Mishima Yukio

Sole e acciaio

Autore: 
Mishima Yukio

“In quest’ultimo periodo ho cominciato a percepire in me un accumularsi multiforme assolutamente inesprimibile attraverso un genere artistico oggettivo qual è il romanzo, ma ormai non potrei più divenire un ventenne poeta lirico; e in ogni caso non lo sono mai stato”.
Mishima contamina così il bianco della prima pagina dando inizio, due anni prima del discusso suicidio attuato tramite il rito del seppuku, ad un libro per il quale egli stesso afferma di aver inventato una forma intermedia tra la confessione e la critica; un dominio sottilmente ambiguo definibile come “critica occulta”. Il dominio del crepuscolo, ai confini tra la notte della confessione ed il giorno della critica.
E il suo scrivere coincide con l’affannosa ricerca di un linguaggio del corpo capace di esprimere la scoperta della propria identità fisica ed il nascente interesse per la pratica delle arti marziali rispondendo, da un lato all’esigenza di favorire fedelmente l’azione corrosiva delle parole e dall’altro alla risoluzione di entrare in rapporto con la realtà in uno spazio assolutamente non toccato dal linguaggio. Sole e Acciaio si pone, quindi, come la testimonianza più netta dell’ossessione spirituale e carnale di Mishima nei confronti della vita e della morte, nell’ottica di quella che, a posteriori, è stata riconosciuta come estetica e logica del corpo, secondo cui la rappresentazione della carne assume valore di verifica intesa come la necessità di trovare e identificare se stessi nella concretezza della carne. Nella possibilità di squarciarla per costatarne l’occulta interiorità.
L’autore dunque, fedele al principio secondo il quale il suo corpo, pur essendo il prodotto di un’idea, costituisca anche il manto più adatto per nasconderla, abbandona la predilezione per le notti in stile Novalis e smette di considerare il sole come un nemico, per giungere alla contestazione nei confronti dei suoi tempi, approdando infine alla scoperta di una specie di abisso nella superficie in grado di garantire la consistenza e la forma del corpo, importante frontiera che divide il mondo interno da quello esterno.
Stimolato dal sole a trascinare il pensiero fuori dalla notte delle sensazioni viscerali, fino al rigonfiamento dei muscoli fasciati da una pelle luminosa in grado di costituire nuova dimora in cui i pensieri possano abitare, Mishima si converte all’acciaio riconoscendone l’importanza allo scopo di ribaltare il silenzio della morte nell’eloquenza della vita.
L’acciaio e la conseguente sensazione di forza da esso scaturita si pongono, quindi, come ponte tra l’io ed il mondo, con il corpo che si nutre dell’impulso romantico verso la morte e che, secondo l’ideale classico, tende alla perfezione per poterne diventare sacerdote ed altare.
L’allenamento del sole e dell’acciaio, a cui mi ero dedicato per così lungo tempo, era dunque un’attività in grado di produrre quel genere di scultura fluida, e poiché il corpo così plasmato apparteneva strettamente alla vita, tutto il suo valore doveva essere riposto in ogni attimo di quello splendore. Perciò la scultura che rappresenta il corpo umano celebra con marmo imperituro l’essenza effimera della carne. Ne consegue che appena oltre, un attimo dopo, preme già la morte. La funzione del coraggio fisico consisterà sempre nell’accettare la sofferenza; in altre parole, il coraggio fisico è la fonte del gusto di capire e di assaporare la morte ed è anche la prima condizione della facoltà di comprenderla”.
In tale prospettiva, pertanto, si guarda al corpo come ad un’opera d’arte che attraverso il dolore e il suo successivo superamento, realizza una sublimazione della morte secondo una specie di rituale iniziatico consumato nella carne e per tramite della carne.
All’interno di questo denso monologo-confessione, la fascinazione della morte, infatti, risulta ancora più evidente che nelle altre opere del giapponese e finisce col giocare più ruoli: innanzitutto, afferma Ciccarella, si pone come ideale estetico perfettamente in sincrono con un nichilismo attivo di tipo nietzschiano in base al quale la morte deve essere prematura ed eroica.
Ma diventa anche cristallizzazione della bellezza contro la tirannia del tempo che nella sua trasfigurazione martirizzante raggiunge l'apice dell'erotismo.

