Non sono in grado di affermare se l’ultima fatica letteraria di Karol Wojtyla “Memoria e Identità. Conversazioni a cavallo dei millenni” si possa in qualche modo considerare una sorta di testamento spirituale, espressione vaga che sa tanto di luogo comune.
Rimane il fatto, incontestabile, che il libro, al di là dell’evento editoriale proprio dello scritto di un Pontefice, vuoi per i grandi temi della Storia, filosofici, politici, vuoi per gli inevitabili spunti di riflessione, farà discutere ancora a lungo.
La forma letteraria scelta dai curatori è quella della conversazione, forse al fine di limitare il sentore di “accademia”, da cui pure in origine proviene: dopo più di dieci anni, necessari per far decantare certa stretta attualità e restituire al discorso un respiro più universale, sono stati trascritti i colloqui che Giovanni Paolo II ebbe in quel di Castel Gandolfo con i fondatori dell’Istituto di Scienze Umane di Vienna, ovvero Jozef Tischner, già allievo del prof. Wojtyla e suo successore alla cattedra di Etica a Lublino, e Krzystof Michalsky.
I due studiosi al tempo gli proposero di sviluppare un’analisi critica sia dal punto di vista storico che filosofico in merito ai due totalitarismi del XX secolo: il nazismo e il comunismo.
L’orizzonte della riflessione si è poi ampliato a temi cruciali quali l’uso della libertà e i suoi limiti, i concetti di Patria e di Nazione, le radici cristiane dell’Europa.
Ad una prima lettura più superficiale si potrebbe avere la sensazione di un pistolotto trito e ritrito: in realtà se passiamo oltre qualche excursus storico istituzionale piuttosto scolastico (forse inevitabile visto il largo pubblico cui si rivolge l’opera papale), di scontato e di banale c’è molto poco, al di là del credo o dell’ateismo proprio di ogni lettore.
L’aforisma agostiniano dell’amore “di sé fino al disprezzo di Dio”, assunto in base al quale l’uomo si erge giudice supremo del bene e del male, è uno dei temi conduttori: il Pontefice da qui parte per analizzare lo svolgersi della Storia Europea, fino all’epilogo tragico del XX secolo.
Karol Wojtyla torna a parlare della sua esperienza di uomo nato in Polonia, nazione che ha subito la ferocia dell’occupazione nazista prima e la soffocante dittatura comunista poi, ma che nel contempo è stato uno degli artefici della loro sconfitta (“…succede infatti che in certe concrete situazioni dell’esistenza umana il male si riveli in qualche misura utile in quanto crea occasioni per il bene. Non ha forse Johann Wolfang von Goethe qualificato il Diavolo come una parte di quella forza che vuole sempre il male e opera sempre per il bene?”).
Con i lager, i gulag, “l’Uomo era stato svuotato della sua soggettività”: l’esperienza storica, tanto più profonda e sentita da parte di chi era nato in una nazione prima nazistificata e poi rimasta 40 anni dietro la cortina di ferro, non può non aver strutturato in modo indelebile la personalità del futuro Papa.
Da qui il richiamo all’Uomo moderno, che ha risuonato (invano?) per quasi 27 anni di pontificato: un monito ad impiegare la libertà, non solo dono ma anche compito, al fine di perseguire il bene comune e non farsi soggiogare da nuove forme, più subdole, di idolatria, ateismo, consumismo e materialismo.
La tanto contestata tenacia in difesa della vita umana fin dal suo concepimento, motivo di pesanti invettive da parte del cosiddetto mondo laico, quella che Vattimo ha definito una sorta di “idolatria dell’embrione”, e più recentemente con Giovanni Sartori (“come si può sterminare quello che non esiste?”), trova perciò una sua spiegazione non soltanto dottrinale (ditemi voi quale pontefice potrebbe legittimare pratiche abortive), ma anche relativa alla storia personale del polacco Karol Wojtyla.
“Memoria e Identità” sfiora appena le tematiche che maggiormente sono state motivo di contestazione nei confronti del pontificato di Papa Giovanni Paolo II (morale sessuale e familiare, l’autoritarismo nei confronti dei teologi dissenzienti, la “fabbrica dei santi”, l’accentramento decisionale), caratterizzato da rigidità dottrinali accanto ad epocali aperture al “nuovo” (anche questa – ammetto - espressione molto generica ed abusata).
Non sono un esperto di teologia e non posso addentrarmi in meandri poco comprensibili ad un cattolico “evasivo”.
Quello che semmai possiamo cogliere in “Memoria e Identità” è il Wojtyla uomo di cultura e filosofo, non certamente il “nonno Karol”, morto e, nell’orgia mediatica, improvvisamente santificato, quasi in opposizione alla bieca gerarchia cardinalizia, da chi fino a ieri magari ne diceva peste e corna (“Cristo si, la Chiesa no! protestano alcuni contemporanei. È un’apertura solo apparente. Cristo infatti se veramente accettato porta con sé la Chiesa che è il suo Corpo Mistico. Non c’è Cristo senza Chiesa” – pag. 142).
Soprattutto troviamo spunti che rendono decisamente più problematiche e discutibili le affermazioni di uno Scalfari (tanto per fare un nome) riguardo un Wojtyla granitico antiilluminista e uomo del Medioevo tout court: “la consapevolezza illuministica suscitò anche la formazione dei postulati di giustizia sociale, giustizia che a sua volta aveva la radice ultima nel Vangelo. È motivo di riflessione constatare come questi processi di matrice illuministica abbiano portato spesso ad una riscoperta in profondità di verità contenute nel Vangelo” (pag. 136).
Dicevo degli “spunti di riflessione”. A riguardo è eloquente l’indice: Il limite imposto al male (1. Mysterium iniquitatis: la coesistenza del bene e del male, 2. ideologie del male, 3. Il limite imposto al male nella storia dell’Europa, 4. La Redenzione come limite divino imposto al male, 5. Il mistero della Redenzione, 6. La Redenzione vittoria data come compito all’uomo), Libertà e Responsabilità (7. Per un giusto uso della libertà, 8. La libertà e l’amore, 9. L’insegnamento della storia recente, 10. Il mistero della misericordia), Pensando Patria (11. Sul concetto di patria, 12. Il patriottismo, 13. Il concetto di nazione, 14. La storia, 15. Nazione e cultura), Pensando Europa (16. La patria europea, 17. L’evangelizzazione dell’Europa centro-orientale, 18. Frutti di bene sul terreno dell’illuminismo, 19. La missione della Chiesa, 20. Il rapporto della Chiesa con lo Stato, 21. L’Europa nel contesto degli altri continenti), Democrazia: possibilità e rischi (22. La democrazia contemporanea, 23. Ritorno all’Europa?, 24. la materna memoria della Chiesa, 25. La dimensione verticale della storia dell’Europa), Epilogo (26. “Qualcuno aveva guidato quel proiettile…..”).
