“Tutte le notti mi mettevo al tavolo a scrivere, cercavo di individuare la causa della mia forte attrazione verso un particolare argomento, trascinavo ogni cosa nel conscio della mia mente e facevo bollire tutto nell’astrazione. Soltanto allora i miei sogni inconsci prendevano il sopravvento”.
Mishima percorre “la via della penna e della spada” e nel suo vivere di idee, nel suo agire seguendo lo spirito, dà corpo (perdonate l’ossimoro) ad uno scrivere che traduce la palese difficoltà di coniugare l’uomo e l’artista, di conciliare il pensiero e l’azione, volto com’è a superare i limiti della realtà, della materia in nome dell’idea, del sogno. Abbandonate, dunque, la tendenza al classicismo, alla ricerca essenzialmente formale e alla preziosità espressiva caratteristiche dei primi romanzi, si immerge nella rappresentazione di personaggi tormentati da angosce e dissidi che nascono dal loro proprio universo interiore, uomini e donne tesi a lottare contro dolorosi conflitti al fine di realizzare le proprie idee ed attingere quell’Assoluto che con esse si identifica.
“Sì sognare, sognare di raggiungere l’Assoluto ma poiché questo sogno è romantico non può essere realizzato. L’impossibilità di tale realizzazione è l’arte mentre la sua possibilità è l’azione. Il raggiungimento dell’Assoluto… è la morte. Non c’è altra strada. Per l’arte l’idea della morte non è adeguata. L’arte deve vivere, vivere a lungo; altrimenti non si completa, non si raffina. Ma se parliamo di azione, allora si può anche morire a diciotto anni. Solo allora si raggiunge la perfezione…”.
Le pagine dense d’inchiostro e la vasta bibliografia dello scrittore giapponese testimoniano, quindi, il concetto di fallimento intrinseco nella sua idea di arte: ad ulteriore dimostrazione della complessità dell’animo di quello che Moravia definisce come un conservatore decadente il quale, morto mediante il rito dello seppuku, raggiunge l’assoluto mediante l’azione suicida e paradossalmente invoca l’eternità attraverso il suo ultimo messaggio in cui didascalico scrive: "La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre".
E vive, vive oltre il suo tempo Mishima, diventato ormai un “classico moderno” grazie ai suoi testi letti e tradotti in tutto il mondo, capaci di suscitare negli anni un crescente interesse per il suo stile altamente cerebrale di approccio con la realtà e tuttavia strettamente legato a quella che Ciccarella identifica come estetica e logica del corpo, nell’ambito della quale la rappresentazione della carne assume valore di verifica intesa come la necessità di trovare e identificare se stessi nella concretezza della carne. Nella possibilità di squarciarla per costatarne l’occulta interiorità.
Pubblicato a puntate sul periodico «Fujin Kôron» nel 1964, Musica costituisce un’opera considerata secondaria all’interno della produzione di Mishima, eppure particolarmente preziosa per la sottile delicatezza con cui partendo dalla “sordità” del corpo della protagonista, arriva a districarsi nei tortuosi labirinti della sua razionalità. Il corpo viene presentato, quindi, come manifesto, come specchio che riflette un disagio capace di soggiogare la mente e di paralizzare i sensi.
La storia di Reiko diventa il pretesto che consente di operare una vera e propria immersione nella dimensione femminile della sessualità. Servendosidi un caso che l’editore non indugia a dichiarare reale, l’autore si nasconde dietro il racconto del dottor Shiomi Kazumori, mescolando il tecnicismo del freddo linguaggio scientifico con la limpida intelligenza capace di sondare le mille sfaccettature dell’animo della protagonista e di sviscerare le problematiche relative alla sua frigidità dando così vita a pagine di intenso valore, in cui si fondono il sincero spirito di ricerca psicologica, la profonda sensibilità e l’intensa capacità di chi riesce a fare di un caso oggetto di psicanalisi, materia per un romanzo che avvince come un giallo per toni con cui viene narrata l’intera vicenda ed arricchisce come un saggio per le riflessioni che scaturiscono dalla sua lettura.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Yukio Mishima nasce a Tokyo nel 1925. Raggiunge il successo con “Confessioni di una maschera” (1949), per poi scrivere, nell’arco di tempo che va dal 1949 al 1970, una quarantina tra romanzi, opere per il teatro, saggi e racconti.
Tra quelli di maggior valore si ricorda la tetralogia de “Il mare della fertilità” (Neve di primavera, Cavalli in fuga, Il Tempio dell’alba, Lo specchio degli inganni 1965-1970), “Sete d’amore” (1950), “L’età verde” (1950), “I colori proibiti” (1951-1952),”Il padiglione d’oro” (1956), “Dopo il banchetto” (1960), “Madame de Sade” (1965), “La voce degli spiriti eroici” (1966), “Lezioni spirituali per giovani samurai” (1968-1970). La prima, in particolare, riflette l’umiliazione del Giappone e la progressiva, ma inesorabile, perdita della sua tradizione (anima). Il rimedio contro questo male che lo avvolgeva lo trova nella via del Bushido, fondando poi nel 1968, unitamente ad un gruppo di studenti, la società paramilitare chiamata “Società dello scudo” (Tate no kai). Fallisce nel tentativo di scuotere il Quartier generale delle forze giapponesi di autodifesa, esortandoli a dar la vita per l’Imperatore, e, davanti alle telecamere, si dà la morte il 25 novembre 1970 mediante seppuku.
Commenti
Se l'Italia fosse rimasta feltrinellide, della scrittura di Mishima - massacrata perché "di destra" - sarebbe rimasto molto poco. E questo è un aspetto che andrebbe denunciato. Mi rendo conto che sono ipersensibile al tema, ma non nascondo la mia gioia ogniqualvolta uno degli autori che eravamo costretti - io e pochi altri - a chiamare "d'area" viene letto e amato per quel che è e deve essere. ARTE.
Eh, sì. L'idea politica di chi scrive, dovrebbe essere del tutto irrilevante. Chi fosse Mishima, io l'ho scoperto solo dopo averlo letto. Preferisco così.
E ti fa onore aver mantenuto la stessa idea. E' segno di maturità, amore per le arti, passione e equilibrio: virtù che tutti noi ti riconosciamo.
(e vedremo di apprendere meglio)
E' anche segno di ignoranza e di cocciutaggine. Ma l'arte per me non ha destra nè sinistra.
Vangelo!
A proposito di Mishima, ho deciso di scriverne, avendo in casa tutti i suoi libri (letti sette otto anni fa). A breve riprendo in mano "Confessioni di una maschera", lo rileggo e ne scrivo. Poi, in caso, continuo.
Ottimo scritto, Angela. Come al solito.
Aspettiamo, Léon.
Il codice ean è giusto, ma
Il codice ean è giusto, ma rimanda alla sezione DISCHI di ibs. Forse a causa del titolo del romanzo?
sì, ha sbagliato il sistema.
sì, ha sbagliato il sistema. correggo il percorso da musica a letteratura!