Secondo libro della scrittrice australiana Danielle Wood – il primo, “The Alphabet of Light and Dark”, aveva conquistato il Vogel Literary Award come miglior esordio narrativo in Australia, nel 2002 – “Le dodici perle di saggezza di Rosie Little” è il primo ad apparire in Italia, per merito di Alet.
Si tratta di una raccolta di storie dal doppio titolo: il primo annuncia la macrocategoria di riferimento (ad es.: verginità, verità, bellezza, matrimonio), il secondo è più vincolato alla trama del racconto. Questa struttura suggerisce naturalmente la possibilità di leggere l’opera come fosse un romanzo: un romanzo di formazione postmoderno, frammentario e giocato per sketch, bozzetti, digressioni dal sapore ibrido tra costume, divertissement letterario e ludica comunicazione di servizio: sono deliziose voci fuoricampo.
Rosie Little non è protagonista di tutte le prose, tuttavia è l’amalgama del testo. Il primo racconto potrebbe trarre in inganno i lettori; è una classica infelice prima esperienza sessuale, narrata con felice e femminile autoironia e con quel pizzico di distacco che s’acquisisce soltanto col tempo. Ci s’aspetterebbe, a quel punto, un’opera giocata per memorie erotiche progressivamente meno adolescenziali. Non è così: ed è un motivo d’elogio, perché la Wood volta per volta diverte, intrattiene ed educa, trasfigurando esperienze professionali o sentimentali ed esistenziali in generale, mostrando una stuzzicante vocazione all’allegoria (c’è del massimalismo molto ben nascosto: non a caso ci si richiama a Orwell, pure se per altre ragioni, a un tratto) e qualche sprazzo visionario (cfr. fuga da una redazione arrampicandosi su una pianta ipertrofica, sino a guardare il cielo).
Stilisticamente, registriamo una apprezzabile letterarietà, una felice serie di descrizioni e una credibile rappresentazione dei ritmi e dei colori del linguaggio parlato nei dialoghi. Ragioni sufficienti per cercare di stabilire analogie con qualche autrice contemporanea. Il nome più ripetuto è quello della Nothomb; autrice tuttavia portata – un tempo almeno – a fondare la sua narrativa più sui dialoghi e sulle posizioni da esteta radicale che su questioni di critica e satira sociale o culturale (comparare, a questo proposito: nella Wood pagine sul rapporto tra Inghilterra e Australia; nella Nothomb scritti sulle sue memorie d’infanzia giapponese o sull’esperienza professionale in Giappone. Diverso spirito, diverso taglio, diverso egocentrismo). Io invece direi che il nome più adeguato è quello di Vanessa Jones, autrice – non a caso – di un libro intitolato “Twelve” (qui la recensione): direi che il paragone più indovinato è tra questa letterata di Oxford, che esordisce raccontando la storia d’una sua linea d’ombra e d’una formazione (femminile) nell’Inghilterra malinconica ma non depressa contemporanea, e queste “Cautionary Tales for Girls” della Wood, australiana ex giornalista e insegnante di scrittura creativa, in una Australia wasp che sta registrando finalmente un primo, formale distacco culturale dalla madrepatria, e sembra essere sul punto di poter dare vita a una letteratura se non autonoma, almeno caratteristica. L’ironia nei confronti della terra dei nonni non manca, cfr. episodio del primo viaggio di Rosie in Inghilterra, e relativo precipitoso ritorno (forzato) a casa.
Meno feroce ed estrema della Nothomb e del suo connazionale John Birmingham (cfr. opera prima “E morì con un falafel in mano”), bittersweet come la Jones, decisamente rivolta alle donne e alle donne soltanto, Danielle Wood scrive invece un libro che non parla soltanto a quelle bambine con gli stivaletti robusti, pronte a tuffarsi nei boschi selvaggi, affrontando tutti i pericoli della foresta oscura; e nemmeno in fin dei conti va – come da divertente indicazione autoriale – sconsigliato alle brave bambine (neo-vittoriane, aggiungo: ciascuno traduca come crede). Scrive un libro che le donne non potranno non amare, questo sì, perché ritroveranno famigliarità e riconoscibilità e quel che da uomo chiamo cameratismo, e forse dovrei nominare “facile intesa”. E probabilmente capiranno più di un uomo la reale importanza di certe questioni (dalla Dea delle scarpe al rossetto, dall’invidia per la sposa all’odio per il caporedattore brizzolato, maschio e alcolista, dal sogno dell’anello di fidanzamento alle prime domande sulla lunghezza e sulla forma del pene, e sulle varietà animali), quasi come le ascoltassero dalla viva voce di un’amica letterata che sta riuscendo a fare carriera. Scrivendo cose intelligenti. A dispetto della violenza degli uomini stupidi e dalla mediocrità del primo lavoro giornalistico, a dispetto delle tette piccole (altre protagoniste) e di quel guardaroba che forse non è troppo vicino ai sogni e ai desideri d’adolescenza.