227 pagine ove Giovanni Paolo II torna a parlare dei due “mali assoluti” del XX secolo, ovvero il nazismo, un totalitarismo pagano, radicalmente anticristiano e il comunismo, una sorta di totalitarismo eretico, che faceva propri alcuni elementi della Chiesa (argomento questo che maggiormente ha fatto parlare i commentatori e i recensori); nello stesso tempo, nella sua veste di instancabile Pastore, lancia una sfida serrata al laicismo ateo proprio della società contemporanea (“l’esperienza della mia Patria mi ha facilitato grandemente nell’incontro con gli uomini e con le nazioni di tutti i continenti”) tornando al limite imposto dalla “legge naturale” inscritta in ogni uomo, anche nel più lontano da Dio.
Argomentazioni proprie non soltanto della Chiesa cattolica.
Un pensiero complesso, articolato quello di Karol Wojtyla, molto difficile da sintetizzare: nonostante le anticipazioni giornalistiche non si parli esplicitamente di “comunismo come male necessario” o di “aborto come Olocausto”, è inevitabile che le riflessioni del Papa abbiano provocato qualche colorita tracimazione di bile.
Non mi riferisco tanto ai mal di pancia del “Manifesto”, dei settori più ideologizzati della destra e sinistra politica, o comunque di coloro che fanno dell’ateismo una professione di Fede.
Non è dato sapere quale libro abbiano letto i redattori del “Bolscevico” l’organo ufficiale del Partito Marxista Leninista Italiano; la reazione è stata comunque significativa: “Nel suo libello il papa nero attacca il comunismo equiparandolo al nazismo e al male. Esultano o fascisti e i falsi comunisti. Una tesi che il papa più anticomunista della storia ricordi, snocciola, avvalendosi delle classiche elucubrazioni da sempre cavallo di battaglia della borghesia e della reazione, pregna di falsità storiche. Un’analisi ignobile e falsa… Non sarà certo un papa, pur nero che sia, a cancellare dalla storia dell’umanità l’ideale del comunismo, quello autentico di Marx, Engels, Lenin, Stalin, Mao”.
Proprio questa sparata degli amici di Scuderi mi consente di presentare l’epilogo di “Memoria e Identità”: “Qualcuno aveva guidato quel proiettile…..”.
Il suo ruolo anticomunista “operativo” viene in qualche modo minimizzato da Wojtyla stesso, ma non si può negare l’influenza che questo papa ha avuto nell’accelerare la dissoluzione del sistema sovietico. Ruolo che ancora suscita le citate tracimazioni, e che nel 1981 pare abbia portato a qualcosa di ben più concreto.
L’attentato del 13 maggio 1981 compiuto da Ali Agca, scrive il Papa per la prima volta, fu “commissionato” e fu opera di “una della ideologie della prepotenza scatenatesi nel XX secolo”.
In riferimento al colloquio avuto in carcere col suo attentatore, Wojtyla scrive: “Agca è un assassino professionista. Questo vuol dire che non fu iniziativa sua”.
E sul viaggio verso il Gemelli: “avevo la sensazione che ce l’avrei fatta, stavo soffrendo, nutrivo però una strana fiducia”. “Memoria e Identità”: l’ultima opera editoriale ed ennesimo messaggio di pace e di speranza da parte di Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, con noi per 27 lunghi anni.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Karol Josef Wojtyla (Wadowice, Cracovia, 1920 – Roma, 2005), teologo polacco. Ordinato sacerdote nel 1946, fu pontefice tra 1978 e 2005.
Karol Wojtyla, “Memoria e identità”, Rizzoli, Milano 2005.
Recensione già pubblicata nell'aprile 2005 su ciao.it e poi lankelot.com
Luca Menichetti
Commenti
bel recupero di LUPO!
Inviata come promesso, prima del previsto.
Avrei voluto fare qualche piccola modifica ma per il momento non riesco. Limiti tecnologici del Lupo.
Rimedierò a breve.
http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giovanni_Paolo_II
"Karol Wojtyla torna a parlare della sua esperienza di uomo nato in Polonia, nazione che ha subito la ferocia dell?occupazione nazista prima e la soffocante dittatura comunista poi, ma che nel contempo è stato uno degli artefici della loro sconfitta (??succede infatti che in certe concrete situazioni dell?esistenza umana il male si riveli in qualche misura utile in quanto crea occasioni per il bene. Non ha forse Johann Wolfang von Goethe qualificato il Diavolo come una parte di quella forza che vuole sempre il male e opera sempre per il bene??)."
> Chissà se qualcuno avrà mai la forza e il coraggio, qui dentro, di scrivere del Faust. Arpa era tipo da imprese del genere, una volta...
" Giovanni Paolo II torna a parlare dei due ?mali assoluti? del XX secolo, ovvero il nazismo, un totalitarismo pagano, radicalmente anticristiano e il comunismo, una sorta di totalitarismo eretico, che faceva propri alcuni elementi della Chiesa"
> Ancora qualche anno e realizzeremo la portata antagonista e rivoluzionaria delle battaglie di John Paul II.
"L?attentato del 13 maggio 1981 compiuto da Ali Agca, scrive il Papa per la prima volta, fu ?commissionato? e fu opera di ?una della ideologie della prepotenza scatenatesi nel XX secolo?.
In riferimento al colloquio avuto in carcere col suo attentatore, Wojtyla scrive: ?Agca è un assassino professionista. Questo vuol dire che non fu iniziativa sua?."
> Già. Ma il nome del mandante, che qui s'intende ma non si nomina, vogliamo provare a farlo noi?
?la consapevolezza illuministica suscitò anche la formazione dei postulati di giustizia sociale, giustizia che a sua volta aveva la radice ultima nel Vangelo. È motivo di riflessione constatare come questi processi di matrice illuministica abbiano portato spesso ad una riscoperta in profondità di verità contenute nel Vangelo? (pag. 136)."
Atroce
Davero, come si fa a considerare che la giustizia sociale ha origine nel vangelo?
Esistono parti di vangelo che possono essere lette come una difesa di alcuni diritti sociali (e altre che possono essere lette all'opposto, vedi diritti delle donne). Esistono parti di pensiero filosofico di altri testi, precedenti ai vangeli, che possono essere letti in questo modo.
Resta il fatto che i diritti sociali sono una conquista illuminista prima, socialista poi, e che la chiesa come istituzione che pretende di ispirarsi al vangelo è sempre stata nemica di entrambe le posizioni.
Il fatto che W. abbia rivisto alcune di queste intransigenze (e solo alcune) e abbia aperto un pochino la porta a rivendicazioni sociali non giistifica in nessun modo un furto ideologico come questo.
Per altro la volontà di egemonizzare l'etica, la giustizia sociale, le più importanti conquiste culturali dell'occidente, è davvero esasperante. W. rappresenta benissimo quello spirito reazionario e conservatore che caraterizza la parte più snervante e muffita del cattolicesimo; come si fa a pretendere che "processi di matrice illuministica abbiano portato spesso ad una riscoperta in profondità di verità contenute nel Vangelo"?
Vabbè ma tentiamo di essere un minimo concreti.
