Woronov Mary

Swimming Underground. I miei anni alla Factory di Andy Warhol

Autore: 
Woronov Mary

Prologo. Mary sta rischiando di morire, in mare, con la madre. Almeno: questo lei sospetta e crede. È solo una bambina, e ha paura della morte, non ha capito che coincide col disordine. Più avanti diventa lucida: “Ordine= Paura della Morte; Caos= Vera Realtà. Assumevamo droghe per combattere le gabbie dell’ordine, in modo da poterci immergere nel caos dell’ordine divino. Io = Ordine + Ondine = Caos – Andy = il nero primordiale creativo negativo. Avevo ridotto l’essenza al simbolo: una volta disegnato quest’ultimo, potevamo evadere” (p. 115).

Mentre racconta delle sue prime esperienze (sessuali, a partire dalla verginità, e artistiche), della anomala circolazione di farmaci nella sua famiglia (naturlich, padre medico e accomodante), la Woronov ci avvicina al tempio del postmoderno: la Factory. La Factory di Andy Warhol. Sin dai suoi prodromi: “… e invece di avere le pareti immacolate e di essere ben illuminato come gli altri, era buio e aveva un’aria sporca, come se fosse nel sottosuolo. L’unica luca era la luce riflessa proveniente dalle pareti coperte di stagnola, che rendeva tutto irreale e tremolante” (p. 25) – riuscite a immaginarla? Stiamo nuotando nel sottosuolo, nell’underground. Ecco gli screen test di Andy – immortalità per gli sconosciuti, nascita d’un’altra e nuova identità – e la musica dei Velvet: Heroin, per cominciare. Magari durante una performance di Andy Warhol, altrimenti non li avrebbe scritturati nessuno.

I don’t know just where I’m going
But I’m gonna try for the kingdom, if I can
cause it makes me feel like I’m a man
When I put a spike into my vein
And I’ll tell ya, things aren’t quite the same
When I’m rushing on my run
And I feel just like jesus son
And I guess that I just don’t know
And I guess that I just don’t know
(“Heroin”)

 
New York, anni Sessanta. Factory prima (Tony Wilson, Manchester: non manca molto). Mary Woronov non se ne rendeva bene conto, ma stava vivendo la leggenda: facilitata dal sangue slavo, e dal cattolicesimo, elementi famigliari al deus ex machina. Meritava? Ha importanza? Almeno testimonia. Ne parla. “Mi addormentai davanti a un salmodiante Allen Ginsberg, non trovai nulla da dire a Salvador Dalì, e rimasi seduta, muta e immobile come una pietra, mentre Warhol riprendeva Gerrard che mi leccava uno stivale per venti minuti” (p. 30) – intanto s’abbandonava a gelosie stupide, odiava – come i suoi sodali – Frank Zappa e il suo potere (la sua influenza…), se ne andava – diciamo così – per funghi (viaggiare è un’arte) e cercava di badare a Nico. “Era così bella che si aspettava che tutti volessero scoparla, compresi i mobili, che mugolavano di piacere appena entrava in una stanza” (p. 37).
Nico. Una che morirà a Ibiza cadendo in bicicletta, dopo aver incatenato la leggenda ai suoi piedi. 1988. Troppo tardi, è immortale, una morte stupida non corregge la storia, non la modifica. Certa musica rimane incisa.  A fuoco.

No, non è un’agiografia di Andy Warhol e della Factory. Nemmeno dei suoi film, e della sua band. Per niente. Le ragioni le decida in privato ogni lettore, io non voglio essere etico, e nemmeno indagare l’invidia di chi ha conosciuto il sole e s’è ritrovata nell’ombra. Non parlando d’arte, niente morale. “Andy diceva sempre le cose più insulse; la gente ci impazziva sopra, si sentiva in dovere di leggerci i significati più reconditi, ma per noi era un’altra storia. Andy non solo era dislessico: le parole lo mettevano a disagio” (p. 52). See. Heroin.  