E così, per sbronze figlie di cocktail preparati da ragazzini in pieno furore ormonale, per choc di fronte alle erezioni e prime romantiche avventure d’amore, la Wood regala uno spaccato d’una giovane donna del nostro tempo; disinibita e coraggiosa e tuttavia sensibile e pronta al sacrificio, innamorata della bellezza ma non prigioniera delle mode e degli abiti: è un’esteta con le Doc Martens rosse. Qualche volta slacciate. E quando uno dei suoi personaggi diventa tanto bambola da essere un manichino, l’epilogo – non è un caso – è drammatico.
È il libro in cui si guardano i cigni e si ammira la loro grazia. Fin quando non ti prendono a beccate sulle chiappe: inattesi. È il libro in cui un’altra Eva dipinge la mela perfetta nel suo Eden. È la storia di una vita e del sogno o della fortuna di qualche amica. C’è amore, violenza, sesso, carriera, femminilità. E ci sono anche, omaggiati – qua e là – Choderlos de Laclos, Bram Stoker, Vargas Llosa, Stendhal, George Eliot, Roald Dahl; questi i primi nomi che mi vengono in mente, ma non escludo di aver omesso qualcuno d’importante. Orwell (per via della scrittura immediata e giornalistica, dichiara l’autrice. Ne abbiamo parlato poco fa…).
Lettura consigliata anche a quei lettori che, come il sottoscritto, non hanno difficoltà ad ammettere che la comprensione del mondo femminile non è mai adeguata. Caldeggiata alle lettrici, tutte. Attendiamo a questo punto la pubblicazione della premiata opera prima. Con viva curiosità.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Danielle Wood (Hobart, Australia, 1972), giornalista, produttrice radiofonica (ABC Radio) e scrittrice australiana.
Ha vinto il Vogel Literary Award per il miglior esordio narrativo in Australia, “The Alphabet of Light and Dark”, nel 2002. Insegna scrittura creativa all’Università della Tasmania.
Danielle Wood, “Le dodici perle di saggezza di Rosie Little”, Alet, Padova, 2007. Traduzione di Beatrice Masini.
Prima edizione: “Rosie Little’s Cautionary Tales for Girls”, Allen & Unwin, Australia, 2006.
Approfondimento in rete: Intervista su Smh.au / Aussiereviews / Australian Book Review / The Laboratorium /
Gianfranco Franchi, giugno 2007
Commenti
Danielle Wood.
Se ne era parlato qui:
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=1273.0
Gf è una garanzia.
Alet è una garanzia (a breve, anch'io... vedrete!)
Non lo faccio MAI, ma questa recensione mi ha talmente conquistata che ho già registrato il libro come prossimo ordine alla mia libreria di fiducia.
Naturalmente se non risponde alle aspettative avrete una Ilde più... hilt [ germanico: guerriero] del solito :))))
Ma invece sono sicura che la adorerò!!!!
:). Ti divertirai parecchio. Mi piacerebbe leggere qualcosa di tuo in proposito... aspetto va;).
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Cmq il passo migliore è quello sul "naso aquilino" in Letteratura, in una di quelle finestre che ogni tanto apre, inframezzando la narrazione. Mi dirai:)
(ah! Annota: dice che nessun vero aussie beve la birra xxxx. Sembra che qui in Europa si faccia la figura dei cretini, lascia intendere che ci sia molto di meglio:) )
Testo curioso, anche interessante da quel che scrivi. Lo annoto, cosi non lo dimentico. Per ora ho parecchie letture arretrate (a proposito, lungo l'estate devo assolutamente scrivere della Carter, tanto per restare al post sul forum), ma è sempre bene appuntarsi le letture che verranno.
Ottimo pezzo, come al solito, ma che te lo dico a fa;)
beh, se il pezzo è buono è perché libro & cura editoriale sono di ottimo livello. Io devo solo fare il mio lavoro di analisi, posizionamento e comparazione:).