Da Papa, referente (non so se sia termine giusto) di una religione rivelata, cosa si poteva pretendere?
Qualunque cosa scrivesse le critiche in termini di "atroce" erano scontate, da ogni parte (atei, cattolici preconciliari, sinistrorsi, destrorsi), salvo il pretendere di fustigarsi e di fustigare l'istituzione Chiesa.
Non è che ci si aspettava un po' troppo proprio da un Papa?
Che si proponesse come un Tullio Regge oppure come un intellettuale marxista?
Ha parlato da Papa e come tale va considerato e criticato.
Io rimango dell'idea che questo era un Papa mediatico, che ha avuto anche i suoi pregi ma che è stato decisamente sopravvalutato.
10> Il problema risiede altrove: è legittimo aspettarsi onestà intellettuale dall'esponente di una grande religione?
W. manca completamente l'obiettivo. Cosa dobbiamo dedurne? Che essendo papa é legittimato a dire quello che gli pare?
Sarà legittimato a dire quello che riterrà giusto nelle sue vesti di Papa. E parimenti noi voi saremo sarete legittimati a contestarlo, a dirgli di no, a ribadire che le sue sono sciocchezze.
Dove è il problema?
Mi chiedo però: perchè parlare di "legittimazione"?
Ancora oggi - adesso - parlano, scrivono, pontificano impunemente personaggi che fino a ieri supportavano regimi sanguinari (e non parliamo del 1800 ma di regimi magari ancora esistenti).
Mentre un Papa non sarebbe legittimato a scrivere un libro ed esprimere il proprio (discutibile) pensiero?
A parte che avevo perfettamente ragione nello scrivere che solo citare W. avrebbe scatenato tracimazioni di bile, mi colpisce questo appellarsi alla legittimazione. Del resto non nuovo.
Giustamente a mio avviso si contesta la gerarchia vaticana di non voler affrontare temi capitali o di affrontarli invocando forme di censura; da qui le accuse non campate in aria di oscurantismo in merito a tanti temi (li conosciamo).
Ma come mai - parimenti - coloro che si mostrano così scandalizzati per queste forme di oscurantismo non si fanno remore a parlare di "legittimazione" e a contestare magari il solo fatto che un "oscurantista" (ammesso che lo sia al 100%) azzardi di dire la sua?
Fin tanto siamo in una società libera, sicuramente non in una teocrazia, anche ub Papa ha diritto di parola e di dire sciocchezze, ammesso che lo siano.
La libertà di parola vale per tutti (anche per chi scrive recensioni, tra l'altro).
Vale per gli atei materialisti che vomitano solo a sentir parlare di vangelo e pure per i Papi.
Chi pensa altrimenti ritengo abbia una idea di laicità e di libertà quanto meno singolare.
Sono stato abbastanza "Lupo" o mi devo spiegare meglio?
Facciamola ancora più semplice.
In tutta sincerità, da lupo a uomo, ammetto che questi riferimenti alla "legittimazione" un po' mi infastidiscono.
Poi per carità, è solo una parola buttata lì.
Però mi piacciono molto di più le contestazioni nel merito, sulle idee, sulle azioni, omissioni, piuttosto che sul fatto che le stesse - le idee - vengano espresse.
Come si debba chiedere permesso a chissà chi per esprimere il proprio pensiero.
Le idee non sono indipendenti e svincolate da un concetto di verità oggettiva. Il termine che infastidisce il tuo lato mannaro (:-)) è lì perché la frase di W. è falsa, in ottica storica.
Difendere un'opinione in merito a qualche tipo di pensiero religioso non è affatto proibito, ma sarebbe corretto e auspicabile che questa difesa avvenisse entro i limiti dell'onestà intellettuale.
Mi spiego meglio: io posso avere l'opinione politica che preferisco, diciamo che sono socialista? Cosa penseresti di un socialista che rivendicasse come proprio DNA, fondamento delle idee che rivendica, la religiosità europea? Io direi che o è un bugiardo o è un imbecille. Non penso che un imbecille possa diventae papa. Quindi.
Capita però che facendo uso di retorica, e abuso di potere, e appoggiandosi sulla propria visibilità mediatica, il papa (sia quello di prima che quello odierno) rivendichi come "cristiani" dei valori e delle conquiste che non lo sono affatto. Tipicamente rivendicano i fondamenti dell'etica (che non sono di sicuro cristiani). Rivendicano la nascita dello stato sociale (come nella frase di sopra).
E grazie all'incredibile visibilità che gli è concessa in Italia e nel mondo, una cazzata raccontata dal papa diventa lentamente un po' più vera ogni giorno, finché non è sulla bocca di tutti.
Un'opinione, in altre parole, non è libera di ignorare i fatti. Un'opinione in contraddizione con i fatti è una balla.
13. Capita spesso di sentir parlare alcuni "laici" o "atei" di libertà di pensiero con gli stessi toni del peggior fondamentalista religioso (es: Odifreddi).
Il movimento laico sfoggia con orgoglio la sua libertà, ma lo fa ancora come un bambino che fa finta di non aver avuto genitori, di essersi costruito da solo, lui e la sua storia. Ancora deve maturare una reale autonomia intellettuale, la dipendenza dalla religione è forte, oggi non è più politica e nemmeno sociale, dipende dalla mentalità della sua casta che ancora vive di vecchie logiche ed è ossessionata dall'ombra clericale. Sveglia, il mondo è cambiato, dovrebbero essere i primi ad accorgersene e invece ...
15. Le conquiste sociali e anche scientifiche non possono non dipendere anche dalla Chiesa, l'istituto sociale che ha retto l'Europa per 2000 anni. Nel bene e nel male, se parli di verità sicuramente questa è una.
Negare ogni filiazione è anti-storico, come il suo opposto.
Perchè le rivoluzioni scientifiche e il movimento socialista o dei diritti civili è nato in Europa e non in Asia o Africa? Non pensi che la Chiesa come organizzazione sociale abbia dato il suo contributo, indirettamente o direttamente?
13> Spiacente non ho letto questo signor Odifreddi. Ergo niente da dire in proposito. Il movimento laico, inteso come agnostico e/o ateo, per quel che mi riguarda, è capitanato da persone come Daniel Dennett, Richard Dawkins, Steven Weinberg, per buttare lì tre nomi che pesano come tre montagne. Ha avuto (se piacciono più i morti dei vivi) Bertrand Russell o Wilhelm van Orman Quine come maître a penser. Non li trovo né bambini né superficiali, ma è ovviamente questione di gusti.
15> Non si tratta di negare ogni filiazione storica, ma di negare che ogni filiazione storica derivi dal cristianesimo. In termini di logica modale non è
è possibile che
ma piuttosto
é necessario che
il fulcro della discussione.
È ovviamente possibile che una parte delle rivendicazioni, anche sociali, trovino una parte delle proprie radici nel cristianesimo. È invece rigorosamente falso che "è necessario che" ogni rivendicazione sociale abbia le proprie radici nel cristianesimo.
