Yehoshua Abraham

Cinque stagioni

Autore: 
Yehoshua Abraham

Da autunno ad autunno in un pigro e goffo riappropriarsi di sé, in un progressivo distacco dalla morte per sopravviverle e sopravviversi. Yehoshua racconta di un borghese piccolo piccolo e ne tratteggia la quotidianità nelle infinite, minuscole azioni di rinascita dopo i sette lunghi anni fagocitati dal cancro al seno di una moglie, che era stata il suo dolce tiranno ben prima della malattia. Una donna severa, il cui sguardo impietoso crocifiggeva il mondo tutt'intorno, non risparmiando critiche. Una donna che finisce per diventare corpo mutilato innalzato sull'altare di quel letto ospedaliero, piazzato al centro della loro stanza matrimoniale. Quel letto satellite attorno al quale Molcho veglia costantemente nel tentativo di alleviarle le sofferenze. In special modo con la musica cui lei lo aveva iniziato e che sarà anche l'eredità sua più evidente assieme alla solitudine. “Cinque stagioni” è un libro lento, dove la trama si stende fino a crepare nell'insignificanza di gesti infinitesimi. Succede che la vita continui anche dopo il dolore, anche dopo la perdita ed è necessario ricostruire. Allora il protagonista deve tornare alla routine, deve ricucire il rapporto con i figli, deve badare a non mandare a rotoli l'intera gestione della casa, deve occuparsi della suocera ottantatreenne e condividere con lei lo strazio del lutto anche solo guardandola negli occhi tacendo, deve ricordarsi di telefonare alla madre a Gerusalemme, deve riprendere a lavorare a pieno ritmo, deve trovare una compagna con cui spartire i pensieri e il sonno. Insomma deve ricominciare dalla fine e non è facile per niente. Non mancheranno i fallimenti in un mosaico di gesti impacciati, angoscianti insicurezze, frasi solo accennate e pensieri confusi.
Con la vedovanza Molcho smette di essere la metà di un due e torna all'individualità, riscoprendo quell'indipendenza che all'inizio entusiasma per poi palesarsi come vuoto. In quest'ottica la consulente legale e la vecchia compagna di liceo, sembrano semplicemente due esperimenti. Due maldestri tentativi di colmare l'assenza in qualche modo, uniformandosi alla mentalità tradizionalista della madre e della sua gente in generale, che guardano un uomo solo, con malcelata commiserazione ed una punta di sospetto. Sì perché questo romanzo è anche una perfetta fotografia dell'intrico di volti di Israele, con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antichissima, la sua immobilità sabbatica, i soldati ad ogni angolo di strada, come pure la precarietà dei suoi equilibri palesemente instabili. E l'autore non manca di sottolinearne pecche e contraddizioni: ridicolizza l'ottusità degli ortodossi col loro quartiere immerso nel silenzio più assoluto e l'ascensore meccanicamente programmato per aprirsi ad ogni piano, senza la necessità di pigiare alcun tasto, così da rispettare il sabato. Descrive la rassegnata disperazione dei villaggi più poveri creati per l'insediamento degli immigrati negli anni Cinquanta e poi abbandonati a loro stessi, alla desertificazione e alla crisi. Ironizza sulla burocrazia e sulle dinamiche dei rapporti di forza all'interno dell'ufficio di Molcho, revisore dei conti per il Ministero degli Interni. “Accanto al dramma personale del protagonista, quindi – scrivono bene nella quarta di copertina – “Cinque stagioni” racconta il dramma di un Paese che, come lui, deve continuamente ripensare a sé stesso in rapporto agli altri, siano gli arabi, o i nuovi immigrati che portano con loro un pezzetto di mondo sconosciuto”. Da qui l'importanza dello spaccato su Berlino Est, su quel muro che il nostro vede come la giusta punizione per le colpe tedesche e la non trascurabilità della vicenda della piccola russa decisa a farsi rimpatriare dopo la parentesi nella terra promessa, rivelatasi meno allettante del previsto. La scrittura di Yehoshua è minuziosamente descrittiva: ogni movimento, ogni pensiero, ogni situazione si dilatano in righe dense di aggettivi con brevissimi dialoghi, talvolta persino interiori, ad inframmezzare fiaccamente la sua narrazione in terza persona. I trentanove capitoli si succedono con estrema lentezza, quasi a fare il calco allo sconforto emotivo e sessuale di Molcho, quasi a riprodurre il suo sguardo smarrito e quell'apatia di chi è costretto a preoccuparsi di vivere, benché abbia dentro ancora la morte.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Abraham Boolie Yehoshua è nato nel 1936 a Gerusalemme. Si laurea presso la Facoltà di Filosofia e Letteratura Ebraica alla Hebrew University di Gerusalemme. Dal 1963 al 1967 Yehoshua vive e lavora a Parigi come Segretario Generale dell’Unione Mondiale degli Studenti Ebrei. Rientra nel suo paese natale nel ‘67 e pochi anni più tardi inizia ad insegnare Letteratura Ebraica e Comparata all’Università di Haifa. Insieme ad Amos Oz, Abraham Yehoshua è considerato uno dei rappresentanti più importanti della letteratura israeliana moderna.