6 - Analisi, posizionamento, comparazione: na cosa tranquilla, insomma. Alla portata di tutti:) E comunque - apro e chiudo l'O.T.-c'è modo e modo di farle ste cose. C'è la fredeezza e il distacco, pur scrivendo cose sensate, o la partecipazione-adesione al testo analizzato. Io preferisco decisamente questo secondo approccio, che è poi quello che usi tu. Certo, c'è pure chi potrebbe preferire l'analisi calata dall'alto. Ma su Lankelot (altrove ne ho trovati eccome) non mi pare di averne trovati o, perlomeno, non si sono mai dichiarati in questo senso. Poi, ci mancherebbe, non dubito della qualità del libro e della cura editoriale, tanto che mi sono convinto ad annotarlo, ma il modo di presentazione del critico - qualora ci si affidi alle recensioni nel voler avvicinarsi ai libri - è altrettanto importante nell'invogliare il lettore ad interessarsi all'opera. Avevo detto apro e chiudo l'O.T., e invece noto che mi sono dilungato un po'. Succede;)
eh, chissà. Probabile:). L'analisi calata dall'alto è la mannaia di chi non può difendere le proprie argomentazioni; perché non ha letto (o visto il film o ascoltato il disco) e s'è servito dei nomi apparsi in quarta o nel comunicato stampa. Sono quelle analisi che posso disintegrarti e ridicolizzare in 750 battute, max 1500. Ossia... la stampa italiana! :)
(... mica solo cartacea...)
"È il libro in cui un?altra Eva dipinge la mela perfetta nel suo Eden".
Gran bella definizione! Starebbe benissimo in quarta di copertina!
Consigliato alle lettrici tutte, dici. Considerato che i tuoi consigli in materia di lettura si son sempre rivelati azzeccatissimi, mi sa che prenderò anche Danielle Wood.
E' una definizione che racconta qualcosa che troverai nel libro: una delle allegorie massimaliste alle quali alludevo nell'articolo. Vedrai...
Ciò par interessante, lo ciolerò anche mi :)
Grande Buccia, grandissimo pezzo.
daghe un'ociada, mi digo che merita...
"Si tratta di una raccolta di storie dal doppio titolo: il primo annuncia la macrocategoria di riferimento (ad es.: verginità, verità, bellezza, matrimonio), il secondo è più vincolato alla trama del racconto." ahahahahah! qui un aspetto in particolare mi colpisce, ma glisso, chi mi ha visto può intuire.....
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"la comprensione del mondo femminile non è mai adeguata."> probabile.
Una rec che mette decisamente in curiosità!!!!! :-)
E vedrai che - se superi indenne il primo pezzo - ti piacerà sempre di più. Se fossi donna amerei questo libro:)
"Scrivendo cose intelligenti. A dispetto della violenza degli uomini stupidi e dalla mediocrità del primo lavoro giornalistico, a dispetto delle tette piccole (altre protagoniste) e di quel guardaroba che forse non è troppo vicino ai sogni e ai desideri d?adolescenza."
> questo era il brano che mi ha fatto sorridere e cui si riferiva il commento, non si era copiaincollato. uff!
Il primo brano riportato aveva già scatenato una certa curiosità.
Dopo la lettura confermo che si tratta proprio di un librino delizioso. La Wood strizza l'occhio a un pubblico femminile che non abbia superato i 35 anni, chiedendo un'approvazione incondizionata a tutte che è difficile non tributare se non altro per l'ironia e la grazia leggera con cui dipinge i suoi piccoli quadri "en rose". E' indubbio che possa affascinare anche il pubblico maschile: gli uomini dei racconti non ne escono proprio molto bene, ma le idee sul sesso forte di questa autrice sono così squisitamente profumate di fragola e vaniglia da non lasciare agli uomini che una sola possibilità. La resa incondizionata...
:).
La resa può rivelarsi piacevole.
LIVE TO TELL.
Madonna.
*
I have a tale to tell
Sometimes it gets so hard to hide it well
I was not ready for the fall
Too blind to see the writing on the wall
A man can tell a thousand lies
I've learned my lesson well
Hope I live to tell
The secret I have learned, 'till then
It will burn inside of me
I know where beauty lives
I've seen it once, I know the warm she gives
The light that you could never see
It shines inside, you can't take that from me
The truth is never far behind
You kept it hidden well
If I live to tell
The secret I knew then
Will I ever have the chance again
If I ran away, I'd never have the strength
To go very far
How would they hear the beating of my heart
Will it grow cold
The secret that I hide, will I grow old
How will they hear
When will they learn
How will they know
http://it.youtube.com/watch?v=augaF7IdrW0
http://it.youtube.com/watch?v=ioPDGJIf2QI
All I Need.
[le dodici...]
[le dodici...] http://www.youtube.com/watch?v=cdrCalO5BDs