In definitiva poco più di novanta pagine bastano a testimoniare il viaggio di Mishima all’interno della propria identità di uomo, un viaggio permeato da una poetica della contraddizione e della negazione che oltrepassa ogni convenzione per raggiungere le più intime considerazioni di quello che si conferma un autore di grande complessità la cui intera produzione letteraria, agli occhi di Marguerite Yourcenar, sembra tutta votata alla morte, nello stesso modo in cui quella morte volontariamente scelta e drammaticamente celebrata appare l’ultima delle sue opere: l’atto che soddisfa la sua ansia crudele di assomigliare ad esse annullandovisi, l’estremo e paradossale tentativo di unire arte e vita.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Yukio Mishima nasce a Tokio nel 1925. Raggiunge il successo con “Confessioni di una maschera” (1949), per poi scrivere, nell’arco di tempo che va dal 1949 al 1970, una quarantina tra romanzi, opere per il teatro, saggi e racconti.
Tra quelli di maggior valore si ricorda la tetralogia de “Il mare della fertilità” (Neve di primavera, Cavalli in fuga, Il Tempio dell’alba, Lo specchio degli inganni 1965-1970), “Sete d’amore” (1950), “L’età verde” (1950), “I colori proibiti” (1951-1952),”Il padiglione d’oro” (1956), “Dopo il banchetto” (1960), “Madame de Sade” (1965), “La voce degli spiriti eroici” (1966), “Lezioni spirituali per giovani samurai” (1968-1970). La prima, in particolare, riflette l’umiliazione del Giappone e la progressiva, ma inesorabile, perdita della sua tradizione (anima). Il rimedio contro questo male che lo avvolgeva lo trova nella via del Bushido, fondando poi nel 1968, unitamente ad un gruppo di studenti, la società paramilitare chiamata “Società dello scudo” (Tate no kai). Fallisce nel tentativo di scuotere il Quartier generale delle forze giapponesi di autodifesa, esortandoli a dar la vita per l’Imperatore, e, davanti alle telecamere, si dà la morte il 25 novembre 1970 mediante seppuku.

ISBN/EAN: 
9788882461591

Commenti

Aspettando le pagine di Movida...

(che tornerà. S'era iscritta e ci aveva promesso un sacco di oldies, e noi siamo qui a sognare il suo ritorno;). Grazie per aver ripubblicato Mishima, Angela)

(unire arte e vita.)

"In definitiva poco più di novanta pagine bastano a testimoniare il viaggio di Mishima all?interno della propria identità di uomo, un viaggio permeato da una poetica della contraddizione e della negazione che oltrepassa ogni convenzione per raggiungere le più intime considerazioni di quello che si conferma un autore di grande complessità la cui intera produzione letteraria, agli occhi di Marguerite Yourcenar, sembra tutta votata alla morte, nello stesso modo in cui quella morte volontariamente scelta e drammaticamente celebrata appare l?ultima delle sue opere: l?atto che soddisfa la sua ansia crudele di assomigliare ad esse annullandovisi, l?estremo e paradossale tentativo di unire arte e vita".

Poetica della contraddizione, solo in apparenza. Seguendo il suo percorso letterario e umano ci sono delle importanti linee guida da seguire. I temi dell'identità, dello spirito e dell'arte sono presenti in tutte le sue opere. Ho letto il saggio della Yourcenar che però non coglie per intero la complessità dell'autore.

Felice che tu abbia apprezzato questo autore, Angela, che ho sempre amato al di là delle etichette che gli sono state appiccicate addosso, spesso frettolosamente.