Abraham Boolie Yeoshua, “Cinque stagioni”, Einaudi, Torino, 1993
Traduzione di Gaio Sciloni
Titolo originale: Molcho
Pp. 393

Approfondimento in rete: wikipedia / incipit romanzi / Le interviste di Radio3

Yehoshua in Lankelot: qui

Angela Migliore, marzo 2010

ISBN/EAN: 
9788806189761

Commenti

[Yehoshua] Prima o poi

[Yehoshua] Prima o poi leggerò anche "La sposa liberata". Mi aspetta da tempo.

[yehoshua] alè:). Mi sa che

[yehoshua] alè:). Mi sa che manca il tag "narrativa";). Domani leggo e commento, intanto passo per ringraziarti della nuova condivisione.

[Yehoshua] Aggiunto il tag

[Yehoshua] Aggiunto il tag narrativa. Grazie a te: sempre attentissimo.

[yehoshua] grazie a te;).

[yehoshua] grazie a te;). L'archivio dell'autore cresce bene, pian piano. Brave tu e Monna!

[yehoshua] scrivi, "Da qui

[yehoshua] scrivi, "Da qui l'importanza dello spaccato su Berlino Est, su quel muro che il nostro vede come la giusta punizione per le colpe tedesche e la non trascurabilità della vicenda della piccola russa decisa a farsi rimpatriare dopo la parentesi nella terra promessa, rivelatasi meno allettante del previsto."

> a proposito: http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Gorizia quali colpe avrà rappresentato il piccolo e meno noto muro di Gorizia? Chissà quanto potrebbe ispirare gli artisti...

[cinque stagioni] Scrivi:

[cinque stagioni] Scrivi: “Cinque stagioni” è un libro lento, dove la trama si stende fino a crepare nell'insignificanza di gesti infinitesimi. Succede che la vita continui anche dopo il dolore, anche dopo la perdita ed è necessario ricostruire."

> Questo sì che è difficile da raccontare e da capire, il lungo viaggio - e faticoso - della ricostruzione. Annoto... grazie Angela.

[Yehoshua] E' difficile da

[Yehoshua] E' difficile da vivere, soprattutto. E non è detto che realmente ci si riesca. Non sempre, almeno. Spesso si va semplicemente oltre per inerzia, perchè le giornate continuano a susseguirsi. Ma non si ricostruisce e non si ricomincia, ci si limita a lasciarsi scorrere addosso il tempo. Magari consumandosi di pensieri e buoni propositi che non diventano mai gesti concreti.

[Yehoshua] Grazie per il

[Yehoshua] Grazie per il link, ammetto candidamente che ne ignoravo addirittura l'esistenza. L'Europa ha un bel po' di confini bugiardi, ma la presunzione di questo come dell'altro muro più noto, arriva al tragicomico.

[muri] "«Mi gradimo

[muri] "«Mi gradimo socializem» è la scusa per rubare terra, case, cimiteri, storia, invitare all'esodo, infoibare... poi si cambia nome alla nazione, la si fa a pezzi, si diventa democratici e ualà, furto con scasso dimenticato. E plauso dell'Unione Europea, magari, per la scoperta - in the meanwhile - della democrazia.

"Costruiamo il socialismo, noi", ma intanto vi rubiamo tutto:). Eh. Il Novecento ha insegnato un sacco di cose...

[muri] Sicuro? Vista la

[muri] Sicuro? Vista la situazione attuale, dubito il Novecento abbia insegnato davvero. O forse hanno compreso in pochi.

[muri] pochi ma buoni...

[muri] pochi ma buoni...