Nel 1991, anno di pubblicazione di "American Psycho" e di "Nevermind", Pietro Maso, un giovane veronese di 19 anni, aiutato da tre amici (Paolo Cavazza, 18 anni, Giorgio Carbognin, 18 anni, e Damiano Burano, 17 anni), uccise i suoi genitori per ottenere subito la sua parte di eredità e da quel giorno non ci fu bocca, giornale, televisione che non si riempì (spesso in maniera fuoriluogo) delle parole "malessere del Nord-Est".
Il Nord-Est era, e in parte lo è anche oggi, una delle zone più ricche del Paese, motore dell'economia nazionale, piccole e medie industrie disseminate ovunque per il territorio e trovare un disoccupato era un'anomalia (chi lo era lo viveva con fastidio e mal tollerato dagli altri). Eppure quell'apparente cortina di benessere nascondeva dietro di sè una crisi profonda dell'anima che si poteva riscontrare nel tasso di suicidi notevolmente sopra la media nazionale, nel numero di persone in cura psichica e invischiati in qualche tipo di dipendenza. Un mondo, nato sulle ceneri dell'immigrazione, che una volta raggiunto il benessere cresceva figli nati già appagati, stanchi, egoisti, disillusi, succubi di una mentalità che vedeva nel lavoro la sola forma di affermazione di sè. Giovani la cui vita si divideva fra accumulo di soldi pronti per essere bruciati insieme al proprio cervello nelle discoteche, fra divertimento facile ed incapacità di dare un senso alla propria vita.
Non si poteva parlare di nichilismo ma bensì di sfinimento, di una società giunta al collasso che non avrebbe però mai posto rimedio a se stessa, una società destinata all'estinzione in una sala da ballo.
Nel settembre del 2001, mese che sarà per sempre ricordato nei libri di storia per quanto accadde a New York, erano trascorsi dieci anni dall'omicidio commesso da Pietro Maso, Kurt Cobain era morto, sugli scaffali delle librerie erano sbarcati decine di libri che analizzavano la generazione uscita dagli anni '80, Irvine Welsh aveva pubblicato "Trainspotting" e Danny Boyle lo aveva portato sullo schermo favorendo anche il successo internazionale del singolo degli Underworld "Born Slippy", Alan Warner aveva dato alle stampe Rave Girl, circolava una raccolta di racconti dal titolo "Acidi Scozzesi" (traduzione molto furba visto che il titolo originale era "Children of Albion Rovers"), Bret Easton Ellis con "Glamorama" aveva fatto a pezzi l'intero sistema dell'Apparire e in Italia si era affacciata una nuova leva di scrittori (in parte figliocci di Pier Vittorio Tondelli) come Silvia Ballestra, Aldo Nove, Mauro Covacich, Giulio Mozzi, Niccolò Ammanniti, Isabella Santacroce, Tiziano Scarpa e tanti altri.
In quel settembre fu pubblicato "Hangover" di Eva Zambon, classe 1974, scrittrice vicentina, provincia che Vitaliano Trevisan descrive egregiamente in un'intervista "Dici Vicenza e pensi?" "Dico Vicenza e penso "per me", nel senso che qui tutti pensano per se stessi."
"Capodanno duemila. Direzione lago. Sono due settimane che attendiamo questa notte. E' una notte speciale e va vissuta in un modo speciale. Da fuori di testa, come siamo noi. Ce la vogliamo ricordare, e poi la vogliamo raccontare in giro, questa notte in cui dobbiamo fare tutto quello che è proibito, perchè siamo giovani perchè abbiamo energia, perchè possiamo distruggerci e poi rinascere, il corpo è una roccia che resiste alle alterazioni, poi al mattino ci svegliamo con appena un'ombra, negli occhi, dell'accanimento che abbiamo vissuto. C'è chi crede di leggere tutto, nei nostri occhi, ci sono adulti che pensano di inchiodarci a una definizione e risolverci, sono soddisfatti di loro stessi quando pensano di riuscire a definirci. E invece sono proprio quelli che non capiscono un cazzo, quelli che gliela fai sotto il naso, quelli che non si immaginerebbero mai chi siamo veramente." (pag, 9)
Si apre così il romanzo, con le parole di Matteo, che insieme alle voci di Lisa, Zeno e Giorgia danno vita ad un romanzo polifonico, vera rarità nella letteratura italiana contemporanea. Dall'incipit si potrebbe pensare che "Hangover" sia l'ennesima prova di un esordiente che vomita il proprio malessere condendolo di citazioni musicali, droghe, alcool, sballo, sesso, con uno stile ipercinetico e vuoto ma non è così perchè Eva Zambon si è rivelata capace di scrivere un libro dotato di una grazia incredibile e che rifugge dalla provocazione fine a se stessa che tanto piace ai giovani scrittori.
