma vorrei: magari tra dieci anni - ma insomma mesi fa ho scoperto che finalmente era uscito dai diritti e che Lupetti l'aveva pubblicato.
Solo ora - mea culpa - ho letto e recensito. Ma dopo 10 anni di ricerca un po' di tensione c'era:)

I regimi colpevoli di atrocità vanno condannati a oltranza per altre due generazioni.
Ma intanto... sì, l'amore è la soluzione e il sentiero. E bene la tua lettura dei violenti, come appassionati. Questa è la rotta.

"la dissoluzione dei regimi va letta piuttosto come una trasformazione. Una trasformazione intelligente, e astuta.
È la letteratura, adesso, che deve saper scoprire i punti deboli di questa nuova macchina tritura-umanità."

L'incipit è micidiale!!
Leggo..

"il sogno è considerato “seria malattia psichica” (p. 29). L’alimentazione dello Stato Unico è ben diversa da quella che conosciamo; la parola “pane” è un’allegoria poetica per quel cibo universale che è diventato la nafta".

"L’anima è una malattia."

Comincio a capire perchè sia rimasto irreperibile per così tanti anni.

eh.

"La fiamma non s?è mai spenta, la fiaccola è accesa. Siamo pronti a sprofondare nel nuovo medioevo con la consapevolezza che l?umanità risorgerà solo grazie all?intelligenza, alla sensibilità e allo studio: all?amore per il prossimo, e all?odio per le oligarchie neoaristocratiche che dominano ogni nazione, decretando la possibilità di vita e circolazione delle opere d?arte, imponendo quando possibile libri di facile consumo e nulla intelligenza, e nulla ribellione al sistema."

Speriamo che questo ennesimo medioevo, finisca presto. La rotta per uscire a riveder le stelle, l'hai indicata benissimo nella tua chiusa. Speriamo non tardino a capirlo.

A margine, ma specie dopo la tua pagina, non si può non gioire per l'iniziativa riguardante I RIMOSSI.
Qualche giorno fa ho suggerito anch'io i miei titoli e la risposta del prof.Rizzardini è stata solerte, cordiale e gentilissima.
Davvero un'idea importante, la loro.
I migliori auguri per questo progetto.

Speriamo attecchisca, e abbia fortuna e trovi pubblico ricettivo come da queste parti. L'altro giorno ho incontrato un promotore di Messaggerie in libreria, ho scambiato quattro chiacchiere sui loro editori evidenziando quanto fosse interessante il progetto della collana dei Rimossi di Lupetti, per le librerie piccole in primis. Spero di aver contribuito a dare forza:)

Assolutamente da tenere in considerazione. Anche per il fatto di aver influenzato quel G. Orwell che sto leggendo or ora ("Diari di guerra", lettura di grande interesse). Sugli orrori dei regimi comunisti hai detto bene. Purtroppo in Italia, e non solo, ci sono ancora forti remore ad affrontare l'argomento. Comprensibili i motivi, vista come'è ridotta certa base di comunisti più o meno pentiti, e visti chi sono coloro che dovrebbero rappresentare la parte "liberale" del nostro paese. Siamo un popolo di "ex" e di conseguenza è difficile fare i conti con la storia propria ed altrui.
Lo cercherò (non lo dico per frase fatta)

Beh, ce l'avevi annunciato ed ero curiosa.
Curiosità ottimamente soddisfatta. In linea con un altro russo della stessa epoca meno fantasioso e ancora attento a non pestare i calli al regime. Poi, anche lui, se ne andrà con la più famosa moglie.
Chi era? Sorpresa... anche se forse non proprio per il compleanno :))

12. La sorpresa sembra promettente;). Aspetto con viva curiosità. Tra gli artisti russi non allineati direi che cominciamo ad avvicinarci alle dita di due mani, su Lankelot. E tutti di ottimo livello...

11. Finalmente credo che si avvicini il momento della critica totale nei confronti degli orrori dei regimi comunisti; stanno ammainando le ultime bandiere e presto vuoteranno il sacco anche gli ultimi fedelissimi. E ce ne dovranno, di spiegazioni. Bello il mestiere dello storico del pci da qualche anno a questa parte e da qui in avanti, a lungo. Sarà fertile di clamorose rivelazioni. Ne sono convinto.

Molto interessante soprattutto per la precocità della gestazione (1920!), per la lucidità con cui Zamjatin legge nel regime di Lenin ancora in fasce tutte le terrificanti caratteristiche del moloch sovietico. Grande riscoperta, molta curiosità.

L'edizione è datata ottobre 2007...
la stampa italiana poteva fare molto di più. Nella rassegna stampa, ho trovato Repubblica, Libero e L'Opinione. Tutti gli altri?

"È la letteratura, adesso, che deve saper scoprire i punti deboli di questa nuova macchina tritura-umanità. Negli anni Venti, un artista come Zamjatin era in grado di trasfigurare il raccapriccio, il disgusto e il disprezzo per un regime assassino e indecente come quello socialista sovietico in un?opera che rappresentava uno scenario plausibile di decadenza dell?umanità e divinizzazione dello Stato. Zamjatin pagò il suo coraggio e il suo genio con la costrizione all?esilio, e con una censura in patria che durò sino al termine della parabola atroce, omicida e liberticida del comunismo, due decenni fa".

Atroce: come da copione, purtroppo. Ciò spiega il suo oscuramento. Immagino. Questo non era il libro che tanto volevi leggere e cercavi?

"A cosa serve, oggi, ?Noi??
Serve a non dimenticare come il regime comunista trattava gli artisti estranei alla supina adesione al suo infame verbo.
Serve a non dimenticare come la cultura e certa editoria italiana siano state, sino a pochi decenni fa, vittime in più d?una circostanza d?una sinistra sottomissione ai diktat moscoviti. Fedeli alla linea. Rossa.
Serve a interiorizzare un paradigma che appassionò e ispirò artisti occidentali.
È un?esperienza estetica fascinosa, triste e decisamente godibile".

Grande Franco! Sarà mio. Si trova facile, adesso?

"Restituire vita a ?Noi? di Zamjatin significa credere nella speranza".

Spero che un giorno qualcuno ti darà il giusto merito per queste piccole grandi (ri)scoperte.

Sì, era questo. Anni di vane ricerche e di vuote promesse ricevute qua e là:). Ora si trova abbastanza facilmente - distribuito da Messaggerie, è ordinabile praticamente in tutte le librerie. Esposto purtroppo non l'ho visto mai, ed è uscito a fine 2007. Ma è abbastanza logico, considerando che l'editore non è noto per la narrativa e può aver incontrato blocchi in sede di promozione.
*
Danke Fede!

"con la consapevolezza che l?umanità risorgerà solo grazie all?intelligenza, alla sensibilità e allo studio: all?amore per il prossimo, e all?odio per le oligarchie neoaristocratiche che dominano ogni nazione, decretando la possibilità di vita e circolazione delle opere d?arte, imponendo quando possibile libri di facile consumo e nulla intelligenza, e nulla ribellione al sistema."
>direi che qui è fondamentale.
Nono ho altro da a ggiungere aaquanto già detto, ma volevo dirti che ho letto con grande interesse e partecipazione

ti ringrazio molto!

Oggi, ben lo sappiamo, la censura s?è fatta adulta e astuta. Non serve far sparire i dissidenti, basta farli circolare in poche copie. Combattiamola, allora, sostenendo quelle opere che possono ancora cambiare la storia. Come "Noi".

"Ci sono due modi per superare la tragedia della vita: la religione e l'ironia". (ZAMJATIN, "Tecnica della prosa")