Lei si innamora di Ondine, gay. Uomo del disordine. Sexy, bello e imprevedibile: la eccitava e la terrorizzava (p. 77). Cerca di diventare come i maschi – diventa l’idolo delle drag queen, comportandosi in questo modo. Intanto Andy proietta un film di 24 ore – Fuck – a un pubblico di morti. Mesmerizzarli non è difficile, basta abituarsi all’idea (che abbia senso, che sia possibile).

Chelsea Girls – cfr. magnifica recensione di Luca Martello in Lankelot, qui – è stata la pietra dello scandalo – la Woronov fece causa a Warhol perché non le versava quanto dovuto mentre la pellicola incassava nelle sale. Intanto, droghe, arte, esperienze estreme – e conseguenze micidiali sulla vita di tutti i giorni, soprattutto per questa giovanotta borghese che restava, a quanto pare, con una gamba al di qua e una al di là. E no, troppo comodo. Scegli da che parte stare, schierati. Entra in gioco, appartieni a qualcosa. Senza rimpiangere amori impossibili (Ondine, che poi se ne andrà) e arte perduta (per sempre).

Andy forse era un vampiro (pp. 151-152), assetato del sangue di artisti spesso da niente. Intanto, nutrendosene, dava loro un nome e instillava arte. La Factory, in un certo senso, non gli apparteneva affatto. Soltanto, era stata la sua argilla. I golem, venendo alla vita, si rivelano autonomi: e critici. Divertente, anche. Vero.

Chi è Mary Woronov? Una che ha lavorato per Andy Warhol. Una sua creatura. Questo libro è un frammento di Factory. Serve a vampiri nuovi, d’altra e più arrogante generazione, come linfa per arte e esistenza futura. Due righe nelle enciclopedie è riuscita a guadagnarle, ma satellite rimane. Un satellite scrivente: mica poco.
Grazie.  Adesso, sparisci.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Mary Woronov (Brooklyn, New York, 1943), pittrice, attrice, regista e scrittrice americana. 

Mary Woronov, “Swimming Underground”, Meridiano Zero, Padova 2008.
Traduzione di Alberto Pezzotta. Foto di Billy Name. Collana Sottozero, 10.
L’opera era stata precedentemente pubblicata nel 2003, col titolo “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Factory di Andy Warhol” nella collana Meridianonero.  

Prima edizione: “Swimming Underground”, 1995. 

Approfondimento in rete: sito ufficiale dell’artista / IMDB / Wiki en / Rassegna stampa italiana (dal 2004 a oggi) / Warhol Stars / Lettera / I Miserabili

Gianfranco Franchi, Lankelot. Luglio 2008.

ISBN/EAN: 
9788882371517

Commenti

Onore a MERIDIANO ZERO.

I don't know just where I'm going
But I'm gonna try for the kingdom, if I can
'Cause it makes me feel like I'm a man
When I put a spike into my vein
And I'll tell ya, things aren't quite the same
When I'm rushing on my run
And I feel just like Jesus' son
And I guess that I just don't know
And I guess that I just don't know

I have made the big decision
I'm gonna try to nullify my life
'Cause when the blood begins to flow
When it shoots up the dropper's neck
When I'm closing in on death
And you can't help me now, you guys
And a
You can all go take a walk
And I guess that I just don't know
And I guess that I just don't know

I wish that I was born a thousand years ago
I wish that I'd sail the darkened seas
On a great big clipper ship
Going from this land here to that
In a sailor's suit and cap
Away from the big city
Where a man can not be free
Of all of the evils of this town
And of himself, and those around
Oh, and I guess that I just don't know
Oh, and I guess that I just don't know

Heroin, be the death of me
Heroin, it's my wife and it's my life
Because a mainer to my vein
Leads to a center in my head
And then I'm better off and dead
Because when the smack begins to flow
I really don't care anymore
About all the Jim-Jim's in this town
And all the politicians makin' crazy sounds
And everybody puttin' everybody else down
And all the dead bodies piled up in mounds

'Cause when the smack begins to flow
Then I really don't care anymore
Ah, when the heroin is in my blood
And that blood is in my head
Then thank God that I'm as good as dead
Then thank your God that I'm not aware
And thank God that I just don't care
And I guess I just don't know
And I guess I just don't know

VELVET UNDERGROUND. Heroin.
http://it.youtube.com/watch?v=6xcwt9mSbYE

L'immagine della copertina mi copre l'ultima tua riga. è un mio problema, o anche di altri??
ciauz.

rimediato;) danke

eh-eh... non ti piace la woronov, vero? L'atteggiamento di lei, mi sembra...