Ambientato a Verona, coi protagonisti che utilizzano spesso termini dialettali, che si muovono in quel territorio, che vanno a calarsi le pasticche in discoteca a Brescia, che guidano fino a Iesolo, "Hangover" ("My heart is broke but I have some glue // Help me inhale and mend it with you // We'll float around and hang out on clouds // Then we'll come down and I have a hangover, have a hangover // Have a hangover, have a hangover" da "Dumb" dei Nirvana) fotografa con precisione il malessere del Nord-Est in tutte le sue sfumature ma rifugge da qualsiasi caratterizzazione regionalista perché ciò che descrive l'autrice (in maniera quasi profetica a rileggerlo dieci anni dopo) non accade solo in Veneto ma in tutto il Paese. Nel descrivere il mondo Eva Zambon rifugge dal moralismo e si concentra sulla quotidianità di ragazzi immersi nel vuoto assoluto, scavando nelle loro emozioni, nei loro drammi, nelle leggi che regolano i rapporti di un gruppo di amici che si conoscono da sempre: Matteo che vive per portarsi a letto le ragazze "Quando sta per prendere il treno vorrei baciarla ma poi mi viene in mente che non le piace. La guardo andare via e mi rendo contro che la storia sta di nuovo girando a rovescio, e che con tutta probabilità è la seconda volta quest'estate che una ragazza mi fa fesso." (pag. 114) e divide la sua vita fra pizzeria e discoteca, Zeno, "Mi accorgo che lo sballo non è più quello dei vecchi tempi. Mi sono come congelato. Gli altri della compagnia si gasano ancora per le cazzate, si intrippano per una ragazza o ridono per le stronzate. Sì, anch'io rido, quando sto con loro. Ma dentro no. Dentro queste cose non mi toccano più. Tutto ha perso consistenza. E' come se avessi già provato tutto, come se sapessi già quello che accadrà nella mia prossima esistenza." (pag.20), di famiglia agiata, con i genitori divorziati, iscritto all'Università ma senza aver mai dato un esame, che trascorre le giornate ad autodistruggesi e fidanzato con Lisa, figlia di genitori proletari e coi quali vive un rapporto conflittuale, innamoratissima di Zeno e senza un'idea di cosa fare nel futuro "Vedo due bambini del palazzo che scendono in cortile a giocare, e allora comincio il trip dei ricordi di quando ero piccola. Noi eravamo in sei tra maschi e femmine, e facevamo giochi da maschio tipo il calcio o la lotta. Mi divertivo a picchiare i ragazzi e cercavo sempre un motivo per farlo. D'estate giravo con dei pantaloncini rossi lisi e sandali di gomma e aspettavo i temporali per poter insudiciarmi i piedi nel fango. Penso a tutte queste cose e poi mi viene da chiedermi com'è che allora mi divertivo con poco e adesso non mi basta più niente. Quando sei piccolo non hai nessuna relazione con il mondo degli adulti e non te ne frega un cazzo di loro. La cosa strana è che ora che dovrei essere adulta i loro discorsi per me rimangono ancora incomprensibili e stupidi." (pag.42), Giorgia, la più fortunata nel gruppo (da dove entrano e escono altri ragazzi), che riuscirà ad iscriversi all'università a Venezia ma che resterà sempre legata a loro "Chissà se conoscerò qualcuno in questa cazzo di città. Le ragazze con cui dovrò abitare sono delle fighettine tranquille e studiose, che di sicuro non si sono mai fumate una canna in vita loro. Mi piange il cuore a non vederli più, i miei fratellini. Mi piange il cuore e ho un po' paura di questa nuova svolta che non so che cosa mi porterà." (pag.130)
Lungo le 166 pagine del romanzo scorrono fiumi d'alcool e droga (con pagine intere che ne descrivono gli effetti una volta assunti) di cui si riempiono i protagonisti e che distruggeranno le loro vite e uno scrittore cinico avrebbe visto in queste sostanze l'unico collante del gruppo ma Eva Zambon non è una scrittrice cinica e nemmeno patetica e sceglie la strada più rischiosa e per questo più apprezzabile, quella di descrivere con affetto, senza per questo non mettere in luce i problemi e le contraddizioni, il mondo dei ragazzi, l'amicizia, quella vera, e le difficoltà che un ragazzo come tanti affronta quotidianamente e si finisce per amarli questi ragazzi, per piangere per loro e con loro, per incazzarsi a leggere come si autodistruggono senza ribellarsi ma non si riesce mai ad odiarli, non ci si riesce proprio e non si riesce nemmeno ad odiare il mondo o la vita. In "Hangover" ci sono dolore, tragedia, sconforto ma non c'è cinismo piuttosto c'è il cuore che si riempie di domande senza la possibilità di avere risposte, perchè non ha senso che la vita sia così schifosa, che mai una volta ci si possa davvero sentire felici.
