Yasushi Inoue

Ricordi di mia madre

Autore: 
Yasushi Inoue

Nel panorama letterario giapponese Inoue Yasushi è scrittore defilato rispetto ai nomi più noti di ieri e di oggi. Eppure lui, che si dedicò principalmente a tematiche storiche, è un cantore raffinato delle ombre. Yasushi, a  causa del lavoro del padre medico, cresce con la nonna nei luoghi verdeggianti della penisola di Izu, in un ambiente in cui la natura rappresenta la sua forza e la sua consolazione.

Non è un caso dunque che in lui possiamo scoprire uno dei curatori dell’opera di Kawabata. La lontananza dai genitori e la crescita in casa della nonna, infatti, lo pongono sullo stesso piano dell’esperienza di vita vissuta dallo stesso Kawabata ma anche di Mishima, Soseki, Dazai e tanti altri la cui sensibilità artistica fu sicuramente plasmata dalla solitudine infantile. Un vissuto che pare quasi un luogo comune se non si riscontrasse in misura anomala nelle diverse generazioni nipponiche. Le conseguenze di questo stato delle cose ovviamente si palesano in maniera differenziata per epoca ed ambiente sociale.
In questo racconto – diario dei momenti più malinconici della vita della madre, è difficile l’approccio con mente occidentale ai ricordi dello scrittore, dell’uomo e del figlio che affronta gli anni desolanti e fuggitivi tra le morse della malattia materna. In lui emerge con fierezza l’espressività tutta giapponese di frapporre un velo di pudore sull’esternalizzazione dell’eccesso, del sentimento lacrimevole e pietoso per il regresso allo stato infantile prima e per la morte poi. E allora viene fuori un ritratto inusuale di una madre che affronta gli ultimi anni rimuovendo gli eventi della sua vita fino al negare perfino l’esistenza dei figli: “da ciò si poteva forse dedurre che mia madre aveva incominciato a cancellare a ritroso, con una gomma la lunga linea della sua vita. Naturalmente non ne era consapevole, perché a tenere in mano la gomma era quell’evento ineluttabile che è la vecchiaia” (pag.34).
La demenza senile è qui affrontata con naturale rispetto, con un’attenzione estrema per il dettaglio, per gesti e movenze di quella figura rimasta sempre nell’ombra del marito. Ed i ricordi dello scrittore iniziano proprio dal momento del pensionamento del padre, medico, figlio di medici, che si ritira isolandosi dal mondo. Ed ecco che un ricordo sviscerato in misura abnorme porge la mano a quella frattura dell’amore paterno. Yasushi, scrittore, spoglia se stesso rivelando il rapporto distaccato nel nucleo familiare, scavando nelle motivazioni della sua scelta di dedicarsi alla letteratura, interrompendo di fatto una consolidata tradizione familiare.
Così questo suo cammino interiore a ritroso appare come un coraggioso tentativo di consolare se stesso per la cancellazione del suo ricordo da parte della madre; eppure poco alla volta lei dimentica anche le figlie e perfino il marito ricordando magari dettagli trascurabili e lontani dell’infanzia, come un innocente innamorato dei tempi giovanili. Pare a lui che la mente della madre avesse iniziato a separare i ricordi piacevoli da quelli amari, cancellandone i secondi. Con pazienza accetta il ripetere incessante delle identiche parole, litanie infinita della mente interrotta. Non comprende come possa ricordare poesie, opere del così lontano passato e non riconoscere il volto del suo figlio maschio.
Yasushi si trova inconsapevolmente a narrare una vicenda comune alla storia del mondo e che è di sicuro impatto sulla sensibilità dell’uomo/figlio.
Nel suo dettagliare gli eventi più comuni, quotidiani, è come se volesse esorcizzare la malattia, restituendo, imprimendo sulla carta, memorie che non sembrano più appartenergli perché in essi non riconosce la figura materna dell’infanzia, non risente la voce della madre che lo destava dal torpore notturno.  Nella sua solitudine mentale, quella donna non è più sua madre; è consapevole che il suo spirito è già perduto da tempo. Ciò che resta è un involucro sottile che regredisce parallelamente alla mente fino a raggiungere un punto di incontro, nella morte fisica, in quella pelle di porcellana su cui sfiorare il pensiero del passato.
È un altro tipo di amore quello che si avverte, quello della pietà filiare che assiste con amorevole pazienza le distorsioni della vecchiaia, conservando stretto in un pugno un brandello della serenità domestica che un giorno avrebbe trovato: il distaccamento dalla e nella morte.
 
“Forse era tornata la bambina della sua infanzia, ma ormai le luci del palcoscenico si erano spente e tutti gli splendidi arredi di scena erano stati ingoiati dall’oscurità. Aveva perso il compagno della sua lunga vita, due figli e due e due figlie. E anche fratelli, parenti, conoscenti: tutte le persone che aveva frequentato. Più che persi, li aveva forse abbandonati. Viveva da sola nella casa in cui era cresciuta. Ogni notte intorno a lei nevicava. Dei lontani giorni della sua giovinezza aveva conservato soltanto una bianca coltre di neve” (pag.144).
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Inoue Yasushi nasce nel 1907 ad Asahikawa. Proviene da una famiglia di medici ma, a differenza di suo padre, decide di laurearsi in estetica e filosofia. La carriera da letterato, però, rimane sospesa per diversi anni poiché Yasushi si dedica con particolare passione al lavoro di giornalista. Solo dopo la fine della II Guerra Mondiale, lo scrittore torna alla letteratura e pubblica la sua prima opera di narrativa, “Il fucile da caccia” (1949). L’apprezzamento per questo libro è immediato e totale. Yasushi, quindi, inizia a scrivere opere più complesse e lunghe: opere storiche, biografie, novelle e romanzi. Muore a Tokio nel 1991. In Italia è ancora scarsamente noto. Di lui sono stati pubblicati pochi libri: La montagna Hira (Bompiani, 1964); Ricordi di mia madre (Spirali, 1985; Feltrinelli, 1986), Il falsario (Il Nuovo Melangolo, 1995), La corda spezzata (Cda & Vivalda, 2001), Amore (Adelphi, 2006).
 
Inoue Yasushi, “Ricordi di mia madre”, Adelphi, febbraio 2010. Traduzione di Lydia Origlia.
 
Titolo originale: “Waga haha no ki”,1964-1974.
 
Movida, giugno 2010
 
In Lankelot: Yasushi Inoue
ISBN/EAN: 
9788845922862

Commenti

(Yasushi) “da ciò si poteva

(Yasushi)

“da ciò si poteva forse dedurre che mia madre aveva incominciato a cancellare a ritroso, con una gomma la lunga linea della sua vita. Naturalmente non ne era consapevole, perché a tenere in mano la gomma era quell’evento ineluttabile che è la vecchiaia”

 

[yasushi] sembra davvero

[yasushi] sembra davvero molto bello, movi, molto intenso - ed emotivamente difficile...

(Yasushi) direi riflessivo,

(Yasushi) direi riflessivo, l'approccio emotivo è diverso dal nostro, da ricercare tra le righe, tra le parole non dette e tra le movenze..

[yasushi] è sempre un

[yasushi] è sempre un privilegio sentirti parlare di letteratura giapponese, movi, e della cultura di quel popolo. Stiamo tutti imparando da te.

(Yasushi)..nooo,

(Yasushi)..nooo, addirittura...

grazie comunque, ma ho anche io da imparare.