Il punto invece è che il papa (Woytila ma anche Ratzinger) cerca in tutti i modi di affermare l'opposto, con patologica assenza di argomenti seri e generalmente con un argomento di autorità. Magari permettendosi (Woytila!) di paragonare atei e agnostici al nazismo.
Dimenticando che a fianco del cristianesimo, e dei suoi contributi nel bene e nel male, la cultura occidentale è stata pagana (ben prima che cristiana) ed è stata a partire dal'illuminismo fortemente influenzata dal razionalismo, che è l'antitesi della religione.
O magari, questa è la mia opinione, non dimenticando, ma nascondendo. Di proposito.
Errata corrige: Wojtyla e maître à penser.
E aggiungo: nessun problema nel riconoscere i meriti di Jean-Paul II per quanto riguarda, ad esempio, il dialogo interreligioso.
Nessun problema a riconoscere che un discorso come quello della non violenza trae origine dal pensiero di Gandhi, un personaggio fortemente legato alla religione.
Si fosse limitato a quello.
17 - Non ti perdi niente a non conoscere Odifreddi, è davvero un poveraccio. Niente a che vedere con Bertrand Russell, per intenderci. Pur essendo io lontano dal pensiero di Russel. Detto ciò credo che sia una discussione che non può avere sbocchi, quella in questione. Sostanzialmente sono d'accordo con Thomas, ma c'è da dire che la Chiesa è un mondo a sé, non valutabile come una qualsiasi altra istituzione. Per motivi storico-politici che tutti conosciamo. Più che altro mi piace porre l'accento su un tema che tra le righe tocca Thomas quando dice: "Dimenticando che a fianco del cristianesimo, e dei suoi contributi nel bene e nel male, la cultura occidentale è stata pagana (ben prima che cristiana) ed è stata a partire dal?illuminismo fortemente influenzata dal razionalismo, che è l?antitesi della religione".
Frequentando, volente o nolente, ferventi credenti(tra questi anche carissimi amici), non solo cattolici ma soprattutto cattolici mi sono trovato spesso a discutere sul fatto che la fede è in opposizione alla ragione (e sia chiaro, io non sono né per l'una né per l'altra, nella mia posizione di anarchico-agnostico totale comunque non ateo). Io sostenevo che a Dio - qualunque Dio - si arriva necessariamente per fede: un credente vero parte dal presupposto che a Dio si arriva solo attraverso la ragione, e ti spiega pure dettagliatamente il perché. E se sono preparati il discorso fila, ancorché a me non convinca. Non convince me ma ne convice altri, altrettanto scettici. Pertanto io andrei cauto nel credere che un credente ragioni per modalità irrazionali, tutt'altro. Anzi, potrebbe far gara con un fisico o un matematico, a mio modo di vedere. Io, essendo lontano da ambedue i mondi, dopo un po' lascio perdere la discussione, di solito;)
19> C'era stato un bel dibattito tra Mat e un amico di Franco (Ninagarbo?) sulla razionalità del credo.
Io ritengo i tentativi di razionalizzare Dio un tantino mal posti; separerei comunque quello che è una forma di filosofia della trascendenza, che razionalizzabile o no si pone su un piano che non ha nulla in comune con il mondo empirico, ergo può rifiutarne in blocco tutte le categorie, ancora che poi sappia trovarne altre, valide e condivisibili (e non mi sembra sia mai successo), e quello che è l'insieme di credenze in miracoli e magie (la madonna che devia pallottole per intenderci, al posto di dire semplicemente che il tizio che ha sparato aveva una pessima mira).
Le filosofie della trascendenza possono essere un discorso interessante, e possono trovare spazio in un dibattito serio.
I miracolini santini e madonnine vanno bene in compagnia delle fatine e dei fauni sotto la voce "credenze mitologiche".
20 - Si, si, hai centrato il punto. Ovviamente chi ha fede e argomenta non banalmente lo fa dal punto di vista filosofico, non dei miracolini. E c'è potenza in quel messaggio, t'assicuro. A me non tocca perché ho convinzioni radicate in merito, legate all'esperienza e all'autoconoscenza, però ne ho visti di atei-agnostici o pagani capitolare in discussioni con cattolici convinti e preparati. Anche capitolare fino a lasciarsi convincere. Il punto è che non può esserci dialogo tra fede consapevole e ragione consapevole, al contrario di quanto ci dicono tanti pensatori liberali attuali e di quanto scriveva lo stesso Wojtyla, tanto per ritornare al protagonista che evoca il pezzo. Non può esserci dialogo ed è giusto che sia cosi.
Non stavo comunque esponendo una mia opinione, la mia posizione sulla religione in generale (non salvo nessuno, nemmeno le religioni elette e pseudo-atee che tanto spingono i laici italici) è in ottica di una interpretazione storica del fenomeno, e nell'analisi storica specie in quella in cui viene approfondito l'inconscio culturale di un popolo non si può ragionare con l'accetta. Dire "questo è figlio della cultura laica e invece questo no". Fosse stato per me avrei vissuto eternamente nella Roma pagana. Figurati!
Purtroppo anche la tradizione pagana ci è arrivata indirettamente, attentamente selezionata e ritradotta, per cui il problema non è nelle matrici della nostra cultura, ma nella vicinanza tra movimento laico-razionalista e religione cristiana, a volte mi ricorda la dialettica bipolare della politica nostrana, un modo per rimanere ancorati in preconcetti culturali.
Non mi sembra difficile la questione "Perchè la cultura razionalistica è nata nell'Europa cristiana?", il razionalismo non è piovuto dal cielo e anche se per contrapposizione al dogma cristiano si è affermato, di esso ha imbevuto la sua logica. I più grandi razionalisti del nostro passato erano domenicani e francescani, non bisogna dimenticarlo. Approfondendo Agostino e la patristica, così come tutta la filosofia medievale è facile comprendere come si sia sviluppato il razionalismo e il metodo scientifico.
Per dirla meglio la logica modale mi sembra fuori luogo e utilizzarla ovunque sembra un chiaro riflesso del monotesimo, una nuova fede monoteistica. Sempre li stiamo. Non è la religione il nemico delle intolleranze come non è il razionalismo il paladino della tolleranza. Il problema è più complesso.
13. Gli autori che hai nominato sono dei grandi (il mio preferito rimane Quine, lui, secondo me, è il più onesto tra tutti questi) ad eccezione proprio di Dawkins che è la dimostrazione di come l'impostazione razionale anglosassone non sia in grado di comprendere la complessità di questioni quali cultura e inconscio. Trovo le sue affermazioni (e i suoi toni) più lesive di quelle di Ratzinger.
Il cristianesimo prima di prendere la forma del cattolicesimo ha avuto la possibilità di prendere più strade, una era quella gnostica, più orientale, metaforica, e l'altra quella di Pietro, dove il Vangelo andava difeso per la sua verità storica, basato sulla concretezza dei fatti storici di contro alla spiritualità del messaggio evangelico. Il cattolicesimo si è fondato sul valore della verità concreta in contrapposizione alla vertià metaforica.
Dal cattolicesimo poi nacque il protestantesimo, da li il razionalismo.
Semplificando e saltando diversi passaggi.
Mi pare scontato che ci siano stte influenze cattoliche sulla cultura occidentale.
Quello che mi innervosisce è volere l'esclusiva; pretendee che ttti ivalori debbano per forza venire da lì.
Il razionalismo e il metodo scientifico non possono essere fatti risalire a St. Agostino. Dai, io parlavo su toni seri.
Guarda che la scolastica era legata a un modo di pensare la conoscenza come catalogazione e al massimo induzione. Il metodo scientifico nasce come rottura, in prmis grazie a Galileo, e si pone come obiettivi la sperimentazione e la deduzione.
Al massimo si potrebbe asserire che la scoperta scientifica (non il metodo) nella sua componente anarchica trae le radici dalla vecchia alchimia e quindi indirettamente é legata ad alcuni ritie credenze pagane (vedi Zuppiroli et al.), ma è tirata pr i capelli.
La razionalità, intesa come necessità di guardare al mondo per cooscerne le leggi, e come autocoerenza interna di queste leggi, andrebbe fatta risalire ai primi matematici, quindi mesopotamia come minimo con le loro osservazioni astronomiche e la loro geometria. Quindi qualche migliaio di anni prima di Gesù.
Accessoriamente il contributo biblico è ridicolo in questo senso; comparata ad altre religioni, molto legate a questioni astrologiche ad esempio, il cristianeesimo a davvero poco da spartire con la razionalità. Pensa ai pitagorici che fondavano sul numero il loro credo.
È vero che la chiesa cattolica è stata unica depositaria del sapere per 50 anni durante il medioevo, e lì inevitabimente leconquiste ottenute sono docute a monaci. Fine del contriuto però.
Ma io non voglio cadere nell'errore opposto di far ricondurre tutto il progresso al cristianesimo, però anche il riferimento ad Agostino è serio e concreto, Agostino si avvicinò al cristianesimo perchè nell'intrepretazione manichea non c'era spazio per una interpretazione mondana, tutto doveva essere interpretato alla luce della teologia, il cristianesimo dell'epoca impose invece una doppia verità: quella teologica e quella mondana, indipendenti teoreticamente. Questo fu un passaggio cruciale per tutto quello che venne dopo. senza questo non ci sarebbe stata possibilità di sviluppo di un pensiero scientifico.
Il metodo scientifico è opera dei francescani inglesi, compreso Bacone, è esatto ciò che dici, cioè che la rivoluzione fu nel modello sperimentale in contrapposizione al modello aristotelico-scolastico, ma questo non significa che sia nata su un terreno neutro. La scolastica (compreso Ockham e Duns scoto) non fu solo induzione e catalogazione, fu la rielabolazione di tutta la logica antica, basti pensare a logici come Abelardo e Roscellino. Il problema degli universali è un problema scolastico che è stato ripreso nella logica contemporanea e nella filosofia del linguaggio. La corrente razionalista era viva e fiorente nella scolastica e si contrapponeva in un confronto interno con le correnti più spiritualiste (S. Bernardo, ecc...), sempre nel rispetto del dogma cristiano.
La ricostruzionme che hai fatto secondo me è molto arbitraria e comoda serve a cancellare padrini scomodi.
a latere...
bravi ragazzi, ottimo confronto;).
Solo questo.
Immaginavo che postare una recensione su un libro di W. avrebbe dato la stura a discussioni di questo tipo.
Un volpone anche Franchi che mi ha sollecitato il recupero.
Come autore del pezzo però mi preme sottolineare che la mia attenzione, da subito, è andata agli spunti "politici" che ne derivavano, più che strettamente religiosi o teologici.
Tralasciando il mio istinto mannaro e riportando il discorso sull'autore di "Memoria e identità", al di là delle critiche sul pontificato di W., che ovviamente hanno il loro pieno fondamento, tra grandi luci e grandi ombre proprie di ogni protagonista della storia, ribadisco che il mio interesse è andato al pontefice-pastore, instacabile pellegrino. Colui che da Polacco ha accellerato il disfacimento dei regimi dell'Est.
Sarà stato pure retrogrado in merito alla sessualità, ma questo aspetto gli va riconosciuto.
E poi l'aspetto "mediatico".
Verissimo: è stato un Papa mediatico.
Coscientemente.
Ha saputo sfruttare i media come pochi.
Poco male se alla fine qualcuno lo paragonava ad un "nonno".
Il circo mediatico qualche effetto collaterale lo provoca.
Ritengo che per 27 anni sia stato semmai un "mediatico" in senso attivo, finalizzato a quella che riteneva essere la sua missione.
Non certo in senso passivo come il povero Padre Pio, lo zio di Buonmago, trasformato in santino di plastica, in una macchietta ad uso del più bieco consumismo.
Insomma credo sarebbe intelligente analizzare la figura di W. in tutta la sua complessità e non solo nella sua veste di difensore di dogmi e sdi evero censore della sessualità.
Tutto qui.
26> Non sono per niente convinto del patrocinio di St. Agostino sul metodo scientifico. Bacone mi sembra più credibile, ed è una tematica che ho studiato bene...
Comunqe un'influenza da un prelato non ha nulla a che vedere con un'influenza biblica o cristiana.
L'abate le Maître ha proposto il primo modello cosmologico di Big Bang a inizio novecento, ma sarebbe quantomeno azzardato sostenere che questo permette di far ricadere sulla chiesa o sulla critianità ilmerito della scoperta.
La rielaborazione della logica antica, sostanzialmente la logica aristotelica non ha praticamete nessun legame con il metodo scintifico. Per altro i primi tentativi di usare la logica come mezzo di analisi sero per le scienze è di inizio secolo. Il nostro secolo,il novecento (Russel e Whitehead, Frege, poi Tarski, Hilbert e Wittgestein)
Alt! Chi è l?abate le Maître?
28> In realtà tutta la discussione è cosruita suuna frase che riporti. Un po' povero come spunto, ma è colpa mia che ho estrapolato e lanciato l'OT.
La recensione è ben fatta, ma questa non è una novità mi pare. Di solito i tuoi pezzi sono sempre buoni quindi ho glissato su quello e ho lanciato la discussione.
Lemaître è un prete o un monaco non ricordo bene (scusa si scirve tutto attaccato, ho sbagliato io).
http://en.wikipedia.org/wiki/Georges_Lema%C3%AEtre
(monsignore secondo wikipedia, ma tanto non so che valore ha il titolo. Credo significhi che era un prete)
Ha proposto per la prima volta una soluzione alle equazioni di Einstein supponendo che non ci fosse la costante cosmolgica e che l'universo fosse quindi instabile e in espansione.
Ne ha dedotto l'esistenza di un punto di inizio, che in seguito Fred Hoyle ha battezzato "Big Bang" (Hoyle lo conosci, hai recensito un suo racconto di fantascienza).
Insieme a Friedmann Roberston e Walker ha dato il nome alla metrica che descrive il più semplice modello di universo (quello che ho presentato in lankelot in "cosmogonia").
Lemaître al contrario di Friedmann e Hoyle non era ben inserito nella comunità scientifica, e non mi sono note altre sue ricerche oltre a questa, per cui immagino fosse un amatore, nn un professionista.
A memoria (di corsi di quattro anni fa) il prof. ci disse che per molto tempo è stato trascurato dalla scienza ufficiale, perché essere un prelato non era favorevole nel clima del tempo, e perché era un francese, quindi isolato dalla comunità scientifica americana. Però anche il prof. era un francese, quindi non so cosa valga il commento. Un prof. in gamba comunque.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/09/10/hoyle-la-nuvola-nera/ HOYLE.
Quanto alla storia che mi racconti... ti ringrazio, mi apri un mondo. Leggo che il Lemaitre era professor of physics and astronomer at the Catholic University of Leuven.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/12/20/cosmogonia/ COSMOGONIA di T Mueller
Non sapevo che fosseun insegnante; ho sempre pensato che fosse uno come Schwazschild, che si divertiva con la fisica.
Una piccola università belga quindi. E studi al MIT. Non lo sapevo.
29. ti assicuro che l'ho studiato bene anche io, sicuramente poi non in un'ottica partigiana. Come ti assicuro del fatto che il tema degli universali col concetto del nominalismo ha influenzato anche logici come Frege, in quanto ha implicito come minimo il concetto del riferimento. Conosco la genesi della logica contemporanea, il fatto che prelati abbiano contribuito alla diffusione di idee scientifiche non significa, certo, che sia un successo della Chiesa (come neanche del movimento laico per tutti gli altri, non parliamo di squadre di calcio, dove uno gioca per uno o per l'altro, parliamo di contesti culturali), infatti il mio intervento era in favore di un equilibrio, perchè il frutto delle ricerche è sempre di operato umano, per cui per definizione sempre a metà.
Cercare forme di purismo in questo caso non è obiettivo, il processo di secolarizzazione ha portato allo slittamento di teorie confessionali in ambiti teoretici diversi, compresi quelli scientifici (non solo preti cosmologi ma lo stesso Newton era un forte credente). Se poi vogliamo credere che la verità possa trascendere dalla realtà psichica-relazionale dell'individuo allora tutto può essere (davvero pensare l'origine dell'universo per un prelato non è in connessione con la sua fede?), ma a me pare una favola (più di quelle cristiane).
Comunque confermi quello che ti dicevo sopra, io ti parlo di Agostino e tu lo chiami santo:)
Mi sa che non ci siamo capiti: io dicevo che la logica moderna, chiaramente un'estensione della logica aristotelica, quindi per forza anche legata alla scolastica, non ha nulla a che vedere con il metodo scientifico. Tant'é che il metodo nasce con Galileo e Newton, la logica moderna quasi due secoli dopo.
Le credenze forti o meno di personaggi nati prima di questo secolo anderebbero guardate con un certo distacco: Galileo come Newton, Leibniz ... erano tutti "credenti", ma con una possibilità alternativa inesistente.
In compenso ci hanno regalato belle riflessioni teologiche: Newton pensava che dio fosse solo un creatore e non credeva intervenisse nel mondo. Galileo riteneva non potesse essere onnipotente. Leibniz pensava di vivere nel migliore dei mondi possibili, ...
Ognuno ha demolito un pezzo delle incrollabili certezze che li hanno preceduti, e ha contribuito a dare una spallata alla religione, più che a sostenerla. Lo hanno fatto perché non potevano conciliare una fede assoluta con un'analisi rigorosa e onesta della realtà, che è oggettiva e esterna alla nostra mente, e che ci parla attraverso l'osservazione empirica.
Direi che lo stato attuale delle cose ha confinato la religione al ristretto e spesso scomodo ambito della filosofia della trascendenza e del dio-creatore, o causa prima, o come preferisci chiamarlo. L'insofferenza in questo senso, che spazia dal volere un mondo meno "materialista" (non materialistico, inteso come legato al possesso di beni materiali, ma materialista nel senso di una sostanza sola, contrapposta al dualismo cartesiano), prende a volte contorni tragicomici, pensa al creazionismo negli states, o a certe forme di antiscientismo e antirazionalismo europeo, per cui se un prodotto te lo dà il medico è malsano... meglio l'astrologa, la chiromante o l'omeopata.
L'influenza del proprio ambiente culturale sulla scoperta del singolo scienziato o ricercatore, è argomento che può essere affrontato solamente caso per caso: ad esempio Leibniz ha certamente trovato nella sua idea del "migliore dei mondi" una spinta alla ricerca. Pensare l'origine dell'universo - visto che questo è il caso specifico di cui si parla - mi pare una delle domande più scontate con cui un individuo intelligente prima o poi si scontri. Non c'è bisogno di nessun tipo di fede religiosa per farsela, bastano i neuroni.
Infine non ho capito bene cosa per te sia favola - l'esistenza di una realtà oggettiva? - spero di aver capito male. Nel caso esistono due autentici scettici ancora in vita e ho sempre creduto che Musgrave fosse l'ultimo.
E non ho nemmeno capito il riferimento a St. Agostino. Cosa non va nel titolo? Non sono io ad averlo santificato, e nemmeno ho dato il cavalierato a Newton o la reggenza a Elisabetta d'Inghilterra. Però siamo tutti generalmente concordi nel parlare di Sir Isaac Newton e della regina Elisabetta. Sbaglio?
Credimi conosco la differenza tra la logica moderna e il metodo scientifico, forse si, non ci siamo capiti.
Se tu pensi che si possa epurare, per esempio nel pensiero di Leibniz l'influenza religiosa penso che questa sia un'illusione, non è nemmeno rispettoso della biografia del filosofo.
L'origine del mondo di Leibniz ha come fondamento Dio che rispetto all'anelito degli enti all'esistenza funge da grande strumento di compatibilità del creato e rielabora su questo concetto la divisione scolastica tra essenza e esistenza (tipicamente medievale). Ora, per te rielaborare significa rivoluzionare e contraddire, per me rielaborare significa rielaborare.
La concezione di Newton a te pare una novità a me sembra la classica concezione ebraica di Dio.
Quando ti riferisci alla mancanza di un'alternativa da parte di Galileo e company questo è vero, ma loro nemmeno la sognavano, anche loro volevano rielaborare ma non negare. Il resto sono solo proiezioni a posteriori di chi conosce le biografie partigiane.
Sei sicuro che tutte le popolazioni esistenti, anche nel passato si siano poste la domanda sull'origine dell'universo in questi termini? Io no.
La mia domanda era precisa (trascendere il contesto culturale), non aveva nulla a che vedere con lo scetticismo o la verità oggettiva.
L'ultima in fine era una battuta, forse dovresti vedere un po' di filosofia pragmatica del linguaggio o gli studi sul concetto di intenzione, la teoria referenziale del linguaggio è sorpassata ormai da tempo (almeno nel parlato).
"...l'ateismo assoluto, onesto, è appunto il presupposto della sua problematica, in quanto è una vittoria finale e faticosamente conquistata della coscienza europea, in quanto è l'atto più ricco di conseguenze di una bimillenaria educazione alla verità, che nel suo momento conclusivo si proibisce la menzogna della fede in Dio... Si vede che cosa fu propriamente a vincere sul Dio cristiano: la stessa moralità cristiana, il concetto di veridicità preso con sempre maggior rispetto, rigore, la sottigliezza da padri confessori della coscienza cristiana, tradotta e sublimata nella coscienza scientifica"
F. Nietzsche, La Gaia Scienza
Mi dispiace che tu non lo abbia citato tra i padri del movimento laico, lui tra tutti era il più onesto.
Guarda ch non penso che si possa "epurare, per esempio nel pensiero di Leibniz l?influenza religiosa". Dove avrei scritto una roba simile?
Il termine rielaborare, siamo concordi, significa rielaborare. Le proiezioni a posteriori di biografie partigiane non mi sono note. Qui in lankelot, sul pensiero di Galileo, trovi commentate le due più importanti opere (Lakatos e Feyerabend) più Gerald Holton. Le ho commentate io, e sono sempre quelle che ho in testa, perché non le trovo né partigiane né prive di contesto. Magari dimmi a che autori pensavi che facciamo prima, altrimenti non ti seguo più. Sarà che gli scritti di Galileo sono un tema talmente dibattuto che ci si perde nel maelström dei mille critici.
Penso che l'orogine dell'universo sia una domanda che si sono poste tutte le civiltà: in "questi termini" non saprei. Dipende da quali termini intendi.
La battuta mi era sfuggita; ho insegnato sei ore e la mia testa bolle oggi; difatti a quanto pare non era l'unica parte che non ho afferrato. Abbi pazienza: chiedo venia, e se non concedi ti sbologno i miei allievi due giorni e poi vediamo come te la cavi :-)
Infine, se ho finalmente capito, tu ti chiedi se è possibile discutere (di) qualcosa trascendendo il contesto culturale della discussione.
Ti rispondo con la massima brevità: SI. Si chiama scienza.
39> È che non ho letto "la gaia scienza". E anche il resto della produzioone di Nietsche non è che sia proprio un mio punto forte...
.40 Comunque il mio era solo il tentativo di superare una guerra tra partigiani, che alla fine semplifica e mortifica la complessità di questioni così rilevanti.
La genealogia del movimento laico è arbitraria, il fatto che tu non conosca l'opera di Nietzsche ci può stare, ma chi si presenta come portatore di questa bandiera (mi riferisco anche ai nomi che hai fatto) non fa altro che serrare le fila e estromettere chi non è allineato. Solo perchè per onestà intellettuale non può semplificare. Questa non è tolleranza, il movimento laico non è un movimento tollerante e favorisce letture della storia a senso unico.
Il fatto che Newton e Leibniz abbiano proposto visioni alternative rispetto al dogma non li caratterizza assolutamente come laici o proto-laici, non hanno fatto niente di nuovo rispetto alla teologia che per secoli ha rivisto costantemente i suoi dogmi (pensa alle versioni del Cristo, di Dio che si sono susseguite nei secoli, aspetto molto criticato da altri religiosi). Sono entrambi processi dal di dentro e non dal di fuori.
Lascio il punto interrogativo sulla questione dell'"origine" in tutte le civiltà, secondo me, almeno lì, non è solo una questione di neuroni (ovvio che anche).
E a tal proposito una comparazione con le altre culture e religioni (cosa che il movimento laico fa solo a suo vantaggio) può essere molto utile, un po' come fece Weber. Non mi risulta che esistano altre culture e religioni che abbiano sviluppato a livello teologico e favorito una dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio come hanno fatto cristiani. Se vuoi ridicola, arbitraria, ma questo è secondario rispetto agli effetti che ha innescato questo approccio. Questo penso che sia quello che intendeva Nietzsche. In quella enfasi razionale c'erano i presupposti per l'oltrepassamento in un'ottica scientifica della verità.
Su Galileo leggerò volentieri le tue recensioni, non conosco biografie dirette sul personaggio, ho letto sempre lavori che riguardavano il periodo (manuali sulla nascita del metodo scientifico, ecc..., e ti assicuro che erano proprio partigiani) e non nello specifico. Comunque sarei interessato a biografie scritte magari da storici o filosofi, oltre a quelle di epistemologi (anche se sicuramente quelli che hai citato sono tra i più problematici).
Per quanto riguarda l'ultima tua affermazione la cosa che mi fa pensare è che i cristiani dicono lo stesso. Per questo si litiga spesso. Ci si contende un primato.
La mia critica è a "questo" movimento laico e non al movimento laico in generale o come auspico che sia. Dietro c'è una lobby ed è innegabile. Poi possiamo anche parlare di teoretica.
Chi è stato estromesso? Dei tre nomi che ho buttato lì, l'unico lupo sciolto è Dawkins, che essendo un biologo evoluzionista è una bestia libera. Preferisco Diamond;stessi argomenti ma altro stile.
Dennett ha recentemente scritto un libro in cui discute di religione; non l'ho ancora letto, ma sembra sia abbastanza "morbido" nei toni.
Weinberg è un fisico teorico, non un filosofo.
quel gruppo lì è abbastanza agguerrito, ma sono americani e hanno a che fare con i creazionisti. Non sono sicuro che esista in senso lato un movimento laico, o agnostico.
Esiste una certa esasperazione, nel vedere trattata alla stessa stregua la parola di uno scienziato che propone risultati veri e oggettivi con testi sacri che non hanno nessun valore oggettivo; sono solo libri. Magari anche bei libri, per carità, ma soltanto quello.
"Il fatto che Newton e Leibniz abbiano proposto visioni alternative rispetto al dogma non li caratterizza assolutamente come laici o proto-laici, "
Mi pare giusto, ma non è quello che ho scritto io. Io ho scritto che hanno contribuito a costruire il rifiuto di oggi, non che hnno rrifiutato personalmente.
"Su Galileo leggerò volentieri le tue recensioni, non conosco biografie dirette sul personaggio, ho letto sempre lavori che riguardavano il periodo (manuali sulla nascita del metodo scientifico, ecc?, e ti assicuro che erano proprio partigiani) e non nello specifico. Comunque sarei interessato a biografie scritte magari da storici o filosofi, oltre a quelle di epistemologi (anche se sicuramente quelli che hai citato sono tra i più problematici). "
Lakatos, Lakatos. Lakatos.
"Per quanto riguarda l?ultima tua affermazione la cosa che mi fa pensare è che i cristiani dicono lo stesso. Per questo si litiga spesso. Ci si contende un primato. "
Bene. Aspetto allora verifiche empirich, che possa effettuare in laboratorio delle verità cristiane. In caso contrario il paragone non regge assolutamente.
Perché come dici anche tu, la dttrina cristiana è cambiata con il cambiare della società ch la ospita, ma i risultati scientifici non cambiano. Possono essere perfezionati o possono essere scoperti novi risultati, ma quelli ottenuti sono validi. Per sempre.
43> Boh. Che lobby? Che interessi? Non vedo cosa ci sia da guadagnare per un Dennett o per un Hofstadter. A parte la soddisfazione intellettuale, intendo. Comunque ti ascolto volentieri sull'argomento.
44. Gli estromessi sono (non mi interessa distinguere filosofi da fisici qui, mi interessa il movimento laico in generale)i laici più vicini all'area tedesca, infatti credo che la egemonizzazione del movimento laico sia operata dalle accademie anglo-americane. Perchè comunque l'approccio continentale è più problematico sul tema. Tra i nomi che tu hai fatto sia Dennett che Dawkins (i quali si stimano a vicenda) hanno un ruolo importante. Dawkins, e qui ti parlo di come agiscono le lobby (non per forza gli autori stessi), è spintissimo in molte librerie, in prima fila Feltrinelli dove il suo libro "L'illusione di Dio" è in ottima posizione nel settore Filosofia, cosa che offende l'intera categoria, per la sua analisi gretta e volgare (non perchè sia un biologo, non perchè sia ateo, ma perchè è Dawkins). La cosa strana è che contemporaneamente si celebrano riedizioni dell'opera di Darwin (il che non è che mi dispiaccia), ci sono tutti i suoi libri appena entri nel settore filosofia. A me questo fa riflettere perchè secondo la mia visione non è stato un filosofo, chi li spinge allora? Può essere casuale? La penetrazione del darwinismo nella filosofia accademica è ben sponsorizzata, il prestigio delle cattedre comincia a cambiare (almeno da me i professori di logica e filosofia della scienza sono politicamente più forti). L'anno scorso la vicenda del Papa alla Sapienza. Poi vedi quello che succede a Genova (non so se ti è giunta la notizia in Svizzera) del manifesto provocatorio sull'esistenza di Dio sul retro degli autobus. Faccio due conti, Genova ed altre città d'Europa, c'è qualcuno che spende, investe, muove dibattiti, condiziona editorialmente. Questa io la chiamo lobby.
Dal punto di vista teorico penso che la fisica e la cosmologia abbiano subito in 100 anni più ripensamenti che la teologia in 2000. Sono convinto che tu sia dell'avviso opposto, esempio da una concezione stabile e simmetrica dell'universo ad una instabile, beh molto ci passa. Che la fisica quantistica abbia degli elementi in comune con quella newtoniana ok, ma non credo che sia solo in termini di aggiustamento e perfezionamento.
In genetica ciò che pensavamo 50 anni fa ha poco a che vedere con le conoscenze attuali. Le neuroscienze che te lo dico a fare (anche solo a livello dello studio anatomico)!Io poi mi interesso anche di Medicina, lasciamo stare quello che si pensava sulle vitamine negli anni'50 o sulla proprietà degli spinaci (tutto ovviamente sperimentato)!
Il documentario di Dawkins è esemplare come divulgazione scientifica. È semplice, immediato, preciso nei bersagli che sceglie.
Non dice niente di falso o di vago. Niente di dubbio o di interpretabile. È il lavoro di uno scienziato, e in questo è da ammirare.
Non andrebbe infilato in una sezione di filosofia; andrebbe messo inisieme alle opere di divulgazione di vario genere.
Le ragioni della visibilità in libreria non le conossco, ma vogliamo parlare della visibilità del libro sotto cui stiamo scrivendo commenti? Non mi pare ci sia paragone, in quanto a visibilità.
La penetrazione del darwinismo e della filosofia delle scienze procede di pari passo con l'arrivo della filosofia analitica in Europa continentale, ma se ci pensi è un'avanzata generale anche nel mondo della letteratura o dell'analis storica. È una questione di metodo; vedo sempre più analisi letterarie che fanno uso della statistica, metodi di studio sempre più analitici e un generale "scientificizzare" le discipline umanistiche. In parte dipende dal successo delle scienze esatte che fanno da traino. Da un'altra penso che l'approccio continentale abbia dato fondo alle proprie riserve; troppo pasticciato, vago, attaccato a un uso del linguaggio impreciso.
Se ci pensi Dennett o Hofstadter sono un bel compromesso rispetto a un Churchland o un Montague.
La faccenda dei bus atei mi piace e mi ha strappato un sorriso; mi sembra se ne sia parlato nel forum temporibus illis. È partita in Inghilterra con "Probably God does not exist. So stop worring and enjoy life". E un bel messaggio, mi piace. Ed è stato fatto con uno spirito molto goliardico, se hai seguito bene la faccenda. Costi per due bus... 1000 euro? Avrei potuto farlo di tasca mia.
La faccenda del papa alla Sapienza è una responsabilità da imputare a Ratzinger; se guardi il mio articolo su Feyerabend, c'é una bella ricostruzione con Franco del casino che hanno scatenato.
Il vecchio volpone ha buttato l'amo e qualche cretino ha abboccato; leggi e vedrai...
L'esempio della quantistica che dai è esemplare: è certaente vero che la meccanica quantistica ha buttato all'aria tutta l'ontologia precedente. Però i risultati quantistici non vanno a cambiare i risultati newtoniani; vanno a occupare una nicchia restata vuota, riguardo a cosa succede ad oggetti molto piccoli, molto freddi e molto densi.
La biologia è una faccenda pericolosa perché usa test con 0.05 di margine statistico. Vuol dire che uno studio su venti è falso! Basterebbe usare un limite 0.00005 come fano i farmacisti, ma poi la ricercacosta di più, e si è deciso che un test su venti, se non si lavora sull'uomo, é accettabile. Comunque non penso ci sian state scoperte ben testate che si sono rivelate false; lascio il campo a Mat comunque.
Le neuroscienze non sono ancora una scienza a statuto completo: mancano appunto i risultati sperimentali, ed è proprio per quello che si fa filosofia così interessante sull'argomento. C'è margine di speculazione.
Per quanto riguarda Dawkins credo che nelle sue teorie lui sia andato un po' al di là della sua sfera di competenza, ma è un classico dei biologi e zoologi inglesi sconfinare con leggerezza in ambiti in cui ci sarebbe da andare con i piedi di piombo.
Concordo comunque con la tua disamina, infatti di lobby ce ne sono molte, non intendo per forza poteri occulti, ma comnunque poteri forti, ognuna con i suoi canali specifici, ma a livello sociale sull'opinione pubblica non credo che ci sia più un prevalere dell'una sull'altra.
Se sono riusciti a pagare solo 1000 euro per uno slogan su un autobus devo contattare il loro responsabile marketing per la pubblicità della mia azienda, deve essere un genio, o ha degli agganci paurosi:)))
Magari ricordo male, ma a Londra si parlava di una cosa seria e di qualche centinaio di migliaia di sterline. In Italia invece due soli bus.
Non so cosa costi a Genov, ma mi sembra di ricordare che a Losanna vada sui 600 franchi (400 euro) a poster.
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