A me invece lei piace molto, mi sembra un carattere molto energico, molto forte, che non tollera piu' di tanto di essere un satellite come gli altri, ad adorare il pianeta a cui girano tutti attorno. E non e' che faccia niente di particolarmente iconoclasta, ma semplicemente dimostra di avere una sua testa e opinione. In frasette lapidarie su Nico o Warhol io non ci leggo l'invidia, ma semmai l'analitica precisione del bambino delle vesti nuove dell'imperatore che ora e' diventato adulto e mette impietosamente a nudo se' e gli altri.

Un conto sono le persone e un altro le opere. Lei parla delle persone, qui.
E anche un conto e' l'arte frutto della genialita' personale che piega la societa' contemporanea a seguirla (e questa e' arte "piu' vera" secondo me) e un conto e' l'artista che si trova ad essere punto di sfogo di un processo culturale molto ampio che coinvolge gli avvenimenti di quell'epoca dal campo artistico a quello sociale a quello politico. Certi pittori, scultori, musicisti, scrittori sono "anche" frutto della loro epoca, e certi invece seguivano cosi' prepotentemente uno sviluppo personale che sono stati accettati molto tempo dopo.

Questo per dire che secondo me se non ci fosse stato Warhol, altri artisti sarebbero probabilmente comunque arrivati a mettere a fuoco un processo artistico che coinvolgesse l'effimero, il triviale, il personale, l'oggetto di consumo e tutte le meditazioni in merito. Questo toglie meriti a Warhol? No, certo (so quando fermarmi prima di bestemmiare), ma forse aggiunge valore agli altri artisti che sbucano fuori "imprevisti" dal tessuto culturale della loro societa'.

In conclusione, la Woronov per me e' una grande autrice. Tutto qui.

Hai letto "Snake" della Meridiano zero? Se non l'hai letto te lo mando: quello e' un romanzo splendido perche' c'e' lo stesso piglio incisivo, analitico, applicato a due desperados, una specie di "Thelma e Louise" scritto al femminile.
Ah... E' molto brava, lei... si e' capito che mi piace, sospetto...

ottimo Marco,

hai pienamente indovinato: è l'approccio - non la scrittura - ad avermi lasciato interdetto. E ciononostante ho apprezzato, e molto, i contenuti (retroscena, protagonisti, protagonismi). La ricordo attrice non memorabile, come regista mi è oscura (santo IMDB): come autrice la scopro grazie a te. Quindi sono pronto alla sfida di "Snake": leggerò, ne scriverò e ne parleremo. Sicuramente, decontestualizzata rispetto allo scenario della Factory, non risulterà satellitare;).

Ti ringrazio per il tuo intervento - mi e ci onora molto - e per il privilegio di questo confronto.
Questo tuo passo, in particolare: "In frasette lapidarie su Nico o Warhol io non ci leggo l?invidia, ma semmai l?analitica precisione del bambino delle vesti nuove dell?imperatore che ora e? diventato adulto e mette impietosamente a nudo se? e gli altri" > mi sembra memorabile: è umano, letterario e limpido.

cura ut valeas,
gf

intanto, amices, qui:
www.meridianozero.it/press/woronov2rec.htm

una prima rassegna stampa di "Snake".

ahahhahaah, sacrosanto...

occhio qui "L?unica luca era la luce riflessa" errore? :)

"Soltanto, era stata la sua argilla." io vi impasto!

C'è un film brutto che ricrea l'atmosfera, si chiama "Ho sparato ad Andy Warhol" e penso che Warhol - per la felicità tua e del Buttazzi - lo interpretasse David Bowie. Strane creature ha figliato quella Factory :)

(ah no, il Warhol di Bowie era in "Basquiat". Altro film brutto, in ogni caso)

più che brutto basquiat era incomprensibile