"Un tipo che si chiama Akira, un guerriero, sta di fronte al suo nemico e grida: i valori più importanti della vita sono solidarietà, l'amicizia, l'umiltà, la lealtà: combatti!" (pag, 161)
Sembrano delle istantanee queste pagine, inquadrature su un mondo crudele e difficile fatto di sballo, vuoto, insicurezza, con giorni da consumare e non da vivere e la tristezza che prende sempre il sopravvento e l'amicizia che sembra non reggere ai traumi, un mondo di conflitti coi genitori, con la scuola che non serve a nulla, con il sesso da consumare in macchina, il lavoro che ti annienta e l'amore così fragile e spesso non corrisposto e l'autrice descrive questo mondo crudele con una dolcezza e un'empatia verso i personaggi difficilmente rintracciabile in altri romanzi.
Quelle di "Hangover" sono pagine che risplendono perchè sorrette dallo Stile, dalla puntualità con cui si muove la parola sulla pagina che quasi la puoi sentire sulla pelle quella pagina per quanto sembra vera.
E' vero che i debiti verso alcuni autori si fanno sentire, che il richiamo al dialetto e al linguaggio giovanilistico talvolta appesantiscono la lettura e sanno un po' di gratuito (e per qualcuno risulteranno anche fastidiosi), è vero che ci sono alcune parti che scivolano nel lezioso tanto si sforzano di ricercare l'immagine perfetta ma quando lo stile, spogliatosi del superfluo, si fa fluido, riesce nell'incanto di ricreare un'atmosfera magica, quasi cinematografica, entro cui si muovono personaggi che crescono, che si trasformano, che raccontandosi a vicenda sotto forma di monologhi in presa diretta, trasmettono emozioni che tolgono il respiro.
Li puoi toccare quasi con mano quei ragazzi, puoi sentire i loro corpi, puoi sentire i loro pensieri scorrere nel tuo cervello e alla fine i loro nomi, le loro vite ti si imprimono nel cuore.
"Hangover" risplende di un'innocenza perduta che non verrà mai più restituita.
"Hangover" è il primo e fino ad oggi unico romanzo di Eva Zambon, una scrittrice vera.
Edizione esaminata e brevi note:
Eva Zambon (Schio, 1974), scrittrice italiana. "Hangover" è il suo unico libro fino ad ora pubblicato. Attualmente risiede nel Canton Ticino, Svizzera.
Eva Zambon, "Hangover", Derive Approdi, 2001, Collana Vox.
Da consultare:
L'intervista completa a Vitaliano Trevisan è consultabile a questo indirizzo:
http://www.cislvicenza.it/cisl_6-1.html?id=80
Commenti
Spero di essere stato il più
Spero di essere stato il più imparziale possibile. Ma il libro mi piacque veramente quando lo lessi la prima volta.
[Zambon] aggiungo i tag "case
[Zambon] aggiungo i tag "case editrici" e "opera prima".
Carico in prima pagina!
(Zambon) Bellissimo pezzo,
(Zambon) Bellissimo pezzo, And, davvero. Intenso, sentito, ricco di importanti riflessioni. Mi hai fatto venir voglia di leggere questo libro, che peraltro mi era del tutto estraneo. Grazie, come al solito, dei preziosi suggerimenti.
Per me rimane un libro
Per me rimane un libro prezioso che meritava maggiore attenzione e fortuna.
[ZAMBON] devo leggere questo
[ZAMBON] devo leggere questo libro, amice. E devo ricordarmi quando ho parlato con la Zambon - mi pare allo stand di Meridiano Zero a una Fiera del Libro, qualche anno fa. Mi pare...
[Zambon] ocio: "non è così
[Zambon] ocio: "non è così perchè Eva Zambon si è rivela capace di scrivere"
Corretto.
Corretto.
[zambon] associata agli
[zambon] associata agli incompatibili: http://www.lankelot.eu/letteratura/franchi-gianfranco-gli-incompatibili-...
[hangover] secondo articolo,
[hangover] secondo articolo, a firma Magi: http://www.lankelot.eu/letteratura/zambon-eva-hangover.html-0
[Zambon] la rec. mi era
[Zambon] la rec. mi era sfuggita, adesso non è stato difficile localizzarla! :)
Mi ricordo benissimo del caso Maso, colpì molto l'opinione pubblica e ne scrisse Gianfranco Bettin, mi pare anche Andreoli, lo psichiatra (forse fu lui a fare le perizie sul giovane). Credo che adesso sia uscito dal carcere.
Comunque, il Nord- Est ha questa idolatria del lavoro da un lato e dall'altro questi fenomeni di sballo che, come hai scritto, ormai è diffuso un po' ovunque. Bene parlarne,io mi domanderei che cosa si può fare per rimediare e arginare il fenomeno, perché non è ammissibile che dei giovani vadano persi